Sono passati oltre quarant'anni dalla pubblicazione della grammatica ebraica "Introduction to Biblical Hebrew" di T.O. Lambdin. L'edizione italiana risponde al bisogno di un vasto pubblico - composto soprattutto da studenti e appassionati di lingua ebraica - desideroso di avere un accesso più agevole a un'opera diventata ormai un classico per lo studio dell'ebraico biblico. Il fatto stesso che l'Introduction abbia conosciuto numerose ristampe e traduzioni, e continui ancora oggi a essere adottata come libro di testo in diverse e qualificate istituzioni, ne testimonia i grande valore. In quanto strumento di base, non si propone di abbracciare ogni possibile questione, ma di offrire un solido fondamento per eventuali passi successivi. I contenuti coprono all’incirca le lezioni di un corso di studio annuale e mirano ad abilitare gli utenti alla lettura e alla comprensione personale dei testi narrativi della Bibbia Ebraica. Le discipline linguistiche insegnano che la condivisione di uno stesso codice è il primo, necessario elemento per un’autentica comunicazione; ebbene, conoscere il codice linguistico dell’ebraico biblico può costituire il primo fondamentale passo per un incontro autentico, e favorire quello scambio comunicativo grazie al quale non solo noi leggiamo la Scrittura, ma in qualche modo anche la Scrittura legge noi, postulando una risposta interpretativa e operativa insieme.
II ED. DEL NUOVO GRANDE COMMENTARIO BIBLICO. IL TESTO ABILITA IL LETTORE AD ESAMINARE IL CONTENUTO STORICO,LETTERARIO, SCIENTIFICO E RELIGIOSO DELLE SCRITTURE,DISCHIUDENDO INSIEME LA VARIETA DELLE INTERPRETAZIONI IN ATTO ALL INTERNO DELLA COMUNITA DEGLI STUDIOSI DI SCIENZE BIBLICHE. Un commentario completo, che rappresenta una vera miniera esegetica. Utilizzando quotidianamente questo commentario, si potra scoprire l'inesauribil e ricchezza e la freschezza che sgorgano dalle pagine della bibbia, quando sono debitamente situate nel loro contesto storico e culturale". Dalla presentazione del card. Carlo maria martini. Ristampa del nuovo grande commentario biblico, che risponde ai nuovi standards scientifici di fine secolo, riuscendo a sintetizzare i risultati della moderna scienza biblica con rigore e chiarezza.realizzato per la prima volta negli anni sessanta, viene ora riedito, non solo aggiornato, ma in edizione interamente rinnovata. Ed e`destinato a fare il punto sulla ricerca biblica di fine/inizio millennio, offrendo ai lettori e alle lettrici quasi una bibbia 2000: -per autorita degli esegeti e degli studiosi coinvolti, -per la molteplicita dei dati sintetizzati, -per la completezza dell informazione, -e per l aggiornata bibliografia utilizzata. Per l edizione ita liana, le indicazioni bibliografiche sono state riviste, sia indicandole versioni italiane degli studi citati nell originale inglese, sia aggiungendo numerosi titoli di importanti libri e articoli in lingua italiana. "
La Bibbia ci sprona ad amare la giustizia, perché essa esprime la perfezione del soggetto spirituale. E la stessa divina Scrittura ci insegna come praticarla; ci indica infatti le vie da percorrere, per essere figli di Dio, simili al Padre. L'agire dell'uomo giusto è messo alla prova soprattutto quando egli si trova confrontato con il compito di ristabilire la giustizia. La Parola di Dio detta in primo luogo le regole fondamentali per un retto sistema giudiziario. Ma essa prospetta anche una diversa procedura giuridica, volta a salvare il colpevole. Uno degli apporti più significativi della tradizione biblica, non ancora adeguatamente recepito, riguarda infatti le dinamiche della "controversia bilaterale" (in ebraico chiamata rîb). Una volta tematizzata e illustrata, questa via che conduce alla riconciliazione sorprende per la sua luminosa evidenza e commuove per l'impatto di consolazione che induce nella storia personale e comunitaria. Perché questo è il modo con cui Dio si rivela nella storia. Ed è questo il progetto più alto assegnato a ogni persona e a ogni civiltà.
