
Introduzione ai concetti della medicina palliativa, intesa come complesso di cure e attenzioni multidisciplinari al malato inguaribile.
Ci sono le donne nella Chiesa? Che cosa la Chiesa pensa di loro? Sono valorizzate e riconosciute per le loro qualità e competenze? Quali ruoli ricoprono nelle strutture della Santa Sede? Sono questi alcuni degli interrogativi che hanno guidato la ricerca della quale si dà conto nel volume. Negli ultimi nove anni non solo il Pontefice ha parlato alle donne ma la loro presenza in ruoli di responsabilità nelle istituzioni della Santa Sede è cresciuta rispetto ai precedenti pontificati, segno di una Sua volontà precisa di valorizzare le competenze femminili nella Chiesa. Sono numerose le nomine di donne in ruoli apicali nelle strutture in Vaticano e si è ampliato anche lo spazio loro concesso in momenti partecipativi decisionali. Lo stesso però non è avvenuto all'interno delle strutture: non sono state apportate modifiche di tipo sistemico che riguardano le donne, a parte qualche eccezione. Tuttavia, pur essendoci segnali di un maggiore coinvolgimento, esiste ancora un parziale riconoscimento della maggiore soggettività delle donne come elemento strutturale della Chiesa. Come scrive l'autrice: «Le donne, tutte, non solo le consacrate, sono uguali agli uomini non per particolari privilegi ma semplicemente perché "battezzate"».
Trovarsi di fronte a una malattia giunta in fase avanzata o terminale è un'esperienza che rischia di far precipitare il malato (e la sua famiglia) in un abisso di disorientamento e a volte di disperazione. La fine della vita è spesso vissuta come un anticipo della morte, come un periodo buio durante il quale non resta che attendere, magari nell'abbandono terapeutico, che si compia un triste destino. All'origine di questo dramma vi sono differenti fattori: la scarsa capacità dei curanti di affrontare la situazione e di assistere globalmente la persona, la difficoltà dei pazienti e dei loro congiunti di accedere ai giusti percorsi di cura, lo scarso interesse della nostra società per malati poco "redditizi" e anzi molto "costosi". In questo libro l'autore cercherà di chiarire in modo semplice alcuni concetti di base (cure palliative, eutanasia, testamento biologico ecc.) attorno ai quali una cattiva informazione costruisce spesso, magari inconsapevolmente, un clima di paura. Inoltre, l'analisi della legislazione francese in materia, frutto di una lunghissima e articolata riflessione, offrirà un esempio di come si possa affrontare la fine della vita anche dal punto di vista legislativo. L'obiettivo è quello di aiutare pazienti, famiglie e curanti ad affrontare insieme, in un clima diverso e possibilmente positivo e sereno, la malattia inguaribile giunta in fase terminale.
Nella nostra epoca la vita umana è continuamente minacciata fin dal principio: all’inizio dall’aborto, lungo il suo percorso dall’omicidio e alla fine dall’eutanasia. L’amore per la vita e la sua difesa da tutte le minacce di morte deve partire dalla presa di coscienza che la vita non è nostra, ma è un dono di Dio e noi siamo chiamati ad amministrarla secondo il piano divino, che deve essere anche il nostro, in preparazione alla vita eterna.
Perciò a noi tutti spetta la responsabilità di difenderla secondo i criteri stabiliti dalla bontà di Dio per il nostro bene e di collaborare con Dio affinché siano osservati questi princìpi, che sono dentro la coscienza di ogni essere umano e che la Chiesa di tutti i tempi propone attraverso l’evangelizzazione.
L'attuale contemporaneità è caratterizzata dalla persistente e pervasiva messa in discussione dei costitutivi antropologici fondamentali. La "grammatica" dell'umano, che, strutturalmente, si dà nell'identità differente del maschile e del femminile, viene continuamente disarticolata dal diffondersi delle teorie del gender che determina lo stravolgimento del proprium dell'umano. Il presente lavoro, intendendo offrire coordinate per ritessere il tessuto antropologico ed etico nella contemporaneità, opera una ripresa e un approfondimento del tema con lo scopo di riproporre la "normatività" autentica della "grammatica" dell'umano, la quale, fondata sulla significazione della differenza del maschile e del femminile, individua nella reciprocità la dimensione antropoetica fondamentale del costituirsi e relazionarsi umano.
Il percorso dottrinale sviluppato dall’Autore, col fine di delineare e fondare il criterio della “adeguatezza etica” nell’uso dei mezzi terapeutici e di sostegno vitale, parte dall’esame dei fondamenti biblici e teologici relativi al valore della vita, al dovere di conservarla e, conseguentemente, di curarla; ma esso si avvale anche delle feconde riflessioni prodotte sul tema dai teologi moralisti della Tradizione precedente, dal sec. XVI fino alla metà del XX sec., così come di una diligente rassegna del Magistero recente della Chiesa. Una ricerca che offre al lettore alcuni risultati davvero significativi, sia sul piano dottrinale che su quello applicativo-operativo.
