La guerra dei dazi di Trump insieme a molti altri fattori segnano un arresto e una decisa inversione di rotta della globalizzazione. A questo contribuisce il proliferare in diversi paesi di partiti e governi sovranisti e xenofobi. Se è vero che la globalizzazione è responsabile di grandi squilibri sociali ed economici, è innegabile che ha prodotto anche grandi benefici di cui non possiamo fare a meno. Dobbiamo, allora, uscire dal tunnel regressivo e, fin da oggi, preoccuparci di ripristinarne le condizioni, senza ripetere gli errori del passato.
Il mondo di oggi, in particolare il mondo occidentale, registra un appannamento del soggetto. Il processo è stato attivato ed è sorretto da possenti mutazioni sistemiche. La parcellizzazione/precarizzazione del lavoro e l’avvento delle tecnologie digitali hanno indebolito la soggettività individuale; la dissoluzione delle (grandi) ideologie ha indebolito la soggettività dei corpi intermedi; la finanziarizzazione dell’economia e la costituzione di inaudite ricchezze private hanno indebolito la soggettività dello Stato. È un processo che una significativa parte della cultura del Novecento non solo non ha contrastato, ma ha convintamente accompagnato e addirittura irrobustito. Il progressivo svuotamento del mondo, che genera un profondo effetto dis-ordinante, altera il funzionamento complessivo dell’ordinamento giuridico e ostacola la progettualità normativa, erodendo la certezza del diritto. Né una resistenza adeguata viene più dal costituzionalismo, che non sempre ostacola il disordine e cerca di costruire un ordine fondato sulla libertà e sull’eguaglianza. È tempo di aprire un percorso di rigenerazione delle sue gloriose categorie e di recupero della sua capacità di incidere positivamente sulla vita degli esseri umani.
La crisi climatica è sempre più fuori controllo, le risposte necessarie a fronteggiarla, a fermare il ‘grande caldo’, sono sempre più impopolari: è questo il ‘paradosso verde’! In Occidente la transizione ecologica è vista da molti come un ‘massacro sociale’, un progetto tecnocratico imposto ai popoli da élite oscure e privilegiate. Gli ambientalisti sembrano afoni o balbuzienti. Come si esce da questo groviglio di problemi? Prima di tutto con un po’ di sano fact checking su tante bugie in circolazione, descrivendo la realtà del clima impazzito e illustrando con chiarezza e nel dettaglio i suoi costi che, soprattutto per noi europei, sono vistosi.
Sorto dove lo sfruttamento intensivo di un allevamento di bovini aveva lasciato degrado e sterilità, il bosco di Montopoli è un’opera viva, patrimonio di una comunità, il simbolo di un impegno comune per restituire alla comunità e alla Terra, rigenerato e arricchito, quel che il tornaconto individuale aveva loro sottratto. Dal dialogo tra Daniela Mori, presidente del Consiglio di Sorveglianza di Unicoop Firenze - cooperativa che conta un milione e duecentomila soci, 157 punti vendita e 10.570 dipendenti - e Stefano Mancuso, che da coordinatore di PNAT progetta soluzioni per le problematiche ambientali e le sfide dei cambiamenti climatici, emergono chiare le ragioni dell’impegno e del progetto di Montopoli. Le riflessioni di Mori, incentrate sulla responsabilità sociale della cooperativa, e quelle di Mancuso, scaturite dall’osservazione della cooperazione nel mondo vegetale e animale, danno vita a una trattazione ricca di intuizioni e proposte intorno ad alcuni dei temi fondanti di una società democratica, resistente e capace di mobilitarsi e impegnarsi per il bene comune.
Il racconto di un’esperienza maturata in quarant’anni di lavoro nella direzione di opere di cura ed accoglienza. Fatti, circostanze, incontri forieri di un giudizio sulla realtà capace di leggere il senso delle vicende e orientare l’azione. L’autore invita a riconoscere la centralità della relazione, della compagnia e del senso della vita nella cura, senza ridurre la sofferenza a un mero problema tecnico ma affrontandola come un mistero che interpella la ragione, la fede e la responsabilità personale e sociale. Una riflessione esistenziale e operativa, radicata nella realtà e aperta a tutti, credenti e non credenti, che si interrogano sul significato della cura e del prendersi cura degli altri.
A trent’anni dalla nascita di Popotus, l’inserto di «Avvenire» che dal 1996 racconta l’attualità ai più piccoli, questo volume torna ai diritti dei bambini per metterli alla prova. Alcuni dei principi della Convenzione per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza vengono riletti da voci autorevoli che parlano dai luoghi in cui i diritti si giocano davvero, dentro un mondo segnato da crisi ambientali, trasformazioni digitali e nuove forme di disuguaglianza. Ma, accanto ai diritti riconosciuti, emergono quelli che ancora non hanno nome ma già contano: il diritto a fare domande, a non capire subito, a cambiare idea... Diritti che riguardano il tempo della crescita e la libertà del pensiero - e quindi tutti. Perché i diritti non sono acquisiti per sempre: esistono solo se vengono conosciuti, compresi, esercitati. E difesi.
La Chiesa cattolica ha dei nemici? Può diventare l’oggetto di una guerra ibrida, fatta di deepfake, disinformazione algoritmica, cyberattacchi? Sicuramente sì. Come è chiaro a qualunque osservatore senza pregiudizi i nemici sono sia interni che soprattutto esterni e la prospettiva di una guerra ibrida è di assoluta attualità. E del resto non è forse già cominciata al tempo di Vatileaks? A dispetto delle sue disavventure, la Chiesa gode di una grande autorità morale e di fatto rappresenta oggi l’unico vero contropotere rispetto alle élite che governano il mondo. "Vaticano Zero Day" analizza in modo puntuale e rigoroso le minacce che pesano su di essa nell’era digitale, intrecciando geopolitica, terrorismo e trasformazione tecnologica.
