Un vero e proprio Evangeliario tascabile che pur nella semplicità della veste grafica racchiude la solennità e la ricchezza straordinaria del fondamentale libro liturgico. Sono raccolti i brani del Vangelo della liturgia quotidiana festiva e feriale dall'1 gennaio al 31 dicembre 2026. Un libro facilissimo da usare. Papa Francesco non ha smesso di ricordarci che «il Vangelo ha la forza di cambiare la vita! Esso è la Buona Novella, che ci trasforma solo quando ci lasciamo trasformare da essa. Ecco perché vi chiedo sempre di avere un quotidiano contatto col Vangelo, di leggerlo ogni giorno, un brano, un passo, di meditarlo e anche portarlo con voi ovunque: in tasca, nella borsa». La lettura assidua, unita alla meditazione e alla preghiera, dei testi della Parola del Signore, fonte inesauribile di salvezza, è il nutrimento indispensabile ed efficace dell’anima per un fruttuoso cammino di santità.
Il primo volume della Mistica dell'Amore ha esposto la genesi dell'opera comune di Hans Urs von Balthasar e Adrienne von Speyr e il nucleo bruciante dell'apporto teologico di questa mistica tedesca. Nel secondo volume viene ripreso questo apporto, a partire dal quale si apre un dialogo con grandi autori della tradizione: Origene e Antonio il Grande, Ilario e Agostino, Pietro Lombardo,Tommaso d'Aquino, Giovanni della Croce e Teresa d'Avila, e molti altri. La questione in gioco è quella della mistica, che Adrienne affronta in una maniera totalmente nuova e che formula in una mistologia tanto più oggettiva e affascinante in quanto interamente biblica. Ma come è possibile che posizioni così contrastate possano capitare nella teologia cristiana sebbene gli autori si richiamino tutti al medesimo Dio e alla medesima Rivelazione? L'inchiesta appassionante di questo libro ci fa risalire dalla mistologia alla soteriologia, alla cristologia, alla decisione della missione kenotica del Figlio, alla vita d'Amore di Dio. Finalmente, al mistero del suo Amore assoluto trinitario.
Fragile, vulnerabile, limitato: caratteristiche di chi è posto ai margini, lasciato in ombra. E se non fosse così? Se si trattasse invece di una marginaliltà che è il centro? L’esperienza dell’incontro con l’altro ci pone sempre una sfida: come vivere la vulnerabilità, cui ogni relazione è esposta? E se nelle fratture che emergono nella relazione scoprissimo le fondamenta dell’incontro? L’autore ci guida a esplorare la notte della nostra fragilità per scoprirvi il luogo in cui si producono tutti i veri incontri. La notte, infatti, ci spinge verso quella terra sacra che è il nostro cuore, nel quale Dio prende dimora e dove si trovano le fondamenta della casa della fraternità. I segni delle crepe nei nostri vasi di creta possono così trasformarsi, nella luce dell’evento pasquale, in luoghi di ospitalità per tante vite spezzate.
Qual è la realtà ultima e definitiva al di là di questa vita? Che cosa possiamo aspettarci quando questa nostra esistenza giungerà a termine? Ci sono domande che siamo soliti evitare o ignorare, perché siamo distratti dai tanti impegni quotidiani o semplicemente indifferenti ad esse, convinti che siano solo una fuga e un'alienazione dalla realtà. Víctor Codina trova invece il coraggio di porsi queste domande e prova a darsi delle risposte, cosciente che è solo la speranza escatologica, alla luce della risurrezione di Gesù, che può dare senso e orientamento alla nostra vita quotidiana. Si dischiude di fronte a noi, così, un lungo cammino, che dai maestri del sospetto, passando per le antiche religioni primitive e la fede del popolo d'Israele, arriva fino alla rivelazione di Gesù e alla testimonianza cristiana della chiesa. Un testo per ripensare il paradiso non tanto come luogo quanto come destino, come un compimento che proprio qui, nella nostra vita presente, trova il suo inizio.
