L'assenza dell'opinione dissenziente in Corte costituzionale è retaggio di una tradizione da superare. La sua introduzione non solo consentirebbe di mostrare la pluralità delle possibili interpretazioni della Costituzione, ma la conoscibilità delle tesi rimaste minoritarie accrescerebbe anche pluralismo, trasparenza e discussione pubblica sulle più importanti questioni costituzionali: una forma di integrazione attraverso il dibattito tra idee diverse e un appello all'intelligenza dei giorni futuri.
Il gioco è qualcosa di naturale. I bambini sono biologicamente predisposti a giocare e per via spontanea acquisiscono apprendimenti e padronanze, anche in assenza dell'insegnamento di un adulto. Allo stesso tempo, il gioco è anche qualcosa di culturale. Nei diversi contesti sociali, i giochi si esprimono infatti in modalità e forme culturalmente connotate, che hanno un'importanza enorme nella formazione di una persona, influenzando le identità di genere e i ruoli, predisponendo, per via simbolica e metaforica, attitudini, orientamenti e relazioni. Se il gioco è natura e cultura insieme, lo sport, che oggi è praticato a partire dall'infanzia, è una delle forme culturali di gioco più alte per i valori simbolici che sottende: valori etici ed estetici, pedagogia del corpo, esercizio per dare il meglio di sé. In-ludere. Gioco, sport e formazione propone una visione integrata di gioco e sport. Fornisce le basi teoriche per progettare attività ludiche e sportive, con un'intenzionalità educativa orientata al benessere psicofisico, a contrastare le dipendenze e la passività, a promuovere empowerment. Il libro è attraversato da tre nuclei tematici: la riflessione pedagogica sull'identità anfibia del gioco, tra natura e cultura; l'analisi dei dispositivi su cui il gioco si costruisce, quali lo spazio, il tempo, i materiali ludici, l'ambiente urbano; la relazione tra gioco e sport, cioè il senso pedagogico della competizione e del rischio, il valore destabilizzante ma anche vivificante dell'incertezza, in una società fortemente orientata, com'è la nostra, alla programmazione e al controllo.
Ispirata al Vangelo secondo Marco, questa contemplazione della Passione di Gesù, che dalla Via Crucis della condanna a morte diventa la Via Lucis della sua risurrezione, contiene anche poesie di cristiani e di non cristiani, tutti in attesa di un volto trasfigurato, tutti con una domanda nel cuore:«Cosa posso sperare?». Solo Gesù Cristo è capace di rispondere a questa domanda.
Il sorprendente romanzo inedito dell'autore di Cent'anni di solitudine e L'amore ai tempi del colera. Si sentì maliziosa, allegra, capace di tutto, e imbellita dalla mescolanza sacra della musica con il gin. Pensava che l'uomo del tavolo di fronte non l'avesse vista, però lo sorprese a osservarla quando lo guardò per la seconda volta. Lui arrossì. Lei sostenne il suo sguardo mentre lui controllava l'orologio da tasca con la catenina. Ogni anno, il 16 agosto, Ana Magdalena Bach - quasi cinquant'anni di età e una trentina scarsa di soddisfacente vita matrimoniale - raggiunge l'isola dei Caraibi dove è sepolta sua madre. Il traghetto, il taxi, un mazzo di gladioli e l'hotel: questo rituale esercita su di lei un irresistibile invito a trasformarsi - una volta all'anno - in un'altra donna, a esplorare la propria sensualità e a sondare la paura che silenziosa cova nel suo cuore. Lo stile inconfondibile di Márquez risplende in "Ci vediamo in agosto", romanzo musicalissimo di variazioni sul tema che è nello stesso tempo un inno alla libertà, un omaggio alla femminilità, una riflessione sul mistero dell'amore e dei rimpianti. Un'esplorazione del desiderio che non si affievolisce con l'età.
Gli Stati Uniti di oggi, alla fine del «fallito esperimento quarantennale del neoliberismo», come lo ha definito Biden, e appena prima delle elezioni presidenziali del 2024, in cui si deciderà il ritorno oppure la sconfitta definitiva del «trumpismo». Una fase cruciale, con la democrazia interna alterata dallo strapotere del Grande capitale e dalle trasformazioni profonde del mondo del lavoro, e resa «fragile» dalle disuguaglianze sociali e dalle divisioni ideologiche e politiche che attraversano la società. L’unica certezza, per ora, risiede nel grave insuccesso dei progetti di ricomposizione cui Biden aveva puntato, con il quadro internazionale investito sia dalla guerra in Ucraina, sia dal montare della contrapposizione nei confronti della Cina: due «fronti» diversi tra loro e che investono entrambi il Paese nelle sue aspirazioni «neo imperiali». Un quadro che, nell’insieme, riguarda anche l’Europa e l’intero sistema dei rapporti economico-politici e culturali su scala mondiale.
In Grecia come a Roma, sia pure in forme diverse, il ritrovarsi per mangiare e bere in compagnia era un'attività così centrale e significativa che studiare le due culture dal punto di vista della commensalità, pubblica e privata, consente di indagarle da un angolo prospettico del tutto privilegiato. Tra osservanza delle regole e flagranti infrazioni alle norme; tra intrattenimenti leggeri e riflessioni serie, spesso di taglio propriamente filosofico; tra schermaglie amorose e pensieri di morte, la scena del simposio greco e quella del banchetto romano si presentano particolarmente eterogenee quanto a occasioni, contesti, personaggi. Il volume, attraverso una selezione di testi letterari greci e latini, documenta questa straordinaria varietà di registri, che è poi, a ben vedere, la varietà stessa dei multiformi casi della vita.
