Considerada la principal obra de Chesterton, Ortodoxia es una obra maestra de la retórica, en la que abunda sensatez, optimismo, razones cristianas y calidad humana.
Esta nueva traducción de la principal obra de Chesterton, sin crítica alguna a las realizadas hasta ahora, ofrece una mayor fluidez al hilo argumental. La edición incluye notas sobre el contexto histórico y literario que clarifican las numerosas referencias y el estilo paradójico del autor.
Seguramente, nadie ha defendido la fe cristiana con argumentos tan sorprendentes y ejemplos tan deslumbrantes, como Chesterton lo hizo en Ortodoxia. Una obra maestra de retórica (uno de los libros mejor escritos del siglo XX (Dale Ahlquist).
La literatura es una de las formas de la felicidad: quizá ningún escritor me haya deparado tantas horas felices como Chesterton (Jorge Luis Borges).
Uno de los escritores más importantes de nuestra época. Fue, sin duda, el más personal e inconfundible de todos (Fernando Savater).
Il gran numero di lettere indirizzate da Edith Stein a Roman Ingarden ha suggerito ai curatori della nuova collana delle Complete tedesche di raccoglierle a parte in un volume unico, qui tradotto con un ricco apparato di note.
Cronologicamente, queste lettere (1917-1938) si situano in massima parte nel periodo che precede l'ingresso di Edith Stein al Carmelo di Colonia. Il particolare legame di amicizia tra lei e Roman Ingarden dà a queste lettere un tono tutte particolare, che vi si tratti di eventi personali, o che vi si tratti di problematiche di carattere filosofico — quelle relative alla svolta idealistica del pensiero di Husserl e ai rapporti tra i suoi allievi di Gottinga e quelli di Friburgo, o al nascente interesse di Edith Stein per la metafisica . Emergono inoltre in queste lettere la partecipazione di Edith Stein agli eventi bellici le ragioni del suo breve impegno politico, vi sono registrate le sue riflessioni sul senso della storia e sul ruolo dei popoli, nonché il suo interesse per la persona, che non verrà mai meno. Viene anche alla luce il suo intimo dibattere le "questioni religiose" e il suo confronto con Ingarden sulla sua avvenuta conversione, di fronte alla quale egli assume un atteggiamento a tratti ostile a tratti più aperto.
“Ogni giorno”, l’agenda di Romena, non offre solo uno spazio dove annotare i propri impegni e i propri pensieri, ma prova a far scorrere il tempo nutrendolo.
Attraverso le poesie, le citazioni, i commenti e le omelie cerca di illuminare con la bellezza giorni che a volte rischiano di sfuggire troppo distrattamente.
I testi che introdurranno i mesi del 2023 sono del cardinale Josè Tolentino Mendonça: il percorso individuato con i testi del religioso, che è anche poeta e scrittore, invita a riflettere sul valore e le infinite possibilità della speranza.
Le pagine dei vari giorni sono accompagnate da un aforisma che invita alla riflessione, mentre, per tutte le domeniche dell’anno, viene riportato il Vangelo e una breve omelia commentata.
Fedele all'appuntamento, "Minù. Agenda del gatto 2023" torna agile, maneggevole e illustrata. Propone citazioni estrapolate dalla cultura popolare nonché dalle opere di letterati di tutte le epoche, che in tal modo hanno voluto magnificare i vezzi e le virtù del felino domestico. Creatura misteriosa, pigra e sfuggente, elettrica e carezzevole, tra tutti gli animali, il gatto è infatti una figura onnipresente nella letteratura. Fonte inesauribile di ispirazione per poeti e scrittori, il gatto è stato è protagonista di tante favole e storie di ogni tempo... Un'agenda giornaliera dedicata a un pubblico di «estimatori», che ogni anno ne attendono l'uscita con impazienza, e a tutti gli amanti dei gatti. Contiene: Splendide illustrazioni con tenere immagini di gatti e gattini. Proverbi, citazioni o detti che illustrano le caratteristiche dell'animale domestico più amato. Spazi per annotare pensieri, riflessioni e ricordi sui nostri amici felini, e non solo...
