Evdokimov, facendo riferimento alle grandi figure laicali nella Chiesa come Nicola Cabasilas (XIV secolo), sviluppa il concetto del sacerdozio dei laici secondo la tradizione Orientale: "Come non esiste la separazione alcuna in Chiesa docente e discente, ma è la Chiesa totale che ammaestra la Chiesa, così pure è in tutto il suo insegnamento che l'evangelo si rivolge a tutti e a ciascuno... Il laicato costituisce dunque esattamente lo stato del monachesimo interiorizzato. La sua sapienza consiste essenzialmente nell'assumere, pur vivendo nel mondo e forse soprattutto a causa di questa vocazione, il massimalismo escatologico dei monaci, la loro attesa gioiosa e impaziente della Parusia". Il laico è chiamato ad una incessante testimonianza evangelizzatrice ed esprime nella sua persona il mistero della Chiesa nella sua relazione al mondo. L'esperienza monastico-mistica, infatti, non deve essere fine a se stessa ma deve essere testimoniata al mondo. Anzi, il ruolo del laico è più che di un testimone; è simile a quello del Precursore - come Giovanni Battista che "non è ... un testimone del regno, ma è già il luogo in cui il mondo è vinto e in cui il regno è presente. Non è soltanto una voce che l'annunzia, è la sua voce", così pure il laico è colui che con tutta la sua vita, con ciò che è già presente in lui, annuncia Colui che viene. Il volume riporta il testo di una conferenza che l'autore tenne nel 1963, in occasione del primo millennio dalla fondazione del Monte Athos.
Era il 1947 quando sulle colline di Montichiari la Vergine Maria apparve al Pierina Gilli. Scrive la veggente nel suo diario: “Vidi la Madonna per la prima volta nella mia cameretta. La sua figura era leggera e trasparente, ma vera e reale sia per la voce, sia per la sensazione di Paradiso... Il suo bel volto era molto triste: gli occhi pieni di lacrime, il viso con una espressione colma di dolore. Lentamente pronunciò queste parole: preghiera, sacrificio, penitenza. Mentre parlava due lacrime si staccarono dai suoi occhi e si fermarono sul suo volto trasfigurato dal dolore”.
"Molti si sentono sopraffatti dal quotidiano: hanno l'impressione di tirare semplicemente avanti e di perdere nel frattempo la loro forza interiore... Si sentono sopraffatti da tutto, così vorrebbero trovare ogni giorno la forza necessaria per riuscire a vivere bene la loro vita. In questo piccolo libro desidero descrivervi alcuni percorsi grazie ai quali potrete recuperare la forza necessaria per ogni giornata".
"Gli scrittori religiosi di ogni tempo hanno innalzato lodi al silenzio. Il silenzio è salutare, conduce l'uomo a se stesso. Lo apre a Dio. Lo pone in contatto con la sua creatività, con nuove idee. In questo libretto vorrei indicarvi alcuni modi per cogliere e assaporare il silenzio, mostrandovi anche come potete coltivarlo. Sono percorsi benefici per voi e che vi pongono in contatto con la vostra stessa verità".
Partendo dall'equilibrio e dalla conoscenza dell'uomo che vengono espressi nella Regola di san Benedetto, l'autore propone delle "riflessioni di vita", raccolte attorno a tre grandi temi antropologici: Io (dimorare in se stessi); Noi (stare insieme); Noi e Voi (una presenza per il mondo). L'impostazione è positiva e serena, costruita sulla convinzione che ogni persona è un valore, da accogliere, rispettare, accompagnare e sviluppare. Il passaggio della riflessione dal singolare (Io) al plurale (Noi) e alla società (Noi e Voi) è un modo per articolare una spiritualità dell'uomo e del mondo; una spiritualità del presente, con le sue radici nell'identità delle persone e dei gruppi sociali e con la sua novità resa fatto di vita dall'incontro tra gli uomini.
