La Novena di Natale del 2026 di EDB si caratterizza per un messaggio forte e inedito che invita alla pace e alla convivenza. Nata a Gerusalemme, sotto i bombardamenti del conflitto in corso in Medioriente, è pensata per i fedeli che appartengono alla Chiesa di rito latino che usano l'ebraico come lingua pastorale e liturgica, una comunità parte integrante del Patriarcato Latino di Gerusalemme della chiesa con quello della sinagoga. Lo schema è quello classico della novena - Canto; Rito di accensione della luce; Lettura biblica; Riflessione personale; Intenzioni di preghiera; Orazione conclusiva; Canto - che lo rende adatto e utilizzabile per comunità parrocchiali, gruppi e per tutte le celebrazioni comunitarie.
La ricchezza del lessico della lingua italiana è inesauribile e continua a stupire perfino i parlanti nativi. E altrettanto stupore susciteranno le tante piccole e grandi scoperte che l'autore dissemina nelle pagine di questo libro. Nella prima parte sono trattati temi generali che riguardano la costituzione stessa del lessico italiano: un processo avvenuto per gradi, a partire dalle voci del patrimonio latino con successivi recuperi classici, importazioni da altre lingue, ma anche, e soprattutto, nuove formazioni interne. La seconda parte è organizzata in capitoli più brevi, che illustrano la storia e l'uso di singole parole: in primo luogo voci tradizionali e dialettismi (come duomo, ciarlatano, presepio), poi forestierismi, ossia termini di origine straniera (geisha, cabaret), quindi neoformazioni e neologismi (geostoria, gialloverde) e infine parole rare (abiatico 'nipote di nonno'). Un esemplare esercizio metodologico, che coniuga gli strumenti raffinati della filologia e della lessicografia con una profonda conoscenza della storia.
Mistici, presunti veggenti e guaritori continuano ad affascinare milioni di persone. Promettono apparizioni e messaggi dal cielo. Attorno a loro nascono devozioni e pellegrinaggi, e, non di rado, controversie. Ma dove finisce la fede e cominciano la suggestione e l’inganno? E con quali criteri la Chiesa può distinguere un’autentica esperienza religiosa da un evento costruito o falsificato? Dalle grandi apparizioni mariane riconosciute dalla tradizione cattolica al caso Medjugorje, ancora al centro del dibattito ecclesiale, fino ai più recenti presunti fenomeni mistici, gli autori conducono un’indagine rigorosa e documentata dentro un universo nel quale fede, potere e interessi economici possono intrecciarsi in modo sorprendente. Mentre emerge una vera e propria filiera del soprannaturale dove il sacro rischia di trasformarsi in un prodotto da promuovere e consumare, il Vaticano rivede il proprio approccio a questo tipo di fenomeni: un cambiamento che segna una nuova fase nel rapporto della Chiesa con l’invisibile. Tornano allora le domande decisive: di quale Dio c’è bisogno? E, infine, dov'è Maria?
Maurizio Gronchi è ordinario di Cristologia alla Pontificia Università Urbaniana e consultore del Dicastero per la Dottrina della Fede. David Murgia giornalista e saggista, è Accademico Pontificio. Con le sue inchieste giornalistiche ha contribuito a smascherare sedicenti santoni e falsi guaritori.
Il volume propone una revisione terminologica e concettuale della consolidata denominazione "etica dell'intelligenza artificiale", cui sostituisce una formula plurale: "etiche per l'intelligenza artificiale". Tale formula implica un "albero" di approcci radicati nella filosofia morale e nell'antropologia filosofica che permette di uscire dal principialismo astratto e di rilanciare la riflessione sulle etiche applicate ai contesti in cui viene impiegata l'IA, come ad esempio educazione, medicina e aziende. Dopo il confronto con le principali teorie etiche e con le categorie morali in dialogo con l'IA, l'autore cerca di disinnescare l'idea della macchina come agente morale autonomo. Assumendo la forma di vita umana come forma di vita etica, infatti, sostiene che la responsabilità condivisa si estende dall'essere umano alle macchine, ma senza che queste ultime abbiano alcuna etica "in sé". In questo quadro presenta inoltre la tassonomia PAIA (Pervasività, Autonomia, Invisibilità, Adattività), che porta i rischi dell'IA da un piano meramente descrittivo a uno normativo e consente di elaborare un modello etico di ampio respiro (Large Ethics Model), tradotto in un intervento educativo critico rivolto a tutte le età. Lontano da tecnofobia e tecno-ottimismo, il libro adotta un atteggiamento realistico nei confronti della convivenza con l'IA, basato sul rispetto dell'autonomia umana nella vita individuale, sociale e lavorativa.
