
II volume, costruito come un vero e proprio corso di fotografia, vi guida in ogni aspetto del processo creativo: imparerete così ad affinare le vostre capacità, a sviluppare l'occhio da fotografo e a correggere e migliorare via software le vostre immagini. Con spiegazioni esaurienti, esercitazioni pratiche, progetti illustrati passo passo ed esempi tratti dal lavoro di giovani professionisti, l'autore insegna a sfruttare al meglio la libertà creativa offerta dalla fotografia digitale.
Questo libro presenta un'approccio nuovo all'arte sacra: una visione del tutto originale, interdisciplinare, che permette di cogliere pienamente il significato complessivo dell'opera della cappella, di indicarne i tesori e svelarne i segreti.
"Negli anni inaugurati da 'Roma città aperta', il pubblico è al tempo stesso destinatario e protagonista e lo schermo diventa proiezione dell'anima collettiva. La gente va al cinema per ritrovare le speranze che la guerra ha disperso, per sentir parlare dei propri problemi, per vedere dei personaggi con i quali si identifica in tutto. Il cinema del dopoguerra attraversa, in modo più o meno inconsapevole, la storia del paese. Per merito di Rossellini e De Sica, ma anche di De Santis, Visconti, Germi, Lattuada, Soldati, Castellani, Zampa e di titoli che in vario modo rientrano nel campo di tensioni del neorealismo, si assiste a una bruciante scoperta dell'Italia, con tutti i suoi problemi e la sua voglia di ripartire da zero". Di fatto, il cinema italiano del dopoguerra riparte da zero e ridisegna interamente l'organizzazione dell'industria culturale. Nel giro di poco la risorta Cinecittà stravincerà la lotta impari con il cinema americano, affiancando i capolavori del neorealismo a grandi successi di botteghino come le coproduzioni alla 'Quo vadis?', i film di Totò, le pellicole di Sofia Loren e Gina Lollobrigida.
Il rapporto fra fotografia e architettura è antico quanto l'invenzione della fotografia stessa. È noto che la prima immagine "fotografica" della storia, databile al 1826 o 1827, rappresentava proprio uno spazio architettonico: la veduta da una finestra della casa familiare di J.-N. Niépce. Nel corso del tempo tale rapporto è andato sviluppandosi e articolandosi e oggi gli architetti prediligono la fotografia per rappresentare tutte le fasi del processo di ideazione e realizzazione. Perseguendo una stretta interazione tra testo e immagini, Giovanni Fanelli ricostruisce l'evoluzione della fotografia di architettura a partire dalla sua concezione ottocentesca, tesa fra istanza documentaria e artistica, produzione amatoriale e proto-professionale, fino ad arrivare al ruolo primario che gioca ai nostri giorni.
"La mia pittura non nasce sul cavalletto. Non tendo praticamente mai la tela prima di dipingerla. Preferisco fissarla non tesa sul muro o per terra. Ho bisogno della resistenza di una superficie dura. Mi sento più a mio agio se la tela è stesa sul pavimento. Mi sento più vicino, più parte del quadro: posso camminarci intorno, lavorare sui quattro lati, essere letteralmente nel quadro. E un metodo simile a quello degli indiani del West che lavorano sulla sabbia. Mi allontano sempre più dagli strumenti tradizionali del pittore come il cavalletto, la tavolozza, i pennelli... Preferisco la stecca, la spatola, il coltello e la pittura fluida che faccio sgocciolare, o un impasto grasso di sabbia, di vetro polverizzato e di altri materiali non pittorici. Quando sono nel mio quadro, non sono cosciente di quello che faccio. Solo dopo, in una sorta di "presa di coscienza", vedo ciò che ho fatto. Non ho paura di modificare, di distruggere l'immagine, perché un quadro ha una vita propria. Tento di lasciarla emergere. Solo quando perdo il contatto con il quadro il risultato è caotico. Solo se c'è un'armonia totale, un rapporto naturale di dare e avere, il quadro riesce". Con fotografie e introduzione di Hans Namuth.
Resurrexi è un esempio nuovo e sorprendente del teatro di Roberto Mussapi, un poeta che affianca ai libri di liriche e ai poemi una ricca produzione drammatica in versi e in prosa.
Per la prima volta si pubblica un suo testo su un argomento sacro, in questo caso l’evento centrale dell’esperienza cristiana, la Resurrezione. Una versificazione alta e diretta, trasparente e metafisica, rappresenta in poesia la morte e la Resurrezione di Cristo. Parlano il Figlio, un angelo, due Cori, due uomini diretti a Emmaus e Maddalena. Il Padre, in ossequio al modello dantesco, non parla, la sua lingua è intraducibile in suoni umani. Maria è presente, piena di luce, gli altri parlano a lei e di lei, che immaginiamo comunicare con gli occhi.
Qui, come e forse più che in precedenza nel teatro di Mussapi, poesia e dramma si fondono in un’unità inscindibile, riportando il dettato del poeta all’antico ruolo recitante inscritto nella sfera rituale del sacro.
Il testo ha una sua autonomia assoluta, ma non nasce isolatamente, bensì come libro di un oratorio sacro in cinque quadri per voce recitante (uno straordinario Massimo Popolizio), cinque solisti, doppio coro di voci bianche, coro misto e orchestra sinfonica, realizzato in prima a Verona con orchestra e coro dell’Arena.
