
Questo libro non è una storia tradizionale della stagione dei movimenti. È un cammino intorno ad alcune questioni che hanno attraversato gli anni sessanta e settanta. Anna Bravo guarda ai contesti di breve e media durata, ai riflessi che le filosofie e le ideologie nate all'epoca o da quell'epoca hanno avuto sulla politica, sulle culture, i comportamenti, la sensibilità. Il suo racconto procede per temi e per sguardi trasversali, dal rapporto (o non rapporto) della nuova cultura con la tradizione al conflitto tra giovanilismo e universalismo studentesco, dalla rottura irriverente degli schemi voluta da studenti, donne e gay al perbenismo di ritorno nelle nuove sinistre, dall'amore declinato in senso politico e sociale alla rivoluzione sessuale, dal dolore nelle sue tante forme, quello dei marginali e quello dei militanti, fino alla violenza, non quella terroristica ma quella di chi è rimasto al di qua dello spartiacque rappresentato dall'aver versato il sangue degli altri.
C'è stato un tempo nel quale l'aspirazione alla felicità non rimase semplicemente un'idea, ma venne considerata un diritto e inserita addirittura in molte costituzioni moderne. Gi americani la elencarono tra i diritti naturali e inalienabili dell'uomo, e così i rivoluzionari francesi dopo il 1789. Ancora oggi la ritroviamo solennemente citata nell'articolo 13 della Costituzione giapponese. Come mai la felicità è diventata un diritto costituzionalmente garantito? Da Tommaso Moro a Giacomo Casanova, dal Robinson Crusoe al buon selvaggio di Rousseau, dall'hobbesiana concezione della vita come corsa per l'accaparramento delle condizioni materiali che possono rendere l'uomo felice al rapporto tra ricchezza e felicità nelle democrazie più avanzate della contemporaneità, passando per l'eterno confronto tra fede e ragione, anima e corpo, che ha animato il lungo dibattito sulla moralità dell'essere felici, Antonio Trampus ripercorre le tappe della riflessione occidentale sul diritto alla felicità.
Storia e testimonianza dei genocidi del 900: da quello degli Armeni a quello sovietico per finire con l'aborto. Tra gli autori A.Socci, W. Poltwaska, M. Melazzini, C.Casini. Questo volume riporta gli atti del convegno L'eclissi della bellezza. Genocidi e diritti umani" svoltosi nel febbraio 2007 presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, patrocinato dalla Regione Lombardia, dalla Provincia e dal Comune di Brescia. "
Romano Bracalini accompagna il lettore attraverso la società del Ventennio fascista, supportato dall'attenta lettura di documenti, testimonianze e soprattutto di giornali dell'epoca. Il suo racconto prende le mosse da come il fascismo mutò faccia al paese con un ambizioso programma di ristrutturazione: la bonifica delle paludi pontine, la costruzione di strade, autostrade, stazioni ferroviarie, porti, aeroporti, scuole, ospedali, acquedotti. Le città furono ampliate e nuovi centri urbani arricchirono la geografia. A Firenze vennero abbattuti interi rioni popolari definiti dal Duce un "pittoresco sudicio da affidarsi a Sua Maestà il piccone", come il quartiere di Santa Croce, e Milano vide sparire la fossa interna del Naviglio. La velleità del regime di "fare ordine" e rendere l'Italia più efficiente ebbe ripercussioni anche sulla vita sociale, che ne fu condizionata in tutti gli aspetti, dalla dimensione lavorativa a quella scolastica e famigliare, dalla sfera sessuale, politico-culturale a quella dei divertimenti. Così fiorivano le associazioni, si moltiplicavano le attività dei dopolavoro, si epurava la lingua dalle parole straniere, si premiavano le donne più prolifiche, madri dei "soldati di domani", mentre chi non procreava veniva ritenuto un traditore della patria e sul lavoro non faceva carriera, al pari dei celibi impenitenti, puniti con la "tassa sul celibato".
All'inizio del XX secolo, la malaria era il problema principale della sanità pubblica italiana. Era causa di scarsa produttività, povertà e arretratezza economica, e aveva inoltre bloccato l'alfabetizzazione, limitato la partecipazione politica e indebolito l'esercito. Questo libro racconta in che modo l'Italia divenne il principale centro mondiale per lo sviluppo della malariologia, prima paese a lanciare una campagna nazionale per debellare la malattia. L'autore segue gli avanzamenti iniziali, le battute d'arresto, e la vittoria finale contro la malattia avvenuta alla fine della Seconda guerra mondiale. Mostra in che modo le professioni mediche e l'istruzione contribuirono a educare la popolazione all'autodifesa e come parallelamente ne beneficiarono i commerci e le libertà civili. Tratta inoltre degli sforzi antimalaria del regime di Mussolini, e rivela i particolari scioccanti, e inediti, del rilascio intenzionale da parte dell'esercito tedesco di larve di zanzare fra i civili italiani dell'Agro Pontino, per rallentare l'avanzata delle truppe alleate.