Tra le numerose opere di Igino Giordani (1894-1980), scrittore, uomo politico, giornalista, bibliotecario, Le feste (1954) - qui ripubblicata dopo oltre settant'anni dalla sua prima edizione - occupa una posizione particolare: nel passare in rassegna il calendario liturgico, Giordani intende, con il suo stile inconfondibile e il suo approccio poliedrico, "riportare in mezzo al popolo il senso della festa". Anticipando di circa un decennio lo spirito del Concilio Vaticano II sulla liturgia, l'autore non solo propone un approccio spiccatamente esistenziale al mistero celebrato, ma anche e soprattutto lo fa da "non addetto ai lavori", vivificandolo con la sua cultura profondamente cristiana e umana. Ciò rende l'originalità di questo testo - pressoché sconosciuto anche tra i cultori della materia - di un'attualità sorprendente, e ne fa uno strumento prezioso per chiunque desideri meditare il mistero cristiano che si dispiega nella celebrazione dell'anno liturgico.
Questo volume presenta una proposta teologica di comprensione del rapporto salvifico che può unire ogni uomo - anche il non cristiano - a Dio, per la grazia di Cristo e della Chiesa (de Lubac) offerta a tutti nell'azione dello Spirito (GS 22). Un percorso storico e sistematico che integra il pensiero dei Padri con quello dei principali teologi del Novecento tra i quali Guardini, Daniélou, Rahner, Lonergan, Ratzinger e de Lubac.
In questo tempo, farsi sollecitare dall’azione miracolosa di Gesù nel Vangelo significa aprire una porta di speranza, lasciarsi raggiungere dalla possibilità di "fare nuove tutte le cose", vivere il paradosso dell’impossibilità, senza lasciarsi dominare dal visibile, ma spalancando una finestra sull’invisibile, necessaria al respiro della nostra esistenza. In fondo, è provare a cogliere l’invito a vivere il tempiterno, ovvero la non separazione tra il tempo e l’eternità, che è la profondità del presente. Tale comprensione del vivere si gioca sempre in una relazione: questo è il dato del Vangelo e della nostra vita. Essa ci fa andare oltre la coscienza dell’esserci come individui e ci conduce con decisione nel territorio dell’altro, permettendoci di riconsiderare seriamente il senso e il luogo della nostra libertà. Il nostro agire, svuotato dalla presunzione di potenza, ci apre all’esperienza evangelica del miracolo. Il nostro essere con gli altri, purificato dalla presunzione di vincere, ci fa essere un miracolo. Il nostro io, che si riconosce in un tu, vive l’esperienza del miracolo.
Da studioso di storia ecclesiastica, Ernesto Buonaiuti sa di non poter prescindere da «una conoscenza solida di quei principi» che costituiscono «la trama scientifica delle discipline storiche». Il corso da lui tenuto al Seminario Romano nel 1904-1905, finora inedito, muove da due ambiziose domande: la storia è scienza? E, se lo è, quali sono le leggi capaci di condurre a un'interpretazione oggettiva dei fatti? Si delineano così i fondamenti per una metodologia della ricerca storica: la raccolta delle fonti, l'analisi critica per stabilire se abbiano valore di testimonianze e in quale misura corrispondano alla realtà, l'ordinamento del materiale per comprendere gli avvenimenti e le loro relazioni. Affrontando la fatica di accostare, all'inizio del Novecento, storia e scienza, Buonaiuti conclude che la storia, benché non immune dal dubbio, «non ha nulla da invidiare per grado di certezza» alle scienze empiriche.
Con tono brillante, ironico e sorprendentemente attuale, Sergio Ricossa accompagna il lettore in un viaggio attraverso la storia del pensiero economico. In una singolare cornice narrativa ambientata nell’anno 2450, dopo una misteriosa Catastrofe, un improbabile "Ricossa il Giovane" è incaricato di ricostruire la vicenda degli economisti e delle loro idee. Ne nasce un racconto vivace popolato da personaggi eccentrici, teorie ambiziose e clamorosi equivoci. Da Adam Smith a Ricardo, dai classici ai premi Nobel, nessuno sfugge allo sguardo pungente dell’autore, che smonta miti, svela contraddizioni e restituisce agli economisti la loro dimensione più umana. Un libro colto e divertente, che fa sorridere e riflettere, mostrando come dietro le grandi teorie si nascondano spesso paradossi, illusioni e imprevedibili fragilità. Prefazione di Lorenzo Infantino. Introduzione di Davide Giacalone.
