
George Smiley, capo del servizio segreto britannico, ha il compito di riaffermare il buon nome dell'organizzazione dopo un clamoroso caso di infiltrazione dei servizi segreti russi. Per questo affida a Jerry Westerby, l'onorevole scolaro del titolo, una delicata missione che lo porterà ad Hong Kong e in Russia per svelare un'oscura macchinazione. Ma Westerby non sa di essere soltanto una pedina nel grande gioco voluto da Smiley.
Jill Lawton si è rivolta all'avvocato Matthew Hope per rintracciare il marito Jack, fuggito al Nord per cercare lavoro e mai più tornato. Un caso come tanti per Hope, di quelli che si risolvono a occhi chiusi. Almeno così sembra, finché su una spiaggia di Calusa, in Florida, non viene ritrovato il cadavere di un uomo con i documenti di Jack in tasca. Inizia così un'indagine che svelerà i morbosi segreti dei coniugi Lawton e condurrà lo stesso Hope a un passo dalla morte.
La falsa disinvoltura con cui ci si sistema sulla poltrona del dentista, il caldo oblio in cui si sprofonda una volta sdraiati al sole, il disappunto per l'interruzione della siesta causata dall'arrivo di un ospite inatteso. Delerm dipinge frammenti di vita e barlumi di sensazioni in cui è arduo non riconoscersi. E non abbandona il pennello neanche quando i colori sfumano verso il grigio lasciando irrompere una certa malinconia: c'è infatti una punta di amarezza nella contemplazione di quelle vecchiette arcigne che incassano la vincita del jackpot senza che nulla smuova la linea pietrificata del loro profilo o nello scoprire che la persona che credevamo di aver sorpreso in atteggiamento infantile stia in realtà parlando al cellulare.
Questo romanzo fu pubblicato in Svizzera nel 1945, dove l'autore si era rifugiato per sfuggire ai nazifascisti, con il titolo di Drei Kreuze (Tre croci). Ispirandosi liberamente al romanzo di Wilder, "Il ponte di San Luis Rey" Montanelli racconta in prima persona le sorti di tre italiani qualunque trovati misteriosamente assassinati in Val d'Ossola il 17 settembre 1944. Chi li ha uccisi? Perché? A queste domande non è possibile dare una risposta finché il vecchio parroco, in procinto di essere deportato in Germania, consegna all'autore alcuni fogli manoscritti in cui è contenuta un'incredibile verità.
Nel 1999 la morte improvvisa del presidente Eltsin getta la federazione russa nel caos. Bande di terroristi incendiano le magre riserve di grano spingendo la popolazione alla rivolta. Alla vigilia di Capodanno, l'esplosione di una bomba a Manhattan provoca centinaia di vittime. Dopo un'accurata analisi gli inquirenti accertano la provenienza russa dell'esplosivo. Chi può aver compiuto una simile strage?
Un uomo che è stato "lontano nel mondo" per anni torna al paese d'origine, al luogo che credeva eterno. Profondamente turbato, si accorge che intanto il legame con i tempi "di prima" è spezzato per sempre. Il protagonista che ripercorre lo Stradone dei Ronchi trova uomini e cose profondamente mutati. Le immagini familiari, le "sue" immagini, quelle che hanno formato la sua identità, gli appaiono come lampi, come miraggi: svaniscono nel momento in cui cerca di catturarle e fissarle. Non appena si avvicina a un luogo con l'attesa del riconoscimento, questo sparisce, sostituito da un altro. Il paese è cambiato, di ciò che era un tempo si intuiscono solo le forme e al protagonista rimane l'angoscia di un paese perduto.
Pari del regno, gentiluomo di camera del principe di Galles, viceré d'Irlanda e ambasciatore all'Aia, Philip Dormer Stanhope, quarto conte di Chestefield (1694-1773), non passa alla storia per le sue virtù politiche e diplomatiche, bensì per il suo poderoso epistolario, e in particolare per la lettere da lui indirizzate al figlio Philip sin da quando questi ha solo cinque anni. Lo scopo di una così lunga e intensa corrispondenza è di trasformare quell'unico erede - per di più illegittimo e quindi lontano - in un perfetto aristocratico, munito perciò di quelle doti di cultura, di gusto e di comportamento che il padre ritiene essenziali a tal fine.
Agosto 1984. I protagonisti di "Macchie rosse" sono al Lido di Spina, una località di villeggiatura sulla costa emiliana dove hanno passato insieme ogni loro vacanza, dalla nascita a oggi. Titi, la caustica e indomabile narratrice; Ale "così bello e precario"; Luca, con quel sorriso stentato, "come se sorridesse suo malgrado"; Fizz, trentenne angloindiano, che morde il presente per digerire il passato; Morgana, Babe, Daria e tutti gli altri si accingono a passare insieme anche questa vacanza, convinti che sarà identica alle altre. Ma l'agosto 1984 si rivelerà diverso. Basterà una sola casualità perché gli scheletri escano dall'armadio e ognuno dovrà confrontarsi con la faccia sconosciuta dei suoi compagni e di se stesso.
Il commissario Kostas Karitos vive ad Atene, metropoli sospesa tra Oriente e Occidente, crocevia di immigrati clandestini, ex spie sovietiche e trafficanti d'organi. Karitos tenta comunque di ritagliarsi uno spazio di tranquillità personale, per dedicarsi anche ai propri problemi famigliari. Ma un efferato omicidio lo costringe a scendere in campo, scontrandosi con schegge impazzite di realtà.
"La bustina di Minerva" è una rubrica iniziata sull'ultima pagina dell'"Espresso" nel marzo del 1985 e continuata con regolarità settimanale sino al marzo 1998, quando è diventata quindicinale. Ora le "Bustine" sono state selezionate e raccolte in questo libro. Si spazia da riflessioni sul mondo contemporaneo, alla società italiana, alla stampa, al destino del libro nell'era di Internet, sino ad alcune caute previsioni sul terzo Millennio e a una serie di "divertimenti" o raccontini. La raccolta dà il senso alla rubrica che, come vuole il titolo, intendeva raccogliere quegli appunti occasionali e spesso extravaganti che talora si annotano nella parte interna di quelle bustine di fiammiferi che si chiamano appunto Minerva.

