
Alla fine del Credo, nel quale sono riassunti i capisaldi della fede cristiana, vengono pronunciate le parole «Credo la Chiesa». Ma qual è il significato di questa formula? Severino Dianich lo svela, in maniera semplice e comprensibile anche a un cinese che vede per la prima volta una chiesa, in questo volume che fa parte della serie “Alle radici della fede”, curata da Enzo Bianchi, e composta da sette libri di commento al Credo scritti da sette grandi autori.
In occasione dell’Anno della Fede, un percorso che conduce il lettore alle radici del Cristianesimo.
Questo libro mette sulla carta con chiarezza interrogativi che ogni persona pensante vede sorgere in sé, quando gli si propone la figura di Gesù appeso sulla croce come salvatore degli uomini e datore di senso della storia. Troppo clamorosa è la contraddizione fra lo strazio di un uomo crocifisso e la convinzione che egli possa essere il messia atteso da Israele e segretamente sospirato da ogni uomo. Eppure qui sta il nocciolo di tutto il cristianesimo. Severino Dianich, prete della diocesi di Pisa, è stato docente di Teologia in diverse Facoltà teologiche italiane e presidente dell'Associazione Teologica Italiana.
Non solo di parole e di opere buone abbiamo bisogno, ma anche di figure, di luoghi e di bellezza, per respirare appieno la fede. Imbattersi, passeggiando per la città, nella facciata di una chiesa, mettersi davanti alla Trinità di Masaccio in S. Maria Novella, entrare nella cattedrale di Orvieto, pregare davanti all'icona della Madonna Vladimirkaja e mille altri momenti come questi: sono emozioni che aprono nuovi orizzonti per l'esperienza e l'intelligenza della fede.
"Dopo le dimissioni di Benedetto XVI e intorno all'ultimo conclave molto si è parlato di riforma della curia romana. Se, però, dobbiamo prendere sul serio quello che negli ultimi decenni si è presentato come il problema di più grande spessore per la Chiesa di oggi, cioè l'evangelizzazione e le sue esigenze, bisogna pur dire che il problema centrale non è la riforma 'della curia', bensì la riforma 'della chiesa'" (Severino Dianich)
Questo libro ripercorrendo le tappe della formazione a Roma di don Dianich, all’Università Gregoriana, offre al lettore uno “spaccato” del mondo teologico ed ecclesiale dell’immediato pre-Concilio, ricco di personaggi e dibattiti che avrebbero poi caratterizzato la storia della Chiesa e della teologia degli ultimi cinquant’anni. Il racconto procede fra coloriti ricordi personali e acute “messe a fuoco” dei punti problematici e delle questioni ancora aperte della teologia sulla Chiesa e sui sacramenti. L’ultima parte si apre così sul futuro della Chiesa e della fede di fronte alle sfide poste dal futuro, con la consapevolezza che i cristiani debbano essere non ai margini, ma nel cuore della storia.
A ne anni ’80 appariva per la prima volta questo volume che, cogliendo quasi profeticamente la trasformazione
che la Chiesa stava vivendo, anticipava temi che nei due decenni seguenti sarebbero diventati centrali: il crescere
del mondo dei non credenti; la decentrazione della Chiesa occidentale verso le nuove Chiese sudamericane e africane; la crisi dei valori di cui il cristianesimo si era fatto promotore per secoli... A distanza di trent’anni, don Severino Dianich riprende questi temi di una Chiesa che non può più essere “centrata su se stessa” e li completa, rielabora aggiungendo un capitolo nuovo, lucidissimo, che si centra sulla gura e la novità che papa Francesco ha portato alla Chiesa.
A distanza di quarant'anni dalla pubblicazione di La Chiesa in missione, Severino Dianich riprende le tematiche che avevano reso quel testo una pietra miliare per l'ecclesiologia e le rilegge arricchendole con le nuove prospettive e i nuovi problemi che, in questi decenni, hanno obbligato la Chiesa a fare i conti con se stessa, con il mondo e con il Vangelo. In particolare, il Pontificato di papa Francesco ha dato un'accelerazione forte ad alcune domande ormai inevitabili, quando si parli della comunità cristiana come luogo di annuncio e di missione: in questo senso, la categoria dell'altro diventa necessaria per poter interpretare presente e futuro dell'annuncio evangelico, nella storia, in vista della proposta di salvezza che contraddistingue il cristianesimo fin dalle sue origini. L'altro, che non è semplicemente "distanza- da colmare o "diversità- da integrare, bensì la necessaria pro-vocazione che muove ogni progetto di costruzione di una comunione che non sia esclusiva ma capace di rimodellarsi «per aiutare tutti i fedeli a sentirsi corresponsabili, nella molteplicità dei carismi che lo Spirito di Gesù diffonde, nell'unica missione» (dalla Prefazione di Giacomo Canobbio).
