La vita nello Spirito di Cristo, morto e risorto, alimenta la vita credente, sollecita una conversione continua e plasma l'umanità di ciascuno a immagine del Figlio di Dio. Il dono dello Spirito ci innesta come tralci uniti alla vite che è Cristo stesso. Da lui riceviamo la linfa vitale per rimanere uniti a lui e tra noi per sempre. La domanda che pongono gli uditori del discorso di Pietro in Atti 2,37: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?» guida lo sviluppo dei temi della Quattro Giorni 2018, nella quale viene messa a fuoco la dimensione etica della vita cristiana, intesa come vita nuova nello Spirito per essere conformati in tutto e per tutto al Signore Gesù. «E noi, fratelli e sorelle della comunità che educa alla fede, siamo animati dalla stessa passione apostolica di Pietro e degli altri? Con loro confidiamo nella forza della parola del Vangelo, capace di scatenare nelle coscienze il desiderio di un agire nuovo, quello dell'amore, conforme all'agire stesso di Dio? Sia sempre l'indicativo del raccontare quanto Gesù ha fatto e ha detto a schiudere i cuori all'esortazione a scelte morali impegnative, ad attivare e alimentare in un piccolo, in un giovane, in un adulto la disposizione sincera a rivedere e riformare nello Spirito il proprio modo di agire.».
L'Autore, riprendendo un'intuizione del Beato Giovanni Paolo II nella Lettera apostolica 'Rosarium Virginis Mariae', propone un'originale rilettura della fede cristiana ricorrendo a Maria e ai suoi cinque sguardi": interrogativo, penetrante, addolorato, radioso, ardente. "
Qual è l'importanza del gesto di trasmettere nella vita umana? Questo atto profondo si esplicita in varie situazioni: filiazione, iniziazione, educazione... Ma trasmettere non significa solo educare o insegnare; è qualcos'altro: è passare l'essenza dell'esistenza, come si passa una palla da rugby, come si condivide una ricetta per cucinare. La trasmissione diventa lo spazio vitale di un incontro al di là di culture e generazioni, un'esperienza che apre alla conoscenza di se stessi e degli altri. Un libro brillante e profondo sull'eredità, necessaria ma a volte terribilmente ingombrante oppure assente, un libro che è anche testimonianza intima sulla connessione tra generazioni, famiglie e comunità.
Il libro contiene una raccolta di preziosi documenti e lettere, alcune di Padre Pio stesso, e sviluppa in quattro parti le vicende che hanno coinvolto il santo frate di Pietrelcina dall’apparizione delle stigmate, visibili dal 20 settembre 1918 mentre inizialmente erano invisibili. Partendo dalle condanne espresse da parte del Sant’Uffizio, l’autore cita ampi brani della magistrale relazione segreta che l’eminente prof. Festa inviò al Papa e che è stata all’origine della revisione della condanna e dell’emergere della verità. Nella ricorrenza del centenario dell’apparizione delle stigmate di Padre Pio, Enrico Malatesta, giornalista e scrittore, studioso di Padre Pio, ricostruisce questo percorso sempre citando lettere e parti di documenti, in particolare attingendo all’archivio privato delle lettere del prof Festa a cui ha avuto accesso per concessione della figlia dell’illustre medico che fu tra i pochi a visitare di persona Padre Pio e studiarne le stigmate. Autore: Enrico Malatesta sposato e con tre figli, vive e lavora a Roma dove svolge la professione di giornalista. E’ il biografo più attendibile della vita e delle persecuzioni di San Padre Pio per il quale ha realizzato, oltre a vari libri, anche la scheda biografica per l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana “Treccani”. Collaboratore dei quotidiani Il Tempo e La Stampa, firma su Mixer, il programma di Giovanni Minoli su Rai 2, il primo grande speciale televisivo della storia di Padre Pio che ottiene oltre 12 milioni di contatti.
I poveri sono, fin dall'inizio del Pontificato di papa Francesco, al centro del suo cuore e della sua predicazione. Il motivo è semplice: essi sono al cuore del Vangelo. E questo basta. Dei poveri, di tutti i poveri, il Papa parla con cuore attento e aperto: il suo sguardo non è semplicemente - come spesso si tende a pensare - rivolto ai Paesi in via di sviluppo o ai migranti. Nelle sue parole il richiamo continuo è alla varietà e vastità della miseria, che invoca la vastità ancor più grande e possibile della misericordia: affamati, schiavi, vittime di guerra, donne e uomini che perdono il lavoro, sfruttati, martiri, persone private della libertà...; ma anche malati, morenti, anziani che patiscono la solitudine, bambini senza chi si occupi di loro...: i colori della povertà sono infiniti e, in questo libro, sono raccolti e ci chiamano all'ascolto, non dimenticando che, tra i poveri del mondo, ci siamo anche noi. E che anche noi siamo nel cuore della Chiesa e di Francesco.
Adriano Patti, del silenzio ha analizzato il senso, lungo la sua produzione saggistica, non rendendolo però fine a se stesso, ma quale possibilità iniziale per giungere all'ascolto dell'altro, e al dialogo con l'altro. Partendo dal testo biblico e attraversando poi ampia parte della tradizione occidentale, l'autore analizza in sezioni ben distinte, ma che si inseguono e si intrecciano profondamente, questi due temi: l'ascolto, che sfocia nel dialogo e il dialogo, che nasce da e rimanda a un buon ascolto dell'altro. Di una società profondamente individualistica come la nostra, in cui tutti gridano pur di farsi ascoltare e pochi ascoltano veramente, questo libro offre il rovescio della medaglia, aprendo a nuove prospettive di incontro sia personale, che sociale, che politico: o decidiamo di tornare a parlarci dopo esserci ascoltati, o non sapremo più camminare insieme, né come civiltà, né come cultura. Un testo ricco, importante, utile sia per chi è personalmente in ricerca di una profonda riflessione personale sui valori della comunione e dell'alterità, sia per chi si occupa di educazione e di formazione.
