
Il filo che lega i tre racconti qui raccolti (Il matrimonio di Longstaff Louisa Pallant, I matrimoni) è il matrimonio, o, meglio, la sua mancata realizzazione, per incapacità dei protagonisti o per l'avversa presenza di altri personaggi. Ambigui ed inquietanti, questi tre racconti, profondamente unitari, offrono un saggio singolare dello stile di Henry James, della sua sostanziale sfiducia nella stabilità dei rapporti umani, e della sua magistrale capacità di rappresentare la complessità dei sentimenti e del vivere sociale.
"Quando Montalbano incornava su una cosa, non c'erano santi". Il narratore che da anni racconta le storie del commissario di Vigàta, lo sa bene. Una parola stonata, un gesto incontrollato, un dettaglio incongruo bastano a mettere in moto le sue indagini. Così da un'impercettibile crepa nella "normalità" prendono avvio anche queste nuove storie, in cui Montalbano si imbatte nei crimini e nei criminali più eterogenei e insoliti: vecchie coppie di attori che recitano, nel segreto della camera da letto, un funereo copione; insospettabili presidi in pensione che raggirano generose prostitute; mogli astutamente fedeli che ordiscono crudeli vendette ai danni dei loro tronfi mariti ...
Il romanzo si apre fra le antiche rovine di Gallala, già luogo di un'importante vittoria degli Egizi sugli Assiri. Il faraone Tamose ha radunato lì le sue truppe e si sta preparando allo scontro con Apepi, re dei temibili Hyksos. A Gallala, però, si trovano anche il principe Nefer (figlio di Tamose) e Taita, l'eunuco che ha fatto da tutore a Lostris, nonna di Nefer, e che, dopo aver trascorso quattordici anni nel deserto ad affinare le sue arti magiche, è diventato un potente stregone. Su indicazione di Lostris (che gli è apparsa in sogno), Taita è tornato alla civiltà, diventando il tutore del principe, e adesso si appresta a condurre il giovane in una località misteriosa per completarne la formazione...
I bucanieri sono gli americani che con le loro ricchezze nuove vanno all'assalto dei tesori d'arte e cultura del vecchio mondo. Cinque ragazze, vedendosi respinte dalla buona società newyorchese di fine Ottocento perché i patrimoni delle loro famiglie sono troppo recenti, decidono di partire alla conquista dell'Inghilterra forti della loro bellezza e del denaro dei loro genitori. Ricchezza e bellezza sono qualità ricercate in un paese dove i nobili sono gravati dai debiti e si lasciano volentieri conquistare dalle giovani avventuriere. Intrighi e matrimoni si succedono a raffica, ma alla fine l'amore trionfa sui pregiudizi del vecchio e del nuovo mondo.
Un romanzo d'amore la cui trama segue l'evolversi degli eventi che hanno segnato l'indipendenza dell'India e insieme rievoca la figura del Mahatma Gandhi. Tutto comincia con Sriram, un ingenuo sognatore abituato a vivere nel guscio protettivo della famiglia, che scopre l'arrivo del Mahatma grazie a una giovane donna bella e agguerrita. L'affascinante Bharati, figlia adottiva di Gandhi, lo converte al suo credo; e così più per amore che per convinzione, Sriram sposerà la causa del "guru" in missione nei piccoli villaggi dell'India.
Il giovane Marco Celio Rufo è quasi l'incarnazione degli slanci dorati della giovinezza. Assistente di Cicerone, che lo vorrebbe educare alla professione di avvocato, nella Roma violenta e corrotta del tempo, Celio decide a un tratto di dare sfogo alla sua insoddisfazione e si mette in proprio. Frequenta Catullo e le avanguardie poetiche, amoreggia con Clodia, la Lesbia che Catullo cantò, e simpatizza per Catilina, il solitario alfiere della lotta contro le prepotenze e le ingiustizie sociali. Divenuto partigiano di Cesare, si allontana da lui quando comprende che la sua politica è avviata verso la moderazione e si pone a capo di un piccolo esercito di scontenti. Nel suo accampamento rivede le stagioni la sua vita.
La storia di Maria e Giuseppe: senza scostarsi dalla tradizione e dai testi neotestamentari, l'autore dà un resoconto di grande efficacia su un rapporto di coppia fuori dal mito, restituendoci in particolare la figura di Giuseppe come quella di un uomo vivo, di grande concretezza e sensibilità. Prefazione di Carlo Bo. Questo romanzo valse all'autore il Premio Campiello nel 1984.
Composto nel '68 e pubblicato l'anno successivo questo romanzo colse sul campo il senso più autentico di quella celebre figura giovanile: una decadenza romana archetipica, vissuta coi teatrini e i fumetti delle migliori avanguardie storiche. Contro ogni oppressione razionalistica, politica e scientifica, uno sfrenato cabaret "pop" dell'immaginazione e del desiderio.
Uno scandaloso manoscritto libertino sconvolge l'equilibrio sentimentale di una svampita intellettuale newyorchese. Una vera sophisticated comedy.

