Le tradizionali stazioni della Via Crucis celebrata nelle zone pastorali della diocesi, guidate e meditate dal vescovo Mario Delpini lungo il tempo della Quaresima.
Cari ragazzi e ragazze della Cresima, spero che ci siano quest’anno occasioni per incontrarci e conoscerci un po’ meglio: certo vi aspetto tutti a San Siro per l’incontro diocesano. Di me non c’è molto da raccontare, perché la mia vita è sempre stata facile e sono sempre stato aiutato da molti ad aver fiducia. Credo che di voi ci sia molto da dire e forse non per tutti la vita è stata facile e non sempre avete trovato gli aiuti necessari per amare la vita, essere lieti e crescere fiduciosi. Mi interessano le vostre storie e vorrei essere di aiuto alla vostra speranza.
L’Arcivescovo di Milano invita i ragazzi a prepararsi alla Cresima: la preparazione si può immaginare come il “viaggio verso la città felice”. Questo viaggio non è uno spostamento, ma una trasfigurazione: cioè entrano nella città felice coloro che si lasciano trasfigurare dalla potenza dello Spirito. Si può descrivere questa trasfigurazione con le immagini dello Spirito Santo che hai già imparato a conoscere: il fuoco, cioè il desiderio ardente, il vento, cioè la forza amica che spinge al largo, la fortezza, cioè la roccia che tiene ferma la casa anche nelle tempeste, la colomba, cioè lo stile della mitezza e della pace.
Che senso ha parlare di "riparazione"? L'autore vuole chiarire il Significato di questa espressione, così tipica della spiritualità del Sacro Cuore, tanto da caratterizzarne per secoli il linguaggio e la pratica. Gesù Cristo è l'unico che ha veramente espiato tutte le nostre colpe, e noi tutti viviamo nel Suo perdono: a noi dà, nella grazia dello Spirito Santo, la possibilità di amare Dio e il prossimo, proprio perché Lui ci ha amato per primo. I nostri atti di giustizia, dunque, non ottengono quella misericordia che ci è stata data gratuitamente, ma la rivelano; sono veramente atti umani, interamente nostri, e al tempo stesso dono gratuito di Dio a noi Suoi figli, che siamo stati creati in Cristo Gesù per le opere buone affinché le praticassimo.
"Chi può essere più felice di me? Io debbo ringraziare la vita". Espressioni che colpiscono se si pensa che a scriverle su un diario è una ragazza malata di cancro. Lorena non è sempre così serena: arriva a pensare anche al suicidio. Ma ogni volta che le sue annotazioni tradiscono la tristezza più profonda, lei riesce sempre a capovolgere la prospettiva e a dare alla speranza l'ultima parola. Il suo diario si legge d'un fiato, scorrendo i giorni di un'adolescente, tra gioie intense e piccole, grandi delusioni. Una sola volta, quasi per obbligo di cronaca, parla della sua malattia. Più spesso guarda al mondo e alle sue ingiustizie, chiedendosi quale goccia gettare in questo oceano: "Io potrò aiutare il mondo - risponde - se agisco con amore... a colpi d'amore". Pagina dopo pagina Lorena spinge ad amare la vita; alla solitudine e alla disperazione di molti giovani (e non solo!) offre una luce specialissima che porta a dire, con le sue stesse parole, "le cose intorno a me cantano".
Al centro di questo studio sta l’intricata vicenda della conferma della Regola francescana da parte di papa Onorio III, nel 1223. Che legame esiste tra questa conferma e l’incontro di san Francesco con Innocenzo III, che le leggende situano intorno al 1208-1209? E perché una nuova “Regola”, dopo che il Concilio Lateranense IV (1215) aveva espressamente vietato l’adozione di nuovi testi legislativi, invitando ad utilizzare le “Regole” già esistenti, quelle di Benedetto, Agostino, Basilio?
Attraverso l’esame minuzioso di alcuni affreschi del ciclo francescano nella basilica superiore di Assisi, e riprendendo un’intuizione di Paul Sabatier, l’Autrice ci accompagna in modo magistrale a comprendere il difficile percorso che portò la fraternità nata da Francesco a diventare un Ordine tra i più importanti e diffusi nella Chiesa medievale.
Un giovane brillante e intelligente, un cristiano coerente dalla fede limpida, la cui testimonianza rimane, a oltre 70 anni dalla morte, attualissima e profetica. La vicenda di Teresio Olivelli non fu, naturalmente, esente da fatiche, dubbi, probabilmente errori: eppure questo giovane ha sempre saputo ripartire di slancio, modulando il cammino di ogni giorno sulle pagine del Vangelo, accompagnando sia la ferialità che i decisivi tornanti della propria vita con la preghiera, i sacramenti, il riferimento agli insegnamenti della Chiesa.
