
A fine gennaio 2018 Madeleine Delbrêl viene dichiarata venerabile, poco più di un mese dopo viene pubblicata l'esortazione apostolica di papa Francesco Gaudete et exsultate, sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo. Le assonanze tra le parole di papa Francesco e gli scritti della Delbrêl sono evidenti, tanto da far azzardare questa breve antologia di testi di questa straordinaria donna proprio a partire dalle riflessioni del papa. Dopo una breve biografia della Delbrêl che passa per i luoghi dove ha vissuto, e per un tentativo di descrivere la sua singolare vocazione cristiana attraverso alcune parole chiave, se ne propongono alcuni testi, mostrando la strada per una "santità ordinaria", vissuta con radicalità nelle vicende quotidiane della vita, una santità della porta accanto.
L’emergenza non è sulle Ande del Perù, tra gli islamisti di Mosul in Iraq o nel delta del Mekong in Vietnam: no! L’emergenza, il centro del mondo, purtroppo oggi, è l’Ospedale di Bergamo e questo ci lascia senza fiato! Un ospedale così efficiente, nuovo, all’avanguardia, assediato dal terribile morbo del Corona Virus. Peggio di una guerra! Medici che lavorano con una passione incredibile, struttura provata all’estremo delle forze. Sembra un perverso gioco del Male che infuria senza pietà e che, in modo cieco, ammazza gente!
Destinatari
Tutti.
Autore
Giulia CERQUETI, giornalista, è nata a Fabriano (Ancona) e vive a Milano. Dal 2002 lavora nella redazione del settimanale «Famiglia cristiana», dove attualmente è vicecaposervizio. Scrive principalmente di esteri, diritti umani, cooperazione e mondo del sociale, cultura. Fa parte dell’associazione Osservatorio sui Diritti Umani e collabora con la testata online «Osservatorio Diritti». È autrice del libro Questa terra è anche mia. Agricoltura Capodarco: storie di lavoro e solidarietà (DeriveApprodi, 2018). Luigi GINAMI, sacerdote della Diocesi di Bergamo e presidente della Fondazione Santina Onlus. Ha pubblicato negli anni diversi libri dedicati alla straordinaria storia di coraggio e di speranza della mamma disabile: Roccia del mio cuore è Dio, Piemme, 2005; God is the Rock of my Heart, Los Angeles (U.S.A.), 2007; La speranza non delude, Paoline, 2008 (tradotto in arabo nel 2009); A Heart poured out for God, Philadelphia (U.S.A.), 2010. Per le edizioni San Paolo, nel 2018, pubblica Dove i Cristiani muoiono. Dal 2017 i resoconti dei suoi viaggi di solidarietà vengono pubblicati nella collana #VoltiDiSperanza
Breve biografia e antologia di testi di Maria Maddalena de' Pazzi (1566-1607). I brani sono presentati secondo un preciso itinerario cronologico passando dall'esperienza mistica al semplice quotidiano fatto di salute e malattie, tentazioni e dialoghi, esitazioni e scelte (Prefazione del card. Giuseppe Betori).
Due amici: Pierre Claverie, un vescovo cattolico, Mohamed Bouchikhi, un giovane musulmano. Il primo ha scelto di restare in Algeria per testimoniare Cristo dentro la violenza del terrorismo. Il secondo ha deciso di diventare il suo autista. Intorno a questi due personaggi, reali come la vita e la morte, infuria la guerra civile: siamo nell’Algeria degli anni Novanta, 150mila morti ammazzati nello scontro fratricida fra integralisti islamici e militari. Queste due voci raccontano un’amicizia in grado di vincere, spiritualmente, anche la morte: il vescovo Pierre che resta a fianco del suo popolo come chi rimane «al capezzale di un fratello ammalato, in silenzio, stringendogli la mano». Per questo motivo oggi la chiesa lo riconosce martire. E l’autista Mohamed, ben consapevole del rischio, che resta accanto all’amico cristiano in pericolo di vita. Fino alla fine, fino a quel drammatico 1° agosto 1996. In queste pagine Pierre e Mohamed, ricostruiti con squisita profondità e impareggiabile delicatezza da Adrien Candiard, ci trasmettono un’incrollabile verità: «Amare non è forse preferire l’altro alla propria vita? Senza la morte non ci sarebbe nulla da preferire a noi stessi».
