Dopo la morte di re Tancredi, nel febbraio 1194, venne incoronato il piccolo Guglielmo, suo secondogenito. Deportato oltre le Alpi pochi mesi dopo da Enrico VI, cominciano a circolare storie di orribili violenze e mutilazioni da lui subite.. La vicenda ebbe una diffusione tale da colpire persino Giovanni Boccaccio, che ne fece un racconto toccante.
Il mondo di oggi, in particolare il mondo occidentale, registra un appannamento del soggetto. Il processo è stato attivato ed è sorretto da possenti mutazioni sistemiche. La parcellizzazione/precarizzazione del lavoro e l’avvento delle tecnologie digitali hanno indebolito la soggettività individuale; la dissoluzione delle (grandi) ideologie ha indebolito la soggettività dei corpi intermedi; la finanziarizzazione dell’economia e la costituzione di inaudite ricchezze private hanno indebolito la soggettività dello Stato. È un processo che una significativa parte della cultura del Novecento non solo non ha contrastato, ma ha convintamente accompagnato e addirittura irrobustito. Il progressivo svuotamento del mondo, che genera un profondo effetto dis-ordinante, altera il funzionamento complessivo dell’ordinamento giuridico e ostacola la progettualità normativa, erodendo la certezza del diritto. Né una resistenza adeguata viene più dal costituzionalismo, che non sempre ostacola il disordine e cerca di costruire un ordine fondato sulla libertà e sull’eguaglianza. È tempo di aprire un percorso di rigenerazione delle sue gloriose categorie e di recupero della sua capacità di incidere positivamente sulla vita degli esseri umani.
Nel libro vengono descritti la storia, i presupposti, gli atteggiamenti, il metodo personale e comunitario per una lettura popolare della Bibbia e i consigli utili per coloro che praticano la lectio. Il testo si conclude con La scala di Giacobbe, la lettera che Guigo II scrisse al suo amico con la quale descrive come familiarizzare e vivere ogni giorno la lectio divina nella vita cristiana
La tradizione spirituale ha custodito un lessico prezioso, un tesoro di parole capaci di comunicare il mondo della vita interiore, i passaggi del cammino dell'esistenza, l'umano nella sua dimensione di corpo e di affetti, il rapporto con l'altro e con Dio. È un vocabolario che dà voce alla ricerca di senso, dal valore trasversale ed ecumenico, che trova fondamento nella Parola di Dio ed è al contempo proprio dell'esperienza umana universale. Sono parole "antiche" che sembrano riemergere in modo nuovo nel contesto contemporaneo. Ridire le parole della spiritualità significa un po' ritrovarle, cogliendo la sfida di una risintonizzazione del linguaggio del credere sulle frequenze del bisogno di significato che abita il nostro tempo.
Una novena allo Spirito Santo che può essere usata in preparazione alla Pentecoste o in qualunque altro momento. L’annuncio delle Beatitudini, cuore dell’insegnamento di Gesù, è davvero rivoluzionario, soprattutto nella società di oggi che va da tutt’altra parte. Quindi non è una strada facile da percorrere; anzi, è parecchio difficile, perché è la strada del Vangelo, della santità ed è controcorrente rispetto alla mentalità del mondo. Per questo, per viverle, abbiamo bisogno della forza dello Spirito Santo che ci spinga "controcorrente" e ci renda autentici testimoni di Gesù.
Scegliendo il nome di Francesco, papa Bergoglio scelse una visione di Chiesa e di mondo decisiva per il terzo millennio: seppe discernere e indicare la via per vivere il cristianesimo secondo lo stile francescano di amore per i poveri, impegno per la pace, semplicità, umiltà, trasparenza, forza, concretezza e coerenza. CredereOggi si interroga sull’eredità lasciata da papa Francesco con il suo stile di vita "francescana", prima ancora che con le scelte concrete magisteriali e riformiste. Quali trasformazioni, in nome di san Francesco d’Assisi, si riconoscono nelle scelte riguardanti dottrina sociale, dialogo, visioni ecclesiologiche, spirituali, culturali e socio-politiche (povertà, ecologia integrale, potere, riforma, fraternità)? Il francescanesimo di papa Francesco ha segnato uno stile di pontificato e di Chiesa. Ha anche avviato un modo nuovo di leggere il francescanesimo oggi?