Maurizio Calipari è un sacerdote della Diocesi di Reggio Calabria-Bova. Da qualche anno, svolge la sua attività di studio presso la Pontificia Accademia per la Vita, in Vaticano. Inoltre, ricopre la carica di Assistente Ecclesiastico della Federazione Internazionale delle Associazioni dei Medici Cattolici (FIAMC). Dopo aver conseguito il Baccalaureato in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana in Roma, don Calipari ha intrapreso gli studi di Teologia Morale presso l’Accademia Alfonsiana, dove ha conseguito il Dottorato con una tesi di argomento bioetico. Ha inoltre approfondito la sua formazione nel campo della Bioetica frequentando dei Corsi di Perfezionamento e un Master di 2° livello tenuti dall’Istituto di Bioetica dell’Università Cattolica del S. Cuore in Roma e dal Pontificio Istituto “Giovanni Paolo II”. Attualmente, insegna Etica generale presso l’Istituto Internazionale “Camillianum” e Bioetica presso il Pontificio Istituto “Giovanni Paolo II”. Tra le sue pubblicazioni: M. Calipari, A.G. Spagnolo, A quali condizioni i pazienti accettano il “peso” di una chemioterapia, in Med. e Mor. (1999) 2:399-402; Nutrizione artificiale nei pazienti in “stato vegetativo persistente”, in Med. e Mor. (1999) 6:1223-1230; E. Sgreccia, M. Calipari, M. Lavitrano, Church backing depends on ethical use of animals, Nature, 2001 Dec 13;414(6865):687; Verso la conclusione della vita: le responsabilità etiche dell’intervento socio-sanitario, in Atti del Convegno “Dignità del vivere e del morire” (Roma – 27 gennaio 2001), Roma 2002, pp. 35-40; The principle of Proportionality in Therapy: Foundations and applications criteria, NeuroRehabilitation, 2004;19(4):391-397; L’adeguatezza etica degli interventi di sostegno vitale nelle persone in stato vegetativo persistente, in Bioetica, anno XIII, 2 (2005), pp. 129-133; Ética al final de la vida. Aplicación a personas en estado vegetativo, in Vida y ética, año 5, n. 2, dic. 2004, pp. 117-126; Proporcionalidad terapéutica, in Vida y ética, año 5, n. 2, dic. 2004, pp. 269-281.
Il volume raccoglie alcuni interventi del cardinale Carlo Caffarra tra il 2009 e il 2017, diversi dei quali scritti nell'ultimo periodo della sua vita, un paio addirittura mai pronunciati, a causa della morte improvvisa. È strumento pastorale e teologico per affrontare questioni impellenti tanto per la vita personale quanto per la società: procreazione, sessualità, cura, tecnologia, medicina. Il libro è un invito - rivolto a credenti e non credenti - a riflettere su alcuni temi decisivi del vivere personale e civile: coscienza, natura, vita, famiglia, amore, bene comune, politica e leggi civili. In esso traspare l'animo del pastore, sensibile alle inquietudini del suo tempo e desideroso di illuminarle alla scuola del Vangelo. La collezione di testi raccolti in questo volume è una finestra che apre al pensiero, profondo e fecondo, del Cardinale Caffarra, proiettando una luce, che illumina la vita della Chiesa e della società tutta.
Raccolta di spunti e riflessioni su problematiche attuali, spesso inquietanti, che interpellano la nostra stessa vita.
Padri (In dialogo, collana Mutamenti, pagine 136, euro 16) è un volume a più voci, in cui si raccontano le storie di sette diversi papà di oggi; ciascuno, a partire dalla propria esperienza, ripercorrere le caratteristiche di san Giuseppe individuate da papa Francesco nella sua lettera Patris corde. Sono padri biologici, come Simone o Michele, adottivi o affidatari, come don Claudio, che vive con i suoi adolescenti nella comunità Kairòs. Padri nelle prese con la malattia dei propri figli, come Gabriele, o messi di fronte al dramma della separazione, perché costretti a fuggire dalla guerra, come Basel; padri che imparano a farsi da parte, come Maurizio, per consentire ai propri figli di spiccare il volo, oppure che accolgono come proprio un figlio che non hanno generato. Unifica questo “poliedro” la riflessione sull’essere padre nel terzo millennio a cura di Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva.
