Data quasi per morta negli anni Novanta del secolo scorso, la filosofia oggi offre un panorama radicalmente mutato, non solo per il ruolo dei filosofi nel dibattito pubblico, ma soprattutto per il fatto che le discipline filosofiche, da quelle teoretiche alle filosofie applicate, hanno rivelato una vitalità insospettata di fronte alle trasformazioni della società post-industriale. Ma che cosa significa fare filosofia oggi? Quali sono le domande che la sollecitano e gli interrogativi che la chiamano in causa? Quali strumenti può fornire per contribuire al progresso della ricerca? Questa nuova edizione, oltre ad aggiornare il volume sulla base delle ricerche più recenti, contiene tre nuovi capitoli che danno conto di questioni diventate particolarmente rilevanti sotto il profilo filosofico: l'intelligenza artificiale, la sostenibilità e la medicina.
In Italia fu grande il contributo alla Resistenza, anche in termini simbolici, degli studenti e dei professori dei licei classici. La figura dell'intellettuale resistente ha le sue radici nell'anagrafe di questi istituti, dal momento che il fascismo trovò spesso i suoi critici più severi proprio in quella scuola di élite concepita per allevare i futuri quadri del regime. Dopo l'8 settembre, per molti di loro rifugiarsi in montagna o entrare nei Gruppi di azione patriottica (GAP) delle città occupate fu il naturale proseguimento di un percorso cominciato nelle aule scolastiche. Attraverso la ricostruzione di storie note e meno note che si intrecciano fra loro, il libro evidenzia il legame forte e sistematico tra lo studio dei classici e della filosofia e l'adesione alla Resistenza.
La scienza moderna ha rivoluzionato l’immagine dell’universo, ridisegnandola in termini radicali. Ma questa messa a fuoco, che ha demolito la pretesa di verità delle immagini preesistenti e condotto al loro "scarto", non è esplosa in un istante. Si è trattato di un processo laborioso di costruzione di una nuova teoria generale del mondo che noi abitiamo. Solo faticosamente, con tante oscillazioni e andirivieni, la visione moderna ha potuto respingere nell’angolo il vecchio "Modello" ereditato dalla cultura degli antichi e del Medioevo europeo, che per il suo fascino persistente ha continuato a contagiare la mentalità comune e la fantasia creativa degli artisti ben oltre le scoperte di Copernico, di Galileo e dei loro primi eredi. Lewis guarda con cordiale spirito di comprensione a questa classica struttura del reale edificata sulla regola d’oro dell’attrazione amorosa delle parti e del tutto. Ne indaga le fonti. Ne sviscera i dettagli più appassionanti e curiosi, mostrando la sua capillare forza pervasiva, la tenace capacità di resistenza ai cambiamenti di prospettiva e alle smentite sul piano dei fatti. Era una cosmologia luminosa, piena di calore e ospitale. Ma aveva un difetto alla base: non corrispondeva all’impianto sostanziale dell’universo infinito e senza centro che ne ha preso vittoriosamente il posto.
Il Teorema di Pitagora riassume in modo esemplare le proprietà uniche ed esclusive dell'angolo retto. Nella tradizione è legato al demone divino del filosofo di Samo, ma risale in realtà a tempi remoti ed è patrimonio comune di diverse culture. Ripresentandosi regolarmente in formalismi complessi, questo celeberrimo Teorema si è rivelato una delle acquisizioni stabili e irrinunciabili della matematica, che continua a servirsene anche nelle sue tecniche avanzate. Ma se da un lato esprime aspetti essenziali del pensiero antico, dall'altro offre un osservatorio privilegiato per scoprire come il calcolo moderno ha provveduto a rimuovere con ogni cura i motivi religiosi e filosofici che hanno segnato la sua origine. La conseguenza di questa rimozione è la rinuncia a una sfera più ampia dell'esattezza, e a quel mondo ideale che per Hermann Weyl ne costituiva l'intimo cuore. Un cuore che questo nuovo, acuminato libro di Paolo Zellini ci permette di avvertire nelle sue pulsazioni più segrete.
Sono molti, e variegati, i temi affrontati in questa straordinaria raccolta di saggi: dalla stregoneria al divieto di conoscere ciò che sta in alto, inteso letteralmente e metaforicamente; dalle pitture erotiche di Tiziano all'«uomo dei lupi» di Freud, interpretato come un lupo mannaro mancato; da Aby Warburg e i suoi continuatori all'intreccio tra riflessioni sul mito e ideologia nazista negli scritti di Georges Dumézil. Che cosa lega ricerche così distanti tra loro? La prefazione alla prima edizione insisteva sulla morfologia, usata «come una sonda, per scandagliare uno strato inattingibile agli strumenti consueti della conoscenza storica». E alla morfologia si ritorna, in una prospettiva diversa, negli scritti inediti che ora si aggiungono, imperniati sulla nozione di «testo invisibile» (e perciò riproducibile) che era stata proposta in Spie. Radici di un paradigma indiziario. In questa nuova edizione Ginzburg rilegge il libro anche a partire da un tema fondamentale che, almeno in apparenza, in Spie mancava: il rapporto tra indizi e prove. È lecito supporre (come aveva fatto, in passato, lo stesso autore) che la ricchezza cognitiva degli indizi avesse indotto a trascurare l'importanza delle prove? Un dubbio da avvocato del diavolo, che ha portato a riesaminare da un'angolazione inattesa la sequenza che, partendo dalla triade Morelli-Freud-Sherlock Holmes, proietta il lettore da un lato verso i cacciatori del Neolitico, dall'altro verso il presente. E un invito a trasformarsi in cacciatori di indizi, per cercare di rispondere a questa e ad altre domande.
