
Questo volume contiene: Introduzione (di Maria Corti); Cronologia; Parte prima: "Diceria dell'untore", "Museo d'ombre", "Argo il cieco", "L'uomo invaso", "Le menzogne della notte"; Parte seconda: "L'amaro miele"; Parte terza: "Cere perse", "Il malpensante", "La luce e il lutto"; Appendice: istruzioni per l'uso (di "Diceria dell'untore"), La panchina; Note ai testi; Fortuna critica; Bibliografia.
Oelze era un industriale di Brema, molto colto e molto devoto a Benn, che non aveva però occasione di incontrare. Benn lo scelse, in anni dolorosi e difficili, fra il 1932 e il 1956, come cassetta di sicurezza dei suoi pensieri, dei suoi umori e delle sue emozioni più nascoste. Le lettere che gli scriveva diventarono così una sorta di ininterrotto, rovente monologo, dove Benn sperimentava con la prosa, con i versi e con le immagini quello che andava cristallizzandosi nelle pagine memorabili di Osteria Wolf, Il romanzo del fenotipo, Il tolemaico. Ma qui tutto si mostra allo stato nascente, avvolto nei fumi dell'estro, dell'improvvisazione, della furia. Insieme magmatiche e acuminate, queste lettere trascinano nel loro flusso schegge preziose, che compongono senza volerlo un'opera rimasta meguagliata nella letteratura tedesca del Novecento.
"D'improvviso ci si trovava immersi in un universo spersonalizzato, dove le parole di tutti i giorni erano come monete fuori corso, dove i fatti più quotidiani si traducevano in formule oscure. La toga nera dei giudici, l'ermellino, la toga rossa dell'avvocato generale accentuavano ancor più quell'impressione di rituale immutabile dove l'individuo veniva annullato. "Eppure il presidente Bernerie conduceva i dibattimenti con la massima pazienza e umanità. Non metteva fretta ai testimoni, non li interrompeva quando sembravano dilungarsi in dettagli inutili. "Con altri magistrati, più rigidi, a Maigret era capitato di stringere i pugni per la stizza e l'impotenza. "Anche oggi sapeva di aver dato solo un riflesso spento, schematico, della realtà. Tutto ciò che aveva appena detto era vero, ma non era riuscito a far sentire il peso delle cose, la loro intensità, il loro fremito, il loro odore".
Un libro che accende una luce mai accesa su Eugenio Montale, scoperto nel suo versante umano e privato. Parlano le lettere che arrivano e partono da Casa Montale, e raccontano di Eugenio sognatore, poco avvezzo alle cose pratiche della vita (come casa, lavoro ecc.) ma già considerato come il “genio” di famiglia.
Custodito dagli eredi di Marianna, la sorella di Eugenio, alla quale molte lettere sono indirizzate, questo epistolario inedito ricostruisce anche un’atmosfera, un’epoca e un clima culturale e sociale, che fanno da sfondo alla maturazione di Eugenio Montale.
Il testo è costituito in gran parte da una selezione di lettere fra Eugenio e Marianna e fra Marianna e la madre oltre a numerosissime lettere di Marianna a Ida Zambaldi, l’amica di una vita, raccolte con grande cura dalla destinataria e poi custodite dagli eredi di Marianna.
La curatrice, oltre a selezionare i passi più significativi dell’epistolario, ha scritto i testi di raccordo. Il lettore non si trova così di fronte alla mera trascrizione delle lettere, ma viene man mano guidato a conoscere dal di dentro i personaggi e gli ambienti di casa Montale.
Alcune foto di famiglia inedite, fornite dagli eredi, e le riproduzioni di alcuni manoscritti arricchiscono il libro.
L’intento di Giorgio Torelli è quello di raccontare “usi, costumi, ingegno e solitudine” di Giovannino Guareschi, e per fare questo l’autore fa ricorso ai propri ricordi personali (conobbe e frequentò assiduamente l’autore di Don Camillo), ma anche a quelli dei figli Alberto e Carlotta, che hanno reso disponibile molto del materiale per la realizzazione di questo libro. L’opera è costruita come un album di ricordi, episodi, aneddoti, in cui testo e disegni (molti dello stesso Guareschi) contribuiscono a dipingere con verità quel mondo così ricco di umanità e per questo sempre di moda.
