Che fare se Venezia diventa inaccessibile, Barcellona si rivolta contro i turisti e Jeff Bezos compra un pezzo di spazio pubblico per il suo matrimonio? Ormai viviamo nell’era del turismo. 1,4 miliardi di persone in movimento ogni anno. Eppure, viaggiare non ci ha mai reso così infelici. I centri storici delle città si svuotano di abitanti e si riempiono di bistrot tutti uguali. I luoghi più belli del mondo puzzano di fritto e selfie. E noi, imperterriti, continuiamo a prenotare. "Vero viaggio è il ritorno" mette in discussione alla radice uno dei miti fondanti del nostro tempo: l’idea che viaggiare sia sempre e comunque un bene, una forma di libertà, un’esperienza necessaria per stare meglio e conoscersi. E inizia da una domanda scomoda: siamo davvero sicuri che viaggiare serva ancora a qualcosa? Partendo dalla propria storia - anni di viaggi, una casa in Umbria, un cane adottato durante la pandemia, un astrologo del Kerala che le aveva detto «devi muoverti di più» -, Valentina Pigmei esplora tutte le diverse forme possibili di spostamento. I treni notturni che attraversano l’Europa mentre si dorme. I viaggi di prossimità, quelli che non richiedono un aereo ma restituiscono intatto lo stupore. L’ospitalità come pratica concreta e relazionale che trasforma un luogo in un’esperienza autentica. Le comunità che riportano alla vita isole abbandonate senza trasformarle in resort. Il viaggiare senza soldi, affidandosi alla fiducia e all’economia del dono. E poi i viaggi delle donne, un’avanguardia silenziosa che oggi sta reinventando il senso stesso dello spostarsi. È davvero tempo di trovare altre strade, compiere un’inversione di rotta: viaggiare meno, meglio. Perché oggi il vero viaggio non è partire. È tornare.
Tucidide descrive il grande scontro avvenuto nel V secolo a.C. tra Atene e Sparta. Ciò che fa di quest’opera un classico immortale è - più che la quantità di informazioni preziose - la qualità della ricostruzione storica che, basata su rigorosi criteri di valutazione razionale, mira a trarre dalla massa degli eventi contingenti il filo conduttore dell’evoluzione storico-politica: non a caso è Tucidide che ha ‘scoperto’ la guerra del Peloponneso che gli stessi contemporanei non percepivano come fenomeno unitario, ma come catena di episodi staccati.
C’è un momento preciso, quando si cammina in montagna, in cui tutto si fa silenzioso. È quell’attimo in cui ti fermi a prendere fiato, il vento smette per un istante di soffiare, ti guardi attorno, osservi la meraviglia e ti rendi conto di quanto sei piccolo. È il momento per il quale tutti quanti noi arranchiamo sui sentieri e vaghiamo per i boschi, ci sorprendiamo di fronte alle cascate o scrutiamo i crinali alla ricerca di stambecchi e marmotte. Ma la montagna non è un luogo di vacanza come tutti gli altri, non è un luna park, bisogna accettare l’esistenza di pericoli e pianificare tutto, anche la rinuncia. Allora è importante sapere come preparare uno zaino, come leggere una carta, quali strumenti tecnologici sono utili e quali no. Un libro piacevole e divertente per tutti coloro che cercano uno scatto di fantasia e di immaginazione per uscire dai sentieri più battuti, dai panorami ‘instagrammabili’ e dagli eventi ‘esclusivi’ a 3000 metri.
Primo titolo della collana "Rinascita", questo volume inaugura un percorso editoriale dedicato a interpretare il presente e a interrogare il futuro con strumenti rigorosi e uno sguardo aperto. Nel mondo contemporaneo, l’ordine sembra essersi dissolto senza essere sostituito. Le certezze che hanno guidato gli equilibri globali per decenni si incrinano sotto il peso di crisi ricorrenti, conflitti diffusi e trasformazioni profonde. L’impero del disordine esplora questa nuova condizione: un sistema in cui l’instabilità non è più un’eccezione, ma la regola. Dalla frammentazione geopolitica alla crisi delle democrazie, dalle tensioni economiche globali alle guerre invisibili dell’informazione, il volume traccia una mappa lucida e accessibile del nostro tempo. Senza indulgere al pessimismo né cedere a semplificazioni, il libro propone una riflessione critica sulle dinamiche che stanno ridefinendo il potere e la società. Comprendere il disordine diventa così il primo passo per immaginare nuove forme di equilibrio.
