La presente Istruzione stabilisce i principi normativi e i criteri orientativi che i Pastori di ogni Diocesi e Chiesa particolare assimilata alla Diocesi dovranno applicare nella cura pastorale dell’Ordo virginum. Dopo aver delineato il fondamento biblico e gli elementi tipici della vocazione e della testimonianza delle vergini consacrate (Prima parte), l’Istruzione tratta della specifica configurazione dell’Ordo virginum nell’ambito della Chiesa particolare e della Chiesa universale (Seconda parte), per poi soffermarsi sul discernimento vocazionale e gli itinerari per la formazione previa alla consacrazione e la formazione permanente (Terza parte)
Un ritratto di san Francesco scritto da un maestro della spiritualità del '900. Ne emerge un'immagine di Francesco, della sua santità, come modello di fede per le inquietudini dell'uomo contemporaneo: un Francesco disegnato con lineamenti vigorosi, al di là di talune diffuse presentazioni di maniera. In brevi e affascinanti pagine, Guardini guida il lettore alla scoperta del mondo di san Francesco: la sua Assisi, il "Cantico", l'amore per Dio e le creature.
Un'omelia è un'esortazione o un insegnamento? Non basta rispondere che ci vuole equilibrio, perché l'equilibrio implica un'opposizione. La fede non è una questione di equilibrio. La fede è intensità divina. E così, nell'omiletica del cardinal Giacomo Biffi, l'intensità è data dalla dimensione contemplativa del mistero, in cui esortazione e insegnamento sono un'anima sola. Lo si avverte in questa raccolta di omelie sul sacerdozio. La consapevolezza del fatto che chi segue Cristo diventa più uomo, nasce dall'esperienza della fragilità umana coinvolta con "l'incredibile coraggio di un cuore credente". Il volume raccoglie 75 omelie inedite del cardinal Biffi pronunciate in occasione della Messa crismale del Giovedì Santo e delle ordinazioni sacerdotali. Sono meditazioni sempre attuali sui regali che Dio continuamente elargisce. Il cardinal Biffi è stato sempre molto apprezzato per le sue prediche, brevi e dense di contenuto, spesse condite di fine ironia.
Una meditazione qualificata e argomentata sul sacerdozio alla luce delle trasformazioni in atto nella società di oggi. L'autore, teologo e pastore, analizza il rito dell'ordinazione presbiterale mettendo in luce gli aspetti essenziali della missione del prete nel mondo contemporaneo, mostrando la sintonia profonda dell'insegnamento di papa Benedetto XVI e di papa Francesco nell'individuare la relazione personale con Dio come il punto qualificante di ogni vocazione sacerdotale.
Uno strumento utile per il cammino vocazionale. Le storie vocazionali sono state gravate per lungo tempo da un linguaggio e da uno stile di accompagnamento che le ha sganciate dai dinamismi umani e soprattutto dal benessere della persona, come se la "chiamata" di Dio fosse in competizione con i suoi desideri più profondi. L'analisi dei processi psicologici che sostengono una scelta sacerdotale o di vita in comune - come nasce, come si sviluppa, come matura o come si arena - ha diversi obiettivi: ridurre i miti che circondano la vocazione, riflettere sulla vita in comune nel terzo millennio (ha ancora senso?) e ricongiungere finalmente vocazione e felicità.
L'accesso al ministero ordinato e alla vita religiosa per lungo tempo è stato considerato quasi un privilegio per persone con una struttura umana speciale, "migliore" delle altre. Da questa precomprensione la conseguenza errata che sacerdoti e religiosi/e con l'ordinazione e la professione religiosa vivano sentimenti, sessualità e relazioni in modo diverso dagli altri esseri umani, e quindi per essere felici e realizzati debbano mutilare queste dimensioni, e "nascondere" la loro umanità. Questo libro composito si colloca sotto l'angolo prospettico di persone, uomini e donne, che vogliono vivere la loro vocazione in modo autentico, integrando il mondo dei sentimenti e degli affetti, al di là dell’orientamento eteroaffettivo e omoaffettivo. Non è l'orientamento sessuale, infatti, la questione centrale di una riuscita vocazionale, ma l'integrazione. La conoscenza teorica e la pratica psicologica, la letteratura scientifica sul tema, prevalente ormai in ambito internazionale, l'esperienza di formatori e formatrici, e infine la testimonianza diretta di sacerdoti e religiose, aprono la via, come questo libro documenta, a una visione positiva, di fatto più evangelica e più vera sul tema vocazionale.
