¿Es posible transformar el mundo para hacerlo más acorde con los sueños de Dios? Para Mariano Fazio la tarea de contribuir a la edificación de la sociedad es un proyecto apostólico entusiasmante, que los cristianos deben realizar con la ayuda de la gracia del Señor. "Volver a recomponer lo que hemos roto con el pecado, contribuir a edificar el reino de Dios (...), un reino de verdad y de vida, de santidad y de gracia, de justicia, de amor y de paz. A todo eso nos llama el Señor". Este libro aclara el papel del cristiano en la sociedad actual y cómo debe actuar para transformarla desde dentro, como hizo Jesucristo. Mariano Fazio (25 de abril de 1960) es licenciado en Historia y doctor en Filosofía. Recibió la ordenación sacerdotal en 1991, a manos de san Juan Pablo II. Fue rector de la Pontificia Universidad de la Santa Cruz en Roma entre 2002 y 2008. Ha sido Vicario del Opus Dei en Argentina, Paraguay y Bolivia y, desde 2014, ejerce como Vicario General de la misma Prelatura. Sacerdote, historiador y escritor, Fazio ha publicado más de veinte libros sobre sociedad moderna y procesos de secularización, entre los que destacan Historia de la filosofía III. Filosofía moderna e Historia de la filosofía IV. Filosofía contemporánea,ambos publicados en Palabra.
La Moral social estudia el obrar libre del hombre desde el prisma relacional. Es una reflexión sobre lo social inspirada en fuentes cristianas, pero se autoconcibe como un discurso abierto a todos, por varios motivos:
•El patrimonio de reflexión práctica que alberga la religión es apreciado con frecuencia también por fieles de otros credos o por no creyentes.
•Aunque parte de la fe, su propuesta consiste en un humanismo formulado en clave racional y accesible a cualquiera
•Puede trabajar no sólo en favor de intereses de los cristianos, sino promover el respeto de la persona y de las libertades de todos.
Rodrigo Muñoz y Gregorio Guitián son Doctores en Teología y profesores Agregados con docencia en el área de Moral Social en la Universidad de Navarra.
Come si è formato e come si è sviluppato l’italiano? Attraverso quali stadi è avvenuto il mutamento linguistico in seguito al quale il latino si è trasformato nella nostra lingua? Il libro, in una nuova edizione aggiornata e arricchita di cartine geolinguistiche, risponde a queste domande descrivendo l’evoluzione dal latino classico al fiorentino trecentesco, che costituisce la base dell’italiano letterario e poi dell’italiano di oggi. La trattazione, condotta a tutti i livelli di analisi linguistica (fonetica, morfologia, sintassi, lessico), comprende riferimenti anche alle altre aree dialettali e offre al lettore un profilo sintetico, chiaro ed efficace di grammatica storica dell’italiano.
"Non esiste uomo che, seppur per un attimo, non sia stato seguace di Platone. Chi può dire di non essersi sentito spuntare le ali dell'anima? Chi non l'ha sentita levarsi verso la contemplazione diretta, immediata di ciò che la grigia coltre di nuvole del quotidiano nasconde alla vista? Chi, grazie all'"eros", non ha toccato profondità della conoscenza alle quali la ragione non ha accesso? Chi non ha visto svelarsi la realtà altra e luminosa dove colui che ha conosciuto l'ispirazione incontra "de visu" gli archetipi eterni delle cose? Chi non ha assistito al crollo, alla caduta del muro invalicabile tra soggetto e oggetto, chi non ha visto l'Io abbandonare i limiti della propria introversione egoistica per respirare a pieni polmoni l'aria rarefatta della conoscenza e fondersi con tutto il creato? E quei 'sogni d'amore meravigliosi, puri, senza nulla di terreno, intessuti di profumo di fiori e luce lunare, con i quali oggi si ottenebrano i giorni della giovinezza e che sono sulle labbra di tutti i poeti di tutte le nazioni colte' non sono forse figli del platonismo?".
L'opera omiletica di Lorenzo di Novara (425-440), a lungo oggetto di controversa attribuzione, viene ripercorsa con una duplice analisi: storico-critica e letterario-teologica. La prima riprende tutti i filoni d'indagine, desunti dalla critica paleografica, filologica, agiografica, monumentale e storica, che ruotano attorno alla figura dell'autore delle omelie, dando voce agli studi finora compiuti e guadagnando nuovi risultati sull'autore, sull'opera e sul suo contesto nord italiano. La seconda mostra l'originalità teologica dell'omelia del vescovo Lorenzo, audace nella sua proposta di un itinerario penitenziale/sacramentale del battezzato peccatore. Il vescovo Lorenzo, nella sua omelia, non compie tanto non un'azione moralizzatrice, ma propugna una radicale evangelizzazione delle coscienze. È un esempio pastorale intrigante ancora oggi nell'analisi dell'aspetto antropologico del cammino penitenziale, senza soccombere ai marosi della scristianizzazione. La figura di questo vescovo novarese, non ancora conosciuto pienamente, si rivela così ancora attuale e audace.