...S'è cercato di tracciare il profilo d'una donna della borqhesia, che della borqhesia ha uissuto aqi e disaqi, senza viverne il peccato di culto della ricchezza e dei piaceri, con un anelito sempre crescente alla perfezione. Come chiede il Siqnore, s'è valsa delle ricchezze per procurarsi amici in cielo: e se n'è procurati tanti d' oqni stato": così Iqino Giordani conclude il profilo da lui dedicato a Speranza Folonari e ora pubblicato in un' edizione arricchita di nuoui documenti e note. Madre di otto fiqli (di cui quattro donati si a Dio nel Movimento dei focolari, e nel quale si consacrò poi lei stessa), rimasta vedova ancora giovane Speranza, affidandosi totalmente a Dio, continua per tutta la vita il suo impeqno di carità operosa, attenta e diliqente, fino all'ultima tappa che la trova, ancora una volta, pronta a dire il suo "sì" senza incertezze.
Luisa de Marillac (1591-1660) avvertì fin da giovanissima la chiamata alla vita contemplativa. La famiglia la diede invece in sposa al nobile Antonio Le Gras. Il desiderio mai sopito in lei di una vita donata a Dio trovò risposta nell'incontro con Vincenzo de' Paoli. I colloqui con il santo la illuminarono sulla strada da percorrere: nel 1625 la morte del marito le consentì di consacrarsi a Dio. Con san Vincenzo fondò l'Istituto delle Figlie della Carità per il quale redigerà il regolamento nel 1633. In appendice vengono pubblicati alcuni brani significativi della sua spiritualità
"Guardando Ernesto Oliviero pregare ebbi l'impressione di vedere un'anima accovacciata ai piedi di Dio e mi venne spontaneo associarlo al ritratto che fece Chesterton i san Francesco: un innamorato di Dio. Mi sono detto: san Francesco è stato veramente un innamorato di Dio e se Ernesto me l'ha ricordato, perchè non seguire le varie fasi della vita di san Francesco per scrivere le fasi dell'innamoramento di Dio vissuto da Ernesto?" (A. Comastri) "Mi vengono in mente le parole di Norberto Bobbio, illustre uomo di pensiero, nostro comune amico, che scrive di Ernesto queste considerazioni che faccio mie: Ernesto è il più alto esempio che io abbia avuto di fronte a me, nella lunga vita, di uomo dedito alla carità attiva, che non si arresta di fronte alla sofferenza, non predica che bisogna fare il bene, ma lo fa in ogni momento dlla sua azione quotidiana." (M. D'Alema)
Biografia di san Rocco da Montpellier, il santo pellegrino francese vissuto probabilmente nella seconda metà del secolo XIV, un personaggio che, al di là della leggenda cristallizzatasi nella tradizione popolare o della verità storica emersa da tanti studi condotti lungo i secoli, ha affascinato i cristiani di tutti i tempi, al punto che era il più invocato nell'Europa del Medioevo per debellare la peste, ed è divenuto con il passare dei secoli il Santo più conosciuto nel continente europeo. L'autore, L. Ferraiuolo, rifacendosi ai documenti e all'ampia bibliografia a disposizione sull'argomento, e avvalendosi delle notizie raccolte con rigore giornalistico, ci presenta san Rocco come un santo normale, un santo umano, ma soprattutto un campione dell'umanità gioiosa e sofferente, triste e intraprendente, che per la causa abbracciata - la causa di Cristo - non si ferma davanti a nulla. Di san Rocco non si conoscono date precise riguardo alla nascita e alla morte, né si conosce il luogo della morte; non si sa quando sia stato canonizzato, come si siano diffuse le sue reliquie in varie località d'Europa. Gli unici dati certi che lo riguardano sono allora il suo amore per le persone e la devozione che riscuote fra la gente anche del nostro tempo, al punto da essere oggi invocato per sconfiggere le moderne epidemie: Aids e Sars.
«Tardi ho conosciuto Arturo Carlo Jemolo; l’ho incontrato al tramonto della sua lunga esistenza terrena.
