Forse mai come in questi ultimi decenni l’umanità è stata chiamata a trasformazioni tanto radicali che sembrano dissolvere strutture mentali e concettuali millenarie. Questo turbine epocale sta in realtà predisponendo l’intera umanità a un vero e proprio salto evolutivo, a una sorta di rinascita. Ecco perché oggi più che mai è indispensabile elaborare un Dizionario della lingua inaudita, per dare un senso nuovo alle parole, sottraendole all’usura crescente e alla loro diffusissima mistificazione. Questa riformulazione non può che essere poetica, frammentaria, aforistica, in quanto il nuovo io, che sta iniziando a parlare in noi la sua lingua inaudita, non è ancora definito, ma cresce lentamente, si forma pensiero dopo pensiero. Il testo presenta più di 220 voci chiave del pensiero di Guzzi: da amore a benedizione, da cambiamento a discernimento, da fake news a globalizzazione, da meditazione a rivoluzione, da salvezza a vocazione.
Nel Rinascimento la coltivazione della frutta era confinata agli orti dei monasteri e ai giardini delle ville signorili: un lusso aristocratico che, lungi dall’avere una funzione alimentare, serviva per ostentare raffinatezza. Dal canto loro, i ceti popolari, ossessionati dalla paura di patire la fame, al posto della frutta preferivano mangiare cereali e legumi, più nutrienti e sostanziosi. Al contempo, pere, mele e pesche venivano dipinte dalla dietetica come alimenti insidiosi per l’equilibrio degli umori del corpo. Fra Cinque e Seicento ha inizio la ‘rivincita’ della frutta: una lenta rivoluzione culturale in cui il gusto prende il sopravvento sulle prescrizioni mediche e poi le scoperte scientifiche sulla nutrizione smantellano antiche paure. Non è un caso che, nel Seicento, la rivolta di Masaniello a Napoli scoppiò per una questione legata al mercato della frutta, dimostrando quanto quel commercio fosse strategico. Poi la frutta prende il largo: i limoni di Sanremo e Amalfi nell’Ottocento conquistano il Nord Europa grazie a ferrovie a vapore; le arance siciliane sbarcano in America; l’Italia per decenni domina il commercio internazionale. Fino allo scenario attuale, con la mondializzazione che ha portato sulle nostre tavole mango e avocado tutto l’anno. La frutta che compriamo racchiude, dunque, secoli di storia: teorie mediche e dietetiche, innovazioni agricole, battaglie commerciali, mode e tendenze.
Che fare quando un testo è scritto male, la sequenza dei contenuti è confusa, i periodi appaiono sintatticamente o logicamente ingarbugliati? Dobbiamo ammettere che c’è un basso grado di elaborazione concettuale nella proliferazione di testi brevi e frammentari presenti in rete e ciò spesso produce effetti sulla loro qualità inversamente proporzionali alla loro quantità. Così come dobbiamo ammettere che sempre più ci si affida acriticamente alla scorciatoia dell’intelligenza artificiale per testi continui e concettualmente elaborati. Come salvaguardare l’efficacia comunicativa di un testo, sia esso breve o lungo? Se lo scrivente adolescente e quello adulto, che scrive per scopi professionali, dispongono di grammatiche, dizionari, prontuari per intervenire sul piano della correttezza risolvendo i dubbi più frequenti, meno numerosi sono gli strumenti pensati per agire sull’efficacia complessiva dei testi. Come provare a risolvere questi problemi? L’idea alla base di questo libro è che affinare le capacità di riscrittura di testi altrui sia un ottimo viatico per imparare a scrivere meglio i propri. A questo fine, Massimo Palermo propone nove itinerari didattici in cui si affrontano le casistiche più ricorrenti di errori sintattici e testuali, con attività di riscrittura migliorativa di testi reali: scritture giornalistiche, saggistica, post sui social media, elaborati scolastici e universitari. Il risultato è un libro diretto a studenti, docenti e adulti che scrivono per scopi professionali, indispensabile per intervenire sull’efficacia dei testi.
