Il titolo allude a I demoni di Dostoevskij, che sono assunti a simbolo dei due grandi mali che hanno condotto alle tragedie del Novecento e hanno alimentato le ideologie totalitarie: il mito della palingenesi sociale e il mito della gestione scientifica dei processi sociali. L'idea aberrante che l'umanità debba essere ricostruita dalle fondamenta ha generato quell'"odio di sé" che ha corrotto la civiltà europea e che François Furet ha definito come la capacità di generare uomini che odiano l'aria che respirano senza averne mai conosciuta un'altra. Le manifestazioni estreme di questa malattia – lager e gulag – esprimono quei miti fondatori: i miti palingenetici (politica razziale o purificazione sociale di classe), la gestione scientifica della deportazione, del lavoro forzato e dello sterminio di massa. L'umanità europea compie azioni di penitenza ma sembra non aver compreso le radici della catastrofe che l'ha devastata. L'"odio di sé" si manifesta nelle ideologie postcomuniste e dell’estremismo pacifista; mentre l'adesione critica all'ideologia scientista assume le forme di un relativismo radicale che nega ogni spazio all'etica, alla morale e alla religione nella vita pubblica, e oltretutto nega la scienza come conoscenza, aumentando così il degrado civile.
L’iniziativa di raccogliere alcuni saggi dell’attività scientifica di Giorgio Picasso è stata promossa dal Dipartimento di studi medioevali, umanistici e rinascimentali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. La scelta si è orientata verso i contributi canonistici, significativi, ad un tempo, anche per i criteri di indagine messi in opera dall’autore che, nella disciplina da lui professata, al tradizionale metodo della ricerca storica ha saputo unire l’apporto di fonti canonistiche, raggiungendo risultati originali e per molti aspetti innovativi.
Il volume è diviso in quattro sezioni omogenee per quanto riguarda il contenuto tematico. Nella sezione «Fonti» numerosi articoli indagano la presenza degli scritti dei Padri della Chiesa nelle disposizioni legislative dei concili e delle collezioni canoniche, con particolare riferimento alle opere di Ambrogio, Gregorio Magno e Cipriano. Importante è poi lo studio che chiarisce i concetti di usus e di consuetudo nella tradizione normativa dei cluniacensi.
Anche la sezione «Istituzioni» presenta studi di rilevante importanza per il loro contenuto e per il metodo di indagine, tra i quali si segnala per la novità dell’impostazione il lavoro sui fondamenti del matrimonio nelle collezioni canoniche medievali. A queste ultime è dedicata la terza sezione, da cui emergono la grande problematica della vita comune del clero e la vexata quaestio dei rapporti tra canonici e monaci nei secoli XI e XII. L’ultima sezione, dedicata ai problemi della società umana, illumina concetti che l’età medievale elaborò con fatica e con sforzo intellettuale, soprattutto durante l’età feudale, fra cui quelli di ‘laico’ e di ‘laicità’.
Giorgio Picasso, nato a Genova nel 1932, è entrato come monaco benedettino nella congregazione di Monte Oliveto nel 1949. Dopo l’ordinazione sacerdotale si è iscritto all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ove ha percorso la carriera di docente di Storia medioevale sino all’anno 1969-1970. Divenuto professore ordinario nella medesima disciplina, è stato incardinato nell’Università di Lecce (1980-1981). Richiamato in Cattolica per lo stesso insegnamento, dal 1986 è titolare della cattedra di Storia della Chiesa nella Facoltà di Lettere. Nell’ateneo cattolico milanese ha ricoperto il ruolo di direttore del Dipartimento di Studi medioevali, umanistici e rinascimentali per due trienni (1983-1989), mentre dal 1995 è preside della Facoltà di Lettere. Membro del consiglio redazionale della «Rivista di storia della Chiesa in Italia», ha ricoperto per oltre un trentennio l’incarico di responsabile della bibliografia. È anche consigliere del Pontificio Comitato di Scienze storiche con sede nella Città del Vaticano. Nel 2002 ha ricevuto dal Presidente della Repubblica italiana la medaglia d’oro dei benemeriti della cultura.
Questo libro propone la ricostruzione di quattro capitoli fondamentali della cultura europea: la teoria del fantasma nella poesia d'amore del '200 (La parola e il fantasma); il concetto di malinconia dai Padri della chiesa a Freud (I fantasmi di Eros); l'opera d'arte di fronte al dominio della merce (Nel mondo di Odradek); la forma emblematica dal '500 alla nascita della semiologia (L'immagine perversa). Così la ricostruzione della teoria del fantasma nella filosofia medievale apre la via a una interpretazione della teoria dell'amore cortese e a una lettura inedita di alcuni testi poetici: da Cavalcanti a Dante.