Nel 2006 la Conferenza Episcopale Italiana e la Fondazione Arena di Verona commissionavano un’opera in occasione del quarto Convegno Ecclesiale Nazionale svoltosi a Verona, ispirata alla Resurrezione. Nacque così Resurrexi, testo di Roberto Mussapi con musiche di Alberto Colla, realizzato poi, dopo il debutto veronese, a San Marco in Milano e alla presenza del Pontefice Benedetto XVI in Vaticano.
Questa edizione riporta la presentazione originale del libretto di scena scritta da Bruno Forte ed è arricchita dalle incisioni su linoleum realizzate appositamente dall’artista Teresa Maresca e qui riprodotte su carta marcata della cartiera Fedrigoni.
Una collana internazionale rivolta al grande pubblico: il ponte tra i mondi culturali e l'arte coni più autorevoli studiosi
La storia dell'arte tibetana, creata dopo la seconda guerra mondiale dallo studioso italiano Giuseppe Tucci, si è molto modificata da allora. Questo volume, che rende testimonianza di tale cammino, permette di seguire l'evoluzione della sua estetica, essenzialmente religiosa, tramite monumenti spesso grandiosi, dipinti, sculture e altri oggetti in metallo, ricollocati nel loro contesto cronologico. L'accento è posto sui periodi di apogeo, tra XII e XVII secolo. Capitoli tematici, distribuiti in tutta l'opera, aggiungono sintesi indispensabili sulla religione, l'iconografia del buddhismo lamaistico, tecniche e stili. Questo piccolo volume, dal testo chiaro e conciso, costituisce lo strumento ideale per penetrare in una materia troppo spesso ritenuta complessa e ingrata. Facile da maneggiare, è uno strumento indispensabile tanto per chi viaggia nei paesi himalayani che per i cultori di scienze umane.
Una collana internazionale rivolta al grande pubblico: il ponte fra i mondi culturali e l'arte con i più autorevoli studiosi
L'Arte precolombiana della Mesoamerica costituisce un'introduzione ad un universo artistico lontano nel tempo e nello spazio, il cui carattere esotico lo ha troppo spesso condannato ad una profonda incomprensione da parte di chi è portatore di diverse concezioni del fare artistico e delle sue specifiche modalità. Per comprendere appieno l'arte mesoamericana è necessario non solo conoscere lo specifico contesto storico-politico in cui essa è maturata, ma anche i codici interpretativi di arti figurative sviluppatesi in un mondo dove i confini che separano rappresentazione, pittografia e scrittura appaiono labili ed evanescenti. Solo così il carattere apparentemente "barocco" dell'arte mesoamericana si rivela essere una funzione della complessità dei messaggi veicolati dalle immagini: imparare a "leggere" l'arte mesoamericana permette non solo di scoprire il suo valore di documento antropologico, ma anche di apprezzare appieno il valore estetico e formale di un linguaggio visuale che la tragedia della Conquista ha quasi completamente obliterato.
Il libro racconta la varietà delle tradizioni e delle culture musicali di uno dei paesi più creativi dell'Africa, il Ghana. Nel DVD, filmati, suoni, musiche raccolte sul posto.
Le venti prose raccolte in questo volume, scritte tra il 1930 e il 1974, testimoniano la lunga fedeltà di Aldo Palazzeschi alle arti figurative. Appassionato visitatore di mostre ed esposizioni - tra Firenze, Venezia, Roma e Parigi -, attento nel captare le più significative novità espressive, collezionista di quadri e amico di numerosi artisti del '900, Palazzeschi ha dedicato ai pittori più amati pagine che si collocano in una posizione intermedia tra la saggistica e il ricordo autobiografico, dimostrando comunque di muoversi a proprio agio nella pittura contemporanea e anche in quella del passato. Pagine che consentono anche di ripercorrere le tappe di una esistenza: dagli anni delle avanguardie (con i saggi dedicati a Umberto Boccioni, Alberto Magnelli e Primo Conti) alla maturità (con la perfetta sintonia tra le "stampe" palazzeschiane e gli "omini" di Ottone Rosai) e all'ultima straordinaria fase di sperimentalismo (che fa intrecciare il percorso di Palazzeschi scrittore con quello di Franco Gentilini pittore).
"L'inaugurazione di una mostra del prestigio di "Futurismo avanguardia avanguardie" è per me un'occasione felice. Per la sua centralità europea, anzitutto, posta com'è - tra Parigi e Londra - all'apice di un triangolo dell'arte novecentesca che onora la Capitale dell'Italia futurista. Non a caso l'evento cade in assoluta coincidenza con la data in cui, cento anni or sono, venne pubblicato a Parigi il Manifesto di un'epoca nuova. Non a caso perché il futurismo fu un movimento che in Italia ebbe le sue radici e la sua ispirazione. A cento anni di distanza va imponendosi l'immagine di un movimento vitale, portatore di esperienze culturali ed estetiche che ancor oggi seducono cultori e appassionati, non mancando di attrarre a sé giovani epigoni di una modernità che è ripensata con grande attenzione e che appare oggi in tutta la sua attualità, considerati la sintesi, la velocità e il dinamismo della società contemporanea. E non vi è dubbio alcuno che questa mostra, nel riproporre quello spirito del tempo, accompagni il visitatore lungo un percorso nel quale è sempre rintracciabile l'annuncio quasi esplosivo di un mondo nuovo, la cui eco si riascolta con assoluta chiarezza, Non si tratta soltanto di opere, né del magnifico estro pittorico a cui esse rimandano, ma soprattutto della capacità dell'arte futurista di riflettere un'idea anticipatrice e di proporne una possibile realizzazione. In ciò risiede il genio futurista che questa mostra riesce a valorizzare". G. Alemanno