Le lettere di Paolo sono, per chi le incontra nella liturgia, fitte di intuizioni ruvide, di immagini potenti e di passi insidiosi; in esse la carica mistica si mescola ai problemi concreti e quotidiani delle comunità fondate dall'apostolo delle genti. Per chi non frequenta la comunità ecclesiale, sono pure pagine sorprendenti, a volte provocatorie, e danno l'impressione di essere legate a epoche sorpassate. Ma le comprendiamo davvero? Severino Dianich, dopo un'introduzione in cui brevemente narra la storia di Paolo, raccoglie alcune sue "perle": brani che scintillano, pur nella complessità del linguaggio, e rivelano il cuore di un'esperienza: la grazia che coglie un uomo, preso per mano da Cristo, che trasformerà per sempre la storia cristiana. Con delicatezza filologica e sincerità di lettore, l'autore li trascrive in un linguaggio accessibile e chiaro rispetto alla traduzione classica, facendo emergere una carica emotiva in grado di toccare il cuore dei lettori e restituendone l'attualità. Al testo riformulato fanno seguito brevi commenti che restituiscono il contesto di ciascuna delle comunità incontrate da Paolo, gli interrogativi di chi leggeva allora e di chi, oggi, si trova a meditare quelle parole: è l'uomo alle prese con la Legge e la libertà, con la croce e la speranza, con la tensione tra carità e rigore, nella consapevolezza che la vita si ottiene donandola.
Nella consapevolezza che nella tradizione cristiana le opere d’arte sono fontes theologiae e non soltanto ornamenta ecclesiae, da alcuni anni nella Facoltà teologica di Firenze si è costituito un gruppo di ricerca intenzionato a percorrere il mosso e frastagliato crinale fra l’esperienza teologica e l’esperienza artistica. Il gruppo ha deciso di focalizzare l’attenzione su un’opera concreta che, oltre all’altissimo livello estetico e all’evidente importanza storica, fosse anche teologicamente carica di significato: l’affresco di Masaccio raffigurante la Trinità con Maria, Giovanni e donatori nella basilica di Santa Maria Novella a Firenze.
Nel raffigurare la Trinità, Masaccio osa rappresentare il mistero di Dio, così come il dogma fondamentale della dottrina cristiana lo aveva definito: uno e trino. Egli, guidato nella sua opera dai maestri di teologia residenti nell’attiguo convento, crea un capolavoro che nasce dentro una comunità civile cristiana e ad essa è destinato. Studiata finora esclusivamente dagli storici dell’arte, la Trinità di Masaccio diviene quindi nel volume oggetto di studio da parte dei teologi, nella convinzione che un intreccio tra le riflessioni degli esperti di entrambe le discipline potrà arricchire la comprensione del capolavoro e portare un contributo nuovo sia al cammino della teologia che a quello della storia dell’arte.
Sommario. Introduzione (S. Dianich - T. Verdon). Il contesto. Università e cenacoli culturali a Firenze tra fine Trecento e primo Quattrocento (G.C. Garfagnini). Il movimento spirituale a Firenze nella prima metà del Quattrocento (P. Giannoni). Prospettive teologiche. I cieli squarciati. Un approccio biblico alla Trinità di Masaccio (R. Filippini). Dire/raffigurare il Dio trino. Riflessione in margine alla Trinità di Masaccio (A. Pellegrini). Prospettive storiche. L’Amore, la famiglia e la città. La Trinità di Masaccio in contesto (T. Verdon). Imago humilis (F. Saracino). «Io fu[i] g[i]a quel che voi s[i]ete...». Immagini della morte nella Trinità di Masaccio (G. Cioli). Una riflessione ermeneutica. Guardare la Trinità di Masaccio dopo la cesura del Novecento (E.M. Vannoni). La Trinità di Masaccio in Santa Maria Novella. La fruizione dell’opera (S. Dianich).
Note sui curatori
Severino Dianich è ordinario di ecclesiologia presso la Facoltà teologica dell’Italia centrale e vicario episcopale per la cultura e l’università della diocesi di Pisa. È autore di numerosi saggi e articoli in riviste scientifiche e di grande divulgazione.
