
Eutanasia, testamento biologico, dichiarazioni anticipate di trattamento, accanimento terapeutico, cure palliative, stati vegetativi. Da alcuni anni queste parole fanno stabilmente parte del dibattito pubblico, politico e sociale relativo al fine vita e alle condizioni di massima fragilità. L’intento di questo volume è quello di approfondire e confutare i falsi miti della “buona morte”, dando risposta fondata alle domande di senso che realizzano e costituiscono la questione antropologica. Esistono malattie inguaribili, ma non esistono malattie incurabili: la condivisione della fragilità restituisce a chi soffre la fiducia e il coraggio a chi si prende cura dei sofferenti. “Resistere” quando non c’è più nulla da fare è vano; parimenti “desistere” quando invece ci sarebbe ancora spazio di cura, è una grave omissione. La vera libertà per tutti, credenti e non credenti, è quella di scegliere a favore della vita, perché solo così è possibile costruire il vero bene delle persone e della società.
L'Autrice mette in evidenza come, sotto l'apparente diversità dell'agire umano, ci sia sempre un punto di riferimento comune che è appunto la natura personale dell'essere umano e il suo esprimersi nell'agire morale verso la pienezza di vita, che si trova nella gioiosa fedeltà al rispetto della verità della persona.
Bioetica: l’evidente centralità delle questioni della vita e della morte, e la crescita dei saperi sulla vita e sulla morte, stravolgono i connotati classici della politica. Quello che viene talora definito "paradigma biopolitico" muta i contorni della sovranità, e minaccia le certezze del diritto, innalzando le pretese di controllo sugli individui e sulle popolazioni. Costringe, in altri termini, a interrogarsi sulle nuove dimensioni che sta assumendo la persona. Il tema della laicità è ormai assurto a luogo di riflessione comune, declinato in modi assai diversi tra loro, discusso in contesti accademici, politici, religiosi, giornalistici. Lo stesso concetto ha ormai acquisito una valenza semantica molto varia, divenendo momento di definizione anzitutto di un atteggiamento mentale che si lega, in certe prospettive della scienza politica e giuridica, alla stessa idea di democrazia, di pluralismo, di inclusività integrativa. È un tema del massimo rilievo non solo sul piano della riflessione scientifica, ma anche su quello, ben più prosaico e contingente, della vita politica, specialmente in un contesto come quello italiano.
Nel libro, l'autore si interroga sui pregi e i limiti della legge n. 40 del 2004 sulla fecondazione artificiale. La legge n. 40 del 2004 sulla fecondazione artificiale continua a suscitare vivaci dibattiti tra i politici e nell'opinione pubblica. L'autore, un magistrato di Firenze, si interroga su quali siano i pregi e i limiti della legge. Dalla sua analisi emerge che i principi solenni della legge sono smentiti di fatto dalle norme piu particolareggiate. Qual'e il motivo di questo scollamento tra principi affermati e norme operative? La sua analisi e condotta con una logica tutta laica e con un linguaggio adatto a qualsiasi tipo di lettore.
Accanimento terapeutico? Oppure uccisione di una disabile che non ha chiesto di morire e che ha subito la morte a causa della sua condizione, ritenuta indegna di essere vissuta? Un affare privato o una vicenda che riguarda tutti?
Una donna che era già morta diciassette anni fa? Davvero aveva chiesto di essere uccisa?
Un padre che rispetta la volontà della figlia o che vuole farla morire per le proprie convinzioni?
E i giudici: hanno applicato la Costituzione e le leggi o
hanno pronunciato una ingiusta condanna a morte?
Un processo giusto o iniquo?
Molti sono i dubbi che nascono dalla vicenda di Eluana Englaro, molte le domande che bruciano: non possiamo voltare le spalle per non riflettere su ciò che è accaduto.
Sono stati depositati in Parlamento diversi disegni di legge sul cosiddetto fine-vita. Di fronte alla malattia e alla vecchiaia ciò che conta davvero è decidere da soli quello che dovrà succedere? Il Parlamento, con la legge 219/2017 sulle disposizioni anticipate di trattamento, ha garantito nuovi diritti, in modo che nessuno possa decidere per noi e la nostra dignità sia garantita in ogni situazione? Queste pagine tentano di dimostrare che i disegni di legge appena depositati e la legge 219/2017 stanno introducendo l'opposto di quanto ufficialmente dichiarato, l'opposto dell'autodeterminazione e della dignità. Sarà di nuovo possibile un altro "caso Englaro"? Cosa sarebbe successo ad Alfie Evans con questa legge? Il processo per il suicidio di DJ Fabo renderà i medici degli assassini per legge? E soprattutto, il Parlamento, concedendo una "licenza di uccidere" in certi casi, non avrà mica pensato a ciascuno di noi, diventati vecchi e malati? Come ci difenderemo? Chi ci aiuterà? Forse è meglio iniziare a informarsi.
"I mille volti della tenerezza" è un invito alla riscoperta di un sentimento profondo e autentico, che va oltre il semplice affetto. Con uno stile intimo e riflessivo, don Carlo Rocchetta guida il lettore attraverso pensieri quotidiani per educarsi all'arte di amare, proponendo la tenerezza come una virtù forte, radicata nell'animo umano. Lontana da superficialità e smancerie, la tenerezza si rivela come un cammino spirituale che porta alla maturità affettiva, capace di abbracciare ogni aspetto della vita e di trasfigurare le relazioni umane.
