La vita di ogni giorno ci fa sentire in contraddizione: l’orizzonte ideale al quale tendiamo ci propone infatti mete che si scontrano con la realtà della nostra esperienza. La mente, il corpo e il cuore fanno fatica a trovare l’accordo e l’armonia che vorremmo, e spesso non sappiamo legare tra loro l’ideale e il reale, il desiderio del bene con l’esperienza della nostra e altrui fragilità. Lo sguardo della fede può inserirsi in questa dinamica favorendo in noi la sfida di una riflessione libera che entra nella concretezza delle relazioni a partire dalle relazioni familiari, cuore della nostra esistenza.
Il primo principio della ragione pratica dichiara che bonum est faciendum et prosequendum, et malum vitandum. Su questa linea, la filosofia e la teologia morale, a livello fondamentale, individuano e annunciano la priorità del bene sul male. La presente ricerca dottorale indaga su tale priorità a partire dall’affermazione dell’originarietà del bene rispetto alla radicalità del male, dal punto di vista filosofico e teologico-morale. L’originarietà del bene indica il primato ontologico e logico, nonché antropologico, teologico ed etico del bene riguardo al male nella sua complessità tragica. L’indagine si articola intorno ai contributi di Paul Ricoeur e Tommaso d’Aquino, i quali hanno cercato di mostrare la ragionevolezza di questa priorità, seppure con mentalità, metodologie e linguaggi differenti. In questa prospettiva, l’originarietà del bene diviene la condizione di possibilità di ogni discorso autenticamente morale.
Leggiamo nella Premessa: «Se vogliamo scoprire la grandezza del sacerdozio ministeriale è necessario, prima di tutto, risalire alla fonte, cioè al mistero di Gesù, "l'apostolo e sommo sacerdote della fede che noi professiamo"» (Eb 3,1). Si tratta, dice l'Autore, «di una teologia viva, destinata a quanti desiderano approfondire la propria vita cristiana », dal momento che il ruolo della teologia è quello di «servire i credenti, aiutarli a ricevere in misura maggiore tutta la sapienza che ci viene dal Padre in Gesù, in cui "sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza"» (Col 2,2). Nato da un ciclo di conferenze tenute durante l'anno sacerdotale 2009- 2010, il testo mantiene lo stile discorsivo, chiaro e immediato dell'approccio orale, senza per questo rinunciare a precisione e profondità teologiche. Percorrendo la Parola di Dio (Isaia, Ebrei, Apocalisse, vangelo di Giovanni), il testo aiuta a riscoprire l'origine e il senso del sacerdozio ministeriale e del sacerdozio regale dei fedeli, in un tempo come questo segnato da difficoltà e confusione.
Inghilterra 1920. Nancy ha trovato lavoro! Un’occasione imperdibile per una ragazza priva di mezzi come lei. Sarà nientemeno che la governante di Oxcoombe Grange, un’antica e grande tenuta affacciata sul mare dove, in compagnia di asini, oche e galline, vive la bizzarra Miss Dearing. Ma Nancy ben presto si rende conto che una strana atmosfera aleggia sul luogo. Tonfi e scricchiolii notturni, ombre fluttuanti nei corridoi, cantine inaccessibili, vicini reticenti... Che la casa sia infestata dai fantasmi? Nancy raccoglie la sfida e rispolvera le sue doti di detective. Sull’inseparabile diario annota — con qualche errore di ortografia! — i progressi di un’indagine destinata a rivelare i più oscuri segreti di Oxcoombe Grange. Una narrazione divertente e ricca di colpi di scena con gli ingredienti tipici dei romanzi di Agatha Christie. Età di lettura: da 10 anni.
A Betania, Maria spezza un vasetto di nardo prezioso per ungere i piedi di Gesù. Un gesto gratuito, eccessivo, apparentemente "sprecato", che diventa profezia di amore e di donazione totale. Partendo da questa pagina evangelica, il libro conduce il lettore in un percorso di meditazione e preghiera: ogni capitolo è una tappa per entrare nella logica del dono, lasciarsi trasformare dalla bellezza della gratuità e imparare ad "evangelizzare con spreco". Un invito a riempire la vita di profumo, rendendola segno di speranza e di fraternità.
