Noto per aver elaborato il famoso “paradosso di Böckenförde” – uno Stato liberaldemocratico presuppone la scelta per la libertà dei suoi cittadini - è questo l'autore che ha fatto proprio il dilemma del rapporto della religione nello stato secolarizzato, esaminandone il legame essenziale, gli sviluppi teorici attorno a questo legame e le contraddizioni. Questi sono i saggi più significativi da lui elaborati sul rapporto tra cristianesimo, libertà e democrazia e che pongono le basi per le sue tesi più mature. Il volume, da un lato, permette di avere una visione più completa del pensiero teologico-politico di uno tra i più significativi intellettuali tedeschi contemporanei; dall'altro, ha la funzione civile di introdurre nel dibattito su religione e politica prospettive di pensiero di ampio respiro, fondate su di una profonda cultura giuridica e teologica nutrite da un'attenta analisi storica.
Questo libro è il secondo della collana che guiderà il lettore a leggere e meditare l'intera Bibbia in cinque anni, da Genesi ad Apocalisse. Ogni meditazione è composta da una lettura biblica quotidiana e da un breve commento che, a sua volta, contiene dei riferimenti biblici paralleli utili al lettore per approfondire il tema in esame. È importante leggere questo libro con un'attitudine di preghiera e di studio: il tempo impiegato sarà abbondantemente ricompensato in termini di crescita spirituale.
Nella vita l'essere umano è perennemente in cammino. Ha in sé una tensione verso ciò che non è ancora compiuto, verso il perfezionamento e la felicità. Perciò la speranza, inscritta nella sua natura, non è un atteggiamento o un sentimento, ma una virtù: la tendenza stabile a realizzare se stessi e il bene. Questo scritto di Pieper, il primo del Novecento filosofico e teologico a richiamare l'attenzione sul tema, indaga la speranza come virtù teologale, i suoi opposti, disperazione e presunzione, e i suoi rapporti con la fede, la magnanimità e l'umiltà. Anche a chi non se la sente di spingere lo sguardo alla vita oltre la morte, scrive nella Prefazione Andrea Aguti, la speranza insegna a volgersi da un passato che non è più a un futuro che non è ancora. È un elisir di giovinezza, di cui abbiamo bisogno, anche oggi, per non cedere alla rassegnazione.
Raimon Panikkar conversa con il rabbino Pinchas Lapide, entrambi intervistati da Anton Kenntemich. Un'opera in grado di sconvolgere quello che i cristiani pensano degli ebrei e quello che gli ebrei pensano dei cristiani, e che evidenzia il rischio possibile di una riduzione sia del cristianesimo sia dell'ebraismo. Come sempre hanno ripetuto Raimon Panikkar e Julien Ries, non c'è dialogo che non porti un guadagno reciproco. In questo senso sono qui affrontate tematiche fondamentali quali l'idolatria, l'esperienza dell'aperto, della libertà, dell'infinito, dell'indescrivibile. Parole dentro le quali è annidato un mistero inesprimibile, che conduce in unità la diversità delle culture.
Nel Messico postrivoluzionario la prospettiva di una convivenza pacifica tra lo Stato e la Chiesa inizia a farsi strada durante la presidenza del generale Lázaro Cárdenas (1934-1940), grazie al pragmatismo dei vertici politici ed ecclesiali del Paese. La collaborazione discreta con le autorità civili, coltivata da figure quali l’arcivescovo di Messico (e incaricato d’affari della Delegazione apostolica) Luis María Martinez, permette ai cattolici di recuperare de facto parte della libertà che la Costituzione di Querétaro del 1917 - soprattutto in ambito educativo - continua invece a negare de jure alle «associazioni religiose chiamate chiese». All’interno di questa dinamica, destinata a consolidarsi nelle successive presidenze di Manuel Ávila Camacho (1940-1946) e Miguel Alemán Valdés (1946-1952), quali sono le priorità della Santa Sede? Come valuta la Segreteria di Stato vaticana la relazione "nicodemica" tra il regime messicano e la gerarchia ecclesiastica? E quali effetti, agli occhi di Roma, produce sui cattolici messicani il protrarsi a tempo indefinito di un modus vivendi giuridicamente precario? A queste domande cerca di dare risposta il presente volume, muovendo dall’analisi dell’ampia documentazione inedita conservata presso gli archivi della Santa Sede.
Francesca Tasca racconta due vite che si sfiorano nel tempo ma prendono strade incompatibili. Valdo, ricco cittadino di Lione, vende tutto, sceglie la povertà radicale e mette in piedi una rete di predicatrici e predicatori laici che parlano alla gente comune nelle piazze, nelle case, fuori dal controllo del clero. È un cristianesimo senza tonsura, senza permesso, senza mediazioni gerarchiche. Francesco d’Assisi sceglie anch’egli povertà e itineranza, ma le consegna alla Chiesa: obbedienza, riconoscimento, Regola. Tasca mostra come la linea che separa la «santità» dall’«eresia» non sia soltanto teologica, ma passi attraverso il potere di decidere chi può parlare, chi può predicare, chi può esistere.
