Este volumen I incluye tres comentarios:
• Mons. Aurelio García Macías, Sacrosanctum Concilium
• Santiago Madrigal Terrazas, SJ, Lumen gentium
• Mons. Manuel Nin Güell, OSB, Orientalium Ecclesiarum
El momento actual que vive nuestra Iglesia es propicio para una relectura serena y reposada de los textos conciliares. El tiempo de recepción transcurrido puede verse como un tiempo de aprendizaje que favorece una hermenéutica realista, que se puede apoyar sobre nuevos trabajos e investigaciones […].
En este sentido, el decreto sobre la actividad misionera de la Iglesia invitaba a «que en cada gran territorio socio-cultural se estimule la reflexión teológica que someta a nueva investigación, a la luz de la tradición de la Iglesia universal, los hechos y las palabras reveladas por Dios, consignadas en las Sagradas Letras y explicadas por los Padres y el Magisterio de la Iglesia» (AG 22) (De la Introducción general).
El Comentario teológico a los documentos del Concilio Vaticano II es un proyecto coordinado por Santiago Madrigal Terrazas que consta de cinco volúmenes:
I: Sacrosanctum Concilium – Lumen gentium – Orientalium Ecclesiarum
Editor: Santiago Madrigal Terrazas
Autores: Aurelio García Macías, Santiago Madrigal Terrazas, Manuel Nin Güell
II: Unitatis redintegratio – Dignitatis humanae – Nostra aetate
Editor: Rafael Vázquez Jiménez
Autores: Rafael Vázquez Jiménez, Gerardo del Pozo Abejón
III: Christus Dominus – Presbyterorum ordinis – Perfectae caritatis
Editor: Gonzalo Tejerina Arias
Autores: Gonzalo Tejerina, Gaspar Hernández Peludo, José Cristo Rey García Paredes
IV: Dei Verbum – Gravissimum educationis – Optatam totius
Editor: Salvador Pié i Ninot
Autores: Salvador Pié i Ninot, José Luis Corzo Toral
V: Inter mirifica – Gaudium et spes – Ad gentes
Editor: Vicente Botella Cubells
Autores: Vicente Botella, Gregorio Guitán, Ildefonso Camacho, Eloy Bueno de la Fuente
El fundador del Opus Dei responde a las preguntas formuladas por periodistas y revistas de diversos países. Se incluye una homilía que pronunció en la Universidad de Navarra en 1967.
El autor ha sido testigo privilegiado de las profundas transformaciones del mundo y de la Iglesia en las últimas décadas. En este libro narra sus vivencias con Benedicto XVI y Francisco.
Questa è la storia di un uomo che aveva nel sangue quella sfumatura calda dell'ambizione chiamata desiderio. Quando si nasce con un simile slancio, galleggiare nello stagno della quotidianità è impossibile a priori: e nell'esistenza di Raul Gardini non c'è stato nulla di ordinario. Spregiudicato, visionario, è partito dalle aziende soprattutto agroalimentari di Ravenna di proprietà del suocero per creare in dieci anni un impero industriale e finanziario di dimensioni mondiali, il gruppo Ferruzzi-Montedison. Ma l'abbraccio con la politica corrotta, che gli ha consentito di sedersi al tavolo del grande gioco delle partecipate statali, gli è stato fatale e gli è costato anche ciò che amava di più: la vela. Dalla Fastnet Race alla Coppa America e attraverso i grandi appuntamenti mondiali di questo sport, accanto a lui emerge infatti in queste pagine la figura di un comprimario finora poco conosciuto: Angelo Vianello, un marinaio veneziano che fu il suo confidente, serbandone i segreti personali e di famiglia e consigliandolo sulle strategie per perseguire la sua passione di velista. Il terzo protagonista di questo romanzo, così, è il mare, che fu l'habitat naturale di Gardini come si conviene a un condottiero con un animo di pirata; per questo la narrazione delle sue vicissitudini economiche e politiche procede in parallelo a quello delle sue grandi regate, senza che si possa dire quale delle due storie sia più avvincente, quale più tormentosa, quale più vera. Sulla parabola fatale di Gardini molto si è scritto: verità, menzogne, supposizioni. Questo romanzo fa parlare documenti inediti e un prezioso coro di testimoni per ricreare, con una penna intinta nella suspense, non una cronaca, ma una grande avventura. Un romanzo che ci trascina attraverso tempi tumultuosi nella storia di un uomo, di una famiglia e del Paese.