La famiglia, malgrado gli attacchi ricevuti durante gli anni della contestazione e le conseguenti trasformazioni, ha resistito ed è ancora la struttura fondamentale della nostra società. È un'organizzazione retta da regole che proteggono e permettono ai figli di crescere, ma queste regole, a volte, diventano troppo rigide e rischiano di far diventare la famiglia un'organizzazione chiusa. In questo libro Giorgio Nardone ha riassunto insieme ai suoi collaboratori il lavoro di anni di ricerca-intervento in una serie di schemi di organizzazione familiare. I genitori e i figli potranno trovare la descrizione di sei modelli esemplari di gruppi familiari, quelli che più spesso ricorrono nel panorama attuale.
Un libro che nessuno ancora aveva scritto sul rapporto più intimo e travagliato di Montanelli: quello col Padreterno.
Chi si prende a cuore di raccontarcelo è Giorgio Torelli, giornalista dallo stile inconfondibile, amico e collega di Montanelli e tra i fondatori de “Il Giornale”. Nella prima parte si descrive il Montanelli pubblico, quello che al buon Dio le spiegazioni le chiedeva direttamente, in faccia, secondo una coerenza che non temeva i confronti. Poi, viene fuori il ritratto privato, a riflettori spenti, disegnato da chi lo conosceva bene e lo frequentava.
Emerge un uomo che pareva convivere con un “rovello”, questioni rimaste a metà, nascoste e mascherate dentro un personaggio burbero e spiccio.
Questo libretto racconta la storia di un ragazzo portoghese (1939-1956). Figlio di una ragazza madre, carattere turbolento, fu accolto presso l'Istituto salesiano di Estoril. Qui diede una svolta radicale alla sua vita. Riuscì a riavvicinare alla Chiesa anche la mamma che da tanto tempo se ne era allontanata. Divenne apostolo tra i compagni, lui che era considerato uno dei più scalmanati. Morì a 17 anni in seguito all'urto contro una colonna del cortile, giocando a calcio, la sua grande passione.
Questo libro vuole ridare alle persone la responsabilità delle proprie scelte di vita, mostrando quanto può essere fatto per conquistare significato e soddisfazione nel lavoro. Il testo è un vero e proprio percorso formativo che ciascuno può fare, individualmente, partendo dalla conoscenza della propria personalità e delle funzioni dell'io per arrivare a sviluppare, attraverso diversi stimoli di riflessione, questionari ed esercizi, le capacità necessarie a raggiungere il piacere ed il successo nella vita professionale.
Pregare è sostare e porsi in ascolto di Dio che parla al cuore, è risorsa per dare senso alla nostra vita e alla necessità di una speranza affidabile. Attraverso la preghiera riscopriamo la dimensione del nostro essere creature e delle nostre fragilità e, grazie ad essa, possiamo accogliere l’amore di Dio e rispondere amando Lui e i nostri fratelli. La preghiera è il nostro cibo quotidiano per la vita nello Spirito, è il profumo buono per ogni giorno!
Una donna giovane, Cristina, irrompe nella vita di due uomini maturi, Paolo e Bernardo. Paolo è architetto, Bernardo un pittore che vive fra New York e Roma e, presto, conoscerà il successo. L'amore per la "donna giovane" influisce prepotentemente anche se in maniera diversa, sui destini dei due uomini. Ma sarà Paolo a pagarne le più amare conseguenze. Rimasti soli in agosto, in una Roma bollente, si confronteranno fra loro scoprendo un'affinità profonda.
Per anni, quando i suoi viaggi erano soprattutto quelli del filobus romano 62, da via Nomentana a piazza San Silvestro, Manganelli coltivò un sogno temerario: spingersi sino alle isole Faeròer. Nel 1978, vincendo timori e angosce, con una valigia munita di tutto quanto un "frequent flyer" giudicherebbe forse inessenziale - un Dickens come amuleto e "blande mani chimiche" che sappiano coccolare nei momenti difficili -, lo scrittore partì alla volta dell'arcaica Islanda, prima tappa della sua incursione nel grande Nord. E l'esito di quel viaggio è questo reportage: lo sguardo del traveller sembra capace di svelare la segreta essenza dell'"isola pianeta", dove il mondo è preumano, folle e criptico.
I segreti dei maestri raccolti e svelati da un racconto durante il cammino. E una guida: sulla filosofia e la preprazione degli "eroi"; da leggere durante le soste, seduti su un sasso, in attesa di riprendere il passo e ascoltare un'altra parte di storia. E così, capitolo dopo capitolo. In cerca di ricompense, che a volte si schiudono come boccioli e a volte si nascondono come cristalli nelle pietre. Il viaggio è difficile e talvolta l'eroe si siede sfiduciato, con la testa tra le mani. Ma l'eco che stava inseguendo, prima o poi, ricompare. E la forza ritorna nei pensieri, come vento fresco nell'afa, e gli occhi puntano una nuova meta, al di là della soglia, dove si vede, in lontananza, una luce...