Il libro propone una lettura storico-teologica della figura della Sibilla come simbolo della ricerca religiosa dell'uomo e come luogo di incontro tra sapienza
pagana e rivelazione cristiana.
Dal profetismo dell'Antico Testamento alle Sibille greche e latine, fino alla loro reinterpretazione da parte dei Padri della Chiesa e nel Medioevo, il testo mostra come la parola profetica nasca dall'inquietudine della ragione e dal desiderio universale di senso.
Un'ampia sezione è dedicata ai Padri della Chiesa, che interpretano il profetismo pagano alla luce del Logos e dei semina Verbi, giungendo a una progressiva cristianizzazione della Sibilla, accolta poi nel Medioevo come testimone simbolica dell'attesa dell'Incarnazione, spesso affiancata ai profeti biblici nell'arte e nella liturgia.
Il volume si conclude mostrando come la figura della Sibilla continui a parlare anche all'uomo contemporaneo, come icona psicologica di una ragione in ricerca e di un'attesa che attraversa la storia.
Un'opera quindi che, intrecciando storia, teologia e simbolismo, restituisce alla Sibilla la sua dimensione originale: archetipo della voce profetica e e icona della ricerca spirituale che attraversa i secoli fino all'uomo contemporaneo.
Don Francesco Mangani è sacerdote della diocesi di Ascoli Piceno. Oltre all'attività pastorale, è insegnante di teologia e si occupa di animazione culturale.
Cofondatore de Il Portico di Padre Brown, collabora anche con diverse associazioni. È autore di alcune pubblicazioni.
Per le Edizioni Sego Le apparizioni di Gimigliano (2016) e Desiderio e Silenzio (2017).
Travis Dandro, vincitore del prestigioso premio Lynd Ward per il graphic novel nel 2020, espande il Bosco dei Cento Acri in tutte le direzioni, dando vita a tavole dove Winnie the Pooh e i suoi amatissimi amici - Pimpi, Ih-Oh, Gufo e naturalmente Christopher Robin - si scatenano, bisticciano, combinano guai e si vogliono un sacco di bene. Con un occhio agli indimenticabili disegni a china di E.H. Shepard, ma con uno stile tutto personale, questo libro contiene le avventure raccontate nel primo volume di Winnie The Pooh e si inserisce nel canone dei classici della letteratura per ogni età. Età di lettura: da 6 anni.
Da quando l'intelligenza artificiale è entrata nelle nostre vite, abbiamo iniziato a delegarle compiti sempre più complessi, affascinati dalle sue capacità straordinarie. In termini di velocità di calcolo, analisi dei dati e resistenza alla fatica, spesso questi sistemi superano le prestazioni umane. Dove ancora non raggiungono gli standard umani è nella capacità di ragionamento. Le attuali IA infatti non «pensano» veramente, ma si limitano a riconoscere schemi, riprodurre correlazioni e generare risposte sulla base di enormi quantità di dati preesistenti. Simulano l'intelligenza, ma non la incarnano. I progressi in questo ambito di ricerca, però, sono continui e procedono con una rapidità spaventosa. Quasi tutte le aziende sviluppatrici sono già al lavoro per raggiungere il successivo stadio dell'evoluzione: le cosiddette «superintelligenze artificiali» (ASI), in grado di effettuare ragionamenti con una velocità sovrumana, di interagire con il mondo esterno e persino di riprodurre e migliorare se stesse. Chi ne caldeggia la realizzazione afferma che le ASI aiuteranno l'umanità a risolvere problemi che oggi appaiono insormontabili: dalle malattie incurabili al cambiamento climatico, dalle disuguaglianze economiche alla scarsità di risorse. Eppure, non tutti condividono questo ottimismo. Se tali sistemi dovessero davvero raggiungere un livello di autonomia tanto elevato da sviluppare obiettivi propri, chi ci garantisce che non prenderebbero il sopravvento su di noi? Nel 2023 centinaia di esperti hanno firmato una lettera aperta per avvertire di come lo sviluppo di tali intelligenze rappresenti un serio rischio di estinzione per l'umanità. Tra loro, anche Eliezer Yudkowsky e Nate Soares, che spiegano in questo libro perché si tratta di una minaccia concreta, come potrebbe realizzarsi e cosa possiamo fare per evitarla. Tra scenari immaginati (ma nemmeno troppo) e prove scientifiche, un appello urgente ad agire prima che sia troppo tardi.
La democrazia nascerà in Italia come conseguenza della maturazione capitalistica e della lotta dei partiti politici. Oggi possono lavorare per prepararla i partiti che combattono senza tregua il fascismo per seppellirlo. «Democrazia da fare»: questa è l'espressione che conia Gobetti e che diventa l'idea centrale del programma dei Gruppi della Rivoluzione Liberale. Ed è da qui che il curatore di questo libro, Pietro Polito, sceglie di partire per delineare il manifesto politico gobettiano, in occasione dei cento anni dalla morte di questo straordinario intellettuale. Gobetti scrive, infatti, immediatamente prima e dopo il delitto Matteotti (giugno 1924), alcuni dei piú importanti testi di riferimento per la cultura politica italiana:Democrazia; Illuminismo; Guerra e pace; Il nostro protestantismo; Difesa storica della proporzionale; Lettera a Parigi. Il modello a cui guarda Gobetti è quello delle «democrazie protestanti», le «nascenti democrazie produttrici». Dall'insieme di questi scritti rivisitati in una prospettiva comune emerge un manifesto programmatico per il futuro dell'Italia in un contesto europeo.
Un libro dedicato a san Luigi Gonzaga che non si limita a ripercorrerne la storia, ma ne svela la profonda e sorprendente attualità, in particolare per il mondo giovanile di oggi. Monsignor Busca mostra san Luigi come l'esempio di una santità integrale, capace di tener uniti il giglio che stringe tra le mani e l'appestato che carica sulle proprie spalle. Questa immagine potente racchiude l'essenza del suo messaggio: un percorso di fede che supera la sola ascesi per abbracciare pienamente il cristianesimo evangelico. Il Vescovo guida il lettore a riscoprire una santità centrata sulla virtù teologale della carità, che trasforma l'ideale di purezza in un servizio concreto e radicale verso il prossimo. Un invito a incontrare un giovane santo che, ieri come oggi, indica la via per una fede autentica, coraggiosa e votata all'amore.
Quando il 9 novembre 2016 escono i risultati delle elezioni presidenziali americane, Mary L. Trump guarda alla vittoria di suo zio Donald con un sentimento di sconforto: «Era come se 63 milioni di elettori avessero scelto di trasformare questo paese in una versione in grande stile della mia famiglia problematica e disfunzionale». E, in quanto psicologa professionista, sa bene il ruolo che la sua famiglia ha avuto nel plasmare la psicologia del nuovo presidente degli Stati Uniti d’America. Lei sa quello che il mondo avrebbe scoperto negli anni successivi: lo zio è un uomo fuori controllo, feroce e amorale. E se nei primi tempi, quando ancora Trump era tenuto a freno dal Congresso, Mary non si espone, col passare degli anni e degli scandali capisce che non può più tacere: inizia a scrivere questo libro contro tutto e tutti, per smontare l’autonarrazione che Trump porta avanti da anni, cavalcando il mito - del tutto inventato - del self-made man e quello dell’eccezionalità della sua famiglia - vera, ma non certo in senso positivo. Donald è in effetti il frutto avvelenato del padre, Fred Trump Sr., vero tiranno che dominava col terrore sulla famiglia, istruendo i suoi cinque rampolli su come essere «l’unico vincente in un mondo di perdenti», aizzandoli uno contro l’altro. Il primogenito Fred Jr., padre dell’autrice, crollò sotto questa feroce educazione trumpiana: morì a soli quarantadue anni, alcolizzato e praticamente ripudiato. Il terzogenito Donald invece si adeguò, facendosi lupo tra i lupi. Sempre troppo e mai abbastanza è il vero romanzo di formazione di Trump, la storia privata di un capo, dalla culla alla Casa Bianca. Senza paura di rivelare gli scheletri nell’armadio della famiglia, sfruttando ricordi personali e informazioni di prima mano, ma anche il suo sguardo di psicologa clinica, Mary L. Trump entra nella psiche contorta e narcisista di suo zio Donald, l’uomo più pericoloso al mondo.
"Formati per amare" è un itinerario, composto da 70 schede, pensato per accompagnare consacrate e consacrati a riscoprire le dimensioni fondamentali della vita fraterna, della maturità affettiva e della missione condivisa. Nasce dall’esperienza concreta delle comunità religiose, dal loro desiderio di crescere nella qualità delle relazioni, nella libertà interiore e nella capacità di vivere il Vangelo come stile quotidiano. Il filo rosso che attraversa tutte le schede è semplice e radicale: l’amore evangelico non è spontaneo, ma si impara. Ci si forma per amare. Non basta vivere sotto lo stesso tetto; serve imparare un linguaggio comune, riconoscere i propri bisogni profondi, sviluppare una comunicazione autentica, accogliere le proprie vulnerabilità e trasformarle in comunione. Le schede, in cui sono uniti sempre radicamento spirituale e competenza umana - perché la carità fraterna è fatta di grazia e di concretezza -, propongono un cammino progressivo che integra: Parola di Dio e Magistero; dinamiche psicologiche e comunicative; esercizi pratici; momenti di silenzio, ascolto e confronto fraterno.
Questo è un libro di avventure successe a Gianni Celati (1937-2022) e all’autore, un libro di passioni letterarie, e di tanti altri personaggi un po’ svitati, incontrati o transitati nei loro pressi; un libro sulla vita con le sue magie, con le vicende più memorabili, e il cammino fatale verso la fine, quando il tempo concesso scade. È la storia della loro amicizia, un po’ divertente un po’ struggente, un antidoto contro qualsiasi atteggiamento insincero, nell’arte e nella vita, oggi che tutti sgomitano per stare in vetrina a sproloquiare. Gianni Celati, oltre che amico, è stato un magistrale scrittore del secondo Novecento, che senza appartenere a nessuna corrente, ha però suggestionato tanti altri più giovani autori, che infatti qui compaiono coi loro tic, le loro manie, le scempiaggini, le benemerenze. È la descrizione di un’epoca, passata come un sogno, già volato via, che si è posato su queste pagine, con la delicatezza dei ricordi. E non è una biografia, né un libro di critica, non lo è, ma la favola di un’amicizia, autentica, con tutto il suo bello e il suo inevitabile, mesto finale. Buona lettura.
Poco prima di morire, probabilmente nel settembre del 1226, Francesco dettò un documento che chiamò Meum Testamentum, Il mio Testamento. Le memorie affidate dal Santo a questo testo possono essere paragonate alle diverse facce intagliate dall’iniziativa di Dio su frate Francesco affinché in lui risplendesse, in modo semplice e puro, la bellezza della luce che emana dal Vangelo.
Il libro di Pietro Maranesi si confronta con questo documento cruciale e problematico in cui l'identità personale di Francesco, divenuta esperienza comunitaria, si fonde con le esortazioni ai confratelli sulle posizioni da assumere per contemplare la luce di Gesù Cristo, costituendo la base ideale per comprendere la vocazione e l'opera dei minori.
L'eredità preziosa racchiusa nello scrigno del Testamento è dunque lo stesso frate Francesco con la sua proposta cristiana modellata sul Vangelo, la cui ricchezza e la cui bellezza resteranno, per questo motivo, sempre e comunque un’eredità difficile.
Pietro Maranesi è frate cappuccino e professore di Teologia e Francescanesimo ad Assisi e a Roma. Fra le sue più recenti pubblicazioni, Io frate Francesco. 5. L'eredità (Porziuncola, 2026); Per-dono per lo tuo amore. La via alla pace di Gesù e Francesco di Assisi (Messaggero, 2025); La via alla sapienza cristiana. Studi su san Bonaventura (Biblioteca Francescana, 2024).
Il mondo sta cambiando velocemente sotto i nostri occhi: stanno mutando gli equilibri geopolitici e le vecchie alleanze si stanno sgretolando. E sta cambiando il linguaggio che viene usato dai politici e dai diplomatici: tutto è semplificato e imbarbarito, spesso attraverso un uso smodato e sbagliato dei social network. Il cambiamento dell'uso delle parole è il sintomo di una malattia, di un mondo che precipita attraverso guerre e crisi. La comunità internazionale è ad un bivio. Da una parte si deve affrontare la nascita di nuovo disordine mondiale, dall'altra, la revanche improvvisa di appetiti dominatori: finti alibi e rimostranze storiche controverse per reclamare antichi possedimenti o presunte appartenenze. Serve una nuova diplomazia della parola. Perché oggi le parole sono diventate mezzi di offesa, di terrore o strumenti di minaccia. Finché il mondo non tornerà a parlarsi davvero la cronaca non potrà che essere questa: una lunga, lenta, silenziosa disintegrazione del dialogo prima del conflitto aperto. Presentazione di Giampiero Massolo.
La storia siamo noi: siamo noi che scrivevamo le lettere e oggi digitiamo e-mail, chat, post, note sul telefono; che dettiamo messaggi e mandiamo vocali. Ma quand'è cominciata questa trasformazione del nostro rapporto con la lingua oltre che con le macchine? Com'è cambiato l'italiano dall'invio dei primi SMS al dialogo con le cosiddette intelligenze artificiali? Alfabit è la storia dell'incrocio fra la tradizione linguistica e la sua traduzione informatica. Ovvero dello stretto legame fra l'evoluzione dell'italiano e l'avvicendarsi dei nuovi media tecnologici. I nuovi codici di comunicazione hanno via via ridotto la distanza tra scritto e parlato, favorendo l'affermarsi di una diffusa informalità e di testi sempre più frammentari. L'esito è una lingua dettata dai tempi dell'interazione simultanea: rapida, effimera, immediata, improntata alla spontaneità. L'autore ricostruisce in presa diretta le diverse fasi di questa metamorfosi. Dall'italiano digitato degli SMS e delle e-mail all'e-taliano di chat e social network fino all'IA-taliano di ChatGPT e degli altri Large Language Models. Una storia straordinariamente attuale che, attraverso la lingua, ci aiuta a capire qualcosa in più del mondo in cui viviamo.