
Perché parlare di "piccolezza" quando l'obiettivo di ciascuno di noi è diventare persona adulta, autonoma e autosufficiente? Forse per lo stupore poetico, la profonda commozione e l'empatico sgomento, di leopardiana memoria, che proviamo di fronte all'infinito percepito quale "interinato / spazio di là da quella". Ma i titanici sforzi in campo tecnologico, o al contrario, il nichilismo sempre riproposto ci fanno ancora sentire sprofondati nel mistero dell'universo? Eppure sì, essere piccolo-essere grande sono gli estremi entro i quali sempre si muove la persona umana. Qui si offrono alcune tracce in vista di un sapere che, oggi, possa farci compiere l'attraversamento interiore del nostro essere così da avvertire che siamo debole "canna sbattuta dal vento". Se debole, l'essere umano è piccolo. Ma nella sua piccolezza è grande perché sa di essere debole: proprio in questo sapere, che è pensare, sta la sua grandezza. La via della piccolezza è itinerario che, aprendosi al mistero della vita, si sporge sul mistero di Dio che ne è la fonte, l'abisso di luce. Per afferrare, anche se per chiaroscuri, chi siamo e come entriamo in relazione con Colui che entra nella storia, con noi nella casa dell'umanità e si fa bambino, piccolo.
Il tema della fecondazione artificiale è, da anni, argomento di scontro tra ideologie contrastanti alla ricerca di un dialogo, spesso impossibile. La tentazione del compromesso può essere anche mettere quasi tutti d'accordo, ma mette il bavaglio alla verità. La legge 40/2004 ne è clamoroso esempio e l'opinione pubblica è sviata da una visione corretta del problema. Il desiderio di un figlio è legittimo ed è senza dubbio una delle aspirazioni più nobili dell'uomo, ma nessuno sa quanto sia alto il prezzo in termini psicologici, fisici, economici. Questo libro intende dare un'informazione completa attraverso il contributo di autori competenti di altissimo livello in campo scientifico, giuridico, etico-religioso, filosofico e culturale.
Un cardinale, un vescovo, un monaco, un religioso, una consacrata, una suora di clausura, alcuni presbiteri propongono riflessioni ed esperienze che aiutano ad affrontare le complesse sfide della vita e della vocazione personale. Voci diverse e insieme complementari, talvolta venate di tratti autobiografici, offrono una meditata testimonianza sull’importanza e la fruttuosità del riconoscere e valorizzare le stagioni della propria e altrui debolezza. Un testo, campione di vendite, che è già un classico nella formazione permanente di cristiani ordinati, consacrati e religiosi. Tra gli autori: René Voillaume, Renato Corti, Carlo Maria Martini, Luciano Manicardi, Sergio Stevan.
C'è un mestiere del quale spesso si parla ma di cui in realtà si sa pochissimo. Il mestiere del poliziotto, il cosiddetto "sbirro". Rispettati, detestati, temuti ma mai realmente conosciuti, gli sbirri sono persone che hanno fatto una scelta lavorativa e di vita netta, carica di implicazioni, socialmente rilevante, che può tradursi in grandi soddisfazioni ma, in molti casi, è motivo di fraintendimenti e di frustrazioni. Per restituire visibilità e senso a un'esperienza troppo spesso trascurata, dei giornalisti diversamente impegnati in prima linea nell'indagine della realtà hanno raccontato ognuno la storia, umana e quotidiana, di un poliziotto (e di una poliziotta) di oggi tra rischi, difficoltà, speranze, sogni. Spaziando dall'antiterrorismo all'antimafia, dalla scientifica alla Digos, dalla criminalità organizzata all'ordine pubblico e agli stadi, un grande affresco a più voci di un mondo complesso e contraddittorio.
II volume, pubblicato dall'ICAS nel 1946, con contributi, fra gli altri, dei Card. Dalla Costa, di Fanfani, Gonelta, Mons. Lanza, La Pira, Tosato, rappresentò un punto di riferimento importante per i cattolici eletti alla Costituente. Molti contenuti enunciati in queste pagine sono poi rifluiti nella Costituzione. Il testo viene riprodotto, nella sua struttura essenziale, nel Centenario delle Settimane Sociali.
La lotta fra un uomo e un angelo, in un albergo di montagna. Un inverno trascorso sotto una valanga. Un amore finito sullo sfondo del Monte Fuji. E poi storie di neve e di guerra, di ghiacci artici e scoperte della libertà, di sinuosi corpi femminili sulle piste da sci. Come recita il titolo del racconto di Fosco Maraini, "Quando salendo creavi un mondo", l'esperienza della montagna ha a che fare prima di tutto con un percorso interiore. Mentre il paesaggio si allarga, le pareti di roccia, la neve, i ghiacciai, l'esperienza stessa della salita obbliga l'uomo a un confronto con l'assoluto. La montagna diventa simbolo, una concretissima sfida contro i propri limiti, nell'isolamento dal mondo circostante l'ascesa si estremizza in ascesi.
Rivista internazionale di teologia, bimestrale, n. 4/2007.

