Sono stati condotti numerosi studi sulle monete bizantine, ma non ci sono ancora interpretazioni univoche sui dettagli delle figure lì rappresentate e in particolare su quelle relative a Gesù Cristo. Le informazioni ricavate dagli studi sulla Sacra Sindone, la più importante reliquia di Cristo nella Cristianità, hanno chiaramente portato ad alcune nuove interpretazioni. Questo è il primo libro al mondo che mette in relazione le diverse immagini di Cristo sulle monete bizantine con l’immagine di Gesù Cristo della Sacra Sindone, anche se l’effigie di Cristo è la più ricercata e collezionata dai numismatici. Il libro, che dovrebbe essere comprensibile a tutti, dimostra la forte influenza che la Sindone ha avuto nel periodo bizantino fino alla caduta di Costantinopoli nel 1204 d.C. e oltre. I numerosi collezionisti saranno quindi interessati ad avere non solo un’analisi numismatica di tutte le monete altomedievali di Cristo raggruppate in un unico libro, ma anche un’analisi storico-religiosa delle stesse.
Giulio Fantiè professore associato di misure meccaniche e termiche presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell'Università di Padova, Italia. Dal 1997, ha rivolto il suo interesse alla S. Sindone, con particolare riferimento all'immagine corporea ancora scientificamente inspiegabile impressa su di essa. Il Prof. Fanti è stato responsabile di un progetto di ricerca universitario riguardante la più importante Reliquia della Cristianità ed ha diretto per oltre 20 anni lo Shroud Science Group, composto da circa un centinaio di studiosi. Ha pubblicato oltre 200 articoli scientifici su riviste internazionali ed è autore di 12 libri e di oltre 100 articoli scientifici sulla S. Sindone.
“C’erano stati parecchi rapporti di strani incidenti con cose che volavano tra gli alberi. Noi, perlopiù, ci ridevamo sopra. Ma quando entrammo nella giungla, vedemmo una forma quasi sferica, sospesa sul terreno su quattro gambe. E c’era un certo numero di umanoidi, tanti quanti noi”. A parlare è Joe, che all’epoca, nel settembre del 1971, era di stanza con l’esercito USA in Thailandia, durante la guerra in Cambogia. Non fu la prima volta, quella, che gli alieni si fecero vedere negli scenari di guerra del Sud-est asiatico. Apparvero UFO, ripetutamente, nelle guerre del Vietnam e di Corea, e spesso i dischi aprirono il fuoco contro i terrestri. Gli alieni monitorarono tutta l’Asia meridionale e solo ora, dopo decenni di omissioni e silenzi, le prove della loro presenza vengono alla luce, nei documenti un tempo secretati dal governo americano. File che l’autore ha raccolto pazientemente negli anni e che adesso sono pubblicati per la prima volta.
Alfredo LissoniClasse 1966, già insegnante di religione e bibliotecario, da oltre vent’anni lavora come giornalista politico. Autore di numerosi format radiotelevisivi, si occupa di ufologia dal 1986 e ha al suo attivo una quarantina di titoli. Ma la sua specialità sono le ricerche d’archivio: è autore di importanti scoperte come gli X-files di Mussolini e i carteggi sulle “navi celesti” dell’Impero Austro-Ungarico e di quello bizantino. Suo è il testo della richiesta di declassificazione dei dossier UFO presentata al Parlamento Europeo. Caporedattore di numerose riviste, si è occupato anche di miracolistica e paranormale.
Dopo il suo incontro con Teresa di Gesù, Edith Stein, giovane studiosa, dotata nell'introspezione e nell'analisi degli stati d'animo, comprese che il "Castello interiore" della Madre degli spirituali, se era inscritto nell'anima di tutti, e perciò anche nella sua anima di ebrea, fenomenologa e poi cristiana, possedeva alcune caratteristiche peculiari. Di rilievo è soprattutto la modalità dell'ingresso: la grande carmelitana spagnola vi entrò attraverso la porta della preghiera, la grande carmelitana tedesca attraverso la porta della conoscenza di sé e del rapporto con gli altri.