Il mondo accelera, l'Europa arranca. Attraverso tre nodi geostrategici cruciali - Taiwan, Hormuz e il Bosforo - Thomas Gomart, voce di riferimento della geopolitica europea, traccia una mappa lucida e urgente di un pianeta fuori controllo. Un libro indispensabile per chiunque voglia capire le forze che stanno ridisegnando gli equilibri del XXI secolo. Sono tre i nodi geostrategici che condizionano l'intera architettura del potere mondiale: Taiwan, dove si gioca la guerra tecnologica tra Cina e Stati Uniti, con la taiwanese TSMC che controlla da sola il 53% della produzione mondiale di semiconduttori; lo Stretto di Hormuz, che si è rivelato un'arteria energetica indispensabile; il Bosforo, al cui controllo è intrecciata la guerra d'Ucraina con le sue drammatiche conseguenze sulle forniture di grano e sugli equilibri nucleari globali. Su questi tre nodi, Thomas Gomart, uno dei maggiori esperti europei di geopolitica, vede scaricarsi cinque grandi accelerazioni simultanee che riscrivono la mappa degli equilibri internazionali: il cambiamento climatico che moltiplica eventi estremi e pressioni sulle risorse naturali; la rivoluzione dell'intelligenza artificiale come nuovo campo di competizione tra grandi potenze; la trasformazione dell'emergenza economica dei paesi del Sud del mondo in rivendicazione politica; il confronto di Russia, Iran e Corea del Nord con l'Occidente; la corsa globale agli armamenti, con spese militari che tra il 2001 e il 2026 sono più che raddoppiate. In questo scenario l'Europa rischia di restare sempre più sola, sorpresa dagli eventi. Un libro per chi vuole orientarsi in un presente che corre più veloce della nostra capacità di comprenderlo.
«Siamo certi di volere la libertà? La domanda non è retorica perché, sebbene questa sia tra le parole più usate nell'Occidente democratico, non è certo che chi gode della libertà non desideri dominare e perfino essere dominato.» Poche parole sono pericolose come ‘libertà': la invochiamo tutti, ma non la intendiamo allo stesso modo. Due date ne scandiscono la storia moderna e sono legate a due opere fondamentali: nel 1859 John Stuart Mill pubblica "Sulla libertà" e, quasi un secolo dopo, nel 1958, Isaiah Berlin dà alle stampe "Due concetti di libertà". Da un lato c'è la libertà come autonomia, che prevede la tensione verso l'eliminazione di ogni dominio - privato e pubblico, sociale e politico - e trova spazio solo nei governi liberi; dall'altro, la libertà come non-interferenza, che vuole delimitare uno spazio entro il quale la scelta è assolutamente libera e non dipende necessariamente dalla natura dei governi. Spaziando tra riferimenti teorici di epoche diverse, che vanno da Machiavelli a Rousseau, da Thoreau ad Arendt, Nadia Urbinati discute le due visioni della libertà e sostiene la necessità di recuperare la lezione di Mill e di Thoreau: la libertà si vive insieme agli altri, ma riceve vigore dall'allenamento a non essere mai interamente coinvolti. Peraltro, una libertà intesa come semplice assenza di interferenza statale resta muta di fronte alle forme di dominio più insidiose del nostro tempo, prime tra tutte quelle dell'intelligenza artificiale e del controllo dei dati.
Zaffaroni affronta l'epopea dell'imperialismo, dal genocidio coloniale ai nostri giorni. Non si limita a tratteggiare un affresco sulla storia dei diritti umani e della loro violazione, ma offre una sorta di controstoria globale dei diritti dell'uomo. Marco Fioravanti, "Alias - il manifesto" I diritti umani hanno una ‘storia breve' e una ‘storia lunga'. Quella ‘breve' l'hanno scritta i Paesi del Nord, ricchi e sviluppati, e comincia con la seconda guerra mondiale. Quella ‘lunga' inizia invece nel 1492, con la cosiddetta ‘scoperta' dell'America e la creazione europea di un sistema coloniale e criminale. Il grande giurista Zaffaroni porta alla luce questa ‘storia lunga', occultata per giustificare tali atrocità con la sedicente superiorità della cultura colonizzatrice. Quando Cristoforo Colombo sbarcò nei Caraibi nel 1492, in quelle isole vivevano più di un milione di persone. Trent'anni dopo erano rimaste in mille. È qui che comincia la vera storia dei diritti umani: una storia criminale, un sistema fondato su omicidi di massa, sulla privazione di diritti e sulla deumanizzazione.