Questo libro è una testimonianza personale consegnata con semplicità e umiltà a quanti desiderano intraprendere un cammino di fede o ritrovare il gusto della preghiera, ma sentono di non avere gli strumenti, le conoscenze o la forza necessaria per iniziare. Benedetta Palella non si propone come una maestra distante, bensì come una compagna di viaggio che condivide la propria esperienza concreta. Offre racconti, riflessioni ed esempi tratti dalla Parola di Dio, dalle testimonianze dei santi e dalla sua vita. Narra, in modo particolare, come, durante l’adolescenza, abbia vissuto un incontro autentico con Gesù, un incontro che ha trasformato profondamente il suo modo di guardare la realtà e che oggi rappresenta il centro della sua vita e della sua missione digitale.
Gesù è stato il primo e più importante rivoluzionario nonviolento della storia. Molto prima che la nonviolenza attiva trovasse straordinari interpreti, nel Novecento, in figure come Mahatma Gandhi e Martin Luther King, i vangeli già ne tracciavano i caratteri attraverso la vita e l'insegnamento del Cristo.
Al cuore di questa rivoluzione è il Discorso della Montagna, contenuto nel vangelo di Matteo: le beatitudini, le antitesi sulla Legge e i "nuovi" comandi come «Non opponetevi al malvagio» e «Amate i vostri nemici» vengono annunciati quali presupposti per inaugurare un regno basato sulla solidarietà e sulla compassione universali.
In questa attenta analisi, il reverendo John Dear - pacifista, autore di fama internazionale e già candidato al Premio Nobel per la Pace - guida all'esplorazione del testo matteano, dimostrando come la pace non sia un'opzione secondaria, ma la radice stessa de! messaggio cristiano. Con la sensibilità che contraddistingue il suo impegno, l'autore esplora le parabole uniche di Matteo, svelando la spettacolare manifestazione di un amore senza barriere e rilanciando il messaggio finale di Gesù: fare della nonviolenza il cammino fondamentale di ogni essere umano.
Negli ultimi anni gli epistolari tardoantichi sono stati oggetto di numerose indagini volte a desumere notizie sul contesto storico, politico e religioso, nonché a ricavare informazioni sul Fortleben di autori classici e cristiani. Fra le raccolte pervenute sino a noi, di particolare interesse risulta l'epistolario di Aldelmo di Malmesbury che raccoglie tredici lettere, qui tradotte per la prima volta in lingua italiana. Abate, vescovo e letterato, Aldelmo fu figura di assoluto rilievo dell'Inghilterra del VII secolo e la più importante prima di Beda: formatosi alla scuola di Canterbury, fu il primo grande autore latino di origine anglosassone nella Britannia postromana.
Il volume affronta il tema del diaconato nella storia della Chiesa. Si parte dalle testimonianze degli autori antichi e da quanto sappiamo o ignoriamo rispetto alla rilevanza di figure apparse nel corso del primo millennio. Dopo aver progressivamente perso importanza lungo i secoli, riducendosi a una tappa di passaggio verso il sacerdozio, con il Concilio Vaticano II il diaconato maschile recupera un suo ruolo, sebbene non omogeneo nei diversi scenari geografici. Vengono inoltre analizzati i motivi dell'esclusione delle donne da tale servizio, mostrando come le diverse commissioni di studio degli ultimi cinquant'anni hanno portato a conclusioni diverse rispetto alla declinazione solo maschile del diaconato. Forse nel giro di qualche anno la situazione potrebbe cambiare, e in questo senso il libro delinea una proposta di studio e di ricerca.
Oggi più che mai i popoli, ignari del progetto di sfruttamento conseguente al disordine mondiale, accettano un riordino violento e distruttivo, convinti di salvarsi dal caos e dall’ignoto. Leader e gente comune diventano protagonisti, spesso involontari, della ormai quotidiana sceneggiata bellica che serve soprattutto a tenere nascosti i sottostanti interessi finanziari del complesso militare-industriale globale e dei prepotenti che lo controllano. Il libro presenta fatti, testimonianze originali e studi approfonditi che dimostrano come la vera pace sostenibile richieda una transizione verso una pace positiva, onesta, disarmata e disarmante; essa è possibile solo a seguito di una collaborazione mondiale tra tutti i governi e le società civili che si fondi sul diritto internazionale, unica vera speranza di riconciliazione delle nazioni.