Perché è probabile che ci siano altre forme di vita nel Cosmo? Perché i continenti si spostano? Perché Homo sapiens è l'unica specie umana sopravvissuta? Le risposte di Piero Angela ai grandi perché sull'Universo e su di noi. A cura di Massimo Polidoro. Tavole illustrate di Marcello Crescenzi È stata la curiosità infantile, ha sempre detto Piero Angela, a portarlo a studiare e poi a trasmettere conoscenza agli altri, fino a diventare un Maestro per generazioni di italiani. Perché si nasce, perché si muore, perché il Sole, l'aria, la Luna e i pianeti? Perché gli alberi e perché l'Universo? Perché l'uomo, perché gli animali, perché le stagioni? Sono le domande che lui si faceva da piccolo, e faceva instancabilmente a genitori e insegnanti, come tutti i bambini svegli. A quelle domande, allora, trovò risposta in un bel libro illustrato. Era intitolato Il libro dei perché, e troneggiava nella sua minuscola biblioteca. Oggi la lezione di Piero Angela, quella di coltivare un'inesauribile curiosità verso tutto ciò che ci circonda, di non accontentarci di una vita mediocre ma di crescere attraverso la conoscenza e la razionalità, trova concretezza in un libro ricco di storie, di aneddoti e di scienza, impreziosito da quattro splendide tavole illustrate sull'Universo, l'Evoluzione, l'Uomo e la Scienza. Un libro che parte dalle domande che sono il motore del metodo scientifico e arriva alle risposte ritrovate e selezionate da Massimo Polidoro, amico e stretto collaboratore di Piero Angela, cercando nell'archivio personale del grande giornalista in cui sono conservati centinaia di testi, interviste, conferenze di settant'anni di carriera. Le origini dell'Universo e dell'uomo; l'avvento e le prospettive della scienza; chi siamo, da dove veniamo e dove andremo: un libro che con chiarezza, precisione e passione risponde ai quesiti universali, ma anche a quelli particolari che l'essere umano si pone ogni giorno.
Autobiografia di suor Azezet Kidane, missionaria comboniana eritrea che ha vissuto in diverse zone «calde» del mondo - Sudan, Etiopia, Eritrea, Israele e Palestina. Particolarmente importante la sua esperienza missionaria in Medioriente dove ha vissuto insieme alle popolazioni dei beduini e si è presa a cuore le vittime della tratta di esseri umani. Una vita avventurosa e piena di rischi, tra guerre e violenze, espulsioni, attentati scampati per un soffio e una carità vibrante a fianco delle persone più dimenticate e sofferenti.
"Napoli è una metafora universale della condizione umana e delle sue contraddizioni, passioni, ossessioni, capace di superare ogni barriera linguistica e culturale." Napoli è molto più di una città. È uno spazio interiore dove l’anima trova il suo rifugio, in una fitta rete di mediazioni tra naturale e soprannaturale, tra sacro e profano, tra vivi e morti. Dalla Napoli barocca del Cunto de li cunti a Caruso, dal teatro di Eduardo a Io speriamo che me la cavo, dalla Smorfia alla Pelle di Curzio Malaparte, da Totò a Maradona: la magia di Napoli parla a tutti noi. Le sue strade, i suoi volti e le sue tradizioni diventano simboli di un’esperienza umana che va oltre i confini fisici della città. Il racconto di Marino Niola ci invita a esplorare il lato più intimo di Napoli, "che ha il disincanto negli occhi e l’iperbole sulle labbra, la misura nella mente e la trafittura nel cuore. La tana perfetta di un popolo che ha l’esagerazione nel genoma". Un luogo che parla all’anima e invita a un confronto autentico con se stessi e con il mondo.
Siamo così geniali da aver inventato l'intelligenza artificiale, così limitati da aver bisogno del suo aiuto in ogni circostanza e così sciocchi da non riuscire a decidere se era la cosa giusta da fare? L'intelligenza artificiale ci è amica o ci sfrutta? Invece di chiedersi se il mondo sarà rovinato o tratto in salvo dall'innovazione tecnologica, il libro esamina, con l'aiuto della storia e di molti esempi concreti, la nascita, la crescita e la realtà presente della tecnologia come un nuovo potere: il potere digitale. Il potere digitale è diffuso, pervasivo, persuasivo e ha natura poliedrica. È il potere esercitato dalle grandi piattaforme tecnologiche nella sfera economica, sociale e politica, ma è anche un modo nuovo di esercitare il potere pubblico, influenza il modo in cui gli individui interagiscono singolarmente e collettivamente ed è strumento di competizione fra blocchi geopolitici. Il potere digitale è concentrato in mani private, ma i suoi benefici e i suoi rischi sono così rilevanti da richiedere necessariamente scelte collettive a tutela di diritti e valori ai quali non vogliamo rinunciare.
L’IA porta la rivoluzione digitale a un nuovo livello sistemico, l’autoriproduzione. Una capacità di potenza e di pensiero senza precedenti. Quali sono le implicazioni politiche? Un libro spartiacque che dà un nome al fenomeno più incisivo della politica contemporanea: la trasformazione della democrazia in digicrazia.