In un tempo per tanti versi drammatico, nel quale l'uomo è sottoposto a innumerevoli minacce che mettono a rischio la sua stessa umanità, i 1700 anni del Concilio di Nicea costituiscono una preziosa opportunità per chiederci chi sia Cristo per la vita dell'uomo, di ciascuno di noi, una domanda che Gesù stesso pose ai suoi discepoli: «E voi chi dite che io?». Essa interpella in primo luogo la vita della Chiesa, sempre esposta al rischio di ridurre Cristo al suo esempio e non al dono della sua persona, una strada che finisce per portare a stanchezza, tristezza e smarrimento. Negando la divinità di Cristo, Ario lo riduceva a mediatore tra Dio e l'uomo, svuotando la realtà dell'incarnazione cosicché divino e umano restavano irrimediabilmente separati. Ma se Dio non si è fatto uomo, come può l'uomo diventare come Lui? Questo era in gioco a Nicea ed è in gioco oggi: la fede in Dio «che si è fatto come noi per farci come Lui», estrema convenienza per ogni singola persona: «Si tratta di te». Riprendendo con rigore il dibattito che si svolse a Nicea, l'autore ci conduce a contemplare con stupore e gratitudine la bontà del Signore e ciò che ha fatto «per noi e per la nostra salvezza», mosso da un amore infinito di Padre che ci vuole tutti figli.
Dai tempi della battaglia celeste tra San Michele Arcangelo e Lucifero fino ai nostri giorni, le potenze del bene e del male si affrontano in una lotta silenziosa che avvolge il mondo. Nella vita di tutti i giorni, mentre gli spiriti maligni insidiano l’uomo per farlo cadere in tentazione, gli Angeli Custodi vegliano su di lui, pronti a sostenerlo e guidarlo in questo scontro tra forze opposte. Anche nella battaglia finale gli angeli avranno un ruolo decisivo: se nella storia dell’umanità il demonio e i suoi seguaci hanno agito con clamore e violenza, ora sarà la volta degli angeli giustizieri di manifestarsi con grande potenza. L’Onnipotente manifesterà la sua Giustizia finale attraverso gli Angeli che verseranno le Coppe, segnando la sconfitta definitiva dell’Anticristo e delle sue schiere. Tutto questo viene spiegato e approfondito in quest’opera anche grazie ai più recenti messaggi mariani e ai dettati di Gesù a Maria Valtorta. Un libro che illumina il lettore sul grande disegno divino e rivela il ruolo straordinario degli angeli nella vittoria finale del bene sul male.
Autunno. Sullo sfondo di una Bologna umida e grigia, Giorgia Cantini lavora al suo nuovo caso. Emilio, studente diciassettenne in un liceo della città, si è suicidato senza ragione apparente, lasciando solo un laconico messaggio: "Sono stanco". A otto mesi dal fatto, la madre di Emilio è decisa a trovare i responsabili morali. Giorgia si immerge così in un universo adolescenziale di serate passate ad ascoltare musica hip hop, fumare canne e chattare, con i primi amori che nascono e l'ansia del futuro. Ed è una stagione decisamente malinconica quella in cui Giorgia si dibatte, perché ci sarà un secondo suicidio sospetto e l'incubo di una notte in cui forse è accaduto qualcosa di irreparabile. Senza contare la confusione degli adulti, il crollo delle facciate dietro cui si nascondevano, la finzione in cui sono calati e di cui i figli sono le vittime predestinate. In uno scenario di precarietà di valori e sentimenti, e in una Bologna specchio di un paese sempre più in crisi, si muove Giorgia. Vicino a lei, la sua surreale assistente Genzianella e il capo della Omicidi Luca Bruni, con il quale convive da pochi mesi, anche se il loro rapporto è ancora un'incognita. E Mattia, il figlio sedicenne di Bruni, che aiuterà Giorgia a capire qualcosa in più di una generazione costretta a muoversi in un mondo sempre più ambiguo, dove le apparenze non sono più salvabili e il senso delle cose è sempre più indecifrabile.
