
Arabi, turchi, africani, egiziani, cinesi, giapponesi, pagani, barbari, shintoisti, musulmani: sono tante le "realtà" - culturali, geografiche, religiose, antropologiche -, diverse da quella occidentale, che hanno trovato spazio nell'opera lirica. Molte di queste realtà, peraltro, hanno consentito all'Occidente di giungere, progressivamente e in un confronto storico articolato e complesso, alla definizione (ancora mutevole) di se stesso. L'opera lirica, pertanto, oltre che come prodotto artistico, può configurarsi anche come documento, capace di restituirci frammenti dell'immagine che l'Occidente ha "inventato" delle suddette realtà: nel modo in cui le ha rappresentate a teatro; nella voce che ad esse è stata data nel canto dei protagonisti; nel confronto scenico, talvolta ironico e talaltra drammatico, fra la cultura occidentale e l'altro da sé.
Gli atti di un convegno di studi promosso dal Comitato Nazionale per le celebrazioni del Centenario della morte di Giuseppe Giacosa (1906), tenutosi ad Ivrea, presso il Liceo Classico Carlo Botta", l'11 e il 12 maggio 2007. "
Una raccolta di testi per canti e disturne che si tramandano per via orale.
Le canzoni epiche popolari in ottavi in rima su famigerati briganti.
L'autore affronta gli argomenti più diversi, quali l'ambiente, la creatività, la società di consumo, l'idea di stato e di felicità, con uno sguardo lucido, talvolta utopico, ma sempre ottimista. Per l'autore il lavoro e il piacere, l'arte e la vita, lo spirito e il corpo lungi dall'essere in contraddizione, si completano per formare un tutto, così la conoscenza dell'arte diviene conoscenza della vita di tutti i giorni e l'atto stesso di vivere una ricerca artistica.
Il trattato di armonia di Diether de la Motte ha una caratteristica che lo distingue fortemente dalla maggioranza dei comuni testi di studio creati a questo scopo: la concezione dell'armonia su cui si basa è radicalmente storico-antropologica. Ne consegue che l'armonia non ha più nulla a che fare con una disciplina normativa astratta, basata su una presunta 'natura' dei rapporti tra suoni, ma è vista e studiata come una prassi umana; non è proposta come una scienza, ma è riassorbita in una dimensione stilistico-estetica. Coerentemente con questa concezione, a partire dagli albori della musica colta occidentale, da Ockegem al '500 inoltrato, passando per il periodo barocco, il classicismo viennese, il romanticismo, e via via fino ad arrivare alla musica seriale, ogni capitolo di questo libro sviluppa un'indagine sul linguaggio armonico quale lo si può dedurre partendo direttamente dall'opera concreta dei grandi musicisti del periodo, e corredandola con una doviziosa rassegna di esempi. Ogni trasformazione, ogni evoluzione del linguaggio armonico introdotta nella prassi musicale viene osservata e illustrata in dettaglio, e gli esercizi di cui il libro è disseminato diventano proposte per provarsi a comporre come si faceva in un'epoca determinata e all'interno di quel determinato quadro stilistico.
Il 'Dialogus de musica' è un trattato di teoria musicale scritto probabilmente in Italia centro-settentrionale a cavallo dell'anno Mille, circa una generazione prima di Giulio d'Arezzo. Pietra miliare nella didattica musicale medioevale per lo stile semplice ed elegante, l'efficace precisione delle definizioni, l'impianto espositivo sintetico e cristallino, il 'Dialogus', in assenza di un'edizione critica e a causa della notevole complessità della tradizione manoscritta, richiede un esame approfondito. Questa edizione- la prima in italiano- si basa sulla collocazione di quattro manoscritti dei secoli XII-XIII, gli stessi che stanno a fondamento dell'unica versione a stampa disponibile, allestita da Martin Gerbert nel 1784. Viene così alla luce un'elaborazione teorica molto originale che rilegge la teoria tardoantica e carolingia cercandovi norme sicure e leggi facilmente comprensibili per l'esecuzione e la composizione del canto ecclesiastico, con aspetti estremamente moderni. Un'introduzione che contestualizza il tratto dal punto di vista teorico-musicale, storico e filosofico precede l'edizione del testo con apparato di varianti e la traduzione.

