
Alla corte del duca di Württemberg, intorno alla metà del '700, Reb Joseph Süss Oppenheimer, ebreo di modeste origini, di acuto ingegno e di sfrenata ambizione, cinico e senza scrupoli, ricerca ed ottiene successo e gloria alla corte cattolica, divenendo uomo di fiducia e ministro delle finanze del duca Karl Alexander. Ma gli eventi lo travolgeranno e verrà ucciso, dopo una lunga agonia, dai suoi nemici politici. Il libro fornì al regista Veit Harlan lo spunto per un film di propaganda nazista e di supporto per la persecuzione razziale, uscito nel 1933, che stravolse il significato dell'opera, ma che ebbe, purtroppo, grande risonanza.
Agosto. Emilia, fotografa quarantenne, parte per le vacanze in Sardegna. Un marito in India per lavoro, una bambina di sei mesi che patisce il mare, un figlio undicenne che, fortemente determinato a isolarsi dall'"umanità coetanea" per rivendicare il diritto a una felicità tutta sua, passa il tempo a pescare e fabbricarsi le esche impastando palline di pane. L'unico aiuto potrebbe essere la nuova baby-sitter: ma è un'enigmatica ragazza portoghese che non sa una parola di italiano e si porta dietro un'inverosimile macchina da cucire a pedali. La vacanza inizia e dà vita a una serie di situazioni buffe e di reazioni imprevedibili, che s'insinuano tra le chiacchiere in spiaggia e scardinano certezze e opinioni comuni e conformiste.
Joe ha nel cuore la nostalgia della terra di suo padre, che faceva L'agricoltore. Partito dal Nebraska per una vacanza nella Repubblica Dominicana, Joe viene accolto dalla magia del "cafecito", una tazzina di caffè nero, denso, forte che lo ammalia e lo attira nelle montagne dell'interno. Qui incontra Miguel, che produce i chicchi fragranti, senza concimi chimici, rispettando l'ambiente. Ma l'amore per la terra e per il caffè costa ai piccoli coltivatori la povertà e il rischio di soccombere alle grandi compagnie. Il "cafecito" cambia la vita di Joe: non solo una bevanda, ma un rituale magico dal profumo inebriante, un momento unico e perfetto di intimità che lo aiuta a ritrovare l'armonia con la terra e il suo posto in un mondo da difendere con il lavoro delle mani, con La parola scritta, con la comunione di tutto ciò che è prezioso. Per affrontare le sfide della vita, una tazzina dopo l'altra. Età di lettura: da 12 anni.
Il romanzo, scritto nel 1926 a Parigi, segna la rottura dell'autore con Sherwood Anderson, uno degli scrittori che più influenzarono la sua formazione propugnando la ribellione alle regole strutturali della narrativa americana. Ma mentre Anderson non era riuscito, distrutte le regole, a costruire nelle sue opere alcun disegno coerente, Hemingway seppe trovare una nuova tecnica formale. E in questa feroce satira riecheggia grottescamente tutti i più tipici motivi andersoniani.
Pubblicato nel 1719, "Robinson Crusoe" ottenne fin dal primo apparire un enorme successo, dovuto oltre che alla moda dei racconti di viaggio, alla scrittura semplice ed elegante e al fascino di un eroe che incarna tutte le virtù della classe media inglese e diventa icona dello sviluppo cosiddetto civile. Nel suo rapporto con il "selvaggio" Venerdì, di cui è padrone e precettore, l'astuto Robinson prefigura così il colonialismo britannico. E la sua solitudine di naufrago si fa scelta, conseguenza inevitabile del dominio, oltre che allegoria della condizione esistenziale dell'uomo.
