Nella Roma sconvolta dalle proscrizioni di Silla, dove le strade si riempiono di cadaveri e la politica è diventata una guerra civile, una giovane patrizia osserva il crollo del suo mondo. Attorno a lei si muovono figure che cambieranno il destino della storia - Cesare, Cicerone Catilina - ma è la sua voce a guidare il lettore dentro il cuore di Roma, nelle sue case, nei suoi giardini, nei suoi intrighi e nei suoi segreti. Un romanzo che restituisce voce e anima a una figura femminile complessa e affascinante, nota ai più come la Lesbia di Catullo ma qui raccontata nella sua verità più intima, divisa tra il dovere imposto e il desiderio di libertà: è lei a mettere a nudo il prezzo che le donne pagano quando la storia è scritta dagli uomini.
Romanziera, memorialista, filosofa, insegnante, incarnazione del mito della Rive Gauche oltre che icona di stile, Simone de Beauvoir è conosciuta soprattutto come autrice del Secondo sesso, scandaloso successo che nel 1949 denunciò la condizione di subalternità della donna. Principio di emancipazione per molte, il suo saggio è anche il punto di arrivo di una riflessione sul problema dell'Altro elaborata fin da giovanissima, nei romanzi prima ancora che nei saggi, e in dialogo con la filosofia del tempo (Sartre incluso), con il cattolicesimo (pur formalmente rigettato) e con il modernismo letterario. Il volume fa riscoprire la prima Beauvoir, pensatrice a tutti gli e etti politica, e illumina alcuni aspetti della sua opera finora trascurati, quali l'ideale di reciprocità e la sensibilità verso le contraddizioni femminili, suggerendo così ragioni inedite per cui vale ancora la pena leggere i suoi lavori.
Michela Musante rilegge in prima persona, con eleganza poetica e partecipazione appassionata, la vicenda di quindici donne: personaggi della mitologia e della letteratura, donne create dalla fantasia di scrittori e scrittrici di varie epoche o realmente esistite. Una carrellata che ci fa assaporare lo stile evocativo di Musante, in un continuo intrecciarsi di riferimenti storici e narrativi che restituiscono al nostro tempo la voce immortale di queste figure femminili.
Economista di formazione, Raffaele Mattioli resse dal 1933 al 1972 la Banca Commerciale Italiana, da lui salvata al tempo della grande crisi e rilanciata verso una nuova espansione con criteri manageriali d'avanguardia. A partire da documenti, scritti e carteggi largamente inediti, Francesca Pino ne compone la biografia intellettuale, evidenziandone la grande capacità di stimolare lo sviluppo economico e civile dell'Italia, e di favorirne l'apertura internazionale. Il costante impegno sociale e culturale è il filo rosso che collega lo studente Raffaele Mattioli, attento a far propri gli insegnamenti di maestri come Attilio Cabiati, Luigi Einaudi e Benedetto Croce, al convinto antifascista e al promotore della vita economica e intellettuale attraverso un lavoro collettivo di maturazione e circolazione delle idee.
«Ha l'animo di un crociato e del crociato ha lo spirito di sacrificio e di dedizione», così Pietro Nenni annotava nei suoi diari il 9 aprile del 1944 queste parole sul compagno di partito Sandro Pertini, la cui coerenza era stata centrale nella coraggiosa opposizione antifascista, anche quando egli venne condannato ad una lunga detenzione carceraria e di confino, così come lo sarà nella lotta resistenziale e nell'impegno dentro il socialismo italiano post 1945. Il rapporto con il suo partito sarebbe stato sempre centrale, da socialista riformista fu fautore dell'unità delle sinistre, non ebbe incarichi direttivi nel partito, né fu mai chiamato a ruoli di governo durante il centro-sinistra, finendo per restare una figura rispettata di dirigente socialista ma senza nessun vero potere; la svolta giunse nel 1968, quando divenne uomo delle istituzioni prima come Presidente della Camera dei deputati, dal 1968 al 1976, e poi come Presidente della Repubblica, dal 1978 al 1985. Il suo settennato entrò nel mito e nella memoria degli italiani nella stagione del terrorismo perché seppe interpretare e difendere il ruolo delle istituzioni democratiche con autorevolezza, forte del consenso dei cittadini e della autonomia dalla classe politica.
"Era una nave che conosceva la sua meta, capitano era un coraggioso esploratore che non si limitava a consultare le carte e voleva aprire vie nuove".
Amerigo e Laura
"Ho incontrato Sammy ed è stato un dono, perché incontrare l'allegria, la curiosità, l'intelligenza incarnate insieme in una persona è un dono raro.
La cosa che mi fa impazzire è quanto amore c'è intorno a te, Sammy".
