Raffaello è uno dei più importanti artisti del Rinascimento italiano, nonché uno dei più influenti nell'intero panorama della storia dell'arte: fondatore di un procedimento creativo basato sull'imitazione "sintetica" o "critica", è stato un modello per generazioni di artisti. Il suo profondo interesse per gli aspetti filosofici ed espressivi del principio del decoro e le scelte strategiche di divisione dei compiti attuate nella sua bottega ne fanno un innovatore, capace di ridefinire il lavoro degli artisti. Robert Williams attinge ampiamente alla storia della letteratura, della filosofia, della religione e dell'economia per documentare e ripercorrere l'evoluzione stilistica di Raffaello, fornendo una base per ulteriori ipotesi su obiettivi e aspirazioni dell'arte italiana del Rinascimento e sulla natura degli studi storico-artistici.
In concomitanza con le numerose crisi degli ultimi anni, gli appelli alla "solidarietà" nella sfera pubblica si sono moltiplicati e il valore dell'aiuto reciproco e della condivisione di risorse e rischi è stato ampiamente riscoperto e riattualizzato, anche con relativo successo. Eppure, l'idea di solidarietà risulta ancora ostaggio di una cattiva retorica che rende il suo richiamo innocuo e generico. Sorta nel lessico giuridico latino, sostituto moderno degli antichi legami di fraternità ed erede della Rivoluzione francese e di quella industriale, essa è sin dall'inizio concepita come risposta concreta - fondata essenzialmente sul riconoscimento di un'interdipendenza - a contraddizioni e palesi ingiustizie, così come ai problemi di integrazione sociale. Il libro ripercorre le principali tappe storico-filosofiche di un concetto in parte sottostimato e dimenticato dalla più ampia riflessione sulla giustizia, contribuendo a riscoprirne i caratteri più distintivi (primi fra tutti: reciprocità e orizzontalità) e la sua importanza decisiva sul piano politico e morale. Il testo si misura anche con le sfide e i problemi che riguardano la solidarietà europea e le prospettive di mutuo supporto su scala globale.
Mamme fragili che rischiano di sbriciolarsi, nonne arrabbiate e urlanti, adulti distratti o troppo accalorati che criticano, giudicano, sentenziano. Una bambina con una coda di sirena che stupisce la spiaggia per le ragioni sbagliate; una bambina che non parla e che i grandi cercano di estrarre dal suo silenzio ricattandola con mille tentazioni; un bambino che pesca nel lago, aspettando con pazienza di catturare il pesce più bello di tutti, che forse pesce non è; un bambino agitato dall'arrivo di un fratellino nella nuova famiglia del padre e poi capace di comporre una nuova serenità, se solo fosse vero; un bambino che si ostina a voler trovare rifugio in cima a un armadio, in ricordo di una traversata in cui qualcuno l'ha issato in alto perché la calca degli adulti compressi dentro la stiva non lo schiacciasse. I bambini di Silvia Vecchini sono così: rischiano di rompersi, forse si sono già rotti, ma qualche volta sono così forti e precisi da saper aggiustare i grandi in pericolo, e da aggiustarsi da soli. Con la precisione della prosa e lo slancio della poesia, che aveva già mescolato in Prima che sia notte, l'autrice racconta bambini veri alle prese con situazioni più grandi di loro. Qualche volta ne escono incrinati, però vinti mai.
Nei cinque anni trascorsi a Dublino, Gerald Manley Hopkins sentì più volte il bisogno di meditare su un particolare passo degli "Esercizi spirituali" di Ignazio di Loyola dedicato alla desolazione spirituale. Il poeta era sprofondato in un cupo sconforto, acuito da una sensazione più volte denunciata di sterilità creativa. Fu però in quel periodo, che coincide con gli ultimi anni della sua breve esistenza, che Hopkins concepì alcuni tra i testi più riusciti della sua produzione. A comporre la raccolta dei sonetti che qui presentiamo, a cura di Domenico Pezzini, non sono soltanto i «terrible sonnets» o «dark sonnets» - espressione di quell'abisso di disperazione nel quale il poeta si trovava -, ma tutta la produzione dublinese, comprese quindi le liriche nate nei momenti belli vissuti nella realtà o anche solo nella memoria. Strettamente intrecciati con la biografia del loro autore, i sonetti permettono di conoscere «i vari movimenti che avvengono nell'anima» e costituiscono un itinerario completo e profondo dentro una «vita così ricca di promesse, in continua oscillazione tra entusiasmo e depressione, ma che ha saputo trarre da questo suo temperamento drammatico tesori di poesia che continuano a nutrire di bellezza e di pazienza intere generazioni».