«Dagli occhi all'anima». Con queste parole l'autore intende condurre l'osservatore alla verità della fede a partire dalla contemplazione del pulchrum. Tra le innumerevoli testimonianze artistiche, che rappresentano le cosiddette "Madonne coronate", ha un luogo privilegiato nel cuore del popolo napoletano l'icona di Maria Santissima del Carmine, detta la Bruna, coronata dal Capitolo Vaticano l'11 luglio dell'Anno Santo 1875. Niente di più appropriato per celebrare questa secolare devozione che pubblicare il presente volume per stimolare tutti i fedeli ad una lettura spirituale dell'icona. L'opera s'inserisce nella più viva tradizione della produzione letteraria circa la tematica iconografica, invitando a guardare con gli occhi la bellezza dell'immagine per addentrarsi nella recondita intimità dell'anima.
La psichiatria è una disciplina che è cresciuta nel corso di un secolo in modo continuo e ricco. La sofferenza mentale è forse cresciuta anche a causa dello stress connaturato a una società più complessa che dà molto, ma che, rispetto al passato, chiede molto di più al singolo. Questo volume presenta una sintesi dei temi principali di una materia molto estesa, un "compendio" appunto, di conoscenze che non dovrebbero mai mancare nella formazione di chi - medico, psicologo, infermiere - si affaccia alle problematiche di salute mentale. Il lettore noterà che il volume non è centrato sulle categorie diagnostiche del DSM-5, ma è ricco di casi clinici esemplificativi e si richiama alla tradizione psicopatologica classica, con particolare attenzione a temi quali il rapporto sanitario-paziente, stress e medicina psicosomatica, epigenetica, "il sentire del clinico", l'impostazione delle scelte psicofarmacologiche, le diagnosi dimensionali e le psicoterapie farmacosequenziali; una visione decisamente orientata a superare la dicotomia tra psicologico e biologico che attinge alla vasta scelta di terapie e risorse di trattamento, integrandosi con i più recenti sviluppi delle neuroscienze.
Che cos’è l’America? La «patria delle libertà» o l’«impero del male»? Un Paese creatore di miti e valori, oppure in declino e diviso? Come si misura la «vera distanza» tra San Francisco e Miami? Come si spiegano le tragiche sparatorie e, al contempo, il record delle start-up, la bassa disoccupazione giovanile e la migrazione interna dalla California verso la Florida? Esiste davvero «l’americano medio» in un continente che ospita tante tribù, non solo nel senso etnico ma anche politico-ideologico? Capire gli Stati Uniti è una sfida, oggi più che mai: ci fa velo un secolo di stereotipi costruiti da cinema e letteratura, moda e arte, musica e serie televisive. E la presidenza di Trump ha fatto rinascere un sentimento antico e viscerale. Molti europei non hanno dubbi: dallo sfruttamento capitalistico al decadimento morale, ogni male dell’umanità sembra avere la sua causa nell’impero dello zio Sam. Ma bisogna avere radici profonde in questo Paese per superare i luoghi comuni e capire cosa resterà. Come Federico Rampini, che ci vive da un quarto di secolo e ne ha firmato un ritratto illuminante, un affresco brillante tra politica ed economia, cultura e società, quotidianità e genesi del Dna nazionale. Il suo è un viaggio nel tempo da John Kennedy a Barack Obama, da Bill Gates a Elon Musk. È uno slalom fra le contraddizioni, un’autentica operazione di pulizia dai preconcetti, che sfata leggende metropolitane e smaschera fake news. Perché, come spiega l’autore nella nuova edizione di questo bestseller, è una nazione che si può comprendere soltanto vivendo le molte Americhe di cui è fatta, e guardando oltre le apparenze. Per intuire, magari, dove andrà a finire.
