
Benché la sua lettura sia gravemente amputata nella liturgia della Veglia pasquale, il racconto del passaggio del Mar Rosso, al capitolo 14 dell’Esodo, continua a essere ben noto. Forse lo è, del resto, perché è uno dei rarissimi testi biblici che mettono in scena una violenza divina, che ha probabilmente costretto i censori liturgici a riconoscerne la centralità insostituibile nella Bibbia, ma anche nella simbologia della risurrezione. In realtà, questo testo racconta proprio un passaggio dalla morte alla vita, il momento nel quale Dio prende nella sua trappola per metterlo a morte colui che negava a un popolo il diritto di vivere, il momento nel quale YHWH spezza le catene del suo popolo, liberandolo non solo dalla schiavitù dell’Egitto, ma anche dalla sua complicità interiore con i suoi oppressori. Prefigurazione della risurrezione di Gesù, ma anche del battesimo che associa il credente alla morte del suo Signore, affinché partecipi alla sua risurrezione e sia una nuova creatura, questo passo è servito anzitutto da matrice alla maggior parte dei testi biblici che evocano la salvezza offerta da Dio al suo popolo.
Come noi, Maria ha affrontato il mistero della vita, la sofferenza, l'inevitabile avvicinarsi della morte. La sua fede si è consolidata nella prova. Nel suo dolore ai piedi della croce si riconosce e si allevia il dolore universale che appartiene all'essere umano. Maria è esempio della disponibilità verso un dono di Dio che ci viene incontro senza il nostro consenso e chiede di essere accolto. Può indicarci la via perché l'ha percorsa prima di noi. Le meditazioni qui raccolte indagano i titoli e i simboli attribuiti alla madre di Gesù nelle Scritture e nella tradizione, allo scopo di edificare e orientare l'esistenza cristiana. In Maria – scrive nella Prefazione Oreste Tolone – vediamo la possibilità concreta di un'umanità redenta. Una testimone a cui affidarci come a una madre che dice al figlio: non temere.
DESCRIZIONE: Questo saggio di Bernhard Welte, nato da un corso universitario tenuto a Freiburg nel 1949, riproduce il tono del dialogo e della ricerca. Uno stile dove davvero la domanda teologica, nel coinvolgere credenti e non, interseca la sfida filosofica di poter comprendere il mondo in una apertura verso ciò che viene incontro. Di qui il binomio “cattolicità e ragione” dove l’una non si oppone all’altra, come invece ipotizzava Karl Jaspers: per Welte “cattolicità” non è ciò che determinandosi come tale esclude l’altro, ma è quella scelta precisa che ci rende uomini con una stessa “ragione”. Entrambe sono dipendenti dal concetto di verità: se vi è una ragionevolezza della fede che constatiamo nella scelta del credente per una Persona storicamente determinata, v’è una ragione non paga dei suoi limiti in quanto cela in sé l’infinito. L’uomo è per Welte “concretezza infinita” in cerca di verità: una verità infinitamente più grande del singolo perché indissolubile dalla sua stessa libertà.
COMMENTO: Che rapporto c'è tra l'uomo e la Verità? Che ne è della verità degli altri di fronte alla Rivelazione? Qui cattolicità è un orizzonte di apertura e non di esclusione. Una riflessione che, confrontandosi con Jaspers, permette di comprendere - per il credente e il non credente - un presente complesso in cui si affacciano finitezza e libertà umana.
BERNHARD WELTE (1906-1983) è stato tra i maggiori filosofi della religione nella seconda metà del Novecento. Tra le sue opere pubblicate da Morcelliana ricordiamo: Maria la Madre di Gesù (1977); Dialettica dell’amore. Fenomenologia dell’amore e amore cristiano (1986); Che cosa è credere. Riflessioni per la filosofia della religione (20013); Sul male. Una ricerca tomista (2008); Filosofia del calcio (2010).
COLLANA: Il Pellicano Rosso n. 142
E' ancora possibile un'autentica esperienza religiosa nell'epoca del nichilismo e dell'assenza di Dio? Risponde il filosofo Bernhard Welte, discepolo di Heidegger.
Un saggio rapido e denso su Nietzsche, il Cristianesimo e la negazione di Dio.
L'Autore ripercorre l'esperienza biblica, sia dell'Antico sia del Nuovo Testamento, per farne emergere le tracce della presenza dello Spirito di Dio come forza di trasformazione.
Dalla quarta di copertina:
Nessuno può mettere in dubbio l'ampiezza del movimento carismatico odierno, che vive in modi nuovi l'esperienza dello Spirito. Ma se gli esponenti del più grande movimento spirituale della storia non si ingannano, si dovrà forse concludere che ad essere cieco è il cosiddetto mondo secolare, al quale un discorso sullo Spirito evoca solo fumosità e astrazione? Partendo da questo interrogativo d'attualità il teologo di Heidelberg sviluppa una completa ed elaborata teologia dello Spirito santo, capace di orientare nel campo conflittuale del nostro tempo, che è tempo di esperienza dello Spirito, di ricerca dello Spirito, ma anche di scetticismo e incredulità.
