Educare è atto politico e poetico: una scelta quotidiana di trasformazione. Questo libro è un atto di cura. Cura per una pedagogia che desidera rimettere al centro l'esperienza, la relazione, l'interconnessione tra i saperi e tra le persone. Il service-learning, che rappresenta il fulcro di questo volume, non è soltanto una metodologia o una tecnica didattica: è un orizzonte educativo, un invito ad abitare l'educazione come spazio etico, civico e trasformativo. Questo lavoro nasce dall'ascolto di molte voci: quelle delle studentesse e degli studenti, delle comunità educanti, dei docenti, delle realtà del territorio che ogni giorno si impegnano per generare legami, solidarietà, conoscenza viva. Nasce anche dalla necessità di offrire un quadro teorico e metodologico solido e accessibile per chi vole integrare I service-learning nella propria pratica didattica, gestendone tutta la complessità. In un tempo segnato da frammentazioni, l'educazione può ancora essere spazio generativo. Ma per esserlo davvero, ha bisogno di strumenti, visioni e alleanze. Questo libro è un contributo in questa direzione. È un invito a mettersi in cammino, con consapevolezza e coraggio, verso un'educazione che non solo insegna, ma accompagna, interroga, costruisce comunità.
Edizione del 2024 della pubblicazione annuale "strenna dei romanisti".
Maria appare dall'inizio dell'era cristiana in ogni parte del mondo. Perché lo fa? L'Autrice attraversa i secoli e riannoda i fili di questa straordinaria presenza della Madre di Dio, raccontandone le manifestazioni più significative, selezionate fra quella già riconosciute dalla Chiesa ma offrendo un quadro completo del fenomeno. Con linguaggio semplice e stile narrativo il lettore rimane affascinato nel riconoscere come la Madonna entri in dialogo con tutti i popoli e le loro culture, suscitando conversioni, nuovo fervore di vita cristiana e veri e propri movimenti di promozione umana. E di come, con questa finalità, la Vergine si cali nelle realtà che incontra, assumendo di volta in volta espressioni, simboli, tratti ed eventi propri di ogni nazione, nel corso del tempo e sfidando la storia, per portare agli estremi confini della terra la novità salvifica di suo Figlio Gesù e della Parola di Dio. Prefazione di Raffaele di Muro.
Il presente volume raccoglie gli atti del 28º Convegno di studi della Facoltà di Diritto Canonico, sul tema La giustizia penale nella Chiesa: tutela della vittima e garanzie dell'imputato, tenutosi i giorni 10 e 11 aprile del 2024. Le relazioni, comunicazioni e gli interventi alla tavola rotonda hanno affrontato temi nodali, quali la presunzione d'innocenza, lo statuto della vittima nel processo penale canonico e il concetto di due process of law applicato all'ambito canonico. Sono stati oggetto di studio anche temi solo apparentemente "periferici", quali la capacità dell'imputato, i bias cognitivi, l'effetto delle pronunce penali statuali nell'ordinamento canonico, i provvedimenti cautelari, la certezza morale nei casi di teste unico e il rapporto tra riservatezza e trasparenza nella giustizia penale. Davide Cito, Massimo del Pozzo e Marc Teixidor, curatori del presente volume e membri del Comitato organizzatore del convegno, sono professori della Facoltà di Diritto Canonico della Pontificia Università della Santa Croce.
Come hanno influito il trasporto ferroviario e la comunicazione di massa sul modo di intendere e interpretare l'evento dei giubilei da parte del papato? E come è cambiato di conseguenza l'approccio dei fedeli al pellegrinaggio verso Roma e alle modalità concrete di vivere e pensare l'Anno Santo? Frutto di un progetto di ricerca che ha promosso una mappatura delle fonti fotografiche e audiovisive sul rapporto tra il trasporto ferroviario e i giubilei ordinari e straordinari della Chiesa cattolica, il volume rilegge la storia degli eventi giubilari otto-novecenteschi attraverso un'inedita prospettiva d'analisi, che chiama in causa l'intreccio tra i mezzi di trasporto su rotaia e i mezzi di comunicazione di massa. Il tema viene sviscerato da studiosi di ambiti disciplinari diversi che ne mettono in luce le implicazioni storiografiche, mediologiche, semiotiche e sociologiche sullo sfondo della più ampia questione del rapporto tra la Chiesa cattolica e la modernità.