Questo libro propone un itinerario di riflessione sull’ecologia integrale, intrecciando il magistero della Chiesa, la voce dei poeti e la sensibilità educativa. Da Giovanni XXIII a Benedetto XVI, emerge come la cura del creato non sia solo una questione ambientale, ma un atto di giustizia e di pace, radicato nella fede e nella responsabilità verso le generazioni future. Con esempi letterari e spunti didattici, il testo invita a riscoprire il valore sacro della natura e a vivere una "conversione ecologica" capace di rinnovare mente, cuore e stili di vita.
Un Rosario per due: questo libro accompagna gli sposi a meditare i misteri di Gesù e di Maria dentro la vita quotidiana della coppia. Ogni decina illumina storie di gioia e prova, ferite e perdono, con passi biblici, immagini vive e consigli concreti per custodire il "noi". Dalle nozze di Cana alle fatiche del Calvario, fino alla Gloria, le pagine mostrano come pregare insieme possa trasformare l’acqua povera dei giorni in vino buono. Un itinerario semplice, pastorale e appassionato, per ricominciare mano nella mano.
Un impegno comune e instancabile lega fra loro i pontificati degli ultimi decenni, da Giovanni XXIII a Leone XIV: un lavoro attivo e assiduo per la riconquista dell’unità della Chiesa universale. Non si tratta, tuttavia, di un’opera che riguarda solo i rapporti tra le confessioni cristiane — e quindi soltanto di una "questione ecclesiale- —, ma del punto di vista da cui i Papi guardano alla più ampia sfida della difesa e costruzione della pace per tutta l’umanità. Un bene di cui oggi più che mai sentiamo di avere un bisogno vitale. In questo libro assistiamo al dispiegarsi di questo duplice contributo al progresso dell’umanità. In un mondo dominato da contrapposizioni di potere, da una spietata concorrenza economica e dalla svalutazione della cultura dell’altro, Papi diversi per storia personale e sensibilità si sono passati il testimone di una corsa perché gli uomini si sentano parte di una grande famiglia e proprio per questo rispettati, ascoltati e accolti in un disegno di pace, unica garanzia per un futuro in cui sperare "contro ogni speranza".
Il testo analizza la natura multidimensionale del corpo umano: essere corpo, avere corpo e stare nel corpo, distinguendolo in questo modo dal corpo animale per elevarlo a fondamento dell’identità personale e relazionale. L’autore esplora il contrasto tra la visione classica dell’unità tra anima e corpo e le derive contemporanee che tendono a oggettivare o dematerializzare l’essere umano. Attraverso una critica serrata alla teoria queer e al transumanesimo, viene denunciata la perdita di senso del desiderio e della corporeità, spesso ridotta a pura performance o merce. Queste teorie pongono sfide radicali all’identità personale e relazionale, muovendo da una comune visione del corpo come pura materia plasmabile o come prodotto sociale privo di un significato intrinseco. Entrambe le prospettive tendono a risolvere l’identità nell’autonomia assoluta del soggetto, negando la dimensione del corpo come dono e legame relazionale. Al centro della riflessione dell’autore emerge un’ontologia relazionale attorno al concetto di corpo come dono, ricevuto attraverso una dipendenza generazionale che abilita l’individuo all’autonomia e alla capacità di donarsi a sua volta. La prospettiva antropologica proposta integra diversi fenomeni come la nascita, l’abitare il mondo, l’amore e la morte non come limiti tecnici, ma come momenti cruciali in cui si manifesta la trascendenza della persona e la sua capacità di trovare senso anche nella sofferenza. L’opera invita a riscoprire una cultura della cura e della responsabilità, fondata sulla verità di un essere che è intrinsecamente relazionale.