"Fra" è il saluto più comune tra i giovani, inconsapevoli che l’autore sia proprio Francesco d’Assisi. "Albero" come gli esseri più diffusi del Pianeta, e quelli meno conosciuti. L’autore è una poliedrica "guida naturalistica" che racconta l’esperienza di quarant’anni passati a far incontrare ragazzi e alberi. Da tale intreccio nasce questo "tappeto volante" di emozioni botaniche, francescane, laiche, sociali e storico-artistiche: «Credo non serva un nuovo libro sul Cantico - spiega l’autore - per salvare il Pianeta. Servono semmai occhi nuovi che ci permettano di vedere "l’oltre" che Francesco d’Assisi fu capace di vivere». Pagine che ci porteranno dentro i boschi, tra gli alberi, nel profondo delle selve, dove incontrare simboli ed emozioni ancestrali usati da Francesco "cum tutte le tue creature", per ricordarci che siamo tutti sulla stessa barca, nel medesimo mare e sull’unica Terra.
Nel 1219, mentre era in atto la quinta Crociata, san Francesco d’Assisi intraprendeva un viaggio rivoluzionario quanto pericoloso e dall’esito incerto, alla volta dell’Egitto per incontrare il sultano al-Kamil. Fu la preghiera a sostenerlo e l’autentica volontà di pace. Un evento ancora oggi carico di significato e portatore di un messaggio sempre attuale e pregnante. L’incontro effettivamente avvenne, il contenuto del dialogo non ci è noto, ma ciò che ci basta sapere è che quel confronto ci fu e fu proficuo, a dimostrazione della ricchezza che può nascere dall’incontro di culture diverse quando vi sia la volontà di aprirsi e di comprendersi. Qui, Enzo Fortunato ripercorre le tappe del cammino di Francesco e dei Francescani, a partire da quel fatidico viaggio quando il Vangelo incontrò il Corano. Piero Damosso ci rappresenta — attraverso le tappe del dialogo cristiano sostenute da papa Francesco, Benedetto XVI e san Giovanni Paolo II — la necessità di recuperare, anche proprio dall’esempio francescano, l’amore verso i fratelli, il rispetto per le altre culture nel riconoscimento dell’altrui libertà e dell’uguale diritto alla vita, voluti proprio da Dio stesso.
"..Quello di Francesco è un lessico della minorità, constatazione che dà pienamente ragione alla scelta del titolo operata da Domenico Paoletti. L'autore ha individuato ventuno vocaboli (Parola, Grazie, Dono, Accogliere, Credere, Gioia, Fragilità, Cura, Prossimità, Umiltà, Camminare, Insieme, Com-passione, Incontro, Fratello/sorella, Fratelli minori e Sorelle povere, Libertà, Speranza, Eternità, Amore, Fiducia) tracciando, attraverso di essi, un percorso introspettivo dell'esperienza dell’assisiate e della sua proposta di vita che non ha perduto d’attualità nell'odierno contesto di ipertrofia comunicativa, quando l'anoressia del pensiero ha finito per produrre un'ipertrofia della chiacchiera". Dalla Introduzione
di mons. F. ACCROCCA
DOMENICO PAOLETTI, frate Minore conventuale, docente di Teologia fondamentale, già Preside della Pontificia Facoltà Teologica San Bonaventura di Roma, è attualmente parroco a Rivotorto, dopo gli anni trascorsi presso il Sacro Convento di S. Francesco in Assisi.
Poco prima di morire, probabilmente nel settembre del 1226, Francesco dettò un documento che chiamò Meum Testamentum, Il mio Testamento. Le memorie affidate dal Santo a questo testo possono essere paragonate alle diverse facce intagliate dall’iniziativa di Dio su frate Francesco affinché in lui risplendesse, in modo semplice e puro, la bellezza della luce che emana dal Vangelo.
Il libro di Pietro Maranesi si confronta con questo documento cruciale e problematico in cui l'identità personale di Francesco, divenuta esperienza comunitaria, si fonde con le esortazioni ai confratelli sulle posizioni da assumere per contemplare la luce di Gesù Cristo, costituendo la base ideale per comprendere la vocazione e l'opera dei minori.
L'eredità preziosa racchiusa nello scrigno del Testamento è dunque lo stesso frate Francesco con la sua proposta cristiana modellata sul Vangelo, la cui ricchezza e la cui bellezza resteranno, per questo motivo, sempre e comunque un’eredità difficile.
Pietro Maranesi è frate cappuccino e professore di Teologia e Francescanesimo ad Assisi e a Roma. Fra le sue più recenti pubblicazioni, Io frate Francesco. 5. L'eredità (Porziuncola, 2026); Per-dono per lo tuo amore. La via alla pace di Gesù e Francesco di Assisi (Messaggero, 2025); La via alla sapienza cristiana. Studi su san Bonaventura (Biblioteca Francescana, 2024).
San Francesco non è solo un santo, ma un amico che parla al cuore dei più piccoli. Tra sogni e avventure, questo libro racconta la sua vita con parole semplici e immagini luminose: dall’incontro con il lebbroso al lupo di Gubbio, dal presepe di Greccio al Cantico delle Creature. Un viaggio nella gioia, nella pace e nell’amore per ogni creatura, perché anche i bambini possano scoprire la gioia di un uomo che ha scelto di vivere come Gesù. Un libro da leggere, colorare, guardare e custodire, per crescere insieme a Francesco. Età di lettura: da 4 anni.
