
Dalla lettera scritta da papa Leone XIV alla Famiglia francescana, il testo integrale della preghiera a san Francesco in occasione dell’apertura dell'VIII Centenario del Transito, 3 ottobre 1226. Una preghiera introdotta da un breve testo del Papa, «affinché san Francesco di Assisi continui a infondere in tutti noi la perfetta letizia e la concordia».
Accostarsi a Maria significa varcare la soglia della Bellezza. Questo volume offre un percorso di meditazione che intreccia, in un dittico fecondo, la verità della Parola e l'emozione dell'arte. Capitolo dopo capitolo, profilo della Vergine emerge nel suo spessore di donna e madre: dall'ascolto del progetto divino allo stare sotto la croce, fino alla luce della speranza. Attraverso il dialogo tra brani biblici e capolavori di artisti di diverse epoche, il lettore è invitato a leggere in controluce la propria vita. Uno strumento prezioso per entrare nel Mistero e trovare, nella fede di Maria, un orientamento lucido e resiliente per il cammino personale e sociale di ogni giorno.
Fabrizio De Toni entra, a 10 anni, nel seminario diocesano di Pordenone. Nel 1987 viene ordinato presbitero e lavorerà come animatore in seminario, quindi vicario parrocchiale e parroco. Prima di approdare all'Azione Cattolica nazionale,opererà in qualità di vicario episcopale per la Pastorale
e assistente diocesano dell'Ac. Nel 2017 è nominato assistente centrale del Settore adulti di Ac e, nel 2018, del Mlac. Ha conseguito il dottorato in Teologia pastorale pressola Pontificia Università Lateranense. Attualmente parroco a Cordenons, è docente presso lo Studio teologico diPordenone, prestando servizio in ambito diocesano.
Veronica Rossi è delegata regionale dell'Umbria. Laureata in Conservazione de Beni culturali, è maestra di scuola dell'infanzia. Dal 2007 cura progetti di arte e, dal 2018, collabora con il Settore adulti dell'Ac per la rubrica #ArtèParola e per seminari di catechesi e arte presso Casa S. Girolamo
a Spello (Pg).
Prosegue la pubblicazione dell'Opera Omnia di Charles de Foucauld in una nuova traduzione curata dalle Discepole del Vangelo, a partire dai manoscritti originali. Questo volume raccoglie 151 lettere scritte da Charles de Foucauld alla famiglia del cugino Louis. L'epistolario copre un periodo di tempo di 24 anni, dai giorni in cui Charles è nella trappa ad Akbès, in Siria, sino alla fine di novembre 1916, pochi giorni prima di essere ucciso. Emerge il tratto intimo, delicato e affettuoso, di fratel Charles insieme al racconto della sua vita quotidiana e del suo percorso spirituale, insieme agli sconvolgimenti internazionali dell'epoca. Una delle qualità più belle di Charles de Foucauld è la sua capacità di legarsi alle persone; in particolare, il suo rapporto con la famiglia d’origine ha una bellezza e un’intensità rare. Nell’epistolario si coglie un intreccio di rapporti condivisi con semplicità e confidenza, emerge la realtà di una famiglia allargata che attraverso la cura e la dedizione ha saputo condividere i passaggi della vita e affrontare le sofferenze che ogni esistenza umana riserva. Queste lettere lasciano un messaggio di profonda speranza e consolazione.
Può Dio ridere con le sue creature? E noi, possiamo ridere con lui? Paolo Pivetti ci conduce in un viaggio sorprendente tra le pieghe della Bibbia, del teatro e della storia, per riscoprire lo humor come attributo divino. Dalle "impertinenze" di Abramo ai racconti dei miracoli, viene decostruita l’immagine di un Creatore esclusivamente severo e distante. Lo humor di Dio non è sarcasmo, ma la forma più alta di misericordia: uno sguardo che relativizza il dramma umano per rivelarne la bellezza nascosta. Tra riflessioni profonde e un’ironia sagace, l’Autore invita il lettore a deporre le maschere del formalismo religioso. Perché la fede, quando è autentica, non teme il sorriso: al contrario, lo usa come bussola per navigare con leggerezza e verità nel complesso "Gran Teatro del Mondo".
