Cominciamo col dire che non erano tre. Le caravelle, ovviamente. Si tratta di un mito durevole, entrato prepotentemente nell'immaginario. Tre come i Magi, come i Moschettieri, per non citare altri e più sublimi paragoni. Volendo essere precisi, due caravelle e una nao: una grossa nave commerciale. Ma poco importa: il mito si costruisce a suon di semplificazioni. L'invito è a salire a bordo e a ripercorrere, passo dopo passo, le tappe del primo viaggio di Cristoforo Colombo, proprio quello che il 12 ottobre del 1492 porterà l'Ammiraglio ad avvistare la terra (le Indie o una sconosciuta?). Come per ogni navigazione, dovremo prepararci imparando a conoscere i tipi nautici, il regime dei venti, strumenti come la bussola, le carte, le tavole di martelogio per il calcolo del punto nave. Ma soprattutto saremo introdotti alla vita di bordo e incontreremo gli uomini che stanno per compiere la traversata. A guidarci sarà il Giornale di bordo, il diario su cui Colombo annotava tutto ciò che viveva in quelle settimane.
La svolta teologica della fenomenologia francese ha sostituito la categoria dell'essere con la cifra del dono e della donazione. La rivelazione biblica - come scrive Jean-Luc Marion - non si riduce a enunciati, ma convoca e coinvolge il testimone nella scoperta di ciò che viene da altrove, che sorprende ed eccede ogni attesa. Dio si mostra in un evento irripetibile e attraverso evidenze fenomeniche insostenibili da parte di chi pretenda di dimostrare e possedere la verità. Che tipo di filosofia è quella di Marion? Cattorini delinea i rapporti tra fenomenologia ed ermeneutica, e distingue da un lato le dimensioni etiche dell'avvenire di un Dio che ci rivela a noi stessi, e dall'altro i rimandi all'esperienza estetica quale mira intenzionale verso un'icona dell'invisibile. La fine delle illusioni proprie di una filosofia naturalistica e autoreferenziale riapre le connessioni fra amore della sapienza (filo-sofia) e logos della donazione. Dio che è qui (c'è) e ci ha, rivolge un appello, si destina a noi, scuotendoci nell'evento in cui un segno innesca il desiderio d'infinito.
Il volume verte sulla teologia politica e la filosofia della storia. L'acceso dibattito novecentesco conclude che la prima sia un 'dispositivo escludente' da abbattere. La sua presunta liquidazione ignora che sulla disciplina tutto resta ancora da dire, e che una nuova partenza è possibile. La crisi dell'antropocentrismo apre inedite possibilità per coniugare storia e trascendenza, battendo nuovi cammini nel moto verso un umanesimo inclusivo che colga le implicazioni storico-politiche dell'incarnazione, e che rilanci la ricerca sul senso della storia.
Autentico capolavoro del teatro barocco, l'opera mette in scena il conflitto tra libertà e destino, vita e sogno (un sogno presunto, insinuato da altri), verità e ingannevole apparenza. "Sogno" infatti non è emblema solo d'una condizione sfuggente e precaria, ma anche d'uno strato di finzione e di menzogna, di paralisi parziale della volontà, di un'angoscia esistenziale "il delitto d'esser nato" - che consiste nel non poter imporre agli altri il proprio essere e il proprio esistere. Introduzione di Andrea Baldissera.
Le "Confessioni" di Agostino iniziano un'epoca nuova del pensiero filosofico. Non c'è, per imparare la sapienza, altro curriculum che l'ordine dei giorni, altra "via" che un percorso esistenziale. Quello dell'esistenza ansante e inappagata, che non si è sottratta alle comuni speranze e disperazioni, che ha corso in lungo e in largo la terra e ha voluto sperimentare ogni cosa umana, senza tenerne a distanza alcuna, assaporandole tutte o lasciandosene urtare, ferire, dominare, invece di limitarsi a esercitare il sereno potere della vista, che le domina da lontano. La metafisica non si svela veramente che nello specchio - e nell'enigma - di un destino personale.