Come ogni raccolta di testi, anche quest’antologia di documenti della storia contemporanea è un testo ausiliare, che aiuta a comprendere meglio i volumi di storia generali o particolari. Essa si rivolge, in particolare, ai giovani studenti, affinché la storia non si riduca ad un meccanico apprendimento, ma diventi un momento educativo del metodo storico nelle sue tre componenti: euristico, ermeneutico e critico. Lo studio della Storia e la ricerca storica, infatti, hanno tra i loro scopi generali quello di orientare nella ricerca della comprensione del presente, quello prospettico, quello critico e quello di guidare, insieme ad altre scienze, nella conoscenza e comprensione degli uomini, perché la storia e la ricerca storica, mettendo in contatto con la complessità della vita di uomini e donne del passato, ci consentono, attraverso la comune eredità storico-culturale, di comprendere meglio la condizione umana e l’accettazione reciproca per una pacifica convivenza.
La presente antologia di documenti ha prevalentemente un taglio di politica istituzionale e internazionale ed è strutturata in sette parti: le Rivoluzioni americana e francese e l’Epoca napoleonica; l’Ottocento dal 1815 al 1848; la seconda metà dell’Ottocento e la crisi di fine secolo; il periodo dalla prima alla seconda guerra mondiale; il periodo dalla seconda guerra mondiale al mondo bipolare; la Chiesa cattolica e il mondo contemporaneo; gli ultimi decenni del 1900 e i primi anni del 2000. Ogni singola parte contiene, prima, le tematiche storiche essenziali del periodo e una relativa cronologia e, poi, in particolare per il Novecento, un’articolata suddivisione interna raccolta intorno ad alcune problematiche, che consentono di osservare lo svolgersi della politica internazionale degli Stati, protesa, prima, verso opposti ordini mondiali e, poi, verso una visione globalizzata del mondo, che tende, almeno così sembra, a specificarsi sempre meglio.
Occorre avere la consapevolezza che, addentrandoci sempre di più nel nuovo secolo appena iniziato, tanto più cresce la distanza (non solo cronologica, ma anche psicologica e culturale) delle nuove generazioni dagli avvenimenti storici, a volte epocali, del Novecento, che ci hanno introdotti nel nuovo secolo, ma che, tuttavia, occorre comprendere per conoscere meglio il mondo globale nel quale viviamo, per non appiattirsi in una contemporaneità autoreferenziale.
“Dietro il silenzio delle vittime si nasconde la paura. Dietro i loro sguardi si nasconde la sofferenza quotidiana. Dietro questo silenzio si nasconde il dolore di ogni singola persona.
Dietro il silenzio dei carnefici si nasconde la paura, diversa da quella che provano le vittime, poiché dietro il loro silenzio si nasconde il timore per la verità e la giustizia. Ho visto i traumi dei carnefici. Al solo pensiero, ne provo vergogna. Come vittima, non so se ho il diritto di commuovermi per la loro sofferenza, di cui sono gli unici responsabili.” Yolande Mukagasana
“Una parte della popolazione rwandese è stata privata della propria umanità. Non si trattava di uno dei tanti massacri. C’era stato un genocidio. Si parla di 500 mila, 800 mila, un milione di vittime… Era venuto il momento di restituire ai rwandesi la loro umanità, e cioè di ricomporre i volti del terzo genocidio del secolo scorso.
Per gli uomini, donne e bambini che siamo andati a trovare, sia vittime che carnefici, il tempo si era fermato. La parola aveva quindi ancora la sua immediatezza. Mentre loro si confidavano a Yolande, io e la mia Hasselblad, era come se non esistessimo. È grazie a lei, alla sua presenza di sopravvissuta, che sono riuscito a mettermi di fronte al genocidio; lei mi ha invitato a sentire le profonde ferite della disperazione, la sofferenza di ogni istante, il dolore di aver perso tutto ciò che si amava, il senso di colpa per essere rimasto in vita. Una miriade di sentimenti che non avrei mai captato, senza la sua presenza. I ritratti che presento sono dei volti che parlano del loro vissuto di ieri e di oggi.” Alain Kazinierakis
Le più recenti letture storiografiche e critiche hanno restituito il volto di un Settecento sfaccettato e poliedrico, difficilmente riducibile a facili schematismi interpretativi.