Il racconto in prima persona di un protagonista che ha vissuto sin dalle origini la riflessione sulla bioetica all’interno della Chiesa cattolica ed è stato interlocutore di tutte le più importanti realtà nazionali e internazionali, confrontandosi con le diverse posizioni culturali ed etiche. Uno sguardo dall’interno ricco di particolari inediti.
Dalle pagine di questo libro emerge il ritratto di uno dei più grandi studiosi contemporanei del mondo classico. Conversando con Arnaldo Marcone, che è stato suo allievo alla Scuola Normale Superiore di Pisa, Antonio La Penna ripercorre le tappe fondamentali della sua biografia, attingendo ai molti ricordi personali. Dal racconto viene fuori il singolare percorso intellettuale di un ragazzo del Sud il quale, dopo gli studi liceali ad Avellino, giunge sedicenne a Pisa alla Scuola Normale, dove si compie la sua formazione di filologo classico e di studioso di letteratura latina. L'allievo e il maestro proseguono il dialogo cominciato quarant'anni fa, toccando temi a loro cari: la letteratura latina e greca, la storia antica, la storia della cultura e le letterature moderne. Sullo sfondo resta, viva e aperta, la questione del posto che l'antico può ancora avere nel mondo di oggi.
Da sempre gli uomini proiettano in cielo non solo i propri sogni, ma anche miti e leggende. Fin dall'antichità cominciarono a collegare le stelle del cielo con linee immaginarie identificando così animali, dèi, eroi, oggetti familiari, e dando vita alle storie più avvincenti e straordinarie. E allora, partiamo per un incredibile viaggio interstellare alla scoperta delle costellazioni e dei loro miti! Età di lettura: da 7 anni.
Che cosa significa oggi «essere responsabili»? Se è relativamente facile rispondere quando è questione di comportamenti dei singoli, le difficoltà sorgono quando entrano in gioco azioni che riguardano la collettività. Chi è, ad esempio, responsabile delle disuguaglianze crescenti, della disoccupazione, della povertà, dei disastri climatici? E che cosa accadrà nella società dei big data e dei social network, dove le smart machine potranno «pensare» e decidere? Nel mondo iperconnesso e globalizzato ogni azione si carica di conseguenze non volute, e spesso neppure immaginate. Essere responsabili allora non è solo non fare il male - è questa la responsabilità come imputabilità - ma è agire per il bene e, nel mercato, adottare comportamenti che affermino la responsabilità come prendersi cura.
Della tentata conquista islamica dell'Italia, che interessò tutto il corso del IX secolo, sappiamo davvero poco. Per far luce su quelle vicende, il libro prende le mosse dal racconto della grande battaglia avvenuta nel 915 non lontano dal fiume Garigliano, fra il Lazio e la Campania. Le truppe di una lega cristiana di Bizantini, Napoletani, Gaetani, Capuani e Amalfitani si scontrarono - sconfiggendoli - con i guerriglieri musulmani che trent'anni prima avevano fondato, su una collina prospiciente il fiume, un importante insediamento militare. Sono poi ricostruite le tappe principali dell'espansione musulmana nell'Italia continentale, con un occhio attento ai profili biografici e alle rappresentazioni ideologiche dei suoi protagonisti, ai luoghi, ai complessi e inaspettati rapporti politico-diplomatici intercorsi fra occupanti ed élites locali.
Sede delle fredde istituzioni comunitarie, intristita da un clima umido e piovoso, teatro recente di attentati islamisti, Bruxelles non parrebbe destinata ad attirare il turista moderno al pari di altre grandi città europee. Ma se si prova a guardare oltre gli stereotipi, cosa che questo libro fa egregiamente, si scopre una capitale originale e insolita, vero melting pot di culture ed esperienze diverse che meglio di altre incarna le differenti anime del continente europeo. Storica terra di frontiera tra il mondo latino e l’universo tedesco, la capitale belga è la città dei compromessi incredibili e delle convivenze inaspettate. Il 30% dei suoi abitanti è straniero (e il 70% di questi è europeo), due sono le lingue ufficiali, tre con l’inglese come lingua franca, è attraversata da un confronto acceso tra laici e cattolici oltre che da quello di lunga data tra fiamminghi e valloni. è stata terra d’esilio di numerosi intellettuali europei, da Marx a Baudelaire, patria di artisti di rinomanza mondiale, da Van Eyck a Magritte, culla di una straordinaria rivoluzione industriale e capitale di un grande impero coloniale. Come tutto questo trovi una sua sintesi imperfetta nella città, metafora di un’Europa incompiuta, è il racconto che si dipana in queste pagine.