Una teologia 'realistica' (come la definisce l'Autore) dello Spirito santo, che mira a cogliere le nuove sensibilità e a dare espressione alle nuove possibilità di esperienza della presenza di Dio nello Spirito.
L'attenzione - scrive Simone Weil - consiste nel sospendere il pensiero, nel lasciarlo disponibile, vuoto e permeabile all'oggetto, nel mantenere vicino al pensiero, ma a un livello inferiore e senza contatto con esso, le varie conoscenze acquisite che si è costretti a utilizzare. In un mondo che, nello studio, nella politica, persino negli spazi deputati all'istruzione, alla comunicazione e al pensiero, manca sempre più di attenzione, queste parole richiamano ognuno di noi a una doppia responsabilità: non confondere l'attenzione con la prestazione e comprendere pienamente che è sempre un'apertura, un'attesa - attesa dell'altro, attesa di sé, attesa dell'Altro da sé. L'attenzione è una disposizione del corpo, della mente e dello spirito: nella sua forma più pura è già preghiera.
DESCRIZIONE: «Se il Bene inconcepibile non può essere indagato e saputo dalla creatura, come può essa conoscerlo o pervenirvi? Si risponde così: La creatura in quanto tale non può conoscere l’inconcepibile, ma, se abbandona se stessa, se muore a se stessa con tutte le sue facoltà, rinnega e dimentica se stessa in conformità alla dottrina di Cristo, allora il Bene perfetto si trova, si sente, si gusta nell’intimo fondo dell’anima: appena cessa la creatura, inizia Dio».
Nel momento in cui l’Umanesimo prima, la Riforma protestante e la rottura dell’unità religiosa poi, misero in crisi la lettura tradizionale della Bibbia e le antiche, secolari, certezze teologiche, solitari cercatori di verità come Valentin Weigel continuarono a trovare nella mistica l’essenza del cristianesimo: non una teologia, ma l’insegnamento di Conversione e distacco e, con esso, la trasformazione interiore e la nascita del divino nell’uomo.
Una lezione che non ha perso nulla della sua universale validità.
COMMENTO: Da parte di uno dei maggiori mistici tedeschi, una guida alla vita spirituale.
VALENTIN WEIGEL (1533-1588) fu un semplice pastore protestante in un villaggio della Sassonia. Non pubblicò nessuna delle sue numerose opere, perché in contrasto con l’ortodossia luterana, ma esse circolarono abbondantemente tenendo viva la grande tradizione spirituale di Eckhart, Taulero, della Teologia tedesca, cui attinsero mistici come Czepko e Silesius, filosofi come Kant, Fichte, Schelling. Questa prima traduzione italiana di Weigel è presentata da Marco Vannini, che già ha curato per la Morcelliana i Paradossi di Sebastian Franck e (insieme a Giovanna Fozzer) la Sapienza mistica di Daniel Czepko.
L'autore spiega come la Chiesa cattolica è alle soglie di una nuova era. Man mano che il sipario cala sulla Chiesa definita dalla Controriforma del XVI secolo, il velo si solleva sul Cattolicesimo evangelico del terzo millennio: un modo di essere cattolici e un rinnovamento incentrato sulla pastoralità, come espresso dal Concilio Vaticano II, da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI. Fondato sul Vangelo, il Cattolicesimo evangelico del futuro invierà ogni giorno il popolo della Chiesa in territori di missione - territori oggi identificati più che mai nell'Occidente spiritualmente assopito e segnato da un secolarismo aggressivo. Una controcultura capace di dare vita a una rivoluzione culturale e offrire agli uomini e alle donne un'alternativa profondamente umana al soffocante egocentrismo della modernità.
La teologia morale oggi meno che mai viene intesa come una disciplina puramente teologica: essa si trova in dialogo e scambio continuo con le scienze profane. L'autore ha assegnato a questo scritto una precisa finalità, quella di offrire un'informazione di base su quei temi che si possono considerare essenziali per la morale cattolica e costituiscono la base di ciò che generalmente s'intende per teologia morale fondamentale: fondamento biblico, esigenza morale, percezione dell'esigenza etica nella coscienza, risposta negativa e positiva all'esigenza etica.
L’autore, da oltre trent’anni docente universitario, presenta questo lavoro sulla Teologia morale speciale come caratterizzato da quattro aspetti: la costante attenzione alla dimensione storica; l’esposizione ampia e articolata senza lasciare nulla in sospeso; il tentativo di motivare di volta in volta il perché un dato argomento segue ad un altro, e perché sia considerato precisamente in quel punto; un numero non eccessivo di argomenti, per facilitare la lettura. I capitoli del volume:
I. Verità e Veracità;
II. Corpo e vita;
III. Sessualità e matrimonio.
Helmut Weber, nato nel 1930 a Remagen (Germania), ha compiuto la sua formazione teologica a Treviri, Roma e Würzburg. È professore di teologia morale alla Facoltà teologica di Treviri. Questa collana ospita già il suo trattato di Teologia morale generale (1996).

