Il celebre Manuale di Filotea del sacerdote Giuseppe Riva (1803-1876) viene reso nuovamente disponibile con questa ristampa anastatica della sua 58ª edizione risalente al 1950. Questa straordinaria diffusione, in tempi di vigore dottrinale, è la miglior prova della preziosità di un’opera così vasta e profonda, sopravvissuta per un secolo dalla sua comparsa, prima che gli effetti della secolarizzazione si propagassero finanche nell’ambito della letteratura spirituale, a grande detrimento delle anime pie.
«Questo Manuale», scrive l'autore, «non vi offre solamente il meglio che, in fatto di devozione, trovasi sparso negli altri libri, ma anche una copia affatto nuova di Istruzioni, Orazioni, Pie Pratiche e Cantici spirituali, perché la vostra pietà non abbia mai a mancare dell’opportuno soccorso».
Brevi pensieri di Papa Leone XIV, uno al giorno, per un anno intero, in occasione del primo anniversario della sua elezione al soglio pontificio (8 maggio 2026). In questi pensieri, tratti da suoi discorsi e omelie, si condensa la sapienza evangelica di Papa Prevost, in particolare la sua attenzione alla vita interiore, sulla scia di Sant'Agostino.
Sin da quando fu composto, il Cantico delle creature di Francesco d’Assisi ha incantato per l’assoluta semplicità e il candore poetico, ma in realtà è un testo complesso e dalle mille risonanze teologiche e poetiche, come intende mostrare questo libro composto di tre capitoli dovuti a un teologo, un biblista e un critico letterario. Giuseppe Bonfrate rintraccia l’eco del Cantico nella poesia contemporanea di Mariangela Gualtieri e in quella del passato prossimo, da Borges a Whitman, sino a un altro Francesco, il Papa che per primo ha scelto il nome del Povero di Assisi, autore di un’enciclica intitolata appunto Laudato si’. Jean-Pierre Sonnet, unendo sensibilità poetica e sapienza biblica e teologica, mostra come la lode che scandisce il Cantico è quella che avvolge Dio, il canto di tutta la creazione ‘risvegliato’ da Francesco. Il Cantico è certo unico nella poesia del mondo, ma i suoi elementi, come i semi di tanti fiori, sono sparsi ovunque, e Piero Boitani li ritrova qui in un volo che risale dagli Inni omerici a Lucrezio, da Alain de Lille a Boezio, dalla poesia del Medioevo irlandese a Dante, per arrivare ai cantori moderni, come Rilke e Cardenal, fino a Marina Cvetaeva che scriveva: «Ti ringrazio, Signore, per l’Oceano e la Terra, / […]. Ti ringrazio per l’amore. / Ti ringrazio per ogni tempo».
Per decenni docente all'Università di Urbino, Italo Mancini (1925-1993) è stato tra i maggiori filosofi e teologi della seconda metà del Novecento. A lui la cultura italiana deve la scoperta di autori come Karl Barth, Dietrich Bonhoeffer e Rudolf Bultmann, in opere dove la filosofia poneva la domanda su Dio, e la teologia non dimenticava il rigore dei concetti. Un cammino che ha portato Mancini a riflettere su - e a far propria - un'espressione di Pascal e Dostoevskij: "Dio nei doppi pensieri". In Dio coabitano i contrari, la miseria e la gloria, la perdizione e la salvezza. Pensieri abissali che, secondo Massimo Cacciari e Bruno Forte, mostrano l'eredità di Mancini, la sua attualità.
L’universo in uno sguardo è la traduzione in lingua italiana del De ordine placita quaedam thomistica di Santiago Maria Ramirez, uno dei grandi maestri della scuola tomistica domenicana del XX secolo. L’opera si sviluppa attorno alla nozione di ordine quale criterio di sintesi del pensiero filosofico e teologico di san Tommaso d’Aquino. Le più profonde sentenze dell’Aquinate fungono da base per questa proposta teoretica. Ampio spazio è concesso alla dottrina dell’analogia in tutti i suoi modi. D’altra parte è proprio l’analogia che consente di perlustrare e illustrare l’ordine dell’universo. L’opera, di cui non era mai stata realizzata la traduzione in lingua italiana, è un’occasione per riportare lo sguardo sulla complessa lucidità del pensiero tomista. Introduzione di Giuseppe Barzaghi.