Il paradigma delle "religioni mondiali" è da tempo oggetto di controversie nel campo dei Religious Studies, perché nel suo sforzo normativo, che pone tradizionalmente in rilievo come religioni universali i grandi monoteismi - cristianesimo, ebraismo, islam - seguiti da hinduismo e buddhismo, rischia di essere non inclusivo e riduttivo del fenomeno reale delle religioni, differenziate tra loro storicamente e geograficamente, e nelle loro forme primitive o più recenti. In quest'ottica il volume fornisce elementi per ripensare il modo di concepire e insegnare le religioni, presentando un'ampia gamma di soluzioni innovative rispetto agli schemi tradizionali. I contributi di studiosi internazionali, che illustrano le sfide poste al paradigma delle "religioni mondiali" nei loro diversi contesti scientifici, istituzionali e geografici offrendo specifici suggerimenti bibliografici, rappresentano una prospettiva di ricerca innovativa negli studi di religionistica e nell'approccio all'insegnamento stesso della religione.
"Ascolto della Parola di Dio mediante attento studio della sua attestazione biblica e intelligente osservazione dei fenomeni culturali e religiosi creano capacità di aprire nuove strade per l'azione missionaria della Chiesa. In questa notazione si può riassumere l'itinerario teologico-spirituale di Pietro Rossano (1923-1991). Aperto al confronto con il pensiero contemporaneo fin dagli anni di preparazione al ministero ordinato, ha conservato sempre curiosità intellettuale per le esperienze delle persone e dei popoli. Da qui è nata la sua passione per il dialogo con i rappresentanti delle religioni e delle culture a cui ha offerto un contributo determinante sia nel suo lavoro presso il Segretariato per i non cristiani (istituito da papa Paolo VI, ora Dicastero per il dialogo interreligioso) sia nella sua missione come vescovo ausiliare di Roma, incaricato della pastorale della cultura, e come Rettore della Pontificia Università Lateranense. In coloro che hanno avuto la possibilità di incontrarlo ha lasciato l'impressione di uomo mite perché cercatore di verità." (Giacomo Canobbio)
Francesco Bonini, Un nuovo inizio Ripensare il modernismo A cura di Emilia Di Rocco e Iolanda Plescia Emilia Di Rocco, Iolanda Plescia, Premessa Vaclav Paris, L'atavismo di Joyce e la Nuova Irlanda Davide Crosara, Dismembering Theatre: Happy Days' Late Modernism Federica Coluzzi, Becoming Lecturer: Women's Patronage of Dante Studies between Modernist Fiction and Historical Modernity Letteratura Fabio Pierangeli, «La speranza è il fiore delle anime». Dopo il carcere (1858), romanzo sociale di Vittore Ottolini Valeria Merola, Drammaturgie del reale Storia Gaga Shurgaia, I volti della tolleranza nel regno di Davit IV il Ricostruttore (1089-1125) ANNIVERSARI Carlo Macale, Tiziana Iannone, Don Lorenzo Milani (1923-1967). Dialogo con Eraldo Affinati Raniero Fontana, Tommaso Federici e l'ebraismo. A vent'anni dalla sua morte Rassegna bibliografica-letteratura Roberto Carnero, Sguardo di sintesi sulla produzione narrativa italiana del 2022 Recensioni critiche Angela Ales Bello, Il filosofo e la fede La nostra biblioteca Marco Camerini - Silvia Lilli - Biancamaria Di Domenico.
Una madre e un figlio salgono a bordo di una piccola barca a motore, lui è nero, lei bianca, e assieme intraprendono un viaggio lungo il fiume Atrato, l'unica via che permette loro di penetrare nella fitta giungla colombiana per arrivare a Bellavista, dove abita la madre biologica del bambino. Un percorso lento, scandito da numerose fermate, in condizioni tutt'altro che ideali. Mentre l'imbarcazione procede nella navigazione la madre racconta a un'altra viaggiatrice come il bambino addormentato tra le sue braccia sia arrivato una mattina nella sua vita e quale sia il motivo di questa loro immersione nel cuore della giungla. È un modo per esorcizzare l'ansia crescente, ripensare al passato che l'ha condotta fin lì, e un tentativo disperato di procrastinare il loro arrivo. Ogni gesto, anche il più quotidiano, acquisisce una dimensione nuova: mangiare un mango maturo, intrecciarsi i capelli, cucinare un pesce per rifocillarsi, fare il bagno nell'acqua piovana. Nel mezzo di questa regione segnata dalla violenza, da uccisioni e attentati, i passeggeri incontrano sempre più persone alle prese con un destino oscuro e un futuro tutto da costruire. Un incendio devasta un villaggio, emergenze continue, un parto improvviso. Sembra di non arrivare mai, sembra che il fiume non voglia mai smettere di intonare il proprio canto di dolore e di speranza. Un romanzo di paesaggi travolgenti, un accurato ritratto della paura di una madre, la cronaca di un dramma storico, la terribile violenza che ha colpito la Colombia negli ultimi decenni. E poi l'intima comprensione tra donne che si incontrano per la prima volta, la sorellanza allo stato più puro, la crudeltà della forza come unica soluzione, in un esordio che scruta senza ritrarsi il conflitto drammatico tra diritti naturali e affettivi, tra chi è madre e chi si sente madre, senza mai distogliere lo sguardo di fronte alla brutalità e all'incanto dell'animo umano.