Affrontare il tema della sostenibilità nelle sue ragioni profonde significa esplicitare i valori che devono indirizzare i comportamenti dei tanti soggetti coinvolti. È in questo orizzonte che si pongono i saggi, qui raccolti, di alcuni dei maggiori specialisti: dal versante scientifico a quello filosofico, da quello teologico a quello delle etiche, laiche e religiose, e della responsabilità, per approdare a riflessioni di natura macroeconomica circa i vincoli e le resistenze che frenano l'adozione di programmi più ambiziosi di transizione ambientale. Emergono le possibilità e le tensioni tra progresso tecnologico e modelli sociali: domande che aiutano il lettore a orientarsi su questioni di vita individuale, collettiva e intergenerazionale. Roberto Saccone, Prefazione Maurizio Faroni e Filippo Perrini, Introduzione Roberto Battiston, Le sfide etiche e sociali del cambiamento climatico Gaël Giraud, Transizione ecologica: utopia o progetto? Salvatore Natoli, Oltre l'antropocene. Un nuovo modo di abitare la terra Bruno Forte, Per un'etica e una spiritualità ecologiche. Alla luce della Laudato si' di Papa Francesco Giuliano Sansonetti, Per un'etica della responsabilità Carlo Bellavite Pellegrini, Le nuove sfide ambientali e sociali dell'impresa
La percezione delle civiltà antiche è inevitabilmente condizionata dalla prospettiva in cui ci vengono presentate nei libri di storia, che, per quanto accurati, sono sempre frutto di un'opera di ricostruzione, filtrata dalla sensibilità moderna. Pare dunque opportuno un approccio diretto alle fonti: gli antichi ci parlano ancora, attraverso i testi che ci sono giunti e, leggendoli, ciascuno di noi ha la possibilità di coglierne le valenze più autentiche. Il volume raccoglie perciò una serie di fonti di varia natura - storiche, letterarie ed epigrafiche - che risultano significative riguardo a temi diversi: dall'economia alla cultura, alla vita politica e religiosa, alla posizione della donna e altro ancora. L'obiettivo è porre in evidenza le caratteristiche fondamentali della società romana e seguirne l'evoluzione.
Dopo il tragico incidente che ha segnato il suo corpo e distrutto i suoi sogni, Leila ha scoperto di poter conoscere i segreti più neri e profondi di una persona semplicemente toccandola. Più che un dono è una maledizione, che la condanna a una vita di solitudine. Fino a quando le creature della notte non la rapiscono per far cadere in trappola il vampiro più temuto di tutti, Vlad Tepesh. Vlad ha ispirato la leggenda di Dracula, anche se è saggio non ricordarglielo: ha un conto in sospeso con il romanzo di Stoker e con tutte quelle che chiama "ridicole caricature" sul suo conto. Leila non tarda a capirlo: Vlad si può definire solo come il vampiro più bello, arrogante e feroce che esista. Il più raro dei suoi poteri è quello con cui controlla il fuoco, ma ben altre sono le fiamme che stanno per consumarlo...
Leila ha perso ogni certezza sul futuro, soprattutto adesso che i suoi straordinari poteri sono svaniti e Vlad è sempre più distante, incapace di ammettere di amarla. Leila sapeva sin dall'inizio che la sua storia con il Principe della Notte non sarebbe stata una passeggiata, ma non le basta la sua protezione e la loro esplosiva attrazione: ciò che brama è il suo cuore. Quando il suo mondo si sgretola, Leila decide di tornare alla vecchia vita del circo, dove Marty la aspetta impaziente. Ma in breve tempo tutto si trasforma in un inferno di fuoco, e lei non riesce a spiegarsi se dietro agli attentati che la minacciano si nasconda un nuovo nemico o lo stesso Vlad. Con il pericolo sempre in agguato, basterà un solo passo falso a condannarla per l'eternità.
Gli anni trascorsi da Leila nel circo itinerante sono stati sicuramente istruttivi. Quello che però non ha imparato è come essere un vampiro, o come essere sposata con il vampiro più famoso di tutti. Per adattarsi a entrambe queste novità, Leila è costantemente in bilico tra la passione che sente per Vlad e i pericoli della sua nuova condizione, ma c'è una nuova minaccia in agguato. Vlad deve lottare contro un nemico secolare, la cui influenza si estende su tutti i continenti e la cui forza equivale alla sua. Non è da Vlad provare paura, ma non può farne a meno, per Leila, perché l'avversario sa che lei è la sua più grande debolezza. Mentre amici e rivali si schierano contro di lui, e la sua iperprotettività allontana Leila, l'amore di Vlad per la sua nuova sposa potrebbe essere la vera causa della loro rovina.