Affascinante senza essere manipolatoria, rigorosa ma mai dogmatica, elegante seppure austera, irriducibilmente anticonvenzionale, eternamente sfuggente: così è Elizabeth Finch, docente del corso di «Cultura e civiltà» al college. Il suo carisma e la forza delle sue idee sono destinati a segnare per sempre il modo di pensare dei suoi studenti. O almeno di uno di essi. Questa è la storia che lui ci racconta. Ma, come direbbe Elizabeth Finch, «travisare la propria storia è parte dell'essere una persona». Il «Re dei Progetti Incompiuti», secondo la definizione della figlia adolescente, Neil si porta appresso un bagaglio di insuccessi lungo una vita: un'ambizione attoriale frustrata, due matrimoni falliti. Ma a quella prima lezione del corso di «Cultura e civiltà», tanti anni prima, il giorno in cui fece la conoscenza della docente Elizabeth Finch, Neil ebbe la sensazione di essere arrivato, per una volta, nel posto giusto. Sobria nell'abbigliamento, esatta nel dire e cristallina nel pensare, fumatrice incallita e insofferente del comune sentire, Elizabeth Finch - EF per la classe - incuneò fin da subito il grimaldello del libero pensiero nelle quiete coscienze dei suoi studenti, mai trattati come «oche all'ingrasso» da infarcire di nozioni, ma coinvolti in un continuo processo socratico di collaborazione, spesso caustico ma mai sprezzante, e fatalmente fertilizzato dall'elisir del carisma. Impossibile, per i discenti, non perdersi in congetture sulla sua inespugnabile vita privata e non restare colpiti dalle sue idee sulla Creazione: «Il mondo è male organizzato, perché Dio l'ha creato da solo. Avrebbe dovuto consultare qualche amico: uno il primo giorno, un altro il quinto, un altro il settimo, allora sì che sarebbe stato perfetto», sull'amore: «Esiste una parola più mistificante, abusata, fraintesa, più estensibile a livello di significati e di propositi, più contaminata dagli sputacchi di miliardi di lingue bugiarde, della parola "amore"? E c'è qualcosa di più scontato che lamentarsi di tutto questo?», sul pensiero unico: «Monoteismo. Monomania. Monogamia. Monotonia. Niente di buono inizia con questo prefisso», o su ogni altra area del sapere e del sentire, antico e moderno. Odiarla o amarla, non c'è alternativa. Neil rientra da subito nella seconda categoria, e vi rimane per decenni dopo la fine del corso, sposando il suo metodo critico e infine facendosi carico del suo progetto incompiuto: quello sulla figura di Flavius Claudius Julianus, ovvero Giuliano l'Apostata, l'ultimo imperatore romano non cristiano, la cui sconfitta in battaglia determinò l'instaurarsi a Roma del monoteismo ai danni di tutte le altre religioni e dunque, a detta di EF, la chiusura della mentalità europea e la fine della gioia. Neil ha ormai i capelli grigi quando si addentra nelle carte della sua antica maestra e forse amica, in cerca di verità mai svelate. Eppure Elizabeth Finch l'aveva avvertito fin dall'inizio: «Artificio, rigore, verità. Artificio non come opposto della verità ma spesso come sua manifestazione, ciò che lo rende irresistibile».
Pregare è una facoltà umana: nasce probabilmente dall'intuizione di poter comunicare con le presenze viventi, umane e non, che sono intorno a noi o sono passate o sono altrove. La preghiera è un anelito comune, al di là delle differenze teologiche, ideologiche e politiche. Significa invocare la divinità fuori o dentro di noi perché ci venga incontro e migliori le nostre vite. Si tratti di monoteismo o di politeismi, di animismi o di culto degli antenati, pregare è rivolgersi a una presenza o a più presenze al di fuori di noi, stabilendo una reciprocità fondamentale per motivare il proprio stare al mondo. La nostra società è l'unica che nega questa facoltà, come se avesse deciso di vivere in un quadro dell'adesso impoverito da tutte le ispirazioni che vengono da altrove.
Si possono inventare dei legami famigliari seguendo l'istinto, il desiderio e l'immaginazione? Si può davvero aiutare qualcuno? Ma soprattutto: si può salvare chi non vuole essere salvato? "Molto molto tanto bene" è una storia vera: la storia di una famiglia nata in mare, vitalissima e sgrammaticata come il titolo di questo libro. A bordo delle navi Ong, Caterina scopre che il Mediterraneo ti sorprende sempre. È proprio durante un salvataggio al largo che compare Amy, una bambina di cinque anni: sorride, e porta un cappellino di strass che luccica sotto al faro di pattugliamento. È l'inizio di un amore impetuoso e accidentato. Del resto è sempre così difficile sapere qual è il nostro bene, figuriamoci quello degli altri. C'è chi parte sulla scia dell'entusiasmo, chi decide di tornare per puro amore della vita, ma a spingerti su una nave Ong - una volta dopo l'altra - è soprattutto l'ostinazione. Caterina ormai conosce l'Endurance come casa sua, ogni corridoio, ogni boccaporto. Ha imparato i gesti per issare i naufraghi sul Rhib, a prendersi cura di loro quando dormono sul ponte, in salvo, distesi sui cartoni. Quel che Caterina non sa è che oggi, su quella nave, sta per comparire un futuro possibile. Succede in mezzo al Mediterraneo, a trenta miglia a nord di Zawiya. Il mare è mosso, lei è pronta: ha il casco, il salvagente a gas, i pantaloni impermeabili, gli stivali di gomma, i guanti. Il vento è forte e copre ogni voce. E all'improvviso appare Amy, una bambina di cinque anni. Durante il salvataggio sorride tranquilla, come una diva che sale su un motoscafo nella laguna di Venezia. Porta un cappellino di strass che luccica sotto al faro di pattugliamento. Inizia così un tentativo un po' pazzo e visionario di comprendere l'altro: Caterina lo affronterà con passione e testardaggine. Ma nella vita non si può prevedere tutto, o meglio quasi niente. Forse perché gli amori nati in mare, nell'emergenza, sono più movimentati e imprevedibili di quelli che poggiano sulla terraferma. Molto molto tanto intensi, molto molto tanto feroci. «E ripete a raffica la sua parola italiana preferita: baci. Si appoggia le mani sulla bocca, picchiettando le labbra con le dita: baci, baci, baci. Spesso la saluto con un Ti voglio molto bene o Ti voglio tanto bene, e Amy fa due conti. Per aggiungere quantità, basta usare tutti gli aggettivi insieme».