Parlare di incertezza in questo tempo può apparire scontato di fronte alle crisi che si stagliano nei grandi orizzonti internazionali. Ma c'è un'incertezza sul futuro dell'Italia, radicata nel suo ruolo a livello internazionale, che ha anche un'origine endogena: ha a che fare con gli esiti a cui l'hanno condotta le classi dirigenti che l'hanno guidata nell'ultimo abbondante trentennio. L'incertezza riguarda ormai la collocazione dell'Italia nel quadro internazionale, il fronte delle istituzioni che hanno registrato forti discontinuità nella legislazione elettorale, nelle riforme costituzionali, financo nella rielezione dei presidenti della Repubblica. Anche dal punto di vista delle questioni del lavoro, della sanità, dell'economia, della fiscalità, il clima che si registra resta sempre quello dell'incertezza. Capire come questa percezione si sia materializzata nel nostro paese è al centro di queste pagine che da diversi punti di vista, e in vari campi di osservazione, provano a ricostruire gli ultimi decenni della Repubblica. Molti dei cambiamenti avvenuti hanno condotto ad esiti ben lontani da una transizione ordinata dalla Repubblica dei partiti che avevano scritto la Costituzione. La transizione si è allungata a dismisura ed è divenuta incertezza.
Il volume ricostruisce l'influenza che la scuola di Tubinga, inaugurata da Johann Sebastian Drey e Adam Möhler nella prima metà dell'800, ha avuto sul pensiero cattolico, tedesco e francese, della prima metà del ‘900. Centrato sull'idea del cattolicesimo come complexio oppositorum esso offriva una prospettiva dinamica che univa fede e ragione, unità e pluralità, tradizione e rinnovamento. Si trattava di una prospettiva originale che fuoriusciva dalle alternative che contrassegnavano la cultura cattolica della prima metà del ‘900, divisa tra reazione e modernismo, nella direzione di una Chiesa contrassegnata da una vitale dialettica polare. Il modello consentiva, altresì, di immaginare un'Europa multipolare dove il contrasto tra Francia e Germania, al centro della Prima guerra mondiale, poteva trovare un suo superamento. Esponenti di questa corrente sono, nell'ambito tedesco, Romano Guardini, Erich Przywara, Peter Lippert, Karl Adam e, in quello francese, Henri de Lubac, Pierre Chaillet, Yves Congar e Gaston Fessard. In tutti il modello della polarità rappresenta un paradigma di pace e di conciliazione. Esso si opponeva alla lettura che Carl Schmitt offriva della complexio, una lettura falsamente irenica che celava un disegno conflittuale. Il volume restituisce così all'attenzione una pagina poco nota e scarsamente indagata del pensiero cattolico europeo tra le due guerre mondiali. Un modello che, riproposto espressamente da papa Francesco durante il suo pontificato, non ha perso la sua fecondità anche nel quadro, fortemente polarizzato, che contrassegna il mondo contemporaneo.
Come sapevano i nostri antenati, entrare in un bosco può diventare un’esperienza profonda, capace di nutrire l’anima e trasformarla. Questo libro nasce per aiutare tutti a compiere quel primo passo. Con un linguaggio caldo e poetico, Monica Zunica ci accompagna in un percorso che intreccia mitologia, spiritualità, psicologia e riflessione interiore. Attraverso esercizi di immaginazione attiva e meditazione ispirati ai venti alberi dell’alfabeto celtico Ogam, saremo invitati a rallentare, ascoltare e riscoprire il legame profondo e rispettoso che unisce l’essere umano al bosco, alla natura e all’universo. Il cammino proposto (nel corso del quale, grazie a un QR code, saremo guidati alla meditazione direttamente dalla voce dell’autrice) non sarà però solo un avvicinamento a una tradizione antica e misteriosa come l’Ogam, ma anche un’occasione per conoscere sé stessi attraverso la saggezza degli alberi, "perché se non sappiamo chi siamo, né cosa desideriamo davvero dalla vita, non potremo mai sapere cosa può renderci felici".
Sensazioni di pace, percezioni al di là del tempo e dello spazio, l'impressione di muoversi in un tunnel buio, l'immersione in una luce brillante, e un profondo senso di amore e accettazione: solo alcuni dei tratti distintivi delle esperienze di premorte (NDE), che evocano la visione cristiana del Paradiso e del destino dell'anima. Sulla scorta di un ricco repertorio di testimonianze, l'autore offre una panoramica sui principali argomenti a favore e contro le diverse ipotesi sulla premorte, facendone il punto di partenza per una ricerca interdisciplinare che abbraccia scienza, filosofia e spiritualità. È così possibile intraprendere un viaggio attraverso il momento più enigmatico e significativo della vita umana: la morte.