"I Fioretti sono una meravigliosa raccolta di miracoli e di episodi della vita di san Francesco e dei suoi primi compagni. Sono scritti in volgare toscano, alla fine del Trecento. Lo stile è semplice, narrativo, mistico, gioioso, popolare, pedagogico e morale, e vi si intravede un grande influsso della letteratura dei frati spirituali, il movimento all'interno dell'Ordine più rigoroso sulla Regola di San Francesco". (Dal Commento di fra Emiliano Antenucci)
Fede, speranza e carità sono tre virtù che oggi, in una società dominata dal vuoto e dal non senso, appaiono superate. Al contrario, l'Autore le presenta come tre vie per la libertà, per ritrovare Dio, sé stessi e gli altri. La fede non nasce dalla paura, ma in risposta all'amore di un Dio che mi ama più di quanto io ami me stesso. Ma la fede da sola non basta: nei momenti difficili può aprirsi alla speranza, che è aspettarsi da Dio ciò che non ci si può aspettare da nessun altro, perché solo lui è affidabile. E, allora, si può smettere di avere paura e si comincia ad amare; questa è la carità: amare sé stessi e gli altri come si è amati da colui che è Amore.
È difficile affrontare il tema degli abusi e delle violenze sessuali nella Chiesa. Eppure è necessario. Per giustizia verso le vittime e per evitare che si ripetano. C'è già un patrimonio di conoscenze che può essere condiviso. Esso getta luce sulle cause strutturali grazie alle quali le violenze e gli abusi si realizzano: la gestione del potere, la sessualità, la formazione dei candidati al sacerdozio e dei battezzati, il rapporto con la giustizia e il perdono, la rilettura del passato. Sono temi cruciali per la vita del credente. Affrontarli porterà ad alcuni cambiamenti e a camminare più speditamente verso una vita ecclesiale trasparente, in uno stile più conforme al Vangelo.
L'Esposizione della predicazione apostolica è uno tra i più importanti scritti delle origini cristiane: si tratta dell'opera della piena maturità di Ireneo di Lione - è citato il trattato Contro le eresie: già redatto, dunque, quando fu composto questo testo -, e qui viene tentato, per la prima volta, il singolare esperimento di un catechismo per chi è già battezzato. L'Esposizione presenta una struttura attentamente progettata: dapprima la regula fidei, il Credo, e poi l'intera storia della salvezza - con le sue profezie. Al culmine di tutto Ireneo pone il fine provvidenziale di tutta questa vicenda: «Perché l'uomo fosse a immagine e somiglianza di Dio». Si tratta di un imponente lascito spirituale, una sorta di testamento ideale e religioso di uno tra i più influenti autori cristiani delle origini, rivolto non ai "teologi di professione", ma a tutti i battezzati, per ricordare a ciascuno la bellezza della fede professata in Cristo. Questa edizione è la prima di una versione del testo armeno, totalmente rivisto, pubblicata in italiano con testo a fronte in armeno.
In Mongolia i cristiani rappresentano una minuscola minoranza della popolazione. La Chiesa cattolica locale, fondata dopo la caduta del regime comunista, è una delle più piccole al mondo. In questo reportage d’inchiesta, la giornalista Marie-Lucile Kubacki segue il cardinale Giorgio Marengo in una duplice ricerca: comprendere come i cattolici vivano la loro condizione minoritaria in un contesto asiatico plurireligioso e interrogarsi su ciò che questa Chiesa nascente può suggerire a un Occidente sempre più secolarizzato. Tra steppe sconfinate, montagne innevate e ger trasformate in luoghi di culto, emergono storie concrete: donne e uomini che scelgono il battesimo in un ambiente sociale e familiare talvolta complesso, missionari che annunciano il vangelo con discrezione e umiltà, comunità ancora fragili ma in crescita. Come un germoglio nella steppa, questa Chiesa prende forma lentamente, nella sobrietà e nell’essenzialità. Un racconto che interpella anche chi non crede: cosa rimane quando una fede si spoglia di ogni abitudine, di ogni potere e struttura consolidata, di ogni conforto culturale? Forse proprio l’essenziale. E quell’essenziale, nelle steppe mongole, ha ancora un volto umano.