In questo volume, che viene proposto al grande pubblico dopo un'edizione locale del 2008, sono raccolte 31 riflessioni che sintetizzano perfettamente il pensiero di don Tonino sul tema missionario, tanto importante per la Chiesa e sempre più centrale nelle indicazioni di papa Francesco che, nei mesi scorsi, ha anche reso omaggio ai luoghi della vita del sacerdote di Alessano. Don Tonino sapeva che le missioni non sono riducibili, per il cristiano, a un luogo dove mandare offerte, ma devono sempre più diventare spazi di riflessione globale, richiami ad aprirsi a una coscienza planetaria, territori e popoli grazie ai quali riflettere sul futuro delle relazioni umane, luoghi ove impegnarsi per trasformare la terra e accelerare la venuta del Regno. Ogni meditazione raccolta in questo volumetto - una per ogni giorno del mese -, aprendosi con un ideale "buongiorno!", può diventare la perfetta compagna di viaggio per chi si mette sulle strade del mondo, al mattino, con Cristo.
Un autore originale, dal linguaggio ricco, dalla capacità evocativa profonda, dalla ricchezza di contenuti non banale: quello che Carlo Pizzocaro ci offre in questo suo primo libro è una sosta, meditata, presso le soglie della fedeltà, che il Vangelo (ma anche la nostra stessa esistenza, che a esso si intreccia e da esso si lascia guidare) ci presenta: sono le soglie della vita che nasce, della vocazione quando sorge, dell'attesa, del bisogno che bussa, della morte che si apre alla risurrezione. Tutti siamo davanti a queste porte, a questi ingressi che si aprono e si chiudono, come mendicanti di luce. «Se intorno a te caleranno le tenebre dei dubbi e delle paure, rimarrai fedele alla porta?» chiede l'autore: «Se di fronte a te rimarrà un mistero inesauribile, una domanda di salto senza alcuna assicurazione, rimarrai fedele alla porta? Se non potrai più decidere tu i tempi dell'abitare e del viaggiare, se avrai l'impressione di perdere tutto ciò che è tuo, rimarrai fedele alla porta? Quando il Giudice aprirà, quando il Figlio dell'uomo arriverà alla soglia, ti troverà ancora fedele alla porta? Sì, perché solo la fedeltà apre la porta e spalanca l'Incontro».
Quella di Romero è una grande storia in un Paese che ha avuto anni terribili. Mostra come un vescovo e una Chiesa possono essere uno spazio di pace, mentre tutto crolla sotto i colpi di una violenza insensata. In una situazione diffi cilissima e polarizzata, Romero fu vescovo di tutti perché amico dei poveri e della pace. I poveri erano al centro delle sue preoccupazioni, perché egli riconosceva in loro la misteriosa presenza del Signore. La vicinanza ai poveri fu la bussola della sua vita. Come predicava il 5 febbraio 1978: «C'è un criterio per sapere se Dio sta vicino o lontano da noi: chiunque si preoccupi dell'affamato, del nudo, del povero, dello scomparso, del torturato, del prigioniero, di tutta questa carne che soffre, ha vicino Dio». Romero consolava il suo popolo, fatto di contadini umiliati da secoli, di donne e uomini senza futuro. Era la loro speranza e la loro voce. Una figura di grande spessore spirituale: non un politico, ma un pastore. Un nuovo Santo amico dei poveri e uomo di pace.
Yaguine e Fodè, davanti all'oceano, sognano la più grande avventura della loro vita. Elaborano un piano per raggiungere il cuore dell'Europa e salvare l'Africa. Si sono preparati con l'aiuto di pochi strumenti: un libro di geografia, un vocabolario, una penna e un foglio bianco sul quale riversare fiumi di parole e di tempo speso bene. E ora sono pronti per spiccare il volo. Dovranno affrontare un lungo viaggio per compiere la loro missione.
Questo libro racconta l'infanzia di Giancarlo SIani, il giornalista ucciso dalla camorra nel 1985. È lo stesso Giancarlo a rivolgersi ai giovani lettori con un linguaggio semplice e amichevole per condividere vari episodi della sua vita. La narrazione spazia in un arco temporale che va dal giorno della sua nascita fino all’attualità, ricostruendo una storia che non si è interrotta affatto il giorno della sua morte ma che ha visto crescere la sua memoria giorno per giorno, partendo dalla città di Napoli per irradiarsi in Italia e in Europa. Da un’intervista rilasciata dal fratello di Giancarlo, Paolo Siani, oggi Deputato della Repubblica Italiana, è nato questo libro che svela aneddoti, curiosità e fatti inediti su quel bambino destinato a “vivere per sempre” grazie alle iniziative che si sono moltiplicate per mantenerne viva la memoria e per fornire alle future generazioni un luminoso esempio di cittadinanza, coraggio e amore per la verità.
Veniamo dall'acqua. Tutti.
E di quell'acqua originaria portiamo l'eco profonda dentro di noi. Nel viaggio attraverso un'acqua che distrugge e rigenera, una storia che solo il grembo del mare può davvero svelare.