La Lettera di Giacomo, ancora troppo poco conosciuta, è incentrata su un monito vigoroso: se la tua fede si sottrae al compito di salvare questo mondo, si dimostra una fede vuota, disattivata, morta. Collin ci fornisce qui un commentario particolarmente personale e incisivo a quella breve epistola del Nuovo Testamento dal tono vivace e impegnato. L'apprezzato teologo domenicano mostra come, per Giacomo, la fede sia una sorta di leva "fuori dal mondo" che, come il punto d'appoggio chiesto da Archimede, è capace di sollevare il mondo e di smuovere la sua pretesa autosufficienza. Questa è l'attualità stupefacente della Lettera di Giacomo: ci ricorda l'urgenza di destinare la fede a questo mondo - che pure ha dei tratti intollerabili - ma al fine di viverci come in un mondo a venire. Un mondo che ha senso soltanto quando rende l'essere umano sovranamente libero e lo mette al riparo da qualsiasi alienazione.
Le riflessioni di Carlo Carretto hanno accompagnato il cammino spirituale di intere generazioni. Io, Francesco, opera della maturità, occupa un posto particolarmente rilevante. Alla scuola di Francesco d’Assisi, Carretto ci conduce attraverso una narrazione intensa e autentica oltre l’esteriorità delle gesta eroiche, verso l’esperienza più profonda che anima la vita cristiana: l’incontro con Gesù e la scoperta della vita povera. Il libro diventa così un invito radicale alla sobrietà e all’essenzialità, capace di orientare lo sguardo alla fraternità universale, alla cura del creato e all’amore autentico per il prossimo. In un’epoca di incertezza e omologazione, il messaggio di Francesco risuona più attuale che mai. Quest’opera è un viaggio dentro la verità cristiana, una guida per chi prova a vivere pienamente tutte le dimensioni della vita, un dono che può ispirare e orientare il cammino di chi cerca.
Questo libro vuole essere innanzi tutto un invito ad avere il coraggio di interrogare la fede e di interrogarsi sulla fede. Partendo dal famoso racconto di Nietzsche nella Gaia scienza dell’uomo folle che va in cerca di Dio, l’autore pone la questione di Dio con «la forza del forse», come una sfida sia per chi crede di non credere sia per chi crede di credere. Queste pagine però non vogliono dare risposte preconcette. Vogliono essere un cammino di iniziazione al duplice mistero dell’uomo e di Dio, a partire dal «forse». Come guida per questo cammino ci viene presentata la figura di Mosè, particolarmente attuale, perché rappresenta l’uomo che discute con Dio, che dubita, che rifiuta, ma che poi scopre che il suo bene è presso Dio. Come Mosè, ognuno di noi è chiamato a trovare Dio a partire da alcune esperienze fondamentali: quella del desiderio, del pensiero e soprattutto dell’amore. Non c’è comandamento più grande di questo: amare Dio con tutto il cuore (desiderio), tutta la mente (pensiero) e tutte le forze (amore concreto). Solo così è possibile andare «oltre la morte di Dio» e dell’uomo.
Viviamo in un'epoca in cui il tema dell'esposizione è diventato talmente pervasivo da trasformarsi spesso in una trappola. Tutti noi, in ogni ambito della vita, siamo chiamati a mostrarci e indossare maschere, in una tensione costante tra il nascondersi e il rivelarsi che rischia di offuscare il nostro vero volto. Su questo tema estremamente attuale fra Roberto Pasolini, frate minore cappuccino, biblista e predicatore della Casa Pontificia, ci apre alla ricchezza di una scrittura biblica poco conosciuta, il libro di Ester. La storia di una giovane donna, orfana e senza potere, appartenente a un popolo minoritario, abituata a stare nell'ombra, che per compiere il proprio cammino di vita deve imparare prima a celarsi e poi a svelarsi. Questo libro è un itinerario spirituale e narrativo che ci aiuta a capire come essere visti senza diventare vittime dello sguardo altrui, come esporci senza perderci e come comunicare - e comunicarci - senza deformarci. La vicenda della giovane donna diventata regina non nega il male né la violenza del potere. Mostra come, nel cuore dell'ingiustizia, possano riaffiorare dimensioni dimenticate - la discrezione, il pudore, la vulnerabilità, il silenzio - in cui è possibile donarsi, in piena libertà.