Come ogni anno, mons. Vincenzo Paglia propone ai lettori un nuovo volume di commenti alle letture di tutto l'anno. Nel solco di una tradizione ormai consolidata, il libro aiuta a vivere alla luce della Parola di Dio ogni giorno dell'anno; commenti che ci aiutano ad alzare i nostri occhi verso il Signore così da cambiare - con la forza della preghiera - il nostro cuore. La Parola di Dio meditata quotidianamente, fissata nella mente e nel cuore, rende forti e sapienti nell'affrontare la vita. La preghiera ci ridona il cuore e lo orienta nuovamente verso il Signore. La cadenza quotidiana di questo dialogo ha un valore inestimabile, è l'espressione di qualcosa che non può essere abbandonato.
La biografia di un uomo che con la delicatezza del cuore ha saputo incidere nella vita di tanti. Una nobiltà nascosta, nutrita di gesti semplici, poco eclatanti. Una naturale gentilezza e amabilità, una viva intelligenza del cuore che lo portavano a tessere rapporti veri e profondi con tutti. Così era Pier Giorgio Colonnetti (1930-2013). Così lo ricordano tutti. Così ritorna nelle parole dell'amico Franz Coriasco che nel volume ne riscostruisce la vita: la famiglia d'origine, piemontese, colta (il padre è lo scienziato Gustavo Colonnetti), di illustri frequentazioni (tra gli altri, Laterza, Casati, Gobetti, Croce); l'infanzia e l'adolescenza serene; il lavoro nella fabbrica Olivetti di Ivrea e l'impegno nel sindacato fino all'incontro con la spiritualità del Movimento dei Focolari di Chiara Lubich, alla quale aderirà insieme alla moglie Simonetta. Inizia per lui una nuova importante stagione di vita: l'impegno in prima linea nella realtà internazionale delle Famiglie Nuove; Presidente per 11 anni della ONG AMU, Azione Mondo Unito, il lavoro in Umanità Nuova, punta avanzata dell'ecosistema focolarino nel sociale, il dialogo con gli altri Movimenti nella Chiesa.
Torino, 28 aprile 1945. Un uomo scende da un'auto che arriva dal palazzo della prefettura e si ferma davanti alla questura. È il nuovo questore di Torino, nominato dal Comitato di Liberazione nazionale. Quell'uomo è Giorgio Agosti. Fino al giorno prima, Agosti è stato giudice al Tribunale di Torino. Ma negli ultimi venti mesi non ha avuto modo di scrivere molte sentenze. In compenso, ha svaligiato l'armamento di una caserma della guardia di frontiera. È sfuggito a un arresto. Ha diretto la Resistenza in Piemonte, come commissario politico di Giustizia e Libertà. Si è occupato di trovare materiali di ogni tipo: dalle armi alle maglie di lana, dai camion alle calze e alle scarpe. Ha preparato volantini e giornali clandestini e li ha diffusi. Ha fatto fuggire prigionieri alleati. Bandito e latitante, ha pensato e scritto come organizzare la polizia nella futura Italia democratica. Ha saputo comandare, come richiedeva "il tempo del furore", e farsi amare, con la devozione che soltanto i grandi capi sanno suscitare. Questo libro racconta la sua storia e, con lui, la storia di quella parte d'Italia intellettualmente impegnata che rimase fuori da ogni convento, politico e culturale, fedele solo all'imperativo morale e civile del "fai quel che devi" non solo al tempo degli eroismi di guerra ma, soprattutto, durante il faticoso processo di ritorno alla normalità democratica.
"Pier Giorgio Frassati. Il ragazzo delle otto beatitudini", un testo tutto illustrato a colori, destinato a bambini e ragazzi, racconta la breve ma intensa vita di un testimone della fede. Un ragazzo dal sorriso generoso, con gli occhi rivolti al cielo e i piedi ben piantati in terra che ha insegnato a puntare sempre... verso l'Alto.
"Ho visto troppa gente parlare di me e delle mie idee per non rendermi conto di quanto io e la mia vita siamo in realtà distanti dal racconto che se ne fa. E ho deciso di aprirmi, di raccontare in prima persona chi sono, in cosa credo, e come sono arrivata fin qui." In questo libro, Giorgia Meloni parla per la prima volta di sé a tutto tondo. Delle sue radici, della sua infanzia e del suo rapporto con la mamma Anna, la sorella Arianna, i nonni Maria e Gianni e del dolore per l'assenza del padre; della passione viscerale per la politica, che dalla "sua" Garbatella l'ha portata prima al Governo della Nazione come Ministro e poi al vertice di Fratelli d'Italia e dei Conservatori europei; della gioia di essere madre della piccola Ginevra e della storia d'amore con Andrea; dei suoi sogni e del futuro che immagina per l'Italia e per l'Europa. Ma affronta anche, con la schiettezza e la chiarezza che la caratterizzano, temi complessi come la maternità, l'identità e la fede. Un racconto appassionato, scandito nei titoli da quel tormentone nato per essere ironico ma diventato un manifesto identitario. Passato, presente e futuro del leader politico sul quale sono puntati gli occhi di molti, in Italia e non solo.