Così questo “ribelle per amore” diviene interprete e modello di una fede coraggiosa, di una passione umana senza calcoli, di una speranza contagiosa che non s’arresta dinanzi alla durezza e alle fatiche, grandi e piccole, della vita.
Dall’antichità cristiana ci è giunto in modo fortuito un piccolo gioiello, ancora avvolto nel mistero per quanto riguarda la sua origine e l’autore: qui troviamo la più bella definizione di chi sia il cristiano. La vita cristiana ha un carattere paradossale: viven- do alla sequela di Cristo, senza distinguersi per territorio, lingua, abiti o istituzioni politiche, ma solo per il loro modo di vivere “strano”, cioè per l’amore che informa e plasma la loro vita, i cristiani “sono nel mondo ciò che l’anima è nel corpo”. Grazie all’approfondita introduzione, abbiamo ora l’occasione di leggere queste antichissime pagine come una guida per vivere oggi, nel mondo contemporaneo, la nostra fede cristiana, con la semplice eloquenza e testimonianza che provengono dal cristianesimo delle origini.
Dall'alto della croce il Cristo ha consegnato le sue parole ultime, che la tradizione ha raccolto in un settenario. Custodite dalla fede della chiesa, esse non sono state in verità le "ultime" parole di un morente, ma piuttosto le "penultime" parole del Vivente, di colui che è la Parola, il Crocifisso risorto. Queste parole estreme e solenni suonano come un testamento, il testamento dell'amore. La "passione" dell'amore non è mai scevra dalla fatica di amare, fatica che è stata espressa e illuminata da queste parole che forse, in alcune ore della nostra vita, saranno state anche le nostre parole, o potranno esserlo... Così la croce si erge come fatica estrema dell'amore e, su di essa, il Cristo che entra nella morte dà voce, parola e senso alla fatica di ogni vita.
Gaeta racconta la storia, i risvolti scienti ci e il contenuto profetico delle apparizioni di Lourdes. Espone poi nel dettaglio il messaggio della Madonna e i risvolti per la vita dei fedeli, con un linguaggio accessibile a tutti e coinvolgente.
«Io sono l’Immacolata Concezione... Non vi prometto di farvi felici in questo mondo, ma nell’altro».
La storia, i risvolti scienti ci e il contenuto profetico delle apparizioni di Fatima, magistralmente raccontati da Saverio Gaeta. I libro espone poi nel dettaglio il messaggio della Madonna e i risvolti per la vita dei fedeli, con un linguaggio accessibile a tutti e coinvolgente.
«I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte. Il mio Cuore Immacolato trionferà».
Coloro che oggi sono impegnati nella missione educativa fanno i conti con un dato di fatto: i vecchi approcci formativi e catechistici funzionano a fatica. I giovani cercano proposte che li aiutino a fare le loro scelte senza imposizioni e senza tappe preconfezionate. Specialmente nell’ambito del discernimento vocazionale avrebbero bisogno di percorsi portati avanti con creatività e coraggio, che li lascino liberi di conoscere il sapore autentico della loro vita.
Don Marco D’Agostino ricorre all’ef cace metafora della cucina per immaginare un nuovo approccio educativo
e orientare i cuochi di oggi alla scoperta di ingredienti sorprendenti: i nostri giovani.
Viene, per tutti, un momento in cui si sente il bisogno di cambiare, di rinnovarsi e di mutare quel che ci circonda; in genere è un momento di crescita, che però, spesso, viene quasi tenuto a distanza: se da un lato, infatti, tutti noi desideriamo cambiare, di questo stesso cambiamento abbiamo anche paura. Ma se, invece di voler cambiare, provassimo a vivere la nostra esistenza come una continua trasformazione? E se questa trasformazione la vivessimo non solo sotto i nostri occhi solitari, ma in comunione con il percorso che Dio ci offre quotidianamente? Trasformazione, dunque, e non cambiamento è la ricetta che Anselm Grün propone in questo suo nuovo, sorprendente libro. Di tale percorso e progetto egli offre al lettore una serie di esempi, tratti dalla narrazione fiabesca, dalla riflessione psicoanalitica e, naturalmente e soprattutto, dal testo biblico, componendo un intreccio fatto di esempi sorprendenti, che permetteranno di guardare al nostro quotidiano e alla nostra stessa fede come a un cammino possibile, per il quale non è necessario nessun cambiamento radicale, perché tutto è sempre e comunque in mutamento. Sono le nostre stesse fragilità e colpe a indicare la via verso il «tesoro presente in noi, nascosto precisamente in quel punto dove maggiormente ci vediamo deboli e inadempienti, incapaci di venire a capo delle nostre passioni e delle pretese avanzate dal nostro corpo. Invece che assillarci in una lotta impari contro tutta questa realtà negativa, non resta altro da fare che venire a patti... con le nostre passioni e debolezze, affinché si trasformino in nostri alleati e ci aiutino... a sviluppare rinnovate possibilità e prospettive di vita».