Un'analisi spietata e appassionata sull'eclissi della democrazia e sui rigurgiti di fascismo nella politica contemporanea. A partire dalle parole tossiche che minacciano la convivenza e normalizzano le grammatiche della disumanizzazione, Nichi Vendola traccia una continuità inquietante tra gli ‘anni feroci' del Novecento e il presente. Un pamphlet civile di chi sa che la libertà non si perde solo per soppressione, ma anche per superficialità, pigrizia culturale, indifferenza al dolore degli altri, assuefazione al male. Il fascismo non è un capitolo chiuso. È una possibilità sempre aperta, che torna quando la società rinuncia alla giustizia in nome dell'ordine, quando la disuguaglianza viene spacciata per legge di natura, quando la politica smette di cambiare il mondo e si limita ad amministrare un presente cupo e feroce. In questo libro, Nichi Vendola attraversa il Novecento e il presente con uno sguardo insieme storico e politico, letterario e civile. Dalle origini del fascismo italiano - il trauma della Grande Guerra, il rimosso coloniale, la parabola di Mussolini - all'analisi dei suoi interpreti più lucidi: Gramsci, Togliatti, Gobetti; dall'Olocausto - Auschwitz, la persecuzione degli ebrei, il Porrajmos dei rom e sinti, il triangolo rosa degli omosessuali, l'internamento dei malati di mente - alle metamorfosi contemporanee del fascismo: il sovranismo, il trumpismo, l'internazionale nera delle destre radicali, la guerra come grammatica del potere globale. Ma il libro non si ferma alla storia. Interroga il presente: le politiche migratorie che trasformano il soccorso in reato, la militarizzazione della società e del sapere, il negazionismo climatico e pandemico, il genocidio di Gaza, la manipolazione della memoria storica. E si misura con le grandi domande della democrazia contemporanea: perché le masse possono desiderare la propria sottomissione? Come si costruisce il consenso al male? Come si riconosce la disumanizzazione quando cambia nome e si fa rispettabile? Scritto con la densità argomentativa del saggio e la forza evocativa della letteratura, "Il vizio della ferocia" è un atto di resistenza intellettuale e civile. Un libro che non consola, ma illumina.
La nazione è la più grande invenzione della politica moderna. Da due secoli i nazionalisti la spacciano per naturale ed eterna: non è così. La nazione è una costruzione storica di cui Alberto Mario Banti svela i meccanismi, mostrando come hanno funzionato in passato e come continuano a funzionare oggi. La nazione non affiora da un passato millenario, non è un destino scritto nella carne dei popoli. È una storia che si continua a raccontare con straordinaria abilità per raccogliere consensi, mobilitare masse, giustificare esclusioni. Alberto Mario Banti, tra i massimi storici italiani del nazionalismo, ha scritto il libro che mancava: una guida spietata al più grande inganno politico della modernità. Da Vincenzo Gioberti fino a Giorgia Meloni, ogni leader nazionalista ha ripetuto che la nazione viene prima della politica, che è incisa nell'identità profonda dei popoli, che difenderla significa difendere qualcosa di naturale e sacro. Banti smonta questa narrazione pezzo per pezzo: come il feudalesimo e il fascismo, anche la ‘nazione' è una costruzione storica e politica, nata con le rivoluzioni di fine Settecento e da allora incessantemente rimaneggiata. Per riconoscere l'invenzione della nazione occorre conoscerne gli ingredienti. Banti individua cinque nuclei fondamentali: la nazione come cultura, la nazione di sangue, la nazione sessuata, la nazione martire, la nazione organica, e ne segue la traiettoria dal Risorgimento, attraverso il fascismo e il nazismo, fino alla retorica di Fratelli d'Italia e della Lega.
Quando si parla di ‘conservazione della biodiversità' di solito si pensa che basti creare qualche area protetta, mettere al riparo le specie a rischio e poi lasciare che la natura faccia il suo. Ma la verità è che difendere l'esistente è un approccio fuori tempo. Abbiamo usato l'ambiente come se fosse un giocattolo, finché non si è rotto. Specie ed ecosistemi compromessi non si riparano da soli: tocca rimboccarsi le maniche. Piero Genovesi ci spiega come si può intervenire, in un prezioso manualetto che raccoglie tutti i trucchi e gli stratagemmi di un vero ‘meccanico della natura'. Ci piace pensare che l'ambiente sia sempre in grado di rimettersi in sesto, non importa quanti danni facciamo. Basta lasciar fare alla natura! Comodo, vero? Peccato che così si finisca per peggiorare le cose... Un pianeta in panne non si ripara da sé: serve qualcuno che faccia manutenzione. E quindi, che si fa? Per cominciare, potremmo dare ascolto a chi si sporca le mani ogni giorno cercando di mettere in salvo la biodiversità, cioè a quei tanto bistrattati tecnici della conservazione. Tra i tanti ‘meccanici della natura', Piero Genovesi è sicuramente uno dei più esperti e stimati al mondo. In questo libro, ci guida alla scoperta delle tecniche che han dato i risultati migliori, raccontando successi e disastri del passato, lezioni di cui si è fatto tesoro e questioni calde che richiedono la nostra attenzione. Si passa allora dalle reintroduzioni di specie che avevamo sterminato (come l'orso bruno sulle Alpi) al ripristino di interi habitat degradati; dalle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici fino a temi spinosissimi come i conflitti con le specie selvatiche (ne sa qualcosa chi abita dove è tornato il lupo) o il concetto di una caccia ‘sostenibile'. Un prontuario ricco di curiosità, che esplora anche le possibilità offerte da tecnologie come droni, DNA ambientale, clonazione e biologia sintetica. Armi formidabili da adoperare con cautela, certo, ma senza immotivata paura del nuovo. Nello stato in cui versa la natura, stare con le mani in mano per timore di sbagliare è un lusso che non ci possiamo più permettere.
