Il presente Manuale si propone di descrivere le nozioni fondamentali del diritto pubblico alla luce della sempre maggiore integrazione tra l'ordinamento italiano e quello europeo. Una prospettiva che si è rafforzata, sotto il profilo tanto giuridico quanto culturale, nel corso degli ultimi anni anche a seguito dell'allargamento dell'Unione europea, con la conseguente necessità di elaborare un diritto pubblico comune che consenta ai vari sistemi giuridici di "dialogare". Partendo da un'introduzione sui concetti fondamentali della teoria generale, vengono affrontati gli argomenti relativi alle fonti, all'organizzazione, alla giurisdizione, al sistema delle autonomie, al governo multilivello ed alla tutela dei diritti, nell'ordinamento positivo italiano ed europeo e nei reciproci rapporti.
Era di vitale importanza arrivare a una conclusione definitiva della querelle sull’autenticità dei Protocolli dei Savi di Sion e stroncare definitivamente il patetico tentativo di farli passare per falsi per affrontare gli ultimi sviluppi della questione ebraica potendo così mettere definitivamente a fuoco la struttura del potere che da tempo immemore ed ancora oggi condiziona le vicende politiche e di conseguenza così tanto la nostra vita. Ricorrere a testi esteri per riempire i vuoti informativi che così spesso in Italia vengono spacciati per informazione civile contro l’antisemitismo. Da quelle nebbie di ipocrisia e istituzionale omertà emergono i fondatori del Movimento Federalista Europeo e il Manifesto di Ventotene, le contraddizioni della costituzione, i signori della guerra dell’oppio, dettagli fondamentali sul delitto Moro... la diffusione della musica satanica su vasta scala. Qualcuno tra i 757 firmatari dell’appello contro il Commissario Calabresi fu presente anche a Milano a Casa Rollier in una della più pericolose riunioni cospirative della storia recente, qualcuno di quella famiglia si divertì a giocare con gli atomi senza aver spiegato tutto. Sono sempre le stesse mani e sanno tutto l’uno dell’altro, viaggiano su una lunghezza d’onda che noi possiamo solo intuire, evocano intelligenze planetarie per consegnare a loro l’umanità intera…
Padre Bonaventura, al secolo Antonino Trapolino, nasce a Bisacquino, nel palermitano, il 7 gennaio del 1863 e muore a Palermo nel Convento delle SS. Stimmate il 24 aprile del 1947. La sua vita è dunque racchiusa nell'intenso periodo di rinnovamento spirituale e politico che va dall'Unità d'Italia al secondo dopoguerra ed egli fu infatti molto attivo politicamente, come si evince dai discorsi che teneva in conferenze in giro per la Sicilia. I discorsi di padre Bonaventura hanno però anche un elevato contenuto e valore spirituale, intriso del grande spirito dell'umanesimo cristiano, lo stesso di Paolo VI, secondo il quale non può esserci vero umanesimo senza cristianesimo. E proprio questo è il messaggio profondo dei discorsi di padre Bonaventura.
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Puntare l'attenzione sulla formazione della nazione al centro è prospettiva ben diversa che guardare ai suoi margini, dove la ricerca di una propria fisionomia si configura nel confronto con quella di altri popoli. I rapporti qui si intrecciano dando forma a un disegno complesso, data l'evoluzione continua dei confini d'Italia, così come le narrazioni dei progetti di autonomia nazionale di volta in volta proposti. Sorprende l'immagine di un paese che dall'angolazione delle sue frontiere appare molto diverso da come si è proposto attraverso una ricostruzione mirata della sua storia e della sua letteratura. Le differenze profonde che segnano, ad esempio, la cultura trentino/alto atesina e quella triestino/giuliana sono evidentemente dovute non solo a motivi geografici, economici, morali, ma anche ai conflitti ideologico-politici che hanno talmente inciso gli animi da confermare l'idea che una demarcazione forte tra popoli esista. Così come il diniego degli svizzeri italiani a voler far parte della madre patria pone dei dubbi anche sulla capacità unificante della lingua. In un momento così delicato per l'unità europea può valere la pena interrogarsi sui motivi che l'hanno resa così fragile.
Quando, nell'Ottocento, William Perkin sfruttò il risultato casuale di un esperimento finito male, inventò il colorante malva e fece nascere la chimica industriale (degli esplosivi, della fotografia, dei profumi). Da allora siamo stati in grado di "sintetizzare", cioè produrre reazioni chimiche, e creare medicine come l'aspirina, colori, diamanti, carne e addirittura la vita. Emerge così una nuova categoria con cui classificare la realtà, il sintetico: qualcosa che non è distinguibile dal naturale, ma che esiste perché prodotto secondo processi che normalmente definiscono l'artificiale. Che significa? Oggi possiamo teoricamente produrre per sintesi un essere umano o la vita aliena per un altro pianeta. Quali domande etiche pone tutto questo? Ciò porterà a sconfiggere tutte le malattie oppure l'uomo, giocando ad essere Dio, trasformerà il futuro in un incubo distopico?