Non che la sua persona mi fosse sconosciuta prima di quegli anni Settanta del Novecento, nel corso dei quali ebbi la ventura di una frequentazione con lui sempre più assidua. Soprattutto mi era nota la sua attività di storico e di commentatore di costume. Già da ragazzo, infatti, il suo nome mi era familiare: circolava negli ambienti che frequentavo. In particolare ne sentivo parlare da mio nonno e da mio padre, in un contesto di considerazione per l’uomo e lo studioso, ma sostanzialmente critico per il pensiero». (G. Dalla Torre)
Giuseppe Dalla Torre (Roma, 1943) ha insegnato Diritto ecclesiastico e Diritto costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna. Attualmente insegna Diritto canonico nella Libera Università «Maria Ss. Assunta» - LUMSA di Roma, di cui è Rettore. Nelle nostre edizioni ha pubblicato tra l’altro Il primato della coscienza. Laicità e libertà nell’esperienza giuridica contemporanea e Le frontiere della vita. Etica, bioetica e diritto, ed ha curato il volume collettaneo Lessico della laicità.
Nel bel mezzo del dibattito politico e mediatico sul tema delle nozze gay, e dopo le sentenze della Corte Suprema americana e della Corte Europea dei diritti umani, questo testo appassionato e meditato scompagina le categorie solite e la contrapposizione laici/credenti, militanti LGBT/conservatori, progressisti/tradizionalisti. Da magistrato, Savarese riconosce l'importanza dei diritti. Ma da cattolico non riesce a essere soddisfatto della dimensione semplicemente laica dell'agognato riconoscimento del diritto al matrimonio da parte di persone dello stesso sesso. La "Lettera" cerca di ripensare la tradizione, di rifondare le categorie, di interrogarsi profondamente sulla natura dell'amore, anche omosessuale, di prendere di petto il cuore del problema: l'allontanamento dell'uomo da Dio e la bellezza di un ritorno verso Dio per ciò che l'uomo veramente è, gettando finalmente lontano la paura delle insondabili, inclassificabili attitudini della natura umana. Ibridazione di saggio, racconto e testimonianza, la "Lettera" è un atto d'amore e di fiducia. D'amore verso l'umanità e verso Dio. Di fiducia nella nascita di una rinnovata relazione tra uomo e Dio.
Siamo madri diverse, ammettiamolo. Siamo madri chiamate ad affrontare i piccoli passi della vita dei nostri figli in tempi biblici, quando pure questi passi arrivano, poiché per qualcuna forse non arrivano mai. Madri talvolta sole, perché non sono pochi i padri o che negano la diversità o che la fuggono, alcune volte così lontano da non esserci più. Madri esaurite, madri esagerate, madri protettive, madri arrabbiate, madri depresse, madri esasperate, ma tutte madri “dolorose”. Non ho ancora incontrato una donna felice di avere un figlio diverso…
«Il sorriso e la voglia di vivere di Marta sono il frutto più bello dell’amore di una madre e della tenacia di una donna che ha posto al centro della sua professionalità la fiducia nella persona che le viene affidata e l’orientamento operativo che la sostanzia».
Dalla Prefazione di don Sergio Nicolli
Lucina Spaccia vive con la sua famiglia e insegna a Roma, dove è nata. Intorno ai vent’anni ha iniziato a occuparsi di adolescenti nel movimento Scout e subito dopo la laurea in Scienze politiche a insegnare, attività che svolge tuttora. Penna, pennello, scuola e natura sono le sue “passioni”, insieme ai ragazzi, per i quali ha pubblicato alcuni libri di racconti e di spiritualità: per le edizioni Fiordaliso Skautin’graffiati (1987), Testimoni di Pasqua (1994), Pregare in vacanza (1994), Le voci del presepio (1a ed. 1993, 2a ed. 2000), La città di tela (2000), Veglie d’avvento (1a ed. 1996, 2° ed. 2005). Per le edizioni Albatros – il filo ha pubblicato Alter ego (2009).
L'idea di scrivere sui coniugi Sturzo nasce dal desiderio di far conoscere la loro dignità di modelli della fede familiare, mostrando che molti sono i legami tra gli sposi di oggi e questa famiglia del passato, vissuta a cavallo tra Ottocento e Novecento. Perché, così come esiste una genealogia fisica che introduce ogni uomo in un albero genealogico, allo stesso modo c'è una genealogia spirituale che ci trasmette la fede di chi ci ha preceduto.