In un monastero di padri carmelitani, dove si è recato a trascorrere un periodo di riflessione, l'autore incontra un monaco francese. Si chiama Dominique De La Salle e corre voce che sia un santo. Del suo passato si sa pochissimo: ha insegnato alla Sorbona e ha viaggiato molto, poi, in seguito a una delusione, ha abbandonato tutto per andare a vivere sotto i ponti della Senna tra clochard e prostitute. La sera in cui, disperato, ha deciso di porre fine alla sua esistenza è entrato in una chiesa per chiedere perdono e lì la fede gli ha indicato una possibile strada di salvezza. Con un "Preavviso" di Mario Luzi.
Senza un soldo in tasca, in balìa di un lavoro che detesta con tutte le sue forze, un ragazzo di ventisei anni decide di chiedere consiglio a un uomo ricchissimo, il Milionario, perché lo aiuti ad avere successo. Ma il Milionario ha in serbo per il ragazzzo una lezione importante, ben più importante del segreto per diventare ricchi. Una lezione che cambierà la vita del ragazzo e lo renderà felice.
Il romanzo è ambientato nella Russia mezza bianca e mezza rossa degli anni Venti. Dove tutto cade in pezzi, ma il protagonista, Nikolaj Vasil'evic, continua a occuparsi imperterrito delle sue miniere d'oro in Siberia e a coltivare l'"incantevole bouquet" delle sue tre figlie, diversamente irresistibili. Il che non gli impedisce di accogliere in casa una folla smisurata di amanti, parenti in vario grado delle medesime, impostori, parassiti e mere comparse, che danno luogo a una sgangherata e sofisticatissima commedia di equivoci, sostituzioni, tradimenti.
La cellula originaria del comico ebraico si trova plausibilmente nello "shtetl". E in uno di questi villaggi dell'Europa Orientale, in Ucraina, passò la sua infanzia Sholem Aleykhem, uno dei primi maestri di quel genere poi sviluppatosi sino a oggi tra molte diramazioni. "Un consiglio avveduto" è il primo dei tre racconti radunati in questo volume. È difficile non essere squassati dal riso mentre si segue il tormentoso e logorroico personaggio che cerca di farsi dare un "consiglio avveduto" per uscire da una situazione che è già irreparabile, giustappunto per la travolgente e lamentosa tediosità di colui che parla.
"Di sicuro questa non è figlia di contadini" esclama il contadino Jacopo allorché gli viene affidata la trovatella Matilde Sofiri: e subito la delicatezza dell'aspetto e la sorte infelice di lei gli ispirano un sentimento che non ha mai provato nemmeno per i figli veri. Ma la bambina non resterà con lui a lungo: per sottrargliela viene ideato un tortuoso inganno, che dura un'estate e ha al suo centro l'interminabile esecuzione di un ritratto: e l'epilogo, lieto e doloroso insieme, sarà segnato dall'apparizione di una carrozza nera e oro da cui sporge, simile ad un artiglio, una mano guantata di donna.
Dopo aver raccontato, nelle "Ceneri di Angela", la sua infanzia "infelice, irlandese e cattolica" come il più atroce e ilare dei mondi possibili, McCourt ci trasporta qui nell'America del secondo dopoguerra. E precisamente in una New York proletaria, dove fra case di mattoni rossi, pub di emigrati irlandesi e banchine ingombre di merci, con la quinta lontana e irraggiungibile di Manhattan, Frankie si trova a percorrere, passo dopo passo, un faticosissimo apprendistato.
A Parigi Rosi incontra l'uomo che, più di vent'anni prima, in una cittadina della riviera ligure, è stato il suo primo ragazzo. Adesso fa il cuoco ed è ancora vitale e passionale. E come allora Rosi è impertinente e ribelle. Si studiano, si guardano, si amano, dentro la lunga notte che li ha rimessi insieme. E poi? Rossana Campo torna alla freschezza dei suoi primi romanzi (la vicenda parallela di Rosi dodicenne è un graffiante affondo nell'inquietudine adolescenziale) aggiungendo la malinconica leggerezza di una nuova maturità.