Giulio Ferroni dichiara, fin da subito, che il libro nasce da una preoccupazione e da un disappunto: preoccupazione per il danno ambientale, storico, civile, che costituirebbe il progettato ponte sullo Stretto; disappunto (salvo poche eccezioni) per l’indifferenza degli intellettuali di fronte a questa violazione di un luogo capitale dell’identità italiana ed europea, del mito classico, della bellezza, della storia, del lavoro e del dolore umano. Il libro intende mostrare come l’idea stessa di un simile ponte, tanto più nelle tragiche circostanze che il mondo sta vivendo, rappresenti profanazione del lascito del passato e del presente. Non un ‘volano dello sviluppo’, come si sente ripetere, ma un’alterazione definitiva di un habitat naturale e storico, che va difeso fino in fondo. Mito, storia, letteratura, vengono convocate come segni necessari di resistenza alle offese che oggi aggrediscono la natura e la vita. Così, pagina dopo pagina, leggiamo alcuni dei più essenziali racconti e passaggi, immaginari e reali, che nel corso del tempo hanno toccato lo Stretto.
Dieci anni fa una sequenza di scosse fortissime ha distrutto paesi e minato il tessuto sociale di intere comunità. Ad agosto 2016 il sisma colpisce Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto; a ottobre è la volta della Valnerina, Castelluccio e Norcia; infine, a gennaio 2017 Campotosto finisce in macerie. Andrea Mattei percorre il Cammino nelle Terre Mutate, il primo itinerario escursionistico solidale d’Europa, nato per portare vicinanza a questi luoghi: 245 km da Fabriano a L’Aquila attraverso quattro regioni (Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio) e due Parchi nazionali, quello dei Monti Sibillini e quello del Gran Sasso e dei Monti della Laga. 14 giorni a piedi dai forti contrasti, tra paesaggi meravigliosi, una natura in buona parte incontaminata e i segni ancora vivi della distruzione dei terremoti. La storia di comunità perdute ma anche di tante persone che resistono in un Appennino già afflitto dalla piaga dello spopolamento e dell’abbandono. Il racconto alterna la descrizione dei territori attraversati in lunghe giornate solitarie di cammino e l’incontro con persone straordinarie che hanno deciso di rimanere e scommettere sulla possibilità di rinascita. Saranno loro il cuore di questo libro: Erica, monaca di clausura del monastero San Luca a Fabriano, che accoglie viandanti insegnando la Regola benedettina dell’ascolto; Rita, commerciante di casalinghi («in una città senza più case…») di Norcia e anima della comunità locale; Patrizia, l’Ortigiana di Ussita, a cui il sisma ha spazzato via l’orto sinergico e il b&b e che con tenacia oggi riparte; Roberto, il ‘Doctor Monster’ di Campi, che all’indomani del sisma radunò tutto il paese nella Pro Loco appena inaugurata; Stefano, il fornaio di Arquata, l’unico sveglio quella notte del 24 agosto; Assunta, la tessitrice di Campotosto, che dalle macerie ha resuscitato l’antico telaio. Con loro e con molti altri protagonisti, tappa dopo tappa, l’autore si interroga sui tempi lunghissimi della ricostruzione e sul destino delle aree interne del nostro Paese.
Che fare se Venezia diventa inaccessibile, Barcellona si rivolta contro i turisti e Jeff Bezos compra un pezzo di spazio pubblico per il suo matrimonio? Ormai viviamo nell’era del turismo. 1,4 miliardi di persone in movimento ogni anno. Eppure, viaggiare non ci ha mai reso così infelici. I centri storici delle città si svuotano di abitanti e si riempiono di bistrot tutti uguali. I luoghi più belli del mondo puzzano di fritto e selfie. E noi, imperterriti, continuiamo a prenotare. "Vero viaggio è il ritorno" mette in discussione alla radice uno dei miti fondanti del nostro tempo: l’idea che viaggiare sia sempre e comunque un bene, una forma di libertà, un’esperienza necessaria per stare meglio e conoscersi. E inizia da una domanda scomoda: siamo davvero sicuri che viaggiare serva ancora a qualcosa? Partendo dalla propria storia - anni di viaggi, una casa in Umbria, un cane adottato durante la pandemia, un astrologo del Kerala che le aveva detto «devi muoverti di più» -, Valentina Pigmei esplora tutte le diverse forme possibili di spostamento. I treni notturni che attraversano l’Europa mentre si dorme. I viaggi di prossimità, quelli che non richiedono un aereo ma restituiscono intatto lo stupore. L’ospitalità come pratica concreta e relazionale che trasforma un luogo in un’esperienza autentica. Le comunità che riportano alla vita isole abbandonate senza trasformarle in resort. Il viaggiare senza soldi, affidandosi alla fiducia e all’economia del dono. E poi i viaggi delle donne, un’avanguardia silenziosa che oggi sta reinventando il senso stesso dello spostarsi. È davvero tempo di trovare altre strade, compiere un’inversione di rotta: viaggiare meno, meglio. Perché oggi il vero viaggio non è partire. È tornare.