Descrizione dell'opera
Scopo del volume è aiutare il lettore a rileggere il mistero della vita intradivina - le dinamiche trinitarie - come la fonte e il modello della vita umana. La novità dell'approccio consiste nel cogliere come il mistero dell'incarnazione, in cui si rivela l'infinita condiscendenza del Creatore verso il creato, abbia mutato per così dire la stessa vita di Dio. L'incarnazione del Verbo, che si fa percepibile sensibilmente nelle parole e nei gesti di Gesù, diventa così il paradigma e il modello del nostro processo di umanizzazione come pure una rivelazione teologica che apre a uno sguardo sul mistero di un Dio veramente coinvolto nella storia.
Come si evince dai titoli dei capitoli che lo compongono, il testo accompagna a un cammino di riscoperta del volto e dei modi di Dio riletti alla luce del mistero di Cristo. Esso diventa, al contempo, rivelazione di Dio e rivelazione dell'uomo fino a rivelare a Dio stesso un modo diverso di essere Dio. Tutto ciò non è semplicemente un percorso teorico, né tantomeno si prefigge di offrire una riflessione teoretica. Al contrario, questo sguardo posto sul mistero di Dio permette - anzi obbliga - a maturare uno sguardo su se stessi e sul mondo segnato da un atteggiamento contemplativo che ha nulla a che vedere con un modo disincarnato di sentire e di vivere la spiritualità.
Dedicato alla memoria di Raimon Panikkar, il testo sostiene la ricerca spirituale di tanti credenti in Cristo che, nel suo volto, ritrovano e amano i mille volti che il mistero di Dio assume nella concretezza della storia. Si rivolge a quanti, nello spirito del Vaticano II, cercano di seguire Gesù e il suo Vangelo come traccia sicura di umanizzazione possibile, che ci fa scoprire fratelli e sorelle in umanità. Tale scoperta è certamente un dono, ma anche una sfida che esige il dono totale di sé e il superamento di ogni attaccamento ai propri parametri precostituiti. Un libro per essere grati a Dio di essersi rivelato in Cristo Gesù, per sperare di potersi sedere alla medesima tavola dell'amore e della compassione di tutti e per tutti.
Sommario
Prologo. Dio dai mille volti. Dio al plurale. Dio esposto nella parola. Dio versatile. Dio danzante. Dio passionale: relativo assoluto. Dio matura maturando. Dio vero nell'assoluto relativo. Dio vasaio sereno nel provvisorio. Dio per noi.
Note sull'autore
MICHAELDAVIDE SEMERARO osb (1964) (www.lavisitation.it) è monaco benedettino del monastero di Germagno dal 1983 e, dopo la sua formazione monastica, ha conseguito il dottorato in teologia spirituale alla Pontificia Università Gregoriana. Ha pubblicato per EDB: Con Gesù in compagnia di Luca. La Parola festiva nell'anno C (2006); Cantico dei Cantici. L'amore non s'improvvisa (2006); Con Gesù in compagnia di Matteo. La Parola festiva nell'anno A (2007); Facciamo l'uomo! Invecchiare e morire: un'iniziazione possibile (2007); Con Gesù in compagnia di Marco. La Parola festiva nell'anno B (2008); L'altra Mensa: la Parola nella liturgia (2008); Seme è la Parola. Invito alla lectio divina (2011); Betlemme: la casa del pane. Il futuro è possibile (2011); Spero lo Spirito Santo. Meditazioni per la Pentecoste (2012). Insieme a Milena Simonotti Il presepe nel cuore. Novena. Tavole di Giuseppe Cordiano (2011) e L'Ora dell'Amore. Presepe di Pasqua. Ierofanie di Giuseppe Cordiano (2013). È inoltre autore delle riflessioni alle letture della rivista mensile Messa e preghiera quotidiana, dei volumi a caratteri grandi Accompagnati dalla Parola (per i tempi di Avvento e Quaresima) e del Messale quotidiano (22011).