Il libro inquadra la relazione tra Bibbia e teologia morale, analizzando il funzionamento di alcuni recenti modelli ermeneutici. Nella loro varietà e ricchezza, essi esprimono la fecondità dell'attuale ricerca.
Si propone un percorso in tre capitoli. Nel Capitolo I si presenta la riflessione dell'enciclica Veritatis splendor (1993) di Giovanni Paolo I, studiando in particolare inn. 36-37 e il documento della Pontificia Commissione Biblica, Bibbia e Morale. Le radici bibliche dell'agire morale (2008). Nel Capitolo II vengono analizzati sei modelli a partire dal soggetto: patristico-scolastico; del Comandamento; della legge naturale; della liberazione; della teologia biblica dell'esperienza morale; categorie selettive. Nel Capitolo III vengono studiati sei modelli a partire dal testo ispirato: il modello dell'ermeneutica simbolica; della narrazione; della lettura trasformante; della poetica affettiva; della ricerca dei paradigmi; della triplice via.
Sappiamo che il tempo è tiranno, ci obbliga a "correre" sempre e comunque, a sorvolare sul vero gusto e significato della vita, come Dio ha voluto donarcela. Ed allora qualche breve spazio giornaliero da dedicare alle Sacre Scritture, può aiutarci a "gustare" il vero scopo della nostra pur breve esistenza. E così il lettore, impegnato oppure no nella vita cristiana, può trarre dalle mie modeste meditazioni - che sono anche per me un valido motivo di riflessione mattutina - un aiuto ad aprire la sua giornata con una fresca ventata di "sante parole", attualizzate nella vita di tutti i giorni dell’anno.
C’è un momento, alle origini valdesi, in cui la Bibbia esce dal recinto degli specialisti e diventa parola portata per le strade, tradotta, imparata, predicata, brandita come obbedienza a Dio. Francesca Tasca torna a quel momento inaugurale senza miti e senza scorciatoie apologetiche. Attraverso cronache, commenti, lettere, sermoni e testi controversistici, segue le tracce minute di una rivoluzione fragile e ostinata: laici e laiche che riconoscono nelle Scritture non un oggetto da venerare a distanza, ma una voce da ascoltare e annunciare. Ne emerge una storia concreta del testo biblico come forza di identità, conflitto e trasformazione, alle radici del movimento valdese. E una domanda viva: che cosa accade quando la Parola cambia mani?
Che cosa significa dire «noi»? Rut e Giona rispondono spiazzando ogni identità chiusa. Nel primo racconto, una donna straniera entra nella storia della promessa; nel secondo, Dio guarda con misericordia Ninive, la città nemica. Due libri brevi e potenti per interrogare il presente e scoprire nella Bibbia una parola più larga delle nostre appartenenze, capace di aprire relazione, futuro, ascolto e speranza. «La questione dell’identità caratterizza il nostro tempo. È attorno all’identità che si accendono passioni, si focalizza il conflitto, avvengono scelte politiche e si stendono agende etiche. Anche le religioni si trovano a ripensarsi entro questo orizzonte, e inevitabilmente i loro testi sacri vengono letti a partire dalla domanda identitaria. Ma le Scritture ebraico-cristiane si presentano come una grande discussione, impossibilitata a restringere ad imbuto una parola divina che è plurale. Per questo Rut e Giona non offrono un’identità tutta di un pezzo: aprono invece un dialogo in cui la fede si scopre attraversata dall’altro, e in cui la domanda su chi siamo resta aperta alla promessa di Dio». Prefazione di Paolo Curtaz.