La guerra ha sempre significato morte e distruzione. La guerra dilania, smembra, annienta, saccheggia, deflagra, massacra; e questo è tristemente noto. Esiste però un aspetto meno visibile della guerra, capace comunque di produrre sofferenze per molte generazioni: sono gli effetti che provoca per decenni - se non addirittura secoli - sui terreni che coltiviamo, sulle acque che beviamo, sugli animali che ci circondano, sulla vegetazione che ci permette di respirare. In Guerra e clima Stefania Divertito esplora e racconta l'impatto ambientale a lungo termine dei conflitti e le iniziative messe in campo per affrontarlo e contrastarlo. Il suo è un reportage che attraversa le epoche e i continenti per andare al cuore di una questione da troppo tempo ignorata e nascosta: dalla piana di Verdun, dove il suolo conserva ancora livelli altissimi di arsenico a oltre un secolo dalla Prima guerra mondiale, a Gaza, dove bombe e detriti tossici hanno distrutto il 97% delle colture arboree; dalle foreste del Vietnam, segnate dall'irrorazione dell'«agente arancio», alla pioggia nera caduta su Teheran nel marzo 2026; dalle ricerche che misurano i danni ambientali e climatici dei conflitti all'accusa di «ecocidio» avanzata dalla procura di Kiev, fino ai programmi di bonifica e risarcimento per perseguire un autentico «disarmo climatico» a livello globale. In un presente segnato da guerre continue, quest’opera affronta quello che sarà uno dei grandi temi del nostro futuro. Guerra e clima è un osservatorio sull’onda lunga delle scelte sciagurate compiute da noi e dai nostri padri, che contiene già in sé la speranza di una resistenza. Perché ciò che ci insegna con le sue cicatrici il nostro pianeta è che nessuna guerra finisce davvero nel momento in cui finisce; l’unico modo per farla finire davvero è impedire che cominci.
Sono lieto di presentare questo primo studio sulla presenza di Carmen Herná ndez Barrera a Barcellona negli anni 1962-1964 .
Barcellona fu un luogo chiave nel cammino di crescita spirituale e umana della protagonista di questo libro. Nell'anno 1962, Carmen Hern á ndez visse a Barcellona i suoi ultimi mesi nella Congregazione delle Missionarie di Cristo Gesù che tanto amava. A Barcellona, nella speranza che il Signore le avrebbe mostrato la sua vocazione, cominciò a vivere tra i poveri ea lavorare in varie fabbriche della città. A Barcellona, insieme ad alcune amiche, progetto di partire missionaria in Bolivia. Da Barcellona iniziò il suo pellegrinaggio in Terra Santa nell'agosto del 1963. E a Barcellona ritornò nel luglio del 1964, per poi trasferirsi a Madrid una settimana dopo.
I fatti esposti dagli autori del presente libro – due membri delle comunità neocatecumenali di Barcellona – sono in gran parte inediti e qui esaminati cronologicamente: essi si leggono con grande interesse ...uno degli eventi più importanti per lei, nel periodo di permanenza a Barcellona, fu l'incontro con don Pedro Farnés Scherer... il Signore le servì “come primizia” i contenuti essenziali di quello che sarebbe stato il Concilio Vaticano II (1962-1965), soprattutto il Mistero Pasquale, centro e fonte della vita cristiana. La presenza di Carmen a Barcellona coincide precisamente con le prime sessioni conciliari...
(dalla Presentazione)
Luce e tenebre, benedite il Signore.
La Serva di Dio Carmen Hernández Barrera a Barcellona, 1962-1964. Breve studio storico
Jorge BORRELL CALONGE - José CASAS CANELLAS
Presentazione Card. Juan José OMELLA OMELLA
Coordinamento edizione italiana: Francesco Giosuè VOLTAGGIO
Traduzione e revisione italiana: Igino SISTILLI, Francesco CUTRALE, Claudio D'AURIA
Anno: 2026 - Pagine: 128 - illustrato
ISBN: 9788863622867
Questo testo indaga la precarietà dei rapporti tra fascismo, Chiesa cattolica e massoneria in una prospettiva multidimensionale che coinvolge sia la dimensione religiosa sia quella politica. L’autore ha cercato di delineare i conflitti teologici, le tensioni ideali, le speranze di convergenza, le disillusioni di quelle speranze, le occasioni perdute come quelle mancate, dal punto di vista di ciascun attore protagonista: chiesa, fascismo, massoneria.
In un tempo senza tempo, nella sua casa-eremo a Sils-Maria, Nietzsche incontra Agostino. Che cosa potranno mai dirsi, nel lungo tramonto del nichilismo? Eppure, nel serrato intreccio tra filosofia e vita, essi scoprono di avere molte cose in comune: una sete assoluta di amore, di bellezza, di verità. E quelle domande brucianti sul significato del vivere per le quali entrambi hanno speso la loro vita: le stesse domande che albergano nel cuore di ogni uomo e che in questo impossibile e immaginario dialogo entrano in un tenace corpo a corpo tra due anime che solo una forma teatrale può rendere in tutta la sua drammaticità. Nietzsche, il distruttore. Agostino, l’inquieto cercatore di un Dio che di schianto ha fatto irruzione nella sua esistenza, spezzandone il cerchio apparentemente chiuso. È il perenne conflitto tra Cristo e Dioniso, che in ogni tempo si contendono il cuore dell’uomo.