Tiziano è un gigante e non è facile raccontarlo. Ma c'è un Tiziano Terzani personalissimo, in molti di noi, che potrebbe essere un peccato non condividere e cercare di tramandare. Tamara Baris ripercorre l'immaginario di un autore da non perdere, oggi più che mai: è saggio custodire la sua lezione, il suo essere sveglio senza sconti, senza soste, in questo mondo divorato dalla fretta, addormentato e schiacciato dall'economia, dalle visioni campanilistiche ed egoistiche. Ripercorrere la sua Asia non è rileggere reportage, articoli sul Giappone, la Cina, il Vietnam: è mettere insieme i pezzi di un puzzle che disegnano un vero e proprio modo d'essere. È la costruzione continua di un io, perennemente in movimento, teso verso l'altro e le sue ragioni: l'Asia se la cuciva addosso, la portava con sé a casa propria, ricercandola tra gli oggetti di mercati e mercanti lontani. Armato della sua Leica, sentiva dentro il giornalismo come una missione, come la sacra e inalienabile ricerca della verità, di quello che cercava e vedeva, dei dettagli che fanno il mondo. Sempre accanto ad Angela, «il palo al quale l'elefante si fa legare con un filo di seta» e a Folco e Saskia: il suo grande amore e la famiglia, gli unici punti fermi di una vita vissuta «guardando i fiori da un cavallo in corsa».
L'autore offre una lettura diversa e più ampia del piccolo testo biblico di Tobia per andare oltre la consueta interpretazione legata ai temi della coppia e della famiglia. Secondo don Borsato il tema centrale presente nel libro non è principalmente la coppia, ma il modo di pensare e di vivere la fede. Il libro di Tobia contesta un modo di considerare e concepire la fede perché vi è dentro un cammino che va "dalla religione alla fede", con protagonista Tobia, uomo religiosissimo e fedelissimo alla sua tradizione ebraica, ma non propriamente credente. È ubbidiente alle leggi religiose, ma non a quel Dio che parla sempre e parla a tutti, il cui pensiero è inafferrabile. Il messaggio del libro di Tobia è quindi attuale perché pone la questione del rapporto tra religioni e culture. Ai cristiani in particolare, come invito per superare le tradizioni-convenzioni che rendono ciechi di fronte a Dio che arriva da altre culture e popoli, per realizzare un rapporto sempre nuovo con il mondo.
Il tema fondante di questo libro: vivere l'amore per essere più forti e vincenti di fronte alle difficoltà della vita. Le storie di alcune donne, che l'autrice ha incontrato nel suo percorso professionale, tutte insieme raccontano le molte e diverse facce dell'amore. Storie d'amore che si vivono nel periodo adolescenziale, periodo in cui comunemente si sperimentano i primi turbamenti del cuore, il cambiamento del corpo e delle relazioni. Storie di amore tra donne e uomini adulti, che inseguendolo si sono dimenticati di cosa questo sentimento significhi davvero. Attraverso la lettura di questo libro si intraprende un viaggio che apre al coraggio, che fa decidere di andare e lasciare, di chiudere porte e situazioni per ritrovare se stesse e soprattutto la cura per se stesse. E' anche un viaggio in quell'amore che esige rispetto. Queste pagine parlano, "Io sono qui, per amore", esprime l'Autrice e con lei tutte le protagoniste del libro: ci sono per esserci, per aiutarti, e per amarmi. "Credo che la vita di una persona sia come un libro, dove la libertà sta nel fermarsi a un capitolo piuttosto che a un altro, saltare frasi e paragrafi fino ad arrivare a riscriverlo con un finale diverso. Grazie alle persone che incontriamo e al destino che ci procuriamo, alle narrazioni che facciamo di noi e della nostra vita, possiamo riscrivere il nostro libro mille e mille volte." (dalla Prefazione di Eleonora Daniele)
I problemi sollevati dall'uscita dallo stato di natura pura emergono con forza e intensità straordinarie nei dibattiti propri della filosofia moderna. La comparsa sul mercato editoriale dell'Augustinus (1640) coincise infatti con una nuova fase della plurisecolare disputa su giustificazione e libero arbitrio. Difesa da Saint-Cyran e Arnauld, nel lungo braccio di ferro che Port-Royal ingaggiò con la Compagnia, la teoria agostiniana della grazia necessaria costituì il fondamento anche della proposta apologetica elaborata da Pascal in risposta a dogmatismo e scetticismo. Due nature tra loro opposte coesistevano nel genere umano riscattato dalla Rivelazione: da un lato il peccato, conseguenza materiale della ribellione dei progenitori, dall'altro il sentimento, suscitato dalla fede, dell'antica felicità perduta insieme all'Eden. Allo scopo di illustrare tale dissidio, i sette studi raccolti nel presente volume prendono in esame alcune diverse riletture del racconto biblico della caduta originaria al crocevia tra Cinquecento e Seicento, da Montaigne ai pensatori libertini, sino a Giordano Bruno e alla critica che quest'ultimo mosse all'intera eredità cristiana.