Questo libro racconta, in primo luogo, le irraggiungibili grandezze della vita piccola. Guarda all'infanzia non semplicemente come a una età della vita, ma come a un punto di verità da cui poter esplorare il mondo, sino a incrinare e a scalzare la logica fin troppo consolidata secondo cui il bambino viene prima dell'uomo e in esso si realizza. Occorre invece rovesciare la prospettiva: sono i piccoli a incarnare la piena creaturalità dell'umano, proprio in quanto creature incompiute e imperfette. Ma come un bambino sviluppa anche un secondo, più ardito azzardo: quello di accostare la parola letteraria a quella delle Scritture, usando l'una e l'altra come esegesi della vita. Le poche ma significative parole tratte dai testi biblici si intrecciano con il nudo palpitare della vita infantile, i sussulti, le paure, gli stupori, le passioni del bambino così come vengono narrate in alcune grandi scritture del Novecento: da Rainer Maria Rilke a Alice Munro, da Alberto Savinio a Thomas Bernhard, da Marina Cvetaeva a Aharon Appelfeld.
In questo terzo volume della collana l'Autore ci inoltra nelle profondità dell'animo umano, per cogliere quel desiderio di incontrare Dio che abita fin dalla fanciullezza, e si rivela in modi diversi nelle varie fasi della vita.
Il Manuale, scritto nel Meridione della Francia tra l’841 e l’843, ha due aspetti di sicura originalità. Primo, non è scritto da un chierico, ma da una donna, non da una religiosa, ma da una laica, una madre di famiglia. Secondo, si tratta di una madre che indirizza un libro di educazione e autobiografico a suo figlio. Questi due aspetti conferiscono al Manuale un posto del tutto singolare nella letteratura mondiale.
Il Manuale è di capitale importanza anche per ricostruire la vita sociale e i modelli di istruzione e di educazione del periodo carolingio.
Il testo lascia trasparire la personalità di Dhuoda, madre affettuosa e forte, intraprendente e audace che ha messo tutte le sue energie e le sue ricchezze familiari a servizio del capofamiglia, cioè suo marito Bernardo. Numerosi sono i riferimenti al periodo storico turbolento e di crisi, alla famiglia carolingia alla quale Dhuoda e Bernardo erano legati da rapporti di parentela e di governo. In questo contesto, per molti aspetti violento e buio, Dhuoda ha cura di trasmettere al suo figlio primogenito, Guglielmo, che le è stato sottratto per essere affidato al re Carlo il Calvo, ciò che lei ritiene essenziale: la fede in Dio, l’amore e la venerazione verso il padre e il rispetto e il servizio verso il re e la Chiesa.
La presente edizione è la prima, in assoluto, edizione italiana con testo critico latino e traduzione a fronte.
Dhuoda ci è nota proprio grazie al suo Manuale. È una donna aristocratica, imparentata con la famiglia carolingia, tanto che sposa suo Bernardo nella cappella del palazzo imperiale di Aquisgrana, il 29 giugno 824. Due anni dopo, il 29 novembre 826, dà alla luce Guglielmo; e quindici anni dopo, il 22 marzo 841, le nasce il secondo figlio, Bernardo. Finì di scrivere il suo Manuale il 2 febbraio 843, e dopo tale data non abbiamo più notizie di lei.
Anna Maria Canopi è una delle maggiori figure della spiritualità di oggi, anche a livello internazionale. Badessa del monastero benedettino di clausura sull'isola di San Giulio, si guarda indietro e decide di raccontare la storia della sua vita e della sua vocazione: "la parola di Madre Canopi dall'oasi della memoria e da quell'oasi del suo presente che è il piccolo paradiso monastico sul lago d'Orta si rivolge all'umanità intera. Parla con amore e dolcezza ma anche con intensità e certezza a quella 'crisalide divina' che è racchiusa nel 'bozzolo del mistero'..." (Gianfranco Ravasi).
Un saggio unico nel panorama editoriale italiano, in cui l'autore propone cento brevi brani in poesia e in prosa, con un sintetico commento, tutti accomunati dalla domanda decisiva: qual è il vero volto di Dio?
Una sorta di “dizionario minimo della fede”, in cui padre Castelli – con il consueto acume critico, che si appoggia su una conoscenza enciclopedica – propone e commenta cento brevi brani in poesia e in prosa, tutti accomunati dalla domanda decisiva: qual è il vero volto di Dio? con quale nome chiamarlo? in che modo incontrarlo? Poeti, narratori e letterati che sono stati investiti dal pensiero o dall’esperienza di Dio ci offrono suggestioni, impressioni, folgorazioni, che si aprono su un orizzonte sconfinato.