Dalla prefazione di Jovanotti
Ventuno interviste ad altrettante donne afghane costrette a fuggire dal loro Paese. Ventuno storie di donne che nonostante tutto continuano a combattere per rivendicare la parità di diritti, la pace, l’uguaglianza, la libertà, la possibilità di professare la religione che si preferisce o anche semplicemente di viaggiare o andare in bicicletta. Sono storie di resistenza. Per questo, pur con le differenze di tempi e di luoghi, viene proposto un parallelismo con le ventuno Madri Costituenti della nostra Repubblica: stessa forza, stesso coraggio, stesse battaglie, stessa determinazione di quelle ventuno donne che ottant’anni fa furono elette nell’Assemblea Costituente. Le storie raccontate, frutto di interviste realizzate dall’autrice, contengono informazioni di prima mano.
28 agosto 1944. Ottantuno anni fa si compiva il martirio della principessa Mafalda di Savoia. La figlia di Vittorio Emanuele III, nonché moglie di Filippo, langravio d’Assia, moriva nel campo di concentramento di Buchenwald, dopo una serie di vicende crudelmente incredibili ed incredibilmente crudeli, conseguenti ai macroeventi storici dell’estate del 1943. Con un certosino lavoro di indagine archivistica, riflessione critica e contestualizzazione storiografica, Gian Luca Barneschi ricostruisce in queste pagine l’ultimo anno di vita di Mafalda di Savoia, gettando nuova luce, grazie alla scoperta di molti inediti, sui presupposti geopolitici e bellici e sui comportamenti incomprensibili, illogici e crudeli di chi è stato attore del martirio di Mafalda di Savoia: una principessa italiana uccisa molte volte e da molte persone. Il perverso accanirsi di eventi storici, criminalità, vigliaccheria ed egoismo sono le cause che hanno determinato lo sviluppo e la conclusione tragica della morte di Mafalda. Una tragedia nel cui svolgimento la realtà ha superato di gran lunga l’immaginazione.
Giuseppe Fiori racconta la straordinaria vicenda di uno dei protagonisti più lucidi e coraggiosi dell’antifascismo italiano. Economista, giornalista e intellettuale militante, Ernesto Rossi dedicò la sua vita alla battaglia per la libertà e la giustizia sociale, pagando con anni di carcere e confino la sua opposizione al regime mussoliniano. Dalle aule dell’Università di Pisa alle celle di Regina Coeli, dalla stesura clandestina del Manifesto di Ventotene - pietra miliare del federalismo europeo - fino alle battaglie del dopoguerra contro i monopoli e per la modernizzazione dell’Italia, tanto da rivelarsi un manager straordinario nella gestione degli aiuti del Piano Marshall: questo libro ricostruisce con rigore documentario e partecipazione umana il percorso di un uomo che non scese mai a compromessi con il potere. Attraverso documenti inediti, testimonianze dirette e una prosa che unisce precisione storica e forza narrativa, emerge il ritratto di un intellettuale integro che seppe coniugare idealismo e concretezza, rigore morale e passione civile. Una biografia che diventa il racconto di un’intera generazione che costruì le fondamenta dell’Italia democratica e dell’Europa unita. Un libro essenziale per comprendere le radici della nostra democrazia e l’eredità di chi seppe guardare oltre i confini del proprio tempo.
«Abbiamo cercato di considerare Hitler un condensato, o se si preferisce come il catalizzatore di forze che si sprigionano dalla vertiginosa mutazione di quei sistemi economici, sociali e cognitivi che costituiscono l’Europa - in particolare l’Europa di mezzo - tra la fine dell’Ottocento e la Grande Guerra e che hanno trasformato il continente, le sue modalità di ‘gestire’ le masse umane, di nutrirle, guidarle, controllarle e di pensare la dimensione politica. Ciò che si delinea è quindi la storia di un uomo, di un destino, ma anche, per suo tramite, di un oggetto che abbracciò l’Europa e che si autodenominò ‘Terzo Reich’. Nel destino di quest’uomo si mescolano infatti militantismo frenetico, speranza imperiale, conquista dell’Europa, guerra ripugnante, inaudito genocidio.» I fallimenti personali e i successi politici, le ossessioni folli e il pragmatismo freddo del più temuto dittatore del Ventesimo secolo.
Più che una storia, queste pagine sono una testimonianza che permetta ad alcuni di ricordare, ad altri di conoscere l’impegno sociale e politico di un Michele Celidonio, che si è prodigato con passione per la comunità di Sulmona e del Centro Abruzzo, nell’intento di favorirne lo sviluppo, difendendone gli interessi nelle più alte sedi istituzionali. Un libro che mette in risalto il suo profondo legame con il territorio, allo scopo di rinnovarne lo spirito e l’identità, seguendo un percorso attraverso epoche diverse, dai tempi difficili del secondo dopoguerra, in cui la mancanza di occupazione spingeva migliaia di persone a cercare un futuro migliore oltreoceano, ai tempi del boom economico negli anni ‘60, segnati dal suo impegno politico e imprenditoriale. Un libro che parla di memoria e di senso di appartenenza, offrendo a chi lo sfoglia un’occasione preziosa per riscoprire un personaggio di Sulmona e il suo appassionato impegno civile.