Lo scambio di embrioni dell'ospedale Pertini di Roma e la sentenza della Consulta, che introduce anche in Italia le tecniche di fecondazione eterologa, aprono scenari inquietanti su un tema che può essere considerato il cuore della nuova questione antropologica: generare figli al tempo delle biotecnologie. Quante mamme, quanti papà può avere un bambino? In questo libro Eugenia Roccella affronta la rivoluzione che sta modificando in modo radicale la filiazione naturale, e spiega come la nascita di un figlio sia ormai affidata a laboratori, contratti e leggi di mercato, e sia sempre più indipendente dalla relazione affettiva tra un uomo e una donna.
È possibile spiegare in maniera ontologica il perché di una “pari dignità di essere” tra uomo e donna, che non è uguaglianza ma differenza complementare? Ebbene, è questo il fine di una tale opera: presentare e approfondire una tematica quanto mai attuale, quella della “differenza di genere”, col contributo delle antiche e moderne teorie filosofiche. Ci si propone così di comprendere quanto la naturale dissomiglianza sussistente tra uomo e donna e le peculiarità del genere finiscano per determinare le modalità dei rapporti umani; di capire l’operatività tramite la quale uomo e donna, in virtù di queste stesse tipicità biologiche, si rendono protagonisti dell’ambiente culturale, sociale, politico, scientifico in cui vivono; di valorizzare il giusto equilibrio dei sessi che, nella dinamicità del reale, si traduce in contributi che sono insieme maschili e femminili.
Miriam Rocca, è docente di storia e filosofia nelle scuole superiori. Come autrice del saggio Il volto femminile della filosofia edito da Rubbettino nel 2010 (secondo posto al premio nazionale di filosofia “Le figure del pensiero”, VI edizione), ha analizzato il ruolo svolto dalle donne nelle vite dei grandi pensatori del passato. È socia della Società Filosofica Italiana.
L’aborto non è solo materia di cronaca quotidiana, e di battaglia politica. Esso non inizia con le leggi che lo legalizzano,così come non era un delitto «come un altro» quando era considerato un crimine. La polemica politica sull’aborto è quindi giusta, ma quasi sempre inadeguata. Perché lo considera soprattutto come un fare male,un malaffare,senza indagare la sua natura in quanto malessere,essere nel male,in una situazione di forte disordine e disagio. Sconfiggere l’aborto e i suoi orrori, legalizzati o illegali, significa dunque niente meno che prendersi la responsabilità di rifiutare la tentazione regressiva,egoista ed onnipotente,della conservazione dell’esistente,aprendosi al nuovo che ogni giorno nasce e ci chiede accoglienza ed amore. Significa accettare di sacrificarci per lui, per il bimbo che viene nel mondo, anziché sacrificarlo al nostro piacere, ma soprattutto al nostro, soltanto immaginato,potere su un esistente,la realtà,che invece nella sua incessante trasformazione,ci oltrepassa e ci trascende,in ogni momento.
AUTORE Claudio Risè, psicanalista, docente di Sociologia dei processi culturali e delle comunicazioni all’Università dell’Insubria (Varese), lavora da oltre un quindicennio sulla psicologia del maschile, e sui problemi derivanti dalla crisi della figura paterna. Su questo tema ha pubblicato,con San Paolo Edizioni,Il Padre l’assente inaccettabile (2007), giunto alla quarta edizione nel primo anno di pubblicazione. I suoi libri Essere Uomini e Parsifal (Red edizioni) sono stati tradotti rispettivamente in portoghese (Ser Hombres, Lyra editorial) e in spagnolo (Perceval, Editorial Ibis). Con le Edizioni San Paolo ha pubblicato anche Il mestiere di padre (2004), Oltre l’omosessualità (2007), Cannabis(2007)
Anna e Giovanni Rimoldi, entrambi insegnanti, consegnano in queste pagine il frutto della loro passione educativa, stimolata dal ricordo sempre vivo della figlia Maria Gabriella (scomparsa dopo soli cento giorni di vita) ed espressa in decenni di confronto con gli studenti: è infatti la stessa realtà, con la sua drammaticità e (perché no?) con il suo stupore, che interroga la ragione, corroborata dalla fede, sul perché qualunque vita, fin dal concepimento, debba essere accolta con amore.
«Stupisce che a insegnare così», osserva Marina Corradi nella Presentazione, «siano un uomo e una donna che sono stati padre e madre per cento giorni di una bambina lungamente attesa, e così brevemente vissuta. Come se la loro sapienza, lo sguardo autenticamente profondo, fosse stato generato da quel dolore e da quell’amore. Come disse Emmanuel Mounier commentando il destino della sua bambina malata, “Siamo stati visitati da una grande grazia”». Piccola, grande storia che s’incrocia con quelle dei cinquecento bambini salvati dal Centro di Aiuto alla Vita di Busto Arsizio, dove gli autori prestano opera di volontariato.
I «quadri» raccolti in questo libro costituiscono anche il contenuto della mostra itinerante «Un grande sì alla vita» organizzata dal Centro di Aiuto alla Vita di Busto Arsizio nel ventennale di fondazione.
Anna Puricelli Rimoldi, laureata in Pedagogia, insegna nelle scuole medie. Giovanni Rimoldi, laureato in Filosofia e in Psicologia, è insegnante di liceo. Insieme hanno pubblicato per Ares Cento giorni nell’eternità. Alla ricerca del senso della vita, dedicato alla loro figlia, Maria Gabriella.