Per quasi seicento anni, a Vlad Tepesh non è importato nulla di nessuno, quindi non ha mai avuto niente da perdere. La sua cattiva reputazione ha fatto sì che tutti, tranne i più avventati, se ne tenessero alla larga. Ma innamorarsi di Leila lo ha lasciato in balìa dei suoi sentimenti, e uno degli avversari ha trovato un modo devastante per sfruttare questa sua nuova debolezza. Un potente incantesimo lega Leila al negromante Mircea. Se lui soffre o muore, la stessa sorte tocca anche a lei. La magia è vietata ai vampiri, così Vlad e Leila arruolano una guida improbabile per cercare di spezzare l'incantesimo. Ma un antico nemico è in agguato, capace di mettergli contro gli amici più cari... e di separare per sempre i due amanti.
Mappa delle bracciate di Raffaele La Capria: un percorso natatorio-letterario nell'opera dello scrittore subacqueo, per ricostruire e vedere cosa è mutato in quella zona del mar Mediterraneo - da Napoli a Capri - che è soprattutto zona del cuore. I luoghi visti dall'acqua e dal basso, come per un'avventura verso Atlantide: in un catalogo di pesci e di rocce, a cominciare dalle care stanze del palazzo Donn'Anna visitato anche da Melville, si incontrano le ville storiche di Posillipo e i loro segreti, le grotte sommerse, gli scogli migliori per tuffarsi e partire verso Procida o Ischia, Nisida o la Gaiola. Poi le onde che arrivano alle pagine di romanzi e saggi, ribaltandoli: la leggenda di Colapesce come prototipo per ferito a morte, l'importanza del circolo nautico per lo sviluppo di una poetica simile a un decalogo da tuffatore. Il racconto di una Napoli "porosa" - come la definì Walter Benjamin - e più che bagnata dal mare: sommersa in un'enorme boule de neige che qualcuno deve a un tratto scuotere, se alla vista del nuotatore appare infine la neve sulla cima del Vesuvio.
"Se le competenze di settore non sono morte, sono però nei guai. Qualcosa è andato terribilmente storto. Oggi l'America è un Paese ossessionato dal culto della propria ignoranza. Il punto non è soltanto che la popolazione non ne sa molto di scienze, di politica o di geografia (di fatto è così, ma è un vecchio problema). E, in verità, non è neanche un problema, poiché viviamo in una società che funziona grazie alla divisione del lavoro, sistema ideato per liberare ciascuno di noi dalla necessità di sapere tutto. I piloti fanno volare gli aeroplani, gli avvocati dibattono le cause legali, i medici prescrivono farmaci. Nessuno di noi è Leonardo da Vinci, che dipingeva la Gioconda al mattino e progettava elicotteri di notte. E così dev'essere. No, il problema più grande è che siamo orgogliosi di non sapere le cose. Gli americani sono arrivati a considerare l'ignoranza, soprattutto su ciò che riguarda la politica pubblica, una vera e propria virtù. Per gli americani rifiutare l'opinione degli esperti significa affermare la propria autonomia, un modo per isolare il proprio ego sempre più fragile e non sentirsi dire che stanno sbagliando qualcosa. È una nuova Dichiarazione di indipendenza: non riteniamo più ovvie queste verità, le consideriamo tutte ovvie, anche quelle che vere non sono. Tutte le cose sono conoscibili e ogni opinione su un qualsiasi argomento vale quanto quella di chiunque altro. Non siamo di fronte alla tradizionale avversione americana per gli intellettuali e i sapientoni. Sono un professore e lo capisco bene: alla maggior parte delle persone i professori non piacciono. Quel che è peggio, oggi a colpirmi non è tanto il fatto che la gente rifiuti la competenza, ma che lo faccia con tanta frequenza e su così tante questioni, e con una tale rabbia. Di nuovo, forse gli attacchi alla competenza sono più evidenti per via dell'onnipresenza di internet, dell'indisciplina che governa le conversazioni sui social media o delle sollecitazioni poste dal ciclo di notizie ventiquattr'ore su ventiquattro. Ma l'arroganza e la ferocia di questo nuovo rifiuto della competenza indicano, almeno per me, che il punto non è più non fidarsi di qualcosa, metterla in discussione o cercare alternative: è una miscela di narcisismo e disprezzo per il sapere specialistico, come se quest'ultimo fosse una specie di esercizio di autorealizzazione."