«Su questo santo era già stato detto tutto (anche se pochi lo conoscono a fondo). Così, ho deciso di fare una "autobiografia", facendo parlare il santo in prima persona. Ed evidenziando quel che di lui nessuno conosce: la demonomachia, per esempio (le sue lotte col demonio). Di questo "santo dei miracoli" in genere si pensa che sia bravo a far ritrovare le cose perdute. Ma non si spiega perché, dopo la Madonna, è quello che ha il maggior numero di luoghi e città intitolati al suo nome. Non c'è chiesa che non abbia una sua immagine. Nessuno conosce le sue lotte contro gli eretici catari, né il fatto che sia stato lui a convincere san Francesco a permettere lo studio ai francescani. Lo sapevate che è anche Dottore della Chiesa? Nemmeno si conosce la sua personale crociata contro l'islam. Il risultato è un libro che si legge come una fiction, perché i colpi di scena non mancano. Ma è tutto vero.» (Rino Cammilleri)
«Un prete va a pezzi quando perde le sue relazioni essenziali: con Dio, prima di tutto, poi con il vescovo e con i confratelli, nonché con i collaboratori e gli amici laici. La rottura è quindi presentata come carenza, o impoverimento grave, della dimensione relazionale, in ragione della quale finiscono per essere minati l'equilibrio e la stabilità umana e spirituale del prete, talvolta con esiti dolorosi, o anche drammatici per lui stesso e per le persone che gli sono intorno. Il libro di mons. Daucourt può essere considerato come la raccolta delle riflessioni di un Padre che ama i suoi figli, soprattutto quelli più sofferenti e derelitti, un vescovo che pone un'accorata preoccupazione per le fatiche e le rotture a cui la vita e il ministero dei preti possono andare incontro, accanto a una passione gioiosa e incessante, anche negli anni della maturità, per il dono del sacerdozio, da lui ricevuto oltre cinquant'anni fa. Mi sia consentita un'ultima immagine. Un prete a pezzi può essere considerato come uno specchio rotto, che non riflette più un'immagine intera e non è più in grado di svolgere il proprio compito naturale; d'altra parte, anche un solo pezzo di quello specchio, se recuperato, ripulito e messo nella giusta posizione può tornare a rendere un servizio prezioso in un modo nuovo». (Dalla Prefazione del cardinale Pietro Parolin). Prefazione del card. Pietro Parolin. Postfazione di Amedeo Cencini.
In che senso oggi si può parlare di "parrocchia missionaria"? La conversione di una parrocchia, da un modello di cristianità sociale a uno missionario, non avviene dalla sera alla mattina. Ogni piccolo gesto generativo all'interno delle nostre comunità parrocchiali prepara il futuro della fede cristiana. Questo testo nasce dal laboratorio teologico pastorale che un'equipe di laici, laiche, religiose, presbiteri appartenenti alle diocesi del Triveneto, guidati da Enzo Biemmi, ha condotto nell'arco di tre anni, nella ricerca di una risposta a questa domanda così decisiva. Il metodo adottato ha visto l'ascolto di otto esperienze parrocchiali, per ritrovare in esse i germogli che indicano, già ora, dove lo Spirito sta generando un modo nuovo di essere comunità parrocchiale. Il testo si offre come strumento di riflessione dentro la prassi, utile per chi desidera abitare il cambiamento in atto con un orizzonte di speranza.
"Formati per amare" è un itinerario, composto da 70 schede, pensato per accompagnare consacrate e consacrati a riscoprire le dimensioni fondamentali della vita fraterna, della maturità affettiva e della missione condivisa. Nasce dall’esperienza concreta delle comunità religiose, dal loro desiderio di crescere nella qualità delle relazioni, nella libertà interiore e nella capacità di vivere il Vangelo come stile quotidiano. Il filo rosso che attraversa tutte le schede è semplice e radicale: l’amore evangelico non è spontaneo, ma si impara. Ci si forma per amare. Non basta vivere sotto lo stesso tetto; serve imparare un linguaggio comune, riconoscere i propri bisogni profondi, sviluppare una comunicazione autentica, accogliere le proprie vulnerabilità e trasformarle in comunione. Le schede, in cui sono uniti sempre radicamento spirituale e competenza umana - perché la carità fraterna è fatta di grazia e di concretezza -, propongono un cammino progressivo che integra: Parola di Dio e Magistero; dinamiche psicologiche e comunicative; esercizi pratici; momenti di silenzio, ascolto e confronto fraterno.
È innegabile la rilevanza che il digitale ha assunto anche nella vita consacrata. Di qui l’esigenza che nelle congregazioni ci si formi a un adeguato uso dei media digitali sia nella vita personale e comunitaria sia nella missione. I consacrati sono chiamati a testimoniare la parola di Dio anche in questo ambito, vivendo una sobrietà digitale a partire dai voti religiosi. Per annunciare il Vangelo online, poi, non basta saper usare bene la tecnologia, ma occorre conoscere le regole della comunicazione digitale e fonderle con una autenticità spirituale vissuta. Così il mondo virtuale non sarà una minaccia ma una feconda opportunità per il futuro dei consacrati e della loro missione.
Teresa Algranati era figlia di Cesare Algranati, che fu direttore di "Avvenire" dal 1902 al 1915 e fondatore di altre riviste cattoliche, oltre che autore di moltissimi articoli su svariate testate giornalistiche. Per molti anni aiutò il padre nel ramo del giornalismo. All'età di vent'anni sentì la chiamata del Signore a formare e organizzare gruppetti di donne che si proponevano di aiutare i sacerdoti nelle loro necessità materiali e spirituali. Fondò così nel 1946, a Bologna, l'Opera della Riconoscenza, approvata dal Cardinale Nasalli Rocca: una comunità di giovani consacrate, dette Veroniche (ora Figlie di Madre Umilissima), che lavoravano e pregavano per sostenere i sacerdoti nella loro missione a servizio delle anime. Teresa prese il nome di suor Maria Veronica, ma sul settimanale "Vita femminile" di cui era direttrice e sul quale scriveva novelle, romanzi e curava una rubrica, si firmava "Nonna Susanna", titolo che è rimasto il più noto e familiare per chi l'ha conosciuta e amata. Questo libro è nato da alcuni suoi fogli dattiloscritti rimasti in un cassetto per anni. In essi suor Maria Veronica svela alcune sue esperienze spirituali straordinarie. Prefazione del card. Matteo M. Zuppi. Presentazione di P. Serafino Tognetti.