La dottrina della creazione non appartiene ai classici temi di controversia interconfes-sionale, ma ciò non significa che si tratti di una questione secondaria. Al contrario essa permea tutto il pensiero di Lutero ed è basilare non solo per la sua visione del mondo, della politica e dell’etica, ma anche per temi così centrali come la giustificazione, i sa-cramenti e l’escatologia. Il presente volume indaga la rilevanza della creazione nelle sue forme di creatio prima, continua et nova, con l’intento di aprire nuovi orizzonti di com-prensione della teologia luterana. Il commento ai primi sette giorni della creazione (Genesi 1,1 - 2,3) all’interno del grande ciclo di "Lezioni sulla Genesi", a cui Lutero ha dedicato gli ultimi dieci anni della sua vi-ta (1535-1545) e che rappresenta in qualche modo una somma della sua teologia, è qui tradotto in italiano per la prima volta. Firmano come autori Franco Buzzi, Michele Cassese, Mirjam Jekel, Dieter Kampen, Dietrich Korsch, Markus Krienke, Stefano Leoni e Lubomir J. Žak. La traduzione delle "Lezioni sulla Genesi" di Lutero è di Nico De Mico con introduzione e note di Franco Buzzi.
Nel Bereshit Rabbah, il grande midrash sul Genesi, si narra di come gli angeli fossero contrari al proposito di Dio di creare l’uomo. Un essere libero avrebbe rappresentato un elemento di pericolosa incertezza per la creazione e persino per Dio. La libertà umana non si concilia con l’onnipotenza. Per la filosofia e per le scienze, quelle della "libertà" e della "novità" rimangono questioni irrisolte. Così come il nuovo ha in sé qualcosa di non deducibile dalle sue premesse, l’atto libero è tale solo se l’insieme delle ragioni o delle cause non sono sufficienti a spiegarlo: un fattore di inconoscibilità lo caratterizzerebbe. L’evento, la novità, la nascita, l’origine, pensati nella prospettiva dell’irreversibilità, sono al centro del presente lavoro. Una prospettiva che proviene dall’altra radice dell’occidente: la Bibbia, e la tradizione ebraica. Una scheggia antiidolatrica nel cuore della cultura occidentale destinata a spezzare l’armonia del tutto, a inquietare quell’abbraccio onnicomprensivo che oggi ritroviamo in forme risorgenti di panteismo e anche in un certo dogmatismo cosmologico secondo il quale l’universo non può che avere in sé la propria ragion d’essere, in una perfetta autoreferenzialità.
In tempi in cui i fondamenti della convivenza civile sembrano sempre più incerti e le ideologie appaiono svanite, i temi del radicalismo politico e della rivoluzione tornano a imporsi con forza. Con La rivoluzione dei santi, classico dimenticato di Michael Walzer, il grande filosofo statunitense individua nell'esperienza puritana del Seicento l'emergere di una forma originale di politica radicale, costruita sull'insolita convergenza tra vocazione religiosa, disciplina collettiva e tensione trasformativa dell'ordine sociale. Per mezzo di una indagine magistrale capace di intersecare storia, politica e filosofia, sociologia e teologia, Walzer restituisce il senso della mobilitazione puritana come origine di un modello politico alternativo sia alla monarchia tradizionale che alla razionalità secolare dell'Illuminismo. Lontano da una lettura convenzionale, il saggio propone una riconsiderazione delle interpretazioni tradizionali sia marxiste che liberali, mettendo in luce l'autonomia dell'ideologia e il ruolo decisivo degli "intellettuali radicali" nei momenti di svolta storica. Il puritanesimo emerge così non tanto come moralismo religioso, ma come forza culturale e organizzativa capace di prefigurare le logiche dei moderni partiti rivoluzionari. Un testo imprescindibile per comprendere come, tra Vecchio e Nuovo mondo, la coscienza religiosa abbia potuto dare forma a uno dei primi laboratori della modernità politica e di come, ancora oggi, ideologia e fede continuino a bruciare sotto la cenere di un tempo che si vorrebbe disincantato, ma che resta attraversato da impulsi irrazionali e visioni totalizzanti.
All'indomani dell'Unità d'Italia, le missioni metodiste inglese e americana rivolsero al Mezzogiorno un'attenzione particolare, fondando chiese e promuovendo iniziative sociali e culturali. Fin dalle prime fasi dell'evangelizzazione, questa presenza - radicatasi anche in alcune aree interne - si accompagnò a una riflessione sulla specifica situazione sociale, culturale e religiosa del Sud, contribuendo ad arricchire il grande dibattito sulla "questione meridionale". Il volume si inserisce in questa prospettiva offrendo una lettura storica che intreccia dinamiche religiose e processi politici, sociali e culturali e mettendo in luce il ruolo delle Chiese metodiste nel contesto meridionale e mediterraneo. In dialogo con le più recenti acquisizioni storiografiche, l'indagine mostra come il metodismo non sia stato soltanto un'esperienza religiosa, ma anche un laboratorio di idee e pratiche sociali capace di interagire con i mutamenti dell'Italia postunitaria.
Lo specifico della teologia morale presuppone per il cristiano un modello di comportamento da seguire che non sia dettato soltanto dalla legge morale naturale, comprensibile anche da una ragione non illuminata dalla grazia e dalla fede, ma è Cristo stesso, icona ed epifania di Dio, che completando la rivelazione mostra all’uomo come vivere il suo "essere immagine somiglianza di Dio". Il proprium dell’etica cristiana è l’imitazione di Cristo, per cui la conoscenza dei suoi insegnamenti è indispensabile per ricavare le proposizioni normative da seguire. Il presente lavoro si rivolge a tutti coloro che intendono avvicinarsi e approfondire le tematiche fondamentali della morale cristiana, con un linguaggio accessibile e pastorale.