Quando si diventa davvero padri? Quando si scopre la positività di un test di gravidanza o quando si accoglie dentro di sé il mistero di una nuova vita, qualcosa di così enorme e meraviglioso da generare nella nostra esistenza un prima e un dopo! Tocca ad Alberto Pellai, medico psicoterapeuta dell’età evolutiva, noto saggista e divulgatore, offrire l’incipit del volume “Padri. Istantanee dei mille volti di paternità” , che passa i rassegna i molteplici volti che assume oggi la paternità.
Si cimentano nell’impresa, sotto la guida del curatore Edoardo Buroni, sette diversi papà, alcuni genitori biologici, altri accompagnatori nella vita di “figli” adolescenti, bambini o ragazzi, che sono tali in ragione di una costante e amorevole cura educativa, pur non essendo stati generati anagraficamente da loro, perché adottati, o affidati.
Esiste un “manuale del perfetto genitore“? Dove trovare un “modello di padre” a cui poter assomigliare? Le storie narrate da Maurizio, Michele, Basel, Gabriele e gli altri, mostrano che la paternità è un variopinto poliedrico, con sfumature e sapori capaci di rispecchiare la bellezza e la fragilità, la complessità e il mistero di un ruolo antico e sempre nuovo, bisognoso di pazienza e tanto coraggio per affiancare le nuove generazioni nel loro cammino. Emerge così la bellezza dell’esperienza di un giovane papà come Simone Bosetti, con un bimbo di due anni e due gemelle in arrivo, che dice di sentirsi come su un ottovolante e confida: “Padre amato è quello che sa cogliere il bene più grande, il miracolo di una vita che cresce di fronte a sé, un progetto di vita che va a costruirsi giorno per giorno. É l’uomo che è consapevole che questo progetto miracoloso va oltre le valutazioni e gli umori giornalieri, il momento di felicità o di rabbia quotidiano. sa mettersi al servizio di qualcuno che non gli appartiene, ma di cui è consapevole di essere profondamente responsabile. La coscienza di essere amati permette di accettare se stessi, con i propri pregi e i propri difetti, senza avere la pretesa di voler apparire ciò che non si è. Aiuta a contestualizzare quello che si vive e a inquadrare i limiti, le piccolezze e le fragilità in una cornice più grande, come dono e ricchezza nelle esperienze vissute”.
Le medicine alternative hanno una validità scientifica? Sono compatibili con la vita cristiana? Quale significato ha la guarigione nella Bibbia e nella realtà attuale della Chiesa? Sono questi gli interrogativi ai quali l'autore intende rispondere con il presente saggio. Da un lato, il testo ci propone una ricerca sulla guarigione e sulle medicine alternative, sulla loro validità scientifica e sulla loro influenza nella vita spirituale dei cristiani, dall.altro, una riflessione sulla guarigione nell'Antico e nel Nuovo Testamento e nella realtà attuale della Chiesa.
Essere ammalati è una condizione speciale di disagio a cui, oggi, vengono riconosciuti ampi diritti: tra tutti il diritto alla cura, affinché il malessere venga estirpato o la sofferenza alleviata. Chiunque soffra di una malattia tende a far valere questo diritto. Ma chi soffre di problemi psichici è nella medesima condizione? Riconosce il suo essere ammalato e sa di avere dei diritti per questo suo stato? E quali diritti hanno i familiari, i congiunti, i coabitanti e la società tutta affinché la malattia da cui è affetta questa persona non ricada in qualche modo sulla loro esistenza? E ancora, quali limiti hanno i curanti, i familiari, la società nei confronti di quei singoli che essi ritengono affetti da tale malattia? La complessa e parziale risposta a queste domande è la cifra che marca la differenza tra una bioetica orientata alla pratica medica in generale ed una bioetica della cura in psichiatria: interrogativi bioetici ancor più specificamente che etici, perché chiunque intervenga come professionista nell'ambito della cura di queste forme di malessere o, anche, chiunque abbia competenza ad intervenire e decida di non intervenire, determina una ricaduta significativa sull'esistenza, la qualità di vita, gli stessi aspetti biofisici della vita del singolo malato e delle persone a lui prossime. Interrogarsi sulle conseguenze delle nostre scelte nel campo della cura delle malattie mentali è lo scopo di questo lavoro.
Un volume che consente di rivisitare Agostino in modo innovativo e fresco, ponendosi in connessione intenzionale con i temi che oggi stanno al centro del dibattito culturale e che aprono, nel contesto della crisi attuale, verso la necessità di riscoprire in modo sempre più approfondito la bellezza originaria della dimensione sessuale dell'Uomo, per se stessa legata alla realtà divina del Creatore; si pone così un significativo passo in avanti di carattere storico verso il superamento di quell'"ateismo affettivo", che caratterizza la vita dei nostri giorni, orientando ad una apertura consapevole verso il carattere sostanzialmente teologico e spirituale della dimensione sessuale dell'Uomo stesso.