Il cuore delle nostre società - lo vediamo - oscilla tra l’indifferenza e il fanatismo. L’ammirazione potrebbe esserne l’antidoto? Secondo l’autrice è una possibile via. Questo atteggiamento, infatti, è capace di decentrarci per volgerci verso un evento straordinario che ci sorprende, di spingerci gioiosamente fuori da noi stessi senza indebolirci, di renderci modesti senza rimpicciolirci e di farci crescere senza renderci narcisisti. L’ammirazione ci può guarire da quella grande malattia che è l’indifferenza al reale, che sceglie di percorrere vie di fuga illusorie. L’ammirazione indica un’altra via, quella di una relazione più adeguata, più equa e più libera con la realtà che ci circonda… e anche più gioiosa. Joëlle Zask non ci offre una definizione dell’ammirare, ma è interessata invece a indagare i movimenti e le relazioni che essa mette in moto.
Andare verso Dio è il fine unico della nostra vita, seguendo la via che la sua volontà ci ha tracciata e usando i mezzi che ha messo a nostra disposizione con generosità. Con questa idea fondamentale ben fissa, il certosino don François Pollien tratta i punti nevralgici della dottrina ascetica, dai primi passi fino agli ultimi sviluppi della vita interiore, senza arrestarsi che alle vette della unione mistica. «Tu sarai uomo di principi e i principi non si prestano a nessun accomodamento: quando si tratta invece dei mezzi da adoperare, puoi e devi essere accomodante», diceva, da ottimo conoscitore delle anime. «Don Pollien non fu un cacciatore di novità — afferma padre Mondrone nella prefazione — l’originalità, se mai, gli va riconosciuta nell’aver saputo scorgere nel tesoro tradizionale della teologia e della spiritualità cristiana verità stupende».
Dalla pellicola muta del 1911 alle produzioni contemporanee, la figura di Francesco d’Assisi ha accompagnato l’evoluzione del linguaggio cinematografico, diventando uno dei soggetti più frequentati e reinterpretati dalla settima arte. Il presente volume, arricchito dalla prefazione di Liliana Cavani, ricostruisce in modo sistematico ed esaustivo la cronologia dei film dedicati al Santo: dalle opere più celebri agli adattamenti poco noti, dai progetti mai realizzati ai capolavori d’autore, Casali mette in luce come ogni stagione culturale abbia proiettato sul Poverello domande diverse — estetiche, spirituali, politiche —, trasformandolo di volta in volta in icona, modello, figura narrativa o strumento di lettura del presente. Dalle fonti d’epoca, le testimonianze dirette, le interviste e i materiali inediti qui proposti, emerge una mappa rigorosa e aggiornata della filmografia francescana, che mostra come il cinema non abbia mai smesso di interrogare Francesco. E come, ogni volta, Francesco abbia risposto in maniera diversa, continuando a sfuggire a ogni definizione e riapparendo sempre nuovo, inatteso, necessario.
Quando le strade di Roma si svuotano, le luci si abbassano, il lungo il Tevere emerge un'umanità che resta invisibile agli occhi dei tanti. Uomini e donne ferite dalla vita, senza casa, senza nome, spesso senza voce, ma non per questo privi di dignità. L'autore non racconta da spettatore, ma da compagno di strada, da uomo che ha scelto di fermarsi, ascoltare e condividere. Ogni pagina è fatta di volti, silenzi, gesti piccoli e necessari. Non ci sono eroi, nè soluzioni facili. Un libro che coinvolge, anche nelle ferite. Un libro che accompagna la nascita e lo sviluppo di "Missione Solidarietà" fondata dall'autore, in cui il logo del Cireneo raprresenta la forza trainante per stare accanto a chi crede di aver perso la dignità e l'attenzione. Prefazione di don Antonio Coluccia.
