Dio perdona sempre, l'uomo qualche volta, la natura mai. Questo noto proverbio racchiude ciò che possiamo chiamare una metafisica del perdono, nella quale si possono distinguere tre tipi di essere: l'essere infinito di Dio che è sorgente di ogni perdono, l'essere finito dell'uomo, che è capace di perdonare perché dotato di libertà, e l'essere altrettanto finito della natura, incapace di perdonare perché obbedisce soltanto a leggi fisiche o psichiche. Nel perdono umano vi è la compresenza di tutti e tre: la natura come causa dei processi psichici che devono essere superati (la vendetta o il rimorso), l'uomo come soggetto che offende o che viene offeso e, soprattutto, Dio quale origine e fine ultimo del perdono. Ma è l'esistenza stessa di una relazione fra l'offensore e l'offeso inficiata dal male a suggerire la necessità di elaborare un'Antropologia del perdono. Essa poggia sue due tesi. La prima verte sulla necessità del perdono sia da parte dell'offensore sia da parte della vittima, poiché senza perdono non è possibile il pentimento ma solo la colpevolezza, il rimorso e la disperazione; viceversa, senza pentimento non vi è nessun vero perdono ma solo l'oblio dell'offesa, della colpa... o la pura indifferenza. La seconda tesi è ancora più forte: oltre ad essere una necessità per l'offensore e per l'offeso, il perdono è un dovere perché soltanto esso è capace di trasformare una relazione corrotta dal male (e perfino di rigenerarla), che altrimenti si cristallizzerebbe nella paura, nel rancore o nell'odio, ossia in una totale sfiducia in sé e nell'altro. Il perdono è dunque un bene relazionale.
L'aborto è sempre presente all'attenzione dell'opinione pubblica, con vigore e tonalità sempre differenti. L'argomento viene qui affrontato da diversi punti di vista: medico, giuridico, psicologico. La parte già cospicua del libro è dedicata ai pronunciamenti del Magistero della Chiesa Cattolica.
Questo libro di Giacomo Celentano è il racconto di una "conversione". La sua, quella di Alberto, la nostra? Quello che conta è il desiderio di trasformare la propria vita per riempire quel vuoto che spesso occupa la nostra esistenza. "Se vuoi uscire dal fango e riprendere a vivere nella speranza, devi aprire la porta del cuore e lasciare che il tuo creatore vi possa entrare. Cosa devi fare? Incomincia a pregare". Leggendo questo libro troveremo un amico che ