I testi qui raccolti ci offrono il privilegio raro di penetrare nel laboratorio di Cioran e di assistere, per così dire in presa diretta, al distillarsi del suo pensiero. Scopriamo così come il Cioran degli inizi, più lirico, più «scarmigliato», «più apertamente provocatorio», arrivi alla folgorante condensazione del frammento. «Gli Esercizi negativi mostrano l’"esplosione" vissuta e il lento lavoro di rifinitura dello stile» osserva Ingrid Astier, e basterà scorrere anche solo i titoli di alcuni capitoli - «L’assoluto e le sue caricature», «L’improbabile come salvezza», «Il suicidio come strumento di conoscenza», «Tra Dio e il verme», «Del solo modo di sopportare gli uomini» - per cogliere la forza dirompente di un libro dal quale non si esce indenni. Perché «un libro deve frugare nelle ferite, anzi deve provocarle. Un libro deve essere un pericolo», affermerà molti anni più tardi lo stesso Cioran, svelando l’intento profondo di queste pagine, che alla minaccia dell’accecamento preferiscono la lucidità dell’insonnia.
Da 36 anni è lo strumento indispensabile per chi ama i sapori della buona tavola. Ad ogni livello: per l’appassionato di 'fine dining', per il purista della tradizione, per chi vuole sperimentare le cucine degli altri, per chi cerca un posto informale, per chi ama il vino in maniera profonda. Sono circa 2500 gli indirizzi scelti lungo tutta la penisola con massimo rigore e trasparenza. Dal giovane talento emergente allo chef pluripremiato, dalla trattoria sperduta che regala un’esperienza imperdibile immersa nella natura fino al locale dove fare una pausa in ogni momento della giornata: "Ristoranti d’Italia" del Gambero Rosso va alla ricerca del buono e dell’autentico in ogni settore. Schede chiare, argomentate, con tutte le indispensabili informazioni di servizio, corredate da un punteggio e un simbolo che sintetizzano il valore dell’esperienza (forchette, gamberi, bottiglie, tavole, mappamondi).
Nel 1945, la fine della Seconda Guerra Mondiale segna la nascita di un nuovo ordine internazionale. Le potenze europee, stremate dal conflitto, cedono il passo a Stati Uniti e Unione Sovietica, attorno a cui si aggregano due blocchi contrapposti. Questo libro attraversa il tramonto degli imperi coloniali, il sorgere della guerra fredda, la stagione della distensione e il grande slancio dell'economia occidentale, fino alla crisi degli anni Settanta. La svolta verso la globalizzazione, accelerata dopo il 1989 con il crollo dell'URSS, sembrò aprire la strada a un «nuovo ordine mondiale» pacificato e unificato. Ma l'egemonia incerta degli Stati Uniti, gli squilibri della finanza mondiale - culminati nella crisi del 2008 - e il ritorno di antagonismi nazionalistici hanno riportato in primo piano vecchie fratture e nuove tensioni. Oggi, tra l'ascesa della Cina, l'instabilità del Medio Oriente e la guerra tornata nel cuore dell'Europa, lo scenario internazionale del XXI secolo appare quanto mai fragile e incerto.
Per fare i conti con l'indeterminazione e il probabilismo che caratterizzano il diritto, il giurista deve apprendere e sviluppare l'abilità interpretativa. A questa esigenza risponde la retorica, sorta nella Sicilia del V secolo a.C. e maturata in Grecia, che propone un metodo per costruire un discorso con ordine. Ripercorrendone le partizioni, le finalità e gli strumenti principali, il volume esamina il suo rapporto con la giurisprudenza romana, dall'epoca in cui le norme erano custodite dai pontefici fino alla tarda età repubblicana, nella fase di transizione da un diritto orale e segreto a uno scritto e pubblico. L'analisi di casi giudiziari reali tramandati dalle fonti antiche svela i metodi di lavoro del giurista e il ruolo, in essi, della retorica: strumento per sistematizzare la disciplina ed emanciparla dal formalismo delle origini, nuovo modo di organizzare il pensiero e di intendere il diritto, che scopre nel dubbio, nel dissenso e nella contrapposizione di opinioni un tratto identitario irrinunciabile. Un "pensare per problemi" più che mai attuale, non solo per i giuristi.
Il volume affronta in modo innovativo e rigoroso le questioni morali che attraversano la pratica oncologica, distinguendosi per l’equilibrio tra riflessione teorica e attenzione ai contesti reali della cura. A differenza di molti contributi nazionali e internazionali, Etica clinica in oncologia propone una mappatura sistematica dei dilemmi etici e giuridici propri di una disciplina in cui la dimensione clinica e quella relazionale si intrecciano in modo profondo. I capitoli seguono il percorso di cura del paziente oncologico: a partire dalla comunicazione della diagnosi, passando per la formulazione della prognosi e la somministrazione della terapia, fino alla conduzione dei trial clinici e alle decisioni sul fine vita, vengono illustrati gli strumenti per sviluppare consapevolezza e responsabilità nel rapporto medico-paziente. Il testo rappresenta un riferimento fondamentale per professionisti, studenti e chiunque operi nel campo dell’oncologia contemporanea.
Sono molte le esperienze di pre-morte - NDE (Near Death Experiences) - di cui abbiamo sentito parlare. E nella loro straordinarietà presentano alcuni tratti comuni. Tra le varie testimonianze, colpiscono in particolare quelle che evocano l’incontro con "esseri spirituali" e "l’essere della luce", perché, oltre alle "visioni spirituali" queste esperienze sono particolarmente toccanti in quanto contrassegnate dal triplo sigillo della pace, dell’amore e della felicità. Tre sentimenti che - uniti alla percezione di una luce sempre più dolce, più forte e più radiosa - sono per i cristiani l’eco naturale dei passi delle Scritture in cui si parla di Dio e degli angeli. In queste pagine vedremo le visioni angeliche nelle esperienze di NDE, e il ruolo degli angeli della morte nella letteratura sia biblica che apocrifa e nei mass-media odierni.
Troverete in queste pagine delle brevissime riflessioni sul Vangelo della domenica e di altre ricorrenze, distinte per i tempi e gli anni liturgici A, B e C. Sono considerazioni su aspetti della Parola necessariamente limitati, ma sempre agganciati al vissuto esistenziale. L'idea è stata quella di realizzare una piccola opera in cui ogni riflessione, data la brevità, sia di facile e immediata lettura e quindi più facilmente fruibile. Poiché vi si fa spesso riferimento al passaggio dal pane corpo al vino/sangue di Cristo, è presente in appendice una breve nota sul rapporto tra Pasqua cristiana e Pasqua ebraica, che a consigliabile leggere come prima cosa per una migliore comprensione. L'auspicio è che queste riflessioni possano offrire a chi legge un piccolo auto ad percorso spirituale personale.
Ecco una scrittura immediata, vitale, a tratti poetica, segno di una verità che passa attraverso l'esperienza vissuta dell'Autore e si traduce in uno stile comunicativo, un tu per tu che sa mettersi nudo e arrivare al cuore.
Questo libro racconta il percorso storico dell'organo a canne, uno tra gli strumenti musicali più antichi e ricchi di composizioni a esso dedicate. La sua storia si estende lungo un arco di ventiquattro secoli, durante i quali è stato impiegato nelle occasioni e nei luoghi più diversi. In chiesa, la maestosità del suo suono dona bellezza e arricchisce le celebrazioni. Attraverso i concerti d'organo, inoltre, viene offerta la possibilità di conoscere e apprezzare la musica che i più grandi compositori hanno scritto per questo strumento.
Teresa Algranati era figlia di Cesare Algranati, che fu direttore di "Avvenire" dal 1902 al 1915 e fondatore di altre riviste cattoliche, oltre che autore di moltissimi articoli su svariate testate giornalistiche. Per molti anni aiutò il padre nel ramo del giornalismo. All'età di vent'anni sentì la chiamata del Signore a formare e organizzare gruppetti di donne che si proponevano di aiutare i sacerdoti nelle loro necessità materiali e spirituali. Fondò così nel 1946, a Bologna, l'Opera della Riconoscenza, approvata dal Cardinale Nasalli Rocca: una comunità di giovani consacrate, dette Veroniche (ora Figlie di Madre Umilissima), che lavoravano e pregavano per sostenere i sacerdoti nella loro missione a servizio delle anime. Teresa prese il nome di suor Maria Veronica, ma sul settimanale "Vita femminile" di cui era direttrice e sul quale scriveva novelle, romanzi e curava una rubrica, si firmava "Nonna Susanna", titolo che è rimasto il più noto e familiare per chi l'ha conosciuta e amata. Questo libro è nato da alcuni suoi fogli dattiloscritti rimasti in un cassetto per anni. In essi suor Maria Veronica svela alcune sue esperienze spirituali straordinarie. Prefazione del card. Matteo M. Zuppi. Presentazione di P. Serafino Tognetti.
Espressione dell’adesione alla filosofia fenomenologica, ma anche della frequentazione del fecondo ambiente culturale praghese del tempo, Il mondo naturale come problema filosofico (1936) costituisce un’opera giovanile, ma già fondamentale di Jan Patočka. Preparata come tesi di abilitazione per l’insegnamento accademico, essa è stata considerata il primo contributo critico sul tema della Lebenswelt, così come in quello stesso periodo veniva articolato nelle pagine della Crisi delle scienze europee di Edmund Husserl. La questione costituisce, in effetti, un leit motiv all’interno della produzione patočkiana. Se, tuttavia, nel testo del 1936 il pensatore boemo sottoscrive quasi senza riserve il metodo della riduzione trascendentale, negli anni successivi avanzerà delle istanze sempre più critiche nei confronti del soggettivismo husserliano. Testimonianza ineludibile di siffatto ripensamento saranno due testi supplementari, inclusi in questa prima edizione italiana: la lunga Meditazione, allegata alla seconda edizione ceca della Habilitationsschrift e pubblicata nel 1970, nonché la Postfazione alla prima edizione francese dell’opera, pubblicata nel 1976.
Nell'uomo il pensiero è come un musicista jazz che improvvisa un nuovo riff nel chiuso della sua stanza. Cos'è che rende unico l'essere umano differenziandolo da ogni altro animale? Il linguaggio? La capacità di fabbricare utensili? Le credenze religiose? Un interrogativo antico, a cui già al tempo di Darwin si cercava di dare risposta. L'autore suggerisce un'affascinante soluzione per l'enigma: la chiave della nostra unicità sta nella propensione tutta umana alla cooperazione sociale. Non diversamente dalle scimmie antropomorfe, come oranghi e scimpanzé, anche i nostri antenati erano esseri sociali capaci di risolvere problemi grazie al pensiero, ma erano in competizione fra loro e miravano soltanto ai propri scopi individuali. Quando i cambiamenti ambientali li costrinsero a condizioni di vita più cooperative, dovettero imparare a coordinare menti e azioni per perseguire obiettivi condivisi, a comunicare i propri pensieri e a scambiare informazioni. In definitiva l'esigenza di lavorare insieme è ciò che rende possibile il linguaggio, le forme di pensiero complesse, la cultura. Un libro che ha segnato una tappa fondamentale nel lavoro di ricerca di un grande scienziato.