Nella sua prima indagine l'avvocato Guerrieri è un uomo che sta facendo i conti con la propria vita. La moglie lo ha lasciato, il lavoro non lo soddisfa, scarica ansia e panico tirando di boxe. Riluttante e malinconico si muove in una Bari mutevole, assolata e notturna, indifferente e criminale, raffinata e underground. Ha un debole per le cause disperate, in cui si tuffa per amore di verità e incoraggiato da quel piglio ironico cha mai lo abbandona. Abdou Thiam, ambulante senegalese, è accusato dell'omicidio di un bambino. Un delitto atroce, inspiegabile, al quale lo inchiodano prove schiaccianti che consiglierebbero di accettare il rito abbreviato chiedendo una riduzione della pena. Ma nel suo destino c'è un avvocato in crisi che ha deciso di lottare per salvare Abdou, e ridare così un nuovo corso alla sua vita. Gianrico Carofiglio compone il suo intreccio in un'aula di tribunale, tra avvocati, giudici, colpi di scena, arringhe, prove e controprove. Ne nasce quello che è considerato il primo esempio di romanzo giudiziario italiano in cui domina costante la tensione e il dubbio. Ma soprattutto il sentimento di una giustizia che trionfa.
Cosa fa la gente tutto il giorno? Nel mondo dei racconti di Peter Cameron, che assomiglia terribilmente al nostro, cerca sé stessa, rimpiange qualcuno che ha perso, fa i conti con un perenne senso di inadeguatezza, si sforza - spesso invano - di trovare un modo per comunicare con le persone vicine. Conduce una vita ordinaria, insomma, che però d'un tratto può conoscere una svolta spiazzante. Accade all'uomo che preferisce far credere alla moglie di avere una relazione anziché rivelarle che tiene un cane nascosto in un ripostiglio, e che ogni notte esce per portarlo a spasso; alla giovane inquieta che scopre un inaspettato alito di calore domestico nel più artefatto degli ambienti: un parco a tema per turisti; ad adolescenti invischiati nelle dinamiche disfunzionali degli adulti ma non ancora contaminati dalla loro ipocrisia; a donne che si aggirano sole in case diventate di colpo gelide e vuote. Nel mondo di Peter Cameron, sospeso in un'atmosfera rarefatta e straniante, piccoli e grandi drammi familiari, amorosi, esistenziali si consumano in sordina, mentre una vena sotterranea di dolore invade l'esistenza e finisce inesorabilmente per travolgerla e stravolgerla. Quanto a noi, saremo accompagnati a lungo da un sottile turbamento, una volta chiuso il libro - e dovremo arrenderci all'evidenza che ancora una volta Cameron ci ha messi a nudo e raccontati, come solo lui sa fare.
Un teologo, protagonista della vita della Chiesa e un intellettuale laico, impegnato nel giornalismo e nella politica, si confrontano sui principali temi della vita contemporanea. L'invasione russa dell'Ucraina e lo scontro geopolitico mondiale, l'identità dell'Europa e dell'Occidente di fronte alla sfida delle autocrazie, il destino della globalizzazione e dei diritti umani. Quattro dialoghi che attraversano le questioni aperte del nostro tempo, analizzate dentro l'incedere della civiltà digitale, la cui velocità irride la lentezza delle democrazie mentre la tecnologia offre strumenti sempre più invasivi, capaci di mutare bisogni e desideri degli individui e finanche i loro stessi corpi. I concetti di tradizione e di fluidità diventano, così, ulteriori dilemmi del passaggio di civiltà. È la tecnica il vero Dio dei nostri tempi? E come rileggere alla luce delle trasformazioni in atto, il concetto di libertà? In questi dialoghi filosofia, teologia e cronaca si rincorrono, puntando al cuore degli enigmi della modernità affrontati da punti di vista diversi ma complementari. Dimostrando come laici e credenti siano coinvolti insieme nelle sfide del futuro. Uno scambio di lettere, infine, ripercorre le origini del concetto di libertà. Gesù, Socrate, John Locke, Hannah Arendt e Joseph Ratzinger vengono così chiamati a testimoni di un cammino di cui si è rischiato e si rischia di perdere le tracce. Ma che tuttavia resta l'unico in grado di "proteggere" il futuro delle democrazie e della convivenza umana.