Questo libretto vuole accompagnare ciascun ragazzo a vivere la bellezza della liturgia vissuta quotidianamente e che scandisce le giornate del campo scuola 2015, ed essere un esempio su cui basare la preghiera anche a conclusione dell'esperienza estiva. Vuole condurre i ragazzi a scoprire che, nel contatto quotidiano con la Parola, la "luce" che illumina i nostri passi si rivela e si spiega, così come l'arcobaleno ci aiuta a comprendere che la luce è fatta ... Di tutti i colori. Dalla preghiera del mattino fino a sera, ciascun partecipante è guidato nella preghiera comunitaria e trova alcune proposte di attività e vari tipi di celebrazioni: liturgia della Parola, penitenziale, adorazione della croce, celebrazione eucaristica, Via lucis, veglia alle stelle.
La follia per Cristo è una scelta di vita che sovverte le logiche mondane, rinunciando a convenzioni sociali, status e sicurezze per seguire un ideale evangelico di totale donazione. È una forma di testimonianza spirituale in cui il credente accetta volontariamente di sembrare paradossale, pur di rimanere fedele al vangelo. In Catherine de Hueck Doherty la follia si traduce in un appello all'impegno sociale e spirituale che sfida le convenzioni, sposando i valori di giustizia, accoglienza dell'altro e condivisione. In occasione del quarantesimo anniversario dalla scomparsa dell'autrice, viene pubblicato questo testo dai chiari echi autobiografici in cui lei stessa veste i panni della folle per Cristo.
Nel 1993, quattro anni dopo la caduta del Muro di Berlino e nel bel mezzo del trionfo della democrazia liberale, Derrida scrisse un libro precursore sull'eredità di Marx. Non si tratta di un tardivo allineamento al marxismo, ma di un ritorno di Marx e di tutti coloro che lo hanno abitato come spettri del nuovo ordine mondiale. È una decostruzione fedele allo spirito del marxismo; o almeno a uno di essi, perché ce n’è più di uno. La riconciliazione è possibile tra un'idea divenuta spettrale e l'imparare finalmente a vivere, tra un tempo disgiunto e un tempo dalla lunga durata. Per vegliare sul futuro e pensare a ciò che potrebbe ancora accadere, è necessario lasciare o ridare parola ai fantasmi; ci richiameranno sempre alla nostra responsabilità. Presa di posizione, gesto politico, dichiarazione di resistenza allo Stato globale, decostruzione del diritto internazionale, c’è tutto. Leggere Spettri di Marx a trent'anni dalla sua pubblicazione significa anche dialogare con gli spettri di Derrida, cogliere l'idea di una possibile rivoluzione a venire. Questa nuova edizione include un dibattito inedito con Étienne Balibar, tenutosi il 1º febbraio 1994 presso il Collège international de Philosophie, correzioni infratestuali dello stesso Derrida ed estratti di corrispondenza.
In Immagini che curano, Horst Bredekamp indaga il legame inedito tra arte e psicoanalisi che ha caratterizzato la vita e la pratica terapeutica di Sigmund Freud. Contrariamente all’idea diffusa di psicoanalisi come mero scambio verbale e alla sua presunta inclinazione aniconica, se non apertamente iconoclasta, Bredekamp dimostra come le immagini abbiano avuto un ruolo cruciale nel pensiero e nel metodo del suo fondatore. L'autore si concentra su due aspetti emblematici: da un lato, l'ossessione per il Mosè di Michelangelo, un'opera con cui Freud stabilì un profondo legame identificatorio e che lo spinse più volte a tornare a Roma; dall'altro, la sua vasta collezione di statuette e idoli in gran parte antichi, raccolti in anni di viaggi e disposti con cura nel suo studio, prima a Vienna e poi a Londra. Questi manufatti, lungi dall'essere semplici oggetti da ammirare nelle vetrine, svolgevano un ruolo attivo nell’indagine dell'nconscio, contribuendo a neutralizzare i fantasmi e i traumi sepolti nel profondo dei pazienti. Un libro che rivela la potenza terapeutica delle immagini e offre una nuova chiave di lettura per comprendere le origini del pensiero freudiano.