Settimana 1-8, anno pari.
Giorgio Filibeck (1945-2004) è stato giurista e Officiale della Santa Sede presso il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, dove è stato responsabile in materia di diritti dell'uomo e di diritto umanitario dal 1969 al 2004. La sua figura merita di essere ricordata in questo volume, in cui vengono raccolte importanti testimonianze che rivelano l'ineccepibile professionalità e la nobiltà d'animo del compianto giurista, nonché il suo ruolo di indiscusso protagonista di una nuova stagione dell'evengelizzazione, in cui la tutela dei diritti dell'uomo e dei popoli è parte essenziale della missione della Chiesa. Una biografia dunque che propone un modello di dedizione e di testimonianza di fede non solo a quanti operano nei dicasteri della Santa Sede, ma anche a tutti coloro che ricoprono importanti cariche politico-sociali.
Conquistare la più alta carica dello Stato senza nemmeno fare la rivoluzione. E nello stesso tempo scoprire alla fine del mandato di aver fallito completamente il progetto perseguito per anni: riformare il costume e la politica italiana. Tutto è andato in fumo. Anche la meteora Monti, un'invenzione di Napolitano per coprire il vuoto lasciato dai partiti incapaci di affrontare la crisi economica e il confronto con l'Europa. Intanto il ciclone Grillo sovverte i piani del Pd e del presidente. Tutto da rifare. Come ricostruisce Chessa utilizzando documenti di partito, lettere, testimonianze di amici e nemici. Napolitano (Napoli, 1925), undicesimo presidente della Repubblica, ha attraversato indenne tutte le stagioni della politica: dallo stalinismo e gli anni bui delle invasioni dell'Ungheria e della Cecoslovacchia, alle divisioni all'interno del Pci tra la destra amendoliana, la sinistra di Ingrao, la corrente migliorista e poi la fine del comunismo, tangentopoli, il Quirinale inaspettato, il confronto con Berlusconi e il braccio di ferro con la Procura di Palermo. Riannodare i fili di questa storia significa rispondere ai tanti quesiti che la politica pone oggi a chi vuole capire quale futuro ci attende. Forse Napolitano sarà l'ultimo presidente di una lunga stagione, lui comunista distante e freddo, assurto improvvisamente a padre della patria e leader. Presidente con molti più poteri di quanti lui stesso all'inizio del mandato pensava di avere.
"Probabilmente Giorgio Napolitano non avrebbe gradito affatto, nemmeno nell'aprile del 1944, essere definito 'un intellettuale di avanguardia', come ha detto Togliatti e come vuole un lessico marxista-leninista che gli è sempre andato stretto" scrive Paolo Franchi. "Ma è ancora più probabile che, senza la svolta di Togliatti, comunista, o almeno comunista a tempo pieno, non sarebbe diventato mai." A Napoli, durante la guerra, le sue prime passioni di giovane antifascista sono il cinema, il teatro, la letteratura, la poesia, la musica, vissute, al liceo Umberto e all'università, con molti ragazzi che si faranno strada, da Raffaele La Capria a Giuseppe Patroni Griffi, da Rosellina Balbi ad Antonio Ghirelli. Ma la a via all'antifascismo e al Pci passa anche per la scoperta dell'umanità dolente del ricovero antiaereo scavato davanti alla casa della sua famiglia, sotto Palazzo Serra di Cassano, dove, per sfuggire a bombardamenti feroci, la povera gente dei "bassi" e del Pallonetto Santa Lucia si mescola con i "signori" dei piani alti. È in quel rifugio che Napolitano si scopre per la prima volta in grado di reagire persino agli eventi più drammatici con grande autocontrollo e ragionevole fatalismo. È una virtù innata che praticherà per tutta la vita. Prima nel Pci, dove sin dai suoi primi passi in politica avrà per maestro Giorgio Amendola. Poi in Europa e nelle istituzioni, da presidente della Camera e soprattutto da capo dello Stato.