Presenza e influenza di Paolo nel cristianesimo dei primordi vanno oltre l’orizzonte delle sette lettere autentiche che l’apostolo scrisse ai primi gruppi cristiani. Paolo fu venerato e ferocemente osteggiato in un numero ancora maggiore di lettere scritte a suo nome, e in narrazioni diffuse su di lui e contro di lui, che vennero incluse nel nostro Nuovo Testamento e, molto più spesso, custodite e trasmesse al di fuori di questo. Richard Pervo delinea un quadro illuminante e in tutto esaustivo dell’eredità di Paolo e dei vari modi in cui tra le prime chiese egli venne ricordato, onorato o anche vilipeso. Il primo volume del suo saggio è dedicato alla costruzione della sua figura come apostolo e come libro: il primo libro cristiano!
L'Esposizione della predicazione apostolica è uno tra i più importanti scritti delle origini cristiane: si tratta dell'opera della piena maturità di Ireneo di Lione - è citato il trattato Contro le eresie: già redatto, dunque, quando fu composto questo testo -, e qui viene tentato, per la prima volta, il singolare esperimento di un catechismo per chi è già battezzato. L'Esposizione presenta una struttura attentamente progettata: dapprima la regula fidei, il Credo, e poi l'intera storia della salvezza - con le sue profezie. Al culmine di tutto Ireneo pone il fine provvidenziale di tutta questa vicenda: «Perché l'uomo fosse a immagine e somiglianza di Dio». Si tratta di un imponente lascito spirituale, una sorta di testamento ideale e religioso di uno tra i più influenti autori cristiani delle origini, rivolto non ai "teologi di professione", ma a tutti i battezzati, per ricordare a ciascuno la bellezza della fede professata in Cristo. Questa edizione è la prima di una versione del testo armeno, totalmente rivisto, pubblicata in italiano con testo a fronte in armeno.
Ritorna in un’edizione rinnovata uno dei testi di riferimento per gli studi biblici uno dei più autorevoli commenti all’Esodo di tutta la tradizione ebraica. Un testo affascinante e ricco di suggestioni, scritto da Rabbi Shelomoh ben Yischaq (1040-1105), universalmente conosciuto con il suo acronimo Rashi, e considerato il più importante esegeta ebreo di ogni tempo. Un capolavoro indiscusso del medioevo, che supera i limiti della sua collocazione temporale, per imporsi come un’opera con la quale si sono confrontati credenti ebrei e cristiani nello scorrere delle generazioni. Rashi si pone dinanzi alle Scritture non come un «autore» nel senso moderno del termine, ma come un umile «servo» della Parola rivelata, di cui cerca di trasmettere alla sua comunità l’infinita ricchezza. Rashi è anzitutto un innamorato della Parola divina: nella sua esegesi egli pone rigorosamente al centro il testo così come è stato svelato da Dio, per appianarne tutte le difficoltà (ecco la definizione del cosiddetto «senso letterale»), e per ricercarne le infinite risonanze spirituali, quali sono state colte dalla grande Tradizione d’Israele (il midrash), che Rashi armonizza in modo ineguagliato con la formulazione testuale delle Scritture. Grande maestro dunque, anzi «il» maestro per eccellenza del suo popolo.
I Padri della Chiesa commentano brani dei Salmi 51-150 dell'Antico Testamento.
La Prima Lettera di Giovanni esprime perfettamente la novità della Rivelazione e della vita cristiana fondata sulla persona di Gesù. Per questa ragione non si può ridurre il cristianesimo a una filosofia, un'idea o una pratica sociale: solo l'incontro con il Risorto, persona vera e ardente d'amore, può rinfrescare e rinnovare l'esistenza del singolo e della comunità, riconducendola alla sua autentica sorgente. Proprio nel rinnegamento di questo elemento fondamentale e nella manipolazione della Parola a proprio uso e consumo, Giovanni intravede le sembianze dell'Anticristo, che grazie a numerosi complici si sostituisce alla verità di Cristo.