Davvero per essere moderni bisogna ripudiare l’antico? Perché mai certi artisti, come Michel Houellebecq, si mostrano insofferenti all’ascolto dei classici che pure hanno plasmato il nostro modo di essere? Certo, oggi, la novità prevale sulla tradizione; e la curiosità cede alla "brama totalitaria di futuro" per titillare il pubblico, anche a rischio di nutrire il nichilismo di individui che, privi di radici e di memoria, cadono in balia di una vita senza senso. Eppure, dev’essere successo qualcosa di irreversibile per accettare la tabula rasa dei classici, come se fossero incomprensibili o non pervenuti. Ma cosa? Per chiarirlo, Marina Valensise propone un viaggio a tappe nel paesaggio moderno dell’antico, attraverso artisti, poeti, drammaturghi, musicisti e scrittori, testimoni nel Novecento della vitalità del patrimonio classico come fonte di ispirazione per opere d’avanguardia. Offre così il racconto dell’esperienza di personaggi straordinari ora afflitti dalla perdita di significato o irretiti dalla moda come Hofmannsthal, Cocteau, Picasso; ora attratti dalla solennità del dramma antico come Stravinskij o persi nell’epos della guerra mondiale come l’ucraina Rachel Bespaloff e il calabrese Alvaro; pronti come Montherlant a penetrare il desiderio femminile o a ritrovare come Camus la luce della tragedia greca contro il buio del totalitarismo; oppure addirittura costretti, come Heiner Müller, a ricorrere al mito per parlare di stalinismo o disposti, come Sarah Kane, a farlo saltare in aria per esporlo alla pornografia del reale. Tante voci originali che, col ritorno ai classici, hanno aperto nuove strade, offrendo a noi moderni lo strumento indispensabile per capire noi stessi e affrontare il mondo. Immersi come siamo in un mondo che si rivela ben più distopico di quello annunciato dei romanzi di fantascienza cinquant’anni fa, oggi scopriamo artisti convinti di poter tranquillamente fare a meno dei classici e dei capolavori del mondo antico, di ignorare gli eroi di Omero, i versi di Esiodo, i drammi di Eschilo, la poesia di Sofocle, la freddezza di Euripide, per non parlare dei romani, della lussuria infernale del teatro di Seneca con le sue perverse deviazioni di epoca neroniana. Un viaggio inaspettato, in nome del ritorno ai classici, nell’arte e nelle idee del Novecento, passando dalla sperimentazione ludica dell’avanguardia alla sopravvivenza di fronte alle tragedie della storia d’Europa.
Questo saggio si incentra sul capolavoro María Zambrano, "Chiari del bosco", che è forse l’espressione più alta e matura del suo itinerario spirituale e intellettuale. Un testo che è al tempo stesso riflessione in prosa, poesia, e testimonianza mistica. In esso la Zambrano riprende l’idea heideggeriana della Lichtung: la radura che consente all’essere di mostrarsi. Tuttavia i chiari non sono semplici spazi in cui si manifesta l’essere, ma momenti di grazia, apparizioni che l’anima coglie nell’attesa e nell’abbandono. Chiari del bosco non è un’opera accademica: non argomenta, piuttosto sussurra e allude. Quella della pensatrice spagnola è una filosofia che non si impone alla mente, ma si palesa come una voce interiore, fatta di intuizioni, metafore e immagini folgoranti. Zambrano parla di una ragion poetica: forma di sapere che non rinuncia alla verità, ma la cerca attraverso la meditazione e il sentire. Il soggetto che indaga non è, qui, l’io razionale, ma un pellegrino dello spirito.
Nel Bereshit Rabbah, il grande midrash sul Genesi, si narra di come gli angeli fossero contrari al proposito di Dio di creare l’uomo. Un essere libero avrebbe rappresentato un elemento di pericolosa incertezza per la creazione e persino per Dio. La libertà umana non si concilia con l’onnipotenza. Per la filosofia e per le scienze, quelle della "libertà" e della "novità" rimangono questioni irrisolte. Così come il nuovo ha in sé qualcosa di non deducibile dalle sue premesse, l’atto libero è tale solo se l’insieme delle ragioni o delle cause non sono sufficienti a spiegarlo: un fattore di inconoscibilità lo caratterizzerebbe. L’evento, la novità, la nascita, l’origine, pensati nella prospettiva dell’irreversibilità, sono al centro del presente lavoro. Una prospettiva che proviene dall’altra radice dell’occidente: la Bibbia, e la tradizione ebraica. Una scheggia antiidolatrica nel cuore della cultura occidentale destinata a spezzare l’armonia del tutto, a inquietare quell’abbraccio onnicomprensivo che oggi ritroviamo in forme risorgenti di panteismo e anche in un certo dogmatismo cosmologico secondo il quale l’universo non può che avere in sé la propria ragion d’essere, in una perfetta autoreferenzialità.
Quando dire "no" è un atto di cambiamento e speranza. La disobbedienza civile è un'azione consapevole e non violenta di cittadini che rifiutano di rispettare norme considerate ingiuste. Storie di coraggio, ritratti intensi di coloro che hanno sfidato un sistema ingiusto. Con uno sguardo attento Lancisi illumina il valore di chi ha osato trasformare il rifiuto in un atto di speranza e innovazione per un futuro più giusto. I disobbedienti denunciano ingiustizie, stimolando il cambiamento sociale e la promozione di riforme che garantiscano dignità, equità e diritti umani.
Esiste un "caso Roma"? Forse sì, ma non per i cronici guai di una capitale abituata a convivere con inefficienze e disfunzioni. Il punto è che oggi qualcosa sembra cambiare. Lo hanno notato i grandi giornali internazionali: la città che appariva caotica ha superato prove difficili, dal Giubileo 2025 alle grandi opere del PNRR, fino ai funerali di Papa Francesco e all’elezione di Leone XIV. Roma si è mostrata ordinata, logisticamente attrezzata, capace di reggere milioni di presenze e un’agenda di eventi globali. Il sindaco Roberto Gualtieri, dopo un inizio sottotono, ha saputo "connettersi" con i cittadini, giovani inclusi, grazie a uno stile comunicativo diretto e all’uso efficace dei social. La città attrae investimenti e riscopre fiducia nel proprio futuro. Ma restano criticità profonde: la burocrazia che soffoca, il nodo dei trasporti, la gestione dei rifiuti, il decoro urbano. Con precisione giornalistica, Paolo Conti racconta questa fase cruciale: luci e ombre di una rinascita possibile, tra speranze e rischi che riguardano non solo i romani, ma l’immagine stessa dell’Italia nel mondo. Prefazione di Ernesto Galli della Loggia.