Questa novena può accompagnare l'allestimento del presepe in parrocchia o in famiglia.
Figura evangelica di primo piano, Maria Maddalena costituisce fin dalla più antica tradizione l’immagine del processo di trasformazione che l’incontro con l’amore di Cristo attiva in coloro che si aprono a riceverlo. Nell’iconografia che la rappresenta confluiscono diverse figure di donne presenti nei Vangeli che costituiscono i tasselli di un vero e proprio itinerario mistico. Filo conduttore la passione d’amore in cui si fondono dolore e beatitudine, morte e vita, tenebra e luce, e che conduce in una dimensione al di là del bene e del male, in un sentire nudo che, mentre purifica, risveglia e rigenera. La comunione ardente che Maria vive con Gesù fa di lei la prima testimone oculare della resurrezione e colei che l’annuncia ai fratelli, da cui il titolo di Apostola degli Apostoli. Ella vede il Risorto perché suscitata a nuova vita dal tocco del suo amore puro. Il libro tratta in particolare l’aspetto della Maddalena penitente attraverso l’esperienza stessa dell’autrice che, nel suo cammino solitario, trova in questa figura il necessario sostegno per affrontare le asperità del deserto interiore. "Nei primi tempi che seguono la conversione, quando tutto inizia a vacillare, la mente, che sente minacciate le proprie strutture, si ritrova smarrita. Il dubbio prende a martellare, il conflitto interiore diviene feroce, lo spettro della follia incombe, mentre l'anima s'inoltra solitaria nell'ignoto. È in quel meraviglioso e terribile tempo che cominciai a sentire un fortissimo richiamo verso Maria Maddalena. Mi attraeva la sua immagine di convertita penitente nel deserto che sentivo particolarmente vicina alla mia solitaria esperienza di silenzio. E ancora di più mi colpiva il fatto che questa immagine fosse divenuta l'icona dell'Apostola degli Apostoli, di colei che era stata chiamata ad annunciare la resurrezione." (Antonella Lumini)
Un originale volumetto che invita a cogliere e gustare lo splendore dei brani evangelici di ogni domenica d'Avvento, secondo il rito ambrosiano, attraverso la contemplazione di opere d'arte. Guidati dai commenti dell'autore, scopriamo che la bellezza della Parola di Dio può emergere dalla delicatezza di un volto mariano, risuonare nell'intensità di un gesto di Cristo, manifestarsi nell'accuratezza di un paesaggio o nello sguardo di Giovanni Battista. Un viaggio tra parola e immagine, che da contemplazione si fa preghiera.
La pace è il desiderio più profondo dell'essere umano, ma non sempre è chiaro il suo significato e purtroppo spesso le vie per ottenerla non coincidono con le vie di Dio. Tutta la Bibbia è percorsa da un anelito di pace. "Shalom" è la parola ebraica biblica che traduciamo i con "pace" che esprime un concetto molto più ampio, di armonia con gli altri e con la natura, con se stesso e con Dio, di benedizione e prosperità, di ricchezza e realizzazione, di vita piena, di giustizia in opposizione all'iniquità, di definitiva salvezza e felicità. L'uomo biblico si rende conto presto che questa pace, non può venire se non da Dio: da qui la preghiera per ottenere la pace; nello stesso tempo intuisce che Dio vuole la sua attiva cooperazione alla costruzione di questa pace sulla terra. Solo nella misura in cui faremo entrare il Signore nelle nostre vite, potremo avere lo "shalom" e potremo diffonderlo intorno a noi. Questo sussidio per l'Avvento e il Natale ci ispiri quotidianamente l'accorata preghiera: "Vieni, non tardare, Signore nostra Pace!" e ci prepari ad accoglierlo insieme nella verità e nella gioia.
Sono sempre meno le persone che vanno a Messa e non è semplice, per un credente che oggi pratica ancora la fede, comprendere che cosa essa sia veramente e pienamente. Le statistiche sono impietose e raccontano di un tracollo in accelerazione, aggravato dall'attuale situazione pandemica, che ha sconvolto tutti gli ambiti della vita, compresa quella spirituale. Secondo le statistiche annuali pubblicate dalla Conferenza Episcopale, tutta l'Europa è coinvolta da questo fenomeno, compresa l'Italia. La generazione sessantottina sta ben lontana dalle chiese, mentre i nipoti del cattolicesimo progressista, malpreparati dal punto di vista catechetico, non sanno né farsi il segno della croce, né dare un senso alla loro vita «cattolica». Di fronte a questo baratro di massiccia ateizzazione, la Chiesa frena bruscamente sulla Messa tradizionale, l'unica che, dopo il Sommurum Pontificum di Benedetto XVI, stava raccogliendo straordinari frutti in quattordici anni di applicazione. Il polo d'attrazione gravitazionale della Chiesa è sempre e solo stata la Santa Messa: un rito non costruito a tavolino, come invece è accaduto con la rivoluzione liturgica del 1969, ma che si è formato solo intorno all'altare, mattone dopo mattone. Proprio per questa Messa, martoriata e perseguitata dai protestanti nel XVI secolo e dai novatori degli anni Sessanta del XX per un cattolicesimo svenduto al mondo, si sono innalzate cattedrali, abbazie, santuari, monasteri... dando vita e vigore all'immensa Civiltà europea cristiana. L'antico rito di Santa Romana Chiesa, mai abrogato, a molti pastori di oggi fa paura e in queste pagine tentiamo di spiegarne il perché, attraverso le fonti storiche.