San Francesco aveva una spiccata predilezione per il Padre nostro. Nella sua profonda unione con Gesù Cristo sentiva spontaneo, irresistibile il bisogno di pregare come lui, con le sue stesse parole...Per accompagnare ogni giorno della settimana, in queste pagine, viene proposto il suo prezioso commento al Padre nostro. Semplice, intimo, profondo.
Le origini del pane, uno degli alimenti più consumati al mondo, affondano nella notte dei tempi. Nel sito di Ohalo, sul lago di Tiberiade in Israele, sono stati rinvenuti resti di pane risalenti a 23.000 anni fa. Oltre al valore nutrizionale, il pane ha una notevole valenza simbolica, soprattutto nelle religioni ebraica e cristiana. Elemento principale del vitto sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, il pane è citato nella Bibbia ben 361 volte. Nel cristianesimo, durante la celebrazione eucaristica, la transustanziazione indica la conversione della sostanza del pane nella sostanza del corpo di Cristo e della sostanza del vino nel sangue di Cristo. L’ostia consacrata è inoltre il «Pane degli Angeli» che ha nutrito molti mistici, e i Padri del deserto spesso sono sopravvissuti grazie al solo cibo-pane accompagnato da qualche erba selvatica. Santa Ildegarda di Bingen, grande mistica vissuta nell’Alto Medioevo, nei suoi testi medici parla dei differenti tipi di cereali utilizzati per la panificazione, esaminandoli dal punto di vista della salute del corpo. Un’ampia panoramica di ricette da ogni parte del mondo conclude la trattazione.
Nel cuore di Gaza, mentre la guerra devasta la Striscia, una piccola chiesa resta in piedi: è la parrocchia della Sacra Famiglia, la sola chiesa cattolica dell'intera regione, diventata rifugio per centinaia di persone che ancora anelano alla pace. Tutt'intorno macerie, paura, devastazione: ogni «cessate il fuoco» è fragile, ogni blocco può riportare la fame, ogni dichiarazione dei leader internazionali pesa come una sentenza sul futuro di Gaza. Eppure, in mezzo alle rovine, c'è ancora la preghiera, la speranza. La liturgia scandisce le giornate e la vita di questa piccola comunità in qualche modo continua, grazie all'azione silenziosa di padre Gabriel Romanelli, che ogni giorno sceglie di restare, di lottare per la dignità di ogni vita umana. Aule adibite a dormitori, pane preparato con quello che si trova, messe celebrate tra bombardamenti ed esplosioni che fanno tremare le vetrate, lezioni improvvisate, il tentativo quotidiano - e disperato - di restituire un'illusione di normalità a bambini innocenti. «Siamo quella piccola candela con la fiamma vacillante in una tempesta infernale. È questo il senso della mia presenza qui, in questo oceano di violenza: è la ragione per cui scelgo di restare.» La testimonianza diretta e commovente di un uomo che è rimasto fedele alla sua missione e che non ha smesso di credere che la pace sia possibile.
Viviamo in un'epoca in cui il tema dell'esposizione è diventato talmente pervasivo da trasformarsi spesso in una trappola. Tutti noi, in ogni ambito della vita, siamo chiamati a mostrarci e indossare maschere, in una tensione costante tra il nascondersi e il rivelarsi che rischia di offuscare il nostro vero volto. Su questo tema estremamente attuale fra Roberto Pasolini, frate minore cappuccino, biblista e predicatore della Casa Pontificia, ci apre alla ricchezza di una scrittura biblica poco conosciuta, il libro di Ester. La storia di una giovane donna, orfana e senza potere, appartenente a un popolo minoritario, abituata a stare nell'ombra, che per compiere il proprio cammino di vita deve imparare prima a celarsi e poi a svelarsi. Questo libro è un itinerario spirituale e narrativo che ci aiuta a capire come essere visti senza diventare vittime dello sguardo altrui, come esporci senza perderci e come comunicare - e comunicarci - senza deformarci. La vicenda della giovane donna diventata regina non nega il male né la violenza del potere. Mostra come, nel cuore dell'ingiustizia, possano riaffiorare dimensioni dimenticate - la discrezione, il pudore, la vulnerabilità, il silenzio - in cui è possibile donarsi, in piena libertà.