Si tratta di un’antologia di brani tratti dalle opere di Francesco d’Assisi, in particolare dalle Laudi e preghiere e dalle Regole ed esortazioni. Alcuni testi riguardano i rapporti dei frati tra loro e con Dio, altri sono canti di lode all’Altissimo e a Maria. Di particolare interesse il commento al Padre nostro. Il volumetto contiene anche Il Cantico delle creature. La selezione è preceduta da un profilo biografico del Santo di Assisi.
A ottocento anni dalla composizione del Cantico delle Creature e dalla morte di san Francesco, questo libro propone una lettura etico-sociale dell’opera del santo di Assisi, ponendola in dialogo con le sfide contemporanee dell’ecologia integrale e, per quanto possibile, con i nuovi paradigmi tracciati dall’Intelligenza artificiale. Non un’analisi letteraria, ma un percorso di riflessione che parte dal linguaggio “gentile” del Cantico per interrogare la nostra realtà ferita: l’ambiente devastato, l’umanità smarrita, la morte rimossa. In un mondo che fatica a perdonare e a custodire, è ancora possibile lodare Dio per ogni creatura? Le parole del Poverello d’Assisi ci guidano verso un cammino di mitezza e speranza, di comunione e fraternità, riscoprendo nella nudità della terra il senso profondo della povertà e della pace. Il Cantico, proprio quando parla di morte, si fa inno alla vita e alla bellezza, offrendo una visione radicale e luminosa: la cura della casa comune come atto spirituale e politico, un impegno quotidiano che nasce dalla lode e si fa speranza attiva. È questo che traspare anche dalla versione in lingua napoletana del Cantico scritta dai detenuti ospiti del Centro di Pastorale carceraria dell’arcidiocesi di Napoli, riportata in appendice al volume. La loro versione è intensa come i colori che hanno scelto e utilizzato per i disegni in copertina, tinte d’anime non arrese al male ma tavolozza di sentimenti ricchi di vita.
Disarmare le parole è un compito suggestivo che rinvia al nucleo del pensare francescano, che contesta il primato dell'io con la sua inclinazione al predominio e alla violenza. All'origine sta la concezione dell'essere come dono, grazie a cui guardare ciò che esiste con occhio ammirato e grato.
Il diritto serve a disciplinare l'esistenza, non a fondarla: non siamo venuti al mondo perché ne avevamo diritto, ma perché siamo stati voluti.
Allora le parole sorgono disarmate, perché nascono dalla riconoscenza.
Contro la figura dell'esploratore della realtà che diventa padrone del mondo in forza di un sapere inteso come potere, il pensiero francescano riconosce come essenziale non la ragione armata, ma la volontà, volontà di libertà. Anche il sapere, allora, è visto non come potere, ma come servizio da rendere alla comunità.
I momenti finali di una vita, di ogni vita, sono preziosi per comprenderne il significato. Ma nel caso di Francesco è come se i momenti finali, quelli del trapasso, siano stati preparati per diversi mesi, anzi anni.
Furono anni di sofferenze: Francesco era malato e divenne via via sempre più debole; eppure sono anche gli anni in cui il povero di Assisi realizzò grandi e importanti novità, a cominciare dalle sue lettere, per terminare con il Cantico di frate Sole.
In queste pagine si è cercato di seguire lo sviluppo degli avvenimenti degli ultimi anni di Francesco per provare a capire come tutta la sua vita, seppure in mezzo alla sofferenza, sia diventata un canto di lode al Signore. Solo così si potrà tentare di capire come Francesco abbia potuto arrivare a chiamare sorella anche la morte.
MARCO BARTOLI, Professore associato di Storia medievale presso la LUMSA di Roma, discepolo di Raoul Manselli, è specialista in storia degli ultimi secoli del medioevo occidentale, con un particolare interesse intorno a Chiara e a Francesco d’Assisi.
Con prefazione del Card. Matteo M. Zuppi
Se è vero che nel Cantico le creature si mostrano all'uomo per ciò che esse sono e fanno per lui, cercheremo di dare maggior rilievo alla loro bellezza, aggiungendo profondità alla nostra lode.
Accostandoci al Cantico di san Francesco chiediamo al buon Signore di purificare il nostro cuore nostra mente per inserirci nella corrente della vita di chi già canta, loda e ringrazia l'Altissimo.
Lanciamoci in questo testo, allora, prendendo un bel respiro profondo.
San Francesco d’Assisi è icona, trasparenza del volto di Cristo. In lui vediamo un uomo che ha veramente i sentimenti di Cristo. Eppure Francesco è un uomo del suo tempo, inserito in una cultura, in un contesto lontano oltre mille anni e migliaia di chilometri da quello della Palestina di Gesù. Cristo è in noi alla maniera della luce, che non rivendica spazio per sé ma al contrario rivela gli altri. Francesco ci accompagna così, a partire dal suo cammino personale che ripercorriamo insieme, per trovare il nostro modo, oggi, di aderire a Cristo e di amare i fratelli e le sorelle che la vita ci pone accanto.