Timothy Verdon, statunitense (nato in New Jersey nel 1946), è uno storico dell’arte formatosi alla Yale University. Vive in Italia da trent’anni e dal 1994 è sacerdote a Firenze, dove dirige l’Ufficio diocesano per la catechesi attraverso l’arte. Coordinatore di convegni internazionali su argomenti relativi all’arte sacra e autore di libri e articoli in inglese e in italiano, è consultore della Pontificia commissione per i beni culturali della Chiesa, Fellow del Harvard University Center for Renaissance Studies, docente presso la Stanford University e la Facoltà teologica dell’Italia centrale.
"Credere", terzo volume della trilogia "Percorsi di umanizzazione", è costruito attorno ad una tesi semplice: non c'è umanizzazione e maturazione possibile senza la disponibilità ad accogliere le due sfide che la vita pone a tutti e a ciascuno: imparare ad amare e prepararsi a morire. Ma per rispondere positivamente a queste provocazioni occorre guadagnare una prospettiva in senso lato religiosa: essa aiuta infatti "l'accettazione dell'inaccettabile" -come scriveva Tillich, cioè aiuta ad accettarci per quello che siamo, a vincere l'angoscia per riposare nella fiducia. Questo terzo volume tratta dunque del credere e dell'esperienza religiosa in senso lato, come dimensioni umane tanto universali quanto costitutive e risorse preziose nel compito di divenire uomini e donne adulti. Una esperienza che non è monopolio delle religioni tradizionali, in quanto parte costitutiva dell'umano. Le religioni, da sempre, rivestono numerose funzioni psico-sociali: nella prima metà della vita e nella giovinezza della società contribuiscono alla strutturazione e stabilizzazione dell'Io e danno un fondamento alla socialità. Ma tale religiosità può degenerare, e questo succede quando la dottrina, il dogma, il principio etico, l'istituzione, divengono più importanti delle persone concrete e della loro sofferenza, e la "lettera" diviene più importante dello "spirito".
La tesi che Diaconale sostiene in questo suo nuovo libro è che se la Chiesa resiste da oltre duemila anni è perché ha avuto la capacità di adattarsi ai cambiamenti del mondo in cui ha operato. Ma Papa Bergoglio, da buon gesuita cresciuto a pane, peronismo e terzomondismo anticolonialista e anticapitalista, si è spinto più in là dei suoi predecessori. Fino a trasformare l’istituzione inventata da San Paolo nella più grande Ong (senza navi) del pianeta, specializzata nel terreno del politicamente corretto. Abbracciando un modello globalista e pauperista di multiculturalismo e immigrazione incontrollata, il cristianesimo sembra voler abbandonare il suo bimillenario legame con l’Occidente per diventare una sorta di sincretismo buonista universale. Ma – sostiene Diaconale – rinunciare alla propria identità, proprio nel momento in cui non solo il radicalismo islamico ma l’intero mondo dell’Islam usa il proprio mastice religioso per lanciare la propria offensiva di rivalsa e di reconquista nei confronti dell’Occidente, significa arrendersi prima ancora di combattere. Tutto questo viene presentato come una svolta progressista diretta al dialogo con le altre religioni monoteiste. In realtà si tratta di una scelta regressiva che finisce con il cancellare quel tratto identitario della civiltà occidentale – cioè la libertà individuale e la separazione tra Stato e Chiesa – che è una delle componenti indispensabili del cristianesimo. Può, allora – si chiede l’autore – un laico liberale continuare – con Benedetto Croce – a dirsi cristiano? E come può farlo, se il massimo rappresentante della cristianità respinge e ripudia la metà della propria identità?
Oggi il tema-problema della "parrocchia" è tornato prepotentemente di attualità. Anzi la Chiesa italiana lo considera come punto di partenza per il rinnovamento delle comunità cristiane […].
Nel presente lavoro desideriamo dare il nostro contributo alla rinascita della parrocchia, vista sotto l'angolatura particolare della pastorale della salute. Siamo convinti che tale tematica costituisca un discorso nuovo e innovativo sulla comunità cristiana del territorio, che non presenta una letteratura abbondante di riferimento e che richiede una esperienza particolare tutta da inventare con coraggio e con l'aiuto dello Spirito".
(dalla "Presentazione" dell'autore)
Leonardo Nunzio di Taranto è sacerdote cappuccino. Cappellano ospedaliero dal 1976, ha realizzato dal 1997 nel "Policlino Consorziale" di Bari, l'idea innovativa della cappellania ospedaliera di cui è coordinatore.
E' direttore dell'Ufficio diocesano di Bari-Bitonto per la pastorale della salute e della Consulta diocesana. Attualmente è superiore della Fraternità cappuccina presso il Policlino Consorziale di Bari.