Sono molti gli analisti che ritengono che l'attuale condizione post-moderna sia contrassegnata essenzialmente dalla fine delle grandi narrazioni e dall'avvento della tecnoscienza. Se per gli sviluppi della tecnoscienza è all'opera un diffuso cervello sociale che continuamente genera nuove conquiste, per le narrazioni, archiviati i disastri provocati da molte di esse, si è aperta l'era dei piccoli racconti per mano di un'infinita platea di narratori. Il Web sta rendendo ancora più evidente il proliferare di narrazioni personali, particolari, a volte buone e utili, ma spesso false e quindi dannose. Oggi tutti possiamo raccontare e a tutti è affidato questo impegno, che è certamente frutto di libera creatività, ma che non si può affrancare dalla notevole responsabilità che richiede. Un racconto ben formulato diventa magia e grazia se coopera a rendere più chiari i prossimi probabili scenari, a fronte del critico stato della giustizia sociale, della pace e del progresso universale. L'homo faber è continuamente all'opera, ma ora si rende indispensabile un homo narrans, capace di sorvolare sul come della vita per tentare di spiegarne il perché. Il racconto, il buon racconto, è compito e grazia che certamente non modificherà la storia dell'umanità, ma può entrare nelle storie di tutti gli umani per aiutarli a vivere meglio.
"Questo volume apre una serie di studi che non pretendono di essere continui, né esaustivi; si tratterà di qualche sondaggio in un territorio complesso. Il sogno sarebbe un lavoro di lungo respiro, capace di correggersi a mano a mano che si sviluppa, aperto alle reazioni che suscita, alle congiunture che gli toccherà d'incontrare, e forse a ipotesi nuove. I lettori che si aspettassero di apprendere in che modo per secoli la gente ha fatto l'amore, o come è stato vietato di farlo - problema serio, importante, difficile -, rischiano di restare delusi. Non ho voluto fare una storia dei comportamenti sessuali nelle società occidentali, ma trattare un problema molto più austero e circoscritto: in che modi questi comportamenti sono diventati oggetti di sapere? Come, cioè per quali vie e per quali ragioni, si è organizzato questo campo di conoscenza che, con una parola recente, chiamiamo la sessualità? Quel che i lettori troveranno qui è la genesi di un sapere - un sapere che vorrei riafferrare alla radice, nelle istituzioni religiose, nelle forme pedagogiche, nelle pratiche mediche, nelle strutture familiari, là dove si è formato, ma anche negli effetti di coercizione che ha potuto avere sugli individui, una volta che li aveva persuasi del compito di scoprire in se stessi la forza segreta e pericolosa di una sessualità." (Dalla prefazione dell'autore all'edizione italiana)
Siamo tutti alla ricerca di un maggiore equilibrio, di comprensione, crescita personale e armonia interiore. L'Enneagramma, un antico sistema di classificazione delle personalità, è un potente strumento di autoconoscenza che ti aiuta a riconoscere i tuoi punti di forza e debolezza e comprendere le dinamiche delle relazioni con gli altri. Le 5 ferite dell'anima - rifiuto, abbandono, umiliazione, tradimento e ingiustizia - sono le ferite emotive che tutti noi sperimentiamo nel corso della vita e che influenzano il modo in cui percepiamo noi stessi, ci relazioniamo con gli altri e affrontiamo le sfide. Gli autori esplorano l'interazione tra l'Enneagramma e le 5 ferite, offrendo una prospettiva unica e integrata per raggiungere un'autentica armonia interiore. Sarai guidato nella comprensione dei meccanismi alla base delle tue reazioni emotive, nella trasformazione delle ferite in opportunità di crescita e nello sviluppo di una maggiore empatia e intuizione nei rapporti con gli altri. Questo è un libro indispensabile per chiunque desideri intraprendere un percorso di autorealizzazione, guarigione emotiva e sviluppo spirituale.
Un libro che traccia un identikit del conservatorismo in generale, con particolare attenzione al contesto italiano, mettendone in luce peculiarità, punti di forza e di debolezza, nonché le contaminazioni storiche subìte. Gli autori cercano altresì di studiare i motivi che lo hanno riportato al centro del dibattito non solo italiano ma internazionale.
La scuola oggi viene spesso considerata un luogo destinato al mero apprendimento delle competenze, al "saper fare", anziché il luogo della cultura in cui si impara anche a diventare uomini. Eppure è dalle aule scolastiche che passa il futuro della nostra società. In queste pagine c'è la ricetta per non fallire: un metodo che tenga conto dei talenti di ogni studente, la libertà educativa come pilastro e la responsabilità come fine.