Arrivato cinquant'anni prima dalla nativa Alvernia senza un soldo in tasca, Auguste Mature, che muore, schiantato da un ictus, all'inizio di questo romanzo, è riuscito a trasformare il piccolo bistrot di rue de la Grande-Truanderie, dove andavano a bere un caffè corretto o a mangiare un boccone i lavoratori dei mercati generali, il "ventre di Parigi", come li chiamava Émile Zola, in un ristorante che, pur conservando i vecchi tavoli di marmo e il classico bancone di stagno, è ora frequentato dal Tout-Paris. Gli è sempre stato accanto il figlio Antoine, il quale, prima ancora che la camera ardente sia stata allestita, deve fare i conti, alla lettera con il fratello maggiore, un giudice istruttore aizzato da una moglie arcigna, e con quello minore, un cialtrone semialcolizzato che millanta fumosi progetti immobiliari e sopravvive spillando soldi al mite, generoso Antoine. Lo stesso Antoine contro cui ora si accanisce, sospettandolo di aver sottratto il testamento del padre e di volersi appropriare di un «malloppo» sicuramente nascosto da qualche parte. Simenon, anche questa volta, si rivela magistrale nel mettere in scena un dramma familiare, portando alla luce, come lui solo sa fare, attriti, risentimenti, menzogne. Sullo sfondo, l'imminente fine dell’universo, di facce, di odori, di rituali, dove i tre fratelli sono cresciuti: quelle Halles che nel giro di pochi anni spariranno, insieme a un pezzo dell’anima della città.
Mai come negli anni dalla metà dell'Ottocento fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale il progresso dell'umanità è apparso a portata di mano; mai grande come allora è stata la fiducia nella possibilità di realizzare un mondo migliore. All'orizzonte appaiono però anche le prime ombre inquietanti sull'utilizzo delle scoperte scientifiche e delle innovazioni tecnologiche: la visione futuristica di guerre da combattersi su scala internazionale o planetaria; il superamento dei vincoli naturali; il controllo degli individui e la fantapolitica; la supposizione dell'esistenza di extraterrestri con civiltà così avanzate da aspirare al dominio dell'universo. Un secolo di aspettative verso quanto sarebbe potuto accadere domani viene qui ricostruito osservando il modo in cui il futuro è stato immaginato. Queste visioni non sono soltanto il prodotto del tempo in cui sono state pensate, ma hanno condizionato il farsi della storia con effetti sorprendenti sul mondo che verrà. Una lente particolarmente utile è per questo la fantascienza, un genere letterario che nasce con l'impatto dirompente della modernità. Romanzi e fumetti, quadri e giornali illustrati, film e opere teatrali, e poi prototipi spaziali e cibernetici, progetti urbanistici e architettonici, esperimenti genetici e nucleari ci conducono in un viaggio all'indietro nel tempo. Una storia avvincente che attraverso una nuova prospettiva temporale ci consente di ricostruire il passato del futuro.
La storia degli ebrei in Italia è antichissima: nessuna comunità in Occidente ha una presenza così costante, dalla Roma antica fino a oggi.
«Noi possiamo mettere in linea 24 navi, di cui sei corazzate; ma anche dietro murate di legno pulsano cuori di ferro» Wilhelm Tegetthoff, Lettera del 24 giugno 1866 a Emma Lutteroth. Il 20 luglio 1866, nella battaglia di Lissa, la flotta italiana di Carlo Pellion di Persano si scontra con quella austriaca guidata dal contrammiraglio Wilhelm von Tegetthoff. Tra cannonate e dense nubi di fumo, la corazzata italiana Re d'Italia, resa ingovernabile, viene colpita dalla nave ammiraglia austriaca Ferdinand Max, che, speronandola, la fa affondare insieme a 400 marinai. Questo evento, oltre a segnare l'esito dello scontro, ha generato leggende di coraggio e appartenenza, alcune ridimensionate dalla storiografia. Questo libro ripercorre la battaglia e la sua eco tra mito e memoria, svelando i dettagli storici e strategici di uno scontro che ha segnato l'immaginario collettivo e la storia navale italiana, mettendo in luce l'importanza di addestramento, tattica e innovazione tecnologica in un'epoca di grandi cambiamenti.