Pisa, XII secolo. La potente repubblica marinara, i cui vascelli solcano il Mediterraneo carichi di seta, spezie e tinture, si trova al centro dell'Europa medievale, ma la Zecca stenta a coniare una quantità di moneta sufficiente a soddisfare i cittadini, i bisogni dei mercanti e del commercio marittimo. È qui - nella città di piazza dei Miracoli, dell'Opera del Duomo, di Fibonacci e delle scuole di abaci - che ha inizio la storia della moneta di banca. Paolo Zannoni, insider finanziario di lungo corso, ci mostra come regimi diversi - democrazie federali e parlamentari, imperi e regimi rivoluzionari - nel corso dei secoli abbiano tutti collaborato con le banche per raggiungere i propri obiettivi, stringendo di volta in volta lo stesso accordo: scambiare il debito pubblico con quello degli istituti bancari. Per questo, in ogni luogo e in ogni tempo, le banche hanno sempre conservato una posizione privilegiata. Sette capitoli, sette momenti storici, sette luoghi per indagare il complesso rapporto che lega istituti bancari e Stati: dal rione di Rialto nella Venezia del XVII secolo alla nascita della Banca d'Inghilterra, dal regno di Napoli alla Russia bolscevica, dalla Rivoluzione americana all'Ecu de Marc, l'antenato dell'euro, una valuta privata capace di circolare in tutta l'Europa premoderna e moderna. Ma Moneta e promesse fa di più: ci offre una chiave per interpretare il presente, spiegandoci, tra le altre cose, perché non dobbiamo stupirci quando uno Stato salva una banca in crisi. Basandosi su fonti conservate negli archivi di Venezia, Napoli, Philadelphia, Medina del Campo, Pisa e nei caveaux della Banca d'Inghilterra, molte mai consultate prima d'ora, Zannoni ci aiuta a comprendere che cosa la banca è e che cosa fa, riservando un'attenzione particolare alla natura del debito bancario. Con una scrittura di grande chiarezza unita a un piglio divertito e appassionato, ci dimostra, in ultima analisi, come i debiti delle banche siano diventati la valuta delle nazioni: la moneta moderna è debito.
Simboli di fedeltà, rappresentanti dei colori e della gloria di un club. Garanti dell'unità della squadra, in campo e fuori. Campioni che hanno consegnato le loro gesta alla leggenda. Condottieri capaci di migliorare i compagni, dando l'esempio con generosità, mentalità vincente, attaccamento. Gianfelice Facchetti racconta storia, aneddoti e virtù dei capitani del pallone, capaci di accendere l'immaginario collettivo dei tifosi, dalle origini del football fino al meno romantico calcio-business di oggi. In queste pagine incontreremo uomini di poche ma incisive parole, come Armando Picchi, Gaetano Scirea e Franco Baresi (o come Gigi Riva, capitano di fatto anche se mai ha voluto indossare la fascia), e trascinatori sempre pronti a suonare la carica ai compagni, come Valentino Mazzola e Giampiero Boniperti. Miti immortali capaci di rappresentare un popolo, come Francesco Totti e Totonno Juliano, o di unire le generazioni, come Cesare e Paolo Maldini. Capitani per supremazia tecnica, come Roberto Baggio o Alex Del Piero, e capitani punto di riferimento pur senza essere campioni. Dal primo capitano della Nazionale Francesco Calì, a Giacinto Facchetti, padre dell'autore, a cui la fascia sopra la maglia azzurra conferiva responsabilità degne di un diplomatico. E poi Zanetti, Di Bartolomei, Piola, Antognoni, Zoff; e stelle internazionali come Puskás, Jasin, Charlton, Beckenbauer. Le loro storie di passione, coraggio, lealtà insegnano che nel calcio il capitano non è solo il leader di una squadra, ma un simbolo capace di unire tutti gli appassionati, incarnando lo spirito del gioco e i suoi valori.
La fiducia è una grazia spirituale che può essere definita come una speranza rinvigorita dalla fortezza. La fiducia ci dà la certezza di essere esauditi nelle nostre preghiere e la prima cosa che dobbiamo chiedere è proprio la fiducia, che ci farà infallibilmente ottenere tutti i beni spirituali che chiediamo e e anche quelli materiali, nella misura in cui non pregiudichino beni spirituali, a cUi tutto deve essere ordinato. L'immagine della Madonna della Fiducia che si venera nel Seminario romano ci esprime nel suo sguardo affettuoso e consolante questa verità: nulla è negato a chi nella Madonna confida. Tutto, in Lei e per Lei, ci è possibile.