Vigilio è stato vescovo della città di Tapso, in Bizacena (nell'attuale Tunisia) verso la fine del V secolo, quando la regione era sotto la dominazione dei Vandali, di fede ariana. Il suo Contra Eutychetem è un'opera composta in difesa della cristologia stabilita nel concilio di Calcedonia. La presente monografia, basata sulla recente edizione critica del testo curata dallo stesso autore, propone un'attenta analisi della teologia di Vigilio: ne ricostruisce l'ambiente storico e letterario in cui essa è inserita e ne tratteggia le coordinate di base; quindi, affronta con completezza i temi propri del calcedonismo latino e si interroga su alcuni elementi di superamento di tale visione cristologica per una possibile apertura in chiave neocalcedonese. Il lavoro così condotto vuole aprire una via latina nello studio della cristologia postcalcedonese, mostrando come anche dopo Calcedonia l'Occidente cristiano sia stato in grado di produrre una significativa riflessione teologica.
La riscoperta di un tesoro teologico: il commento al al Cantico dei Cantici di Aponio. Aponio, vissuto nel V o nel VI secolo, fu autore di un commento al Cantico dei Cantici in 12 libri di cui si propone per la prima volta la traduzione in italiano. Seguendo la tradizione di Origene, Aponio presenta un'interpretazione cristologica del cantico cercando di comprendere come il rapporto tra cristo e la chiesa coinvolga ogni anima e si realizzi nella storia. Sebbene poco conosciuto, Aponio ha influenzato significativamente la teologia latina ispirando numerosi commenti medievali al Cantico dei Cantici e distinguendosi come l'unico autore del suo tempo a seguire la teologia origeniana.
Il fascino del pensiero di Giovanni della Croce non conosce davvero limiti temporali.
Frutto di una travagliata esperienza spirituale e vertice della sua maturità artistica, la Salita del Monte Carmelo è stata oggetto di studi lungo i secoli. Nell'Introduzione di Federico Ruiz, il leitmotiv della critica sull'opera non cambia: ci si chiede se sia possibile, ancora ai nostri giorni, vivere una vita cristiana autentica, alla sequela di Cristo e in unione con lui. La Salita del Monte Carmelo è essenzialmente un inno all'amore: l'amore di Dio per l'anima e l'amore dell’anima che incontra Dio e ne è attratta, fino a consumarsi nel congiungimento con l’Amato.
L'itinerario che il Santo propone è descritto con l'immagine della salita al Monte Carmelo, durante la quale l’anima passa attraverso un progressivo denudamento – la "notte oscura" dei sensi e dello spirito – fino ad arrivare sulla vetta all'unione con Dio. Tutto e nulla, luci e tenebre, aridità e desiderio, sono atteggiamenti interiori in cammino verso la meta finale. Oltre le barriere del tempo, la Salita ci parla ed è attuale. La via esposta da san Giovanni è ancora percorribile, giacché l'azione divina che soccorre e la risposta umana come impegno totale di vita restano parte integrante del pensiero cristiano.
Diadoco di Foticea, V secolo (451-486), appartiene all'era dei grandi padri greci della Chiesa del quinto secolo, fu vescovo di Foticea, nell'antico epiro della Grecia; partecipò al Concilio di Calcedonia nel 451 e probabilmente è morto a Cartagine. È conosciuto per aver traslitterato la filosofia dualistica di Platone nella nuova filosofia, quella cristiana appunto, mantenendo la stessa terminologia platonica. In questo volume, basato sulle opere di san Diadoco di Foticea, emergono i punti salienti di tutto il suo pensiero filosofico-psicologico e mistico-teologico, soprattutto della memoria dell'eros divino. Diadoco di Foticea, da filosofo convertito alla fede cristiana, ha armonizzato le diverse correnti filosofiche dell'antico mondo greco con la nuova filosofia cristiana che può riassumersi nella memoria dell'eros divino, iniziata con i primi padri e continuata con i padri dell'impero romano bizantino. Diadoco è considerato il padre dell'esicasmo e il ponte di comunione tra teologia orientale greca e occidentale latina e successivamente con quella slava. Il suo pensiero ha alimentato la spiritualità di tanti mistici orientali greci e slavi, come Giovanni Climaco, Massimo Il Confessore, Gregorio Palamas, il pellegrino russo ma anche occidentali come Santa Teresa D'Avila, Sant'Ignazio di Loyola ed altri. Prefazione di Pierbattista Pizzaballa.
