
Alla luce dei grandi cambiamenti linguistici, la Bibbia è ancora un testo attuale? Gli autori dimostrano come i mutamenti culturali non mettano fuori gioco la Bibbia che, anzi, pone alla luce tutta la sua contemporaneità, esalta il suo singolare modo di significare la realtà e di trasformarla. La Bibbia è Parola viva in cui, anche l'uomo di oggi, riesce a trovarne il significato nella sua quotidianità. Un testo che pone in evidenza il carattere assolutamente originale e unico del modo di operare del linguaggio biblico. Attraverso una rassegna storico-critica del mutamento linguistico, gli autori dimostrano come il linguaggio biblico rimane significativo sempre e sia qualcosa di assolutamente unico e autentico nella storia dell'umanità.
Il presente volume è redatto con lo scopo di presentare alcuni temi fondamentali della filosofia agli studenti ma a tutti gli interessati con un linguaggio semplice e comprensibile anche dai non addetti ai lavori. È diviso in sei capitoli, ciascuno dei quali si conclude con una Bibliografia essenziale sugli argomenti trattati. Meli affronta anche questioni storiografiche nodali come il rapporto tra cristianesimo e filosofia sia nel medioevo e sia al momento della nascita della scienza moderna. Analizza inoltre il pensiero e l’analisi del linguaggio da Frege in poi e il realismo semantico di Putnam. Si evidenzia anche il concetto di esperienza come luogo di “presentazione” dell’essere e punto di partenza della filosofia e tratta la questione del “finalismo” sia nell’applicazione «ai grandi interrogativi posti dagli sviluppi delle conoscenze scientifiche (origine dell’universo, della vita, dell’uomo; creazionismo versus evoluzionismo; rapporto spirito-mente-corpo; corretta valutazione della prospettiva del “disegno intelligente”) sia rispetto all’agire umano, perché senza una struttura teleologica è impossibile giustificare il comportamento morale» (dalla Prefazione di Mauro Mantovani, Rettore Magnifico dell’Università Pontificia Salesiana).
In questo libro, il Professor don Antonio Meli si rivolge agli operatori pastorali, al clero, ai catechisti, agli insegnanti di religione, ai responsabili di comunità e movimenti. L'intento è quello di offrire loro un quadro di riferimento per la loro azione ricavato dal Magistero della Chiesa.
L'autore intende proporre con stile giornalistico una riforma del Cristianesimo ispirata alla rinnovata intelligenza che soprattutto il Concilio Vaticano II ci ha fornito delle sue fonti. Si tratta di una riforma del Cristianesimo che tocca la sua forma mentis, la sua forma istituzionale e la sua prassi pastorale. Una riforma che nasce dalla lettura della storia del Cristianesimo alla luce di ciò che per esso rimane per sempre assolutamente paradigmatico, ossia l'esperienza cristiana contenuta nel Nuovo Testamento. L'avvenire del Cristianesimo dipende da uomini capaci di saper leggere i segni dei tempi come lo è stato in particolare Giovanni XXIII.
L'autore ritiene che la figura di Gesù illustrata in questo breve saggio sia molto più logica e, dal punto di vista storico, anche più comprensibile delle ricostruzioni con le quali ci siamo dovuti confrontare a partire dall'Illuminismo. Egli ritiene che proprio questo Gesù - quello del Nuovo Testamento - sia una figura intrinsecamente coerente e credibile. Solo se è successo qualcosa di veramente straordinario si spiega come i suoi seguaci abbiano potuto affermare di Gesù qualcosa che va contro le loro peculiari aspettative e la loro formazione religiosa.