Gli angeli non conoscono limiti territoriali, linguistici, religiosi o razziali; sono «messaggeri di Dio» nella vita di ognuno di noi. Scendono sulla terra per aiutarci: a noi basta aprire loro la porta e lasciare che ci guidino sul sentiero della gioia e della serenità. Questa agenda contiene citazioni e indicazioni sull'angelo custode del giorno che ci aiuteranno ad apprezzare la dimensione angelica e a rendere più luminoso l'anno che verrà. È auspicabile, in tal modo, che i lettori diventino più coscienti della presenza delle creature celesti e del loro potere di modificare l'esistenza di tutti noi. Un diario spirituale nella ricerca delle creature di luce che comprende: Citazioni sugli angeli. L'indicazione dei giorni in cui i 72 angeli della tradizione cabalistica sono molto attivi nel dispensare i loro poteri. Colorate illustrazioni vintage. Spazi appositi per annotare le proprie riflessioni, i propri ricordi ecc.
Nell'immaginario comune permane l'idea che la fraternità tra i popoli sia un sogno, un'illusione: in effetti, come dimostra la storia di Caino e Abele, sin dalle origini la violenza accompagna l'umanità. Le ragioni sono di carattere sia strutturale - la libertà è percepita soprattutto come una condizione individuale da difendere dalla minaccia degli altri - sia culturale - prendendo le mosse dal motto homo homini lupus e dal Leviatano di Thomas Hobbes, al quale saranno contrapposti gli ideali della Rivoluzione francese. La fraternità viene dimenticata anche oggi, di fronte al fenomeno dell'immigrazione: è "chiusa", ristretta soltanto ai propri omologhi. L'individualismo pervade anche le religioni intese come sistemi, dove di comune resta solo un vago senso di spiritualità privo di identità storiche. In questo contesto le religioni possono diventare il collante dell'umanità, perché da esse si impara la capacità di percepire i fallimenti esistenziali, le patologie sociali: da questa consapevolezza sono nati i percorsi di dialogo tra gli appartenenti alle diverse fedi compiuti negli anni. È possibile ricostruire l'armonia tenendo conto che libertà e uguaglianza possono esistere solo se si dà spazio alla fraternità. Le riflessioni antropologiche, bibliche, teologiche e filosofiche contenute in questo volume ricordano che risalire alla nostra origine comune è la chiave per poter sognare un'umanità fraterna che custodisca l'uguaglianza e la libertà di tutti. Introduzione di Giacomo Canobbio, Flavio Dalla Vecchia e Raffaele Maiolini.
Nella cameretta di Samantha spicca appeso al muro il poster di una donna lupo, «capelli lunghi, occhi gialli, un corpo da mozzare il fiato, gli artigli al posto delle unghie», una donna che non si arrende davanti a nulla e sa difendersi e tirare fuori i denti. Samantha invece, a 17 anni, ha raccolto nella vita solo tristezze e non ha un futuro davanti a sé. Non è solo la povertà della famiglia; è che la gente come lei non ha più un posto che possa chiamare suo nell'ordine dell'universo. Lo stesso vale per tutti gli abitanti di Colle San Martino: vite a perdere, individui che, pur gomito a gomito, trascinano le loro esistenze in solitudine totale, ognuno con i suoi sordidi segreti, senza mai un momento di vita collettiva, senza niente che sia una cosa comune. Sul paese dominano, rispettivamente dall'alto del palazzo padronale e dal campanile della chiesa, Cicci Bellè, «proprietario di tutto», e un prete reazionario, padre Graziano. I due si odiano e si combattono; opprimono e sfruttano, impongono ricatti e condizionamenti. Cicci Bellè prova un solo affetto, per il figlio Mariuccio, un ragazzone di 32 anni con il cervello di un bambino di 5; padre Graziano porta sempre con sé il nipote Faustino, bambino viziato, accudito da una russa silenziosa, Ljuba. Samantha non ha conforto nel ragazzo con cui è fidanzata, nemmeno nei conformisti compagni di scuola; riesce a comunicare solo con l'amica Nadia. Tra squallide vicende che si intrecciano dentro le mura delle case, le sfide dei due prepotenti e i capricci di un destino tragico prima abbattono la protagonista, dopo le permettono di vendicarsi della sua vita con un colpo spregiudicato, proprio come una vera donna lupo; un incidente, un grave lutto, un atto di follia, sono le ironie della vita di cui la piccola Samantha riesce ad approfittare. La penna di Antonio Manzini, che ha descritto un personaggio scolpito nella memoria dei lettori come Rocco Schiavone, raffigura individui e storie di vivido e impietoso realismo in un noir senza delitto, un romanzo di una ragazza sola e insieme il racconto corale di un piccolo paese. Una specie di lieto fine trasforma tutto in una fiaba acida. Ma dietro quest'apparenza, il ghigno finale della donna lupo fa capire che La mala erba è anche altro: è un romanzo sul cupio dissolvi di due uomini prepotenti, sulla vendetta che non ripristina giustizia, sul ciclo inesorabile e ripetitivo dell'oppressione di una provincia emarginata che non è altro che l'immensa, isolata provincia in cui tutti viviamo.