"Nicea" è diventata una specie di cifra, che sta a indicare tante cose: la "sollecitudine" degli imperatori, un modo di parlare di Dio, il rapporto fra il Vangelo e le sue tante "traduzioni", un sinodo che dà vita a un processo. Perché si tratta di un anniversario audace? Si può leggere la qualità dell'operazione svolta da Nicea e provare ad attualizzarla? Che cosa hanno compiuto i padri conciliari, quale esercizio hanno svolto? Cercare Dio e "dire" la fede è ancora il compito assegnato alla nostra epoca, nella diversità dei contesti storici e culturali.
Le Catechesi riflettono l’insegnamento spirituale che Simeone (949-1022) ha offerto nel corso di 25 anni, durante i quali è stato igumeno del Monastero di san Mamante a Costantinopoli. Il suo obiettivo è guidare i suoi confratelli verso la perfezione della carità e l’unione mistica con Dio fin dalla vita presente. Simeone ascolta le domande dei suoi monaci, che sono attuali come le nostre, e risponde con alcune difficoltà. L’ascesi e la rinuncia a tutto sembrano una violenza. È la violenza che si impadronisce del regno dei cieli? Non c’è di meglio per imitare Gesù e accogliere il suo Spirito Santo? Cos’è il distacco? Come praticare la carità? Perché il silenzio? L’estasi è un’esperienza di felicità? Secondo quali criteri scegliere il superiore di una comunità religiosa? Simeone, da prudente maestro spirituale, non elude nessuna questione e ci consegna un messaggio nel quale la radicalità cristiana è unita alla ragionevolezza e alla sollecitudine paterna. Testo critico greco a cura di Basile Krivochéine. Introduzione, Note e Traduzione di Maria Benedetta Artioli.
La ricerca, come suggerito dal titolo, si propone di indagare la dottrina mistica francescana a partire dall’Itinerarium mentis in Deum di san Bonaventura, mettendolo in dialogo con l’apporto di Chiara e Francesco d’Assisi. Sono quindi state affiancate alcune dottrine significative di un altro autore medievale: Meister Eckhart.
Dapprima l’attenzione si concentra sui termini dell’imitatio Christi e dello speculum, per poi passare ai concetti eckhartiani di abgrunt e annihilatio, molto vicini all’abyssus e alle modalità di ricerca della povertà spirituale nel francescanesimo.
Lo scavo analitico consente di chiarire la concezione dell’esperienza mistica di Dio in ambito francescano, specificamente in quello bonaventuriano, illuminato dal contributo offerto dal maestro della mistica renana.
Alessia Brombin è docente di Teologia Spirituale presso la Pontificia Università della Santa Croce e professore associato alla Facoltà di Teologia ortodossa dell’Università di Tbilisi (Georgia). Collabora con Atenei e Istituti teologici romani (Seraphicum, Teresianum, Anselmianum). Dottore in Teologia spirituale con taglio patristico alla Pontificia Università Gregoriana (2022), collabora attivamente con il “Research centre for mysticism and spirituality” di Nijmegen (NL
Intento di Fortunato e quello di suscitare nel lettore la devozione religiosa e l'amore verso Dio, attraverso il racconto dei mirabilia dei protagonisti.