Massimo Montanari ricostruisce in dieci quadri la storia del pensiero vegetariano dall'antichità a oggi, tra motivazioni etiche e religiose, ascetismo, salutismo, rispetto per gli animali e per l'ambiente, progetti di riforma sociale e politica. Un racconto storico che mostra come pratiche e idee, materiale e immaginario abbiano sempre viaggiato insieme nella storia dell'alimentazione. Perché in epoche e culture diverse c'è chi sceglie di non mangiare carne? Massimo Montanari, uno dei più autorevoli storici dell'alimentazione a livello internazionale, non risponde con un'opinione ma con una ricostruzione storica. Sul lungo periodo c'è una domanda ricorrente: il cibo è prima di tutto una questione di convenienza - legata a ragioni ambientali, economiche, nutrizionali - o ha a che fare con valutazioni etiche e culturali, da cui derivano le abitudini alimentari? Montanari mostra come, nella realtà storica, le due prospettive siano inscindibili. Il libro si snoda in dieci quadri, ciascuno dedicato a uno degli argomenti che nel tempo hanno sostenuto la scelta vegetariana: motivazioni ‘estroverse', attente al rispetto della vita animale, alla giustizia sociale, al tema ambientale, e motivazioni ‘introverse', che ricercano la purezza spirituale, la salute fisica o altro ancora, non ultimo il piacere gastronomico. In questo viaggio che attraversa epoche, culture e sistemi di pensiero diversi, Massimo Montanari restituisce al lettore un'idea fondamentale: la scelta vegetariana è sempre stata, prima ancora che una pratica, una forma di consapevolezza culturale.
Attraversiamo metropoli futuristiche e hutong, locali fumosi e campi di ginseng, antichi principi confuciani e intelligenza artificiale, neomarxismo e ipercapitalismo. Incontriamo l'ambiguo funzionario del Partito comunista, l'operosa dottoressa di Wuhan, l'eterea vlogger della Cina rurale, l'astro della letteratura fantascientifica, la giovanissima attivista per l'ambiente. Addentriamoci nella Cina nuova, quella che scopriamo appena smettiamo di leggerne soltanto la superficie. I cambiamenti attraversati dalla Cina in poco più di cinquant'anni sono così profondi che, nella storia di altri paesi, analoghe trasformazioni hanno impiegato secoli per affermarsi. Là dove oggi si innalzano grattacieli sbalorditivi, fino a pochi anni fa c'era solo campagna. Moltissimi giovani, figli di operai e nipoti di contadini, sono arruolati nel settore hi-tech più dinamico al mondo. Il mastodontico inquinamento industriale si affianca alla più avanzata ricerca sulle energie sostenibili. Ma nonostante sia apparentemente tutta proiettata verso il futuro, la Cina contemporanea ha radici che affondano in un passato millenario, al quale spesso attinge traendone valori, idee, strategie che usa nel confronto sempre più serrato con l'Occidente. Oggi da un lato c'è la Cina che si consolida sempre più come potenza internazionale, unica alternativa credibile a quella americana; dall'altro, al suo interno, non riesce più a convincere i giovani che lavorare duramente serva davvero a migliorare la propria posizione sociale e a promuovere l'idea di un progresso infinito. È questo il tema dell'ultimo capitolo che aggiorna questa nuova edizione del libro. Simone Pieranni, tra i massimi esperti di Cina, ci immerge nella sua atmosfera e smonta quel volto apparentemente contraddittorio che si mostra allo sguardo della owai, dello straniero.
Ivano Dionigi torna ancora una volta sul tema dell'insegnare e dell'apprendere. Un libro molto colto e per dir così un manuale, con pagine di immediata utilità per chiunque abbia qualcosa da insegnare, a qualunque livello. Corrado Augias, "il venerdì di Repubblica" Dionigi guarda alla vita dei giovani senza alcun senso di superiorità e senza l'ossessione del giudizio. Annalisa Cuzzocrea, "la Repubblica" Mai come in questo tempo, abbiamo bisogno di una scuola inedita che recuperi i perché interrogativi, che insegni a cogliere la profondità e la relazione tra le cose, che consenta di scoprire il valore del passato e della memoria e, al tempo stesso, di inventare il mai visto e l'inaudito. Per teste ben fatte piuttosto che teste ben piene, come auspicava Montaigne, si deve frequentare il pensiero dei classici, fondativo e al tempo stesso antagonista del presente.