Questo volume raccoglie i cinque principali romanzi di Soldati: "Le lettere da Capri", "La busta arancione", "L'attore", "Lo smeraldo", "La sposa americana". Il ricco materiale conservato nell'archivio della villa di famiglia a Tellaro è stato messo a disposizione del curatore del volume, Bruno Falcetto, e gli ha permesso di costruire una cronologia e delle notizie sui testi attraverso informazioni inedite e documenti di prima mano.
I due volumi coprono gli anni dal 1949-1961 e dal 1962 al 1970. I racconti e i romanzi scelti sono fra i più rappresentativi della sua produzione e includono i capolavori che gli hanno assicurato il successo e che si possono considerare manifesti della sua concezione estetica. Ne sono argomenti essenziali, espressi in un linguaggio estetizzante e raffinatissimo, l'erotismo e l'omosessualità, il mito della forza, l'identificazione della bellezza con la morte e con la violenza. Ma i temi trattati dallo scrittore sono vari e molteplici, come testimoniano i racconti affiancati ai grandi romanzi: dalla cultura giapponese classica elegante e raffinata, alla letteratura occidentale, al teatro kabuki e ai suoi attori.
Dal marzo 2000 al gennaio 2001 Lalla Romano, ormai quasi cieca, assistitita dal suo compagno Antonio Ria, ha scritto su grandi fogli bianchi una specie di "diario ultimo", annotando impressioni sulla musica che ascoltava, sulle vicende personali, sulla cecità stessa, sulla sofferenza fisica e spirituale, sulle visite che riceveva. Sopratutto nella calma dei mesi estivi del soggiorno a Bordighera le sue annotazioni si ampliavano fino a diventare poesie, aforismi, bilancio di una vita.
Stendhal e Dostoevskij, Flaubert e Dickens, Balzac e Hugo, Mann e Svevo: attraverso cento capolavori della narrativa mondiale, dal primo Settecento agli esordi del Novecento, Guido Davico Bonino guida alla scoperta di quelle pagine esclusive e segrete in cui i protagonisti di altrettanti romanzi celebri "confessano" il loro sentimento amoroso.
Il Gerbido Vecchio, da tempo immemore patria dei pacifici gerbilli, deve essere abbandonato: al suo posto sorgerà infatti un canile di lusso, e le ruspe sono già pronte a scavare e distruggere. Su consiglio dell'amico Gongolo, saggio nano da giardino, le piccole creature si mettono quindi in cammino per il Gerbido Nuovo, un luogo distante ma ospitale presidiato da Golem, spaventapasseri un po' burbero costruito e poi abbandonato da un bambino deluso di non aver vinto il primo premio in un concorso truccato. Ma quando, dopo mille avventure e non pochi contrattempi, raggiungeranno la terra promessa, per i coraggiosi gerbilli la sfida più grande sarà appena cominciata. Una storia fitta di echi letterari e di giochi di parole ma in superficie liscia e spensierata.
In questa originale antologia di fiabe sarà possibile trovare un Cappuccetto sordo, un'Alice imbranata, un Re smemorato, principesse col piercing, animali fantastici pelosissimi, e molti altri personaggi strambi. Se cercate le favole per fare addormentare i vostri bambini, questa antologia non fa per voi.
In questo saggio Claudio Magris raccoglie le sue riflessioni sull'attuale situazione politica e civile del nostro paese. Non scende mai direttamente nell'arena politica, evita le polemiche spicciole e le sterili contrapposizioni. Preferisce affrontare i nodi di fondo del dibattito politico-filosofico contemporaneo: la laicità e il rapporto dell'individuo con lo Stato e con la Chiesa; la famiglia e le sue nuove forme; l'aziendalismo e l'economicismo imperanti; la globalizzazione, l'incontro-scontro tra culture, la tolleranza; la guerra, la pace e il pacifismo; lo strapotere della scienza, la sperimentazione biomedica, le cellule staminali, la procreazione assistita; la devolution e la riforma della Costituzione; il significato del termine "democrazia".