Il volume affronta una domanda antica e sempre attuale: il Risorto ha incontrato sua Madre? E quando? Siccome nei Vangeli e nel resto del NT non si fa alcun cenno a un episodio del genere, fin dall'antichità, i vangeli apocrifi e, in seguito anche alcuni Padri della Chiesa hanno ritenuto che la prima apparizione del Risorto sia stata destinata proprio alla Madre. Attraverso lo studio dell'antico rito popolare della 'Ncrinata (o Affrontata), l'autore offre una lettura equilibrata che valorizza la pietà popolare senza cedere né a un'accettazione acritica né a un rifiuto radicale.
In questo libro O'Loughlin libera l'eucaristia dallo spazio chiuso dei tabernacoli. E la libera anche dai polverosi scaffali delle biblioteche, là dove è stata a lungo confinata dai teologi. Mantenendosi sempre rispettoso, riesce a collocare il corpo di Cristo sulla mensa delle nostre case, perché possiamo condividerlo in particolare con quanti vivono in situazioni svantaggiate o di rifiuto. L'eucaristia non è infatti un oggetto, men che meno un oggetto statico di adorazione, bensì un evento di ringraziamento senza tempo, un banchetto imbandito dal Dio di Gesù al quale ognuno può trovare posto: lo impongono questioni di giustizia. Questa meditazione ci nutre e ci ricorda con la sua freschezza che è il popolo di Dio ad essere chiamato a celebrare il proprio mistero di fede. Eucaristia è dunque un verbo, più che un nome: è l'azione semplice e potente di "condividere un pezzo di pane". O'Loughlin ce ne illustra le implicazioni dirette per tanti aspetti della nostra vita: dalla costruzione di una comunità alla giustizia alimentare. È prendersi cura l'uno dell'altro e accogliere gli altri alla stessa mensa come fratelli e sorelle.
Cantare e pregare sono forse le due azioni più antiche. Rappresentano gli abissi della nostra preistoria che, in un cammino rituale, religioso, sociale e culturale, tecnico e biologico arrivano a noi esprimendo i più lontani punti di vista che ogni lingua mette in evidenza, di cui ne racconta una certa realtà propriamente soggettiva. Questo testo nasce con l'intento di riportare alla luce alcune tracce di queste oscure origini rituali incentrate sulla parola, sul canto e sulla danza, sul ricordo e sul racconto, interrogando le più diverse competenze testimoni di periodi storici e preistorici molto lontani tra loro.
Questo saggio affronta il tema secondo la prospettiva teologico-liturgica e, contestualmente, cerca di dare il giusto rilievo alle dinamiche della comunicazione, alle ricadute pastorali e alle nuove sfide che investono la predicazione omiletica. L'omelia è oggetto di lamentele ma anche di aspettative, che hanno sollecitato (e continuano a farlo!) interventi del Magistero e approfondimenti scientifici per definirne l'identità, coglierne le funzioni e puntualizzarne gli aspetti relativi alla comunicazione. Numerose sono anche le iniziative pastorali e le pubblicazioni che cercano di affinare l'arte della predicazione. Questo variegato interesse mostra l'importanza che l'omelia continua ad avere nella vita della comunità cristiana.
Maria è parte del mistero di Cristo. Lo hanno compreso le prime comunità cristiane e l'hanno celebrata, chiamandola beata! La beatitudine della Madre del Signore sta tutta nell'aver creduto, divenendo matrice di salvezza per ogni generazione. La sua memoria ha infatti permeato le tradizioni oranti di Oriente e Occidente, come si descrive nei nove Capitoli di questo libro. I primi secoli testimoniano le fonti della pietà mariana (Capitolo I), approfondita in epoca patristica come attestato dall'omiletica mariana orientale dei secoli IV-V (Capitolo II) e dalla portata mariana del Natale in Occidente nella tarda antichità e primo Medioevo (Capitolo III). Sono poi le feste in onore di Maria a maturare, nei secoli V-VIII, la venerazione per la Madre di Dio nelle Chiese orientali e occidentali (Capitolo IV). La pietà liturgico-mariana si arricchisce nei secoli VIII-XI (Capitolo V), mentre nei secoli XII-XV sorgono in Occidente altre feste mariane e fiorisce rigogliosa la pietà mariana non liturgica (Capitolo VI). Il percorso continua con le feste mariane dei libri liturgici tridentini e gli sviluppi del Calendario romano nei secoli XVI-XX, senza dimenticare pie pratiche e devozioni (Capitolo VII). Il rinnovamento del Concilio Vaticano II ha riguardato anche la memoria di Maria nell'anno liturgico e nell'odierno Calendario romano, come le particolarità mariane delle altre liturgie occidentali, l'ambrosiana e l'ispano-mozarabica (Capitolo VIII). Anche la pietà popolare mariana, ereditata da secoli, è chiamata al rinnovamento alla luce della liturgia, con la quale deve armonizzarsi (Capitolo IX).