L'opera di Evagrio, monaco vissuto nel IV secolo, è una sorta di sistema grandioso che unisce etica e psicologia, teologia e filosofia, ascesi e mistica in un itinerario ascensionale che conduce all'incontro «diretto con Dio», attraverso una purificazione successiva dalle passioni, dalle immagini false e dalle immagini tout court. Secondo Evagrio, il monaco ricerca l'hesychía, la quiete; per questo sceglie il celibato, la povertà e di stabilirsi nella solitudine; ben presto, però, scopre che i suoi potentissimi nemici, i demòni, cercano di suggerirgli pensieri che lo turbano e lo spingono verso i vizi corrispondenti. Diventa allora fondamentale scoprire le astuzie dei nemici, analizzando i propri pensieri, le suggestioni e gli allettamenti che essi propongono. L'influsso di Evagrio sulla teologia e sulla spiritualità monastiche successive è stato fondamentale: dalle sue riflessioni sugli otto spiriti della malvagità, caratterizzate da una sorprendente modernità e attualità, è derivata la dottrina sui sette vizi capitali, che tanta parte ha avuto nella formazione di tutti i cristiani. Questo volume racchiude i suoi testi più importanti: "Gli otto spiriti della malvagità", "Sui diversi pensieri della malvagità".
Con questo libro Peter Brown affronta senza ambiguità uno dei grandi paradossi della storia dell'Occidente. Utilizzando fonti alte e archivi "bassi" elaborazioni dottrinali di matrice teologica, disposizioni del diritto canonico e materiali spuri tratti dalla vita quotidiana di comunità e personaggi minori - lo storico scrive una vera e propria storia economica del cristianesimo e della Chiesa delle origini. Al centro del libro la condizione paradossale per cui se anche la rinuncia, il dono e la povertà si trovano al cuore dei Vangeli, la chiesa, che su quei testi si è edificata, è diventata, nel corso dei secoli, una delle più formidabili potenze economico-finanziarie della storia. Lungi dal gridare allo scandalo, Brown cerca di spiegare come mai un'istituzione nata sul presupposto secondo cui la vera vita si colloca nel mondo altro della promessa, e che questo mondo, con i suoi beni, lusinghe e tentazioni, è da rigettare, proprio a questo mondo si è adattata con tutte le sue forze, insediandovisi e organizzandosi anche e soprattutto come potenza economica e politica. Due i fenomeni studiati dall'autore. Da un lato il flusso di ricchezza, poteri, ruoli e funzioni di comando e controllo dalla grande aristocrazia terriera alle alte gerarchie ecclesiastiche. Dall'altro, e specialmente, le condotte e scelte di vita di una "moltitudine sinora inosservata". La ricchezza della Chiesa si spiega soprattutto guardando verso il basso, verso un mondo di cui si sapeva poco solo fino a pochi anni fa...
La Summa Theologiae è il trattato più famoso della teologia medioevale, un'opera straordinaria che ha avuto grande influenza sulla filosofia e sulla teologia dei secoli successivi. Concepita come un manuale di studio, utilizza fonti religiose come la Bibbia e i dogmi della Chiesa cattolica insieme a opere di autori come Aristotele e Sant'Agostino d'Ippona. L'opera è divisa in tre parti ed è costituita da articoli composti dalla la stessa struttura. Tommaso, con il suo proposito di trattare la teologia attraverso il procedimento deduttivo proprio della scienza, ci ha consegnato un patrimonio di studi straordinari e senza tempo.
Clero e formazione è un binomio difficile, che Antonio Gerace affronta indagandone le radici in età medievale, a partire dalla fondazione delle scholae. Centri di studio annessi alle cattedrali furono voluti dal Lateranense III (1179) e poi rafforzati nel Lateranense IV (1215) per affermare, per la prima volta, la necessità di un clero alfabetizzato. Le difficoltà contingenti nel raggiungere questo obiettivo determinarono una cospicua produzione di manuali. Fra questi, alcuni in particolare ebbero un lunghissimo successo editoriale. Il volume analizza in special modo quello che divenne un vero e proprio best seller e che fu tradotto in moltissime lingue: il Manipulus curatorum di Guy de Montrochen, capace di sopravvivere persino all'istituzione dei seminari nel 1563.