Il superamento dello schema della decadenza dei primi decenni, la restituzione della specificità dell’età teresiana nei suoi complessi processi di trasformazione sociale e politica, il rinnovato rapporto fra la Chiesa e la società affiancano altre questioni fondamentali quali, sul piano della storia delle idee, l’equilibrio fra le istanze della ragione e il ‘vero di passione’, fra morale e cultura, fra il classicismo e le sue declinazioni moderne. Il teatro è a sua volta sottoposto a spinte di rimodellizzazione in ogni sua espressione: sul piano delle poetiche così come nelle sue concrete espressioni il Settecento è il secolo del trionfo del dramma in musica e del teatro professionistico tanto quanto del teatro aristocratico, che trova nella villa di delizia il proprio correlativo spaziale. In questo orizzonte la città di Milano, e più estesamente la Lombardia austriaca, si presentano come luoghi di intensa vita intellettuale, di scambi, di fermento e di ricezione della sfida illuministica, di incrocio fra Parigi e Vienna, di riassetto organizzativo e sociale.
Di tali questioni si fa carico il presente volume che, accanto ad alcuni profili che delineano le coordinate storiche della Milano teresiana, propone un ampio ventaglio di saggi che illuminano i contesti di produzione delle pratiche teatrali, cerimoniali e rituali: la città come spazio simbolico della festa ancora vitale, le confraternite, i collegi, le accademie, i salotti aristocratici e le ville, i nuovi edifici teatrali.
Annamaria Cascetta insegna Storia del teatro e dello spettacolo presso l’Università Cattolica di Milano. È autrice di saggi e volumi tra cui le monografie su G. Testori (Milano 1983 e 1995, premio I.D.I «Silvio D’Amico»), su S. Beckett (Il tragico e l’umorismo, 2000) e La passione dell’uomo. Voci dal teatro europeo del Novecento, 2006. È curatrice del volume Ingresso a teatro (2003). Fra i libri pubblicati o curati per Vita e Pensiero: Teatri d’arte fra le due guerre a Milano (1979), La Tragedia inattuale (1988), Sulle orme dell’antico (1991), La scena della gloria (1995), La prova del Nove. Scritture per la scena e temi epocali nel secondo Novecento (2005). È Accademico e membro del Comitato esecutivo dell’Accademia di San Carlo della Biblioteca Ambrosiana di Milano. Dirige con A. Barsotti la collana bilingue «Canone teatrale europeo/Canon of European Drama» che ha avviato con Sei personaggi in cerca d’autore.
Giovanna Zanlonghi ha conseguito il dottorato di ricerca in Teoria e storia della rappresentazione drammatica. Si è occupata del teatro italiano del Seicento, in particolare del teatro gesuitico in età moderna. Ha pubblicato numerosi saggi, tra cui La tragedia fra ludus e festa (1993) e il volume Teatri di formazione (Vita e Pensiero, Milano 2002). Sul versante settecentesco, ha curato lavori miscellanei (Tradizione e traduzioni, 2004; Immagini dello spazio e spazio della rappresentazione, 2005) e ha pubblicato vari saggi. Nel settore contemporaneistico, è autrice o curatrice di studi sul teatro di regia italiano, sul teatro di Robert Wilson, nonché sul teatro in contesti aziendali (Il teatro al lavoro, 2005).
In un'epoca come la nostra, che vede il ritorno di espressioni che apparivano ormai consegnate ai libri di storia come le "guerre di religione", gli "Stati canaglia", le "centrali internazionali del terrore", gli "attacchi preventivi" e il conseguente moltiplicarsi dei più disparati fronti di guerra in ogni parte del mondo, ha senso interrogarsi con più determinazione sul nostro passato chiedendo consiglio a quanti, prima di noi, hanno personalmente conosciuto il disastro delle ideologie e dei conflitti armati. Mario Rigoni Stern e Hermann Heidegger hanno vissuto da protagonisti uno dei momenti decisivi della seconda guerra mondiale: la campagna di Russia, la ritirata e la sconfitta dell'Asse. La loro voce si mescola a quella di altri reduci, soldati qualunque travolti dalle dimensioni epiche della tragedia che stavano vivendo, per riportarci in presa diretta nel pieno della storia. Storie vere che raccontate da testimoni profondamente diversi per cultura, formazione e sensibilità hanno prodotto memorie "non condivise" pur combattendo sullo stesso fronte contro lo stesso nemico. Questo libro ci parla dunque della memoria, di come debba essere coltivata e tramandata, ma anche della sua complessità. Il lettore potrà ascoltare il rumore dei passi nella neve sia di "grandi solitari" che ha imparato ad amare in racconti e romanzi, sia di uomini semplici travolti da eventi destinati a segnare la storia umana.