C’è un momento preciso, quando si cammina in montagna, in cui tutto si fa silenzioso. È quell’attimo in cui ti fermi a prendere fiato, il vento smette per un istante di soffiare, ti guardi attorno, osservi la meraviglia e ti rendi conto di quanto sei piccolo. È il momento per il quale tutti quanti noi arranchiamo sui sentieri e vaghiamo per i boschi, ci sorprendiamo di fronte alle cascate o scrutiamo i crinali alla ricerca di stambecchi e marmotte. Ma la montagna non è un luogo di vacanza come tutti gli altri, non è un luna park, bisogna accettare l’esistenza di pericoli e pianificare tutto, anche la rinuncia. Allora è importante sapere come preparare uno zaino, come leggere una carta, quali strumenti tecnologici sono utili e quali no. Un libro piacevole e divertente per tutti coloro che cercano uno scatto di fantasia e di immaginazione per uscire dai sentieri più battuti, dai panorami ‘instagrammabili’ e dagli eventi ‘esclusivi’ a 3000 metri.
Che cos’è l’America? La «patria delle libertà» o l’«impero del male»? Un Paese creatore di miti e valori, oppure in declino e diviso? Come si misura la «vera distanza» tra San Francisco e Miami? Come si spiegano le tragiche sparatorie e, al contempo, il record delle start-up, la bassa disoccupazione giovanile e la migrazione interna dalla California verso la Florida? Esiste davvero «l’americano medio» in un continente che ospita tante tribù, non solo nel senso etnico ma anche politico-ideologico? Capire gli Stati Uniti è una sfida, oggi più che mai: ci fa velo un secolo di stereotipi costruiti da cinema e letteratura, moda e arte, musica e serie televisive. E la presidenza di Trump ha fatto rinascere un sentimento antico e viscerale. Molti europei non hanno dubbi: dallo sfruttamento capitalistico al decadimento morale, ogni male dell’umanità sembra avere la sua causa nell’impero dello zio Sam. Ma bisogna avere radici profonde in questo Paese per superare i luoghi comuni e capire cosa resterà. Come Federico Rampini, che ci vive da un quarto di secolo e ne ha firmato un ritratto illuminante, un affresco brillante tra politica ed economia, cultura e società, quotidianità e genesi del Dna nazionale. Il suo è un viaggio nel tempo da John Kennedy a Barack Obama, da Bill Gates a Elon Musk. È uno slalom fra le contraddizioni, un’autentica operazione di pulizia dai preconcetti, che sfata leggende metropolitane e smaschera fake news. Perché, come spiega l’autore nella nuova edizione di questo bestseller, è una nazione che si può comprendere soltanto vivendo le molte Americhe di cui è fatta, e guardando oltre le apparenze. Per intuire, magari, dove andrà a finire.
Nel 2024 Susan Abulhawa, autrice del romanzo Ogni mattina a Jenin, uno dei libri sulla Palestina più letti e amati, è riuscita a entrare due volte a Gaza attraverso il valico di Rafah. Nei campi tenda ha organizzato una serie di laboratori di scrittura con giovani palestinesi sfollati, le cui vite sono state sconvolte dalla violenza, dalla fame, dalla perdita della casa, della famiglia e di ogni forma di normalità. Da quell'esperienza nasce questa antologia: diciotto racconti brevi e intensi, scritti durante il genocidio perpetrato da Israele, nei quali la vita reale assume la forza della letteratura. Queste storie aprono uno squarcio sull'esistenza a Gaza sotto le bombe. Raccontano l'orrore dall'interno, nei gesti minimi della vita quotidiana, nei suoni, negli odori, nella polvere sulla pelle: fare la fila per il pane, l'odissea per un buono alimentare, recuperare i propri vestiti dalle macerie, rinunciare a un letto per farne legna da ardere, il viaggio in ospedale per partorire, dare un nome a un bambino salvato dalla morte, bere un caffè davanti al mare dopo aver perso tutto. Come scrive Viola Ardone nella postfazione, «questi testi sono la narrazione in presa diretta della morte mentre avviene, della distruzione mentre avviene, del dolore mentre avviene, del battito mentre resiste. Sono vita». Con coraggio, rabbia, amore e - incredibilmente - speranza, queste voci restituiscono dignità, memoria e umanità a un popolo sotto assedio. E mostrano come, anche nella devastazione più estrema, raccontare possa diventare un gesto di resistenza. Fazi Editore devolverà il 5% dei proventi del libro al Palestine Writes Literature Festival, dedicato alla promozione della letteratura, dell'arte e della cultura palestinesi. Prefazione di Tomaso Montanari. Postfazione di Viola Ardone.
Nella Roma del Novecento, tra baracche e miseria, nasce Bruno Cornacchiola, uomo segnato dalla povertà, dalla ribellione e da un odio profondo verso la Chiesa. Ma il suo cammino prende una svolta inaspettata quando, alle Tre Fontane, la Vergine Maria gli appare, affidandogli messaggi di conversione, unità e speranza. Se nel 2016 la pubblicazione del Veggente squarciò la cappa di silenzio imposta dal Vaticano sull'apparizione del 1947 e svelò i segreti che la Madonna aveva comunicato al protagonista di quel prodigioso evento, "I diari del veggente" consentono ora una più ampia conoscenza dei numerosissimi messaggi soprannaturali ricevuti da Cornacchiola fino alla morte nel 2001 e delle significative annotazioni che quotidianamente egli vergava sul suo diario. Vengono così finalmente alla luce innumerevoli riferimenti alle vicende storiche della seconda metà del Novecento, spesso anticipate dalle profezie mariane ricevute dal veggente. È la testimonianza della straordinaria vicenda di un'anima tormentata, attraversata da dubbi, visioni mistiche e lotte interiori, che si trasforma in fervido cattolico e profeta dei nostri tempi. Tra persecuzioni, sogni premonitori e incontri con figure spirituali come Padre Pio e i Papi del Novecento, Bruno si trova al centro di una battaglia tra luce e oscurità, chiamato a difendere la verità in un'epoca di crisi e divisione.
In un’epoca di crisi strutturale che da tempo investe l’Occidente, il volume intende offrire approfondimenti molteplici sulla questione del potere quale elemento decisivo di tale crisi: ne esplora i vari ambiti in cui si manifesta o si cela e le modalità con cui si forma e accresce. Quale risposta nonviolenta può essere attuata da parte dei singoli
e delle comunità? La scelta della nonviolenza attiva, là dove autenticamente vissuta e praticata, è in grado essa stessa di
esercitare un grande potere trasformativo, personale e collettivo. Essa pone al centro la partecipazione e la responsabilità che contrastano le concentrazioni di potere, contro ogni sistema oppressivo e contro la preparazione e l’attuazione di qualsiasi guerra. Il testo è stato pensato quale laboratorio di idee e di pratiche, e si connota per essere un work in progress aperto. Auspichiamo che possa essere
utilizzato quale strumento per dibattiti e lavori di gruppo, in modo tale che la riflessione continui e sia generativa di impegno condiviso.
La superficie del nostro pianeta è segnata da innumerevoli confini. Alcuni sono naturali, altri sono legati all’opera dell’uomo, marcati da frontiere, muri e barriere. Accanto a questi, ne esistono molti altri che sono meno scontati e tanto sottili da risultare quasi invisibili. Sono quelle linee che separano, dividono, porzioni del nostro mondo a vari fini: dividono popoli, custodiscono identità e culture, sono capaci di generare tensioni e conflitti anche molto gravi. Il geografo inglese Maxim Samson esplora, in modo sorprendente e originale, trenta di queste linee invisibili.