L'opera, un classico della spiritualità cristiana occidentale, viene proposta in una versione rinnovata graficamente, per una migliore leggibilità e fruizione.Il testo si articola in quattro libri che, nell'intenzione dell'Autore, sono le quattro tappe del perfezionamento interiore. Nei primi due libri: il primato assoluto della carità, la conformità a Cristo, il distacco dalle cose visibili, l'obbedienza; l'inevitabile necessità della sofferenza per entrare nel regno di Dio. Nel III e nel IV libro il genere letterario muta e diventa dialogo tra il discepolo e il Signore.L'opera, scritta durante il periodo medievale, resta di incerta attribuzione. Benché sia stata in passato attribuita a Tommaso da Kempis, oggi vari studi hanno indicato come possibile autore anche Jean Gerson o forse un ambiente monastico di spiritualità certosina (vedi Enzo Bianchi in Presentazione).
L’aveva capito anche Mengoni che ciò che conta è "L’essenziale". Certo, sarebbe anche interessante discutere sul proto-Isaia e sulla storiografia ecclesiale della sinodalità, ma forse prima dovremmo spiegare all’uomo che lavora duramente sei giorni su sette perché la domenica dovrebbe alzarsi per venire a messa. Ecco, in questo libro non troverai alta teologia, ma una presentazione basica - "da manuale" - di come incontrare Colui che si è definito "Via, verità e vita"; e, soprattutto, di quanto il Signore Gesù possa salvare la tua storia e quella del mondo. Prefazione di Costanza Miriano.
Questo è un libro di testimonianza, al centro delle cui pagine vi è Gesù, il Vivente, lo stesso, ieri oggi e sempre; ed è lui che noi incontriamo. "Il p. Emiliano Tardif è solo l'asinello della domenica delle Palme che ha avuto la fortuna di portare e far percepire la voce di Gesù attraverso i cinque continenti". Il volume non contiene una tecnica per imparare a pregare per i malati, ma è una testimonianza che Dio guarisce i suoi figli sofferenti. Non è neppure un manuale di guarigione, ma di evangelizzazione. È un grido che s'innalza riempiendo di speranza tutti coloro che credono ancora che Gesù, morto in croce e risuscitato, è tutt'ora vivo, potente in parola e in opere, e che tutt'ora vivo, potente in parole e in opere, e che tutto è a lui possibile. Che c'è di strano che il nostro Dio compia delle meraviglie, se lui è un Dio meraviglioso?
«Ci auguriamo di aiutare i cristiani a situare nel quadro di una relazione con Dio quelle esperienze importanti che sono la malattia e la guarigione. Che cosa infatti rivelano della nostra condizione? Qual è la funzione positiva che esse possono svolgere nella prospettiva della nostra salvezza?».
Descrizione
Queste pagine pongono le basi di una teologia cristiana della malattia, della sofferenza, ma anche della guarigione e della salute. Jean-Claude Larchet realizza una sintesi formidabile e senza precedenti, basandosi sugli insegnamenti originali e fondanti degli antichi Padri della Chiesa, letti sul fondo della sacra Scrittura.
L’autore, filosofo e teologo francese, aspira a dischiudere o a richiamare quelle prospettive che possono aiutare l’uomo e la donna di oggi a comprendere in un’ottica spirituale la malattia e le diverse forme di sofferenza che vi sono collegate. Vuole altresì aiutare a comprendere il senso profondo delle terapie, dei modi di guarigione e della salute stessa, collocando tutto questo in una cornice più ampia di quella generalmente offerta dalla nostra civiltà, che è dominata dalla tecnica e da uno sguardo piattamente orizzontale sull’esistenza.