Una giovane studentessa viene assassinata nella foresta di Bainem, alle porte di Algeri. E "nuda dalla testa ai piedi. E bella come solo una fata fuggita dalla tela di un artista [...]. Mirabilmente truccata, con i capelli costellati di pagliuzze luccicanti, si direbbe che la tragedia l'abbia colta di sorpresa nel bel mezzo di un banchetto nuziale". Intorno a lei il mondo, la città, si risveglia. Invece, "la Bella Addormentata ha chiuso con le favole. Ha smesso di credere al principe azzurro. Nessun bacio potrà resuscitarla". A dirigere l'inchiesta è chiamata Nora Bilal, una donna onesta e combattiva, che ha scelto di ignorare il pericolo che si corre in una società governata da squali e predatori, assetati di potere. Nora si trova ad affrontare uno degli "intoccabili" che controllano l'Algeria di oggi in ogni settore, figure di potere che mai vengono menzionate ma che tutti conoscono. Inizia così un viaggio nel lato oscuro di un paese stremato dalla corruzione, afflitto dall'ingordigia della classe dirigente e dei suoi complici. Un paese in cui, afferma un personaggio, "i nostri giovani non sanno cosa sia un turista o un cinema, i nostri vecchi dimenticano quello che sono stati, la nostra patria è sequestrata e le nostre speranze messe alla berlina. Una scimmia in gabbia ha più dignità di noi in spiaggia". E proprio riflettendo su questa umiliazione, Khadra reinventa ancora una volta la narrazione di genere, unendo le caratteristiche del romanzo noir a una denuncia e a una chiamata alle armi.
«La nota propensione dei principianti a violare la propria vita privata inserendo sé stessi, o un sostituto, nel loro primo romanzo è dettata, più che dall'attrattiva di un tema già pronto, dal sollievo di sbarazzarsi di sé prima di passare a cose migliori» scrive Nabokov introducendo la traduzione inglese di Masen'ka con l'abituale, «scintillante alterigia» (la formula è di Citati). Ma di che cosa, in realtà, deve «sbarazzarsi» l'autore attraverso Ganin, l'émigré russo che nei primi anni Venti trascina la sua «insulsa indolenza» per le strade di Berlino? Il Nabokov appena ventiseienne che dedica il libro alla giovane moglie ha ormai capito che occorre lasciarsi alle spalle «i flirt di anni passati». Così, negli ultimi quattro giorni in cui condividerà i pasti con i tragicomici personaggi che popolano la sordida pension della vedova Dorn (un vecchio poeta, due ballerini classici «leziosi e incipriati», una polposa ragazza), mentre aspetta in un'ansia crescente l'arrivo di Masen'ka, la donna che è stata il suo primo amore e che oggi è la moglie di un altro, Ganin rivivrà, con intensità lancinante, la stagione trascorsa con lei, da adolescente, nella diletta casa di campagna, sullo sfondo della natura fiabesca della Russia, la terra natìa per sempre perduta. Intuendo, in qualche modo, che quei quattro giorni, in cui non c'è alcuna «discrepanza fra il corso della vita passata e quello della vita presente», rimarranno forse «i più belli della sua vita».
L'Italia è il paese del sole e del vento, perché allora dipende così tanto dalle fonti fossili, che paga a caro prezzo in periodi di crisi come questo? È come se un paese ricchissimo di mari e bacini di pesca invece di investire in pescherecci e canne da pesca si ostinasse a importare il pesce a carissimo prezzo dall'estero. Se la Norvegia è arrivata al 66% di energia da fonti rinnovabili (eolico e fotovoltaico), perché noi siamo appena al 16%? Non solo abbiamo il bisogno di produrre energia senza emettere sostanze inquinanti e gas che alterano il clima, ma dobbiamo anche sprecarla il meno possibile. Accompagnare l'elettrificazione dei consumi, là dove possibile, con la produzione da fonti rinnovabili è la via maestra per lo sviluppo sostenibile, economico, ambientale e sociale. Le sofferenze insegnano, amava ricordare lo storico greco Erodoto, e purtroppo l'umanità sembra aver bisogno della pedagogia delle catastrofi. Già prima dell'invasione dell'Ucraina sapevamo che le fonti rinnovabili erano il futuro per almeno tre motivi fondamentali: la riduzione dell'inquinamento dell'aria e quindi la salute, la riduzione delle emissioni e quindi la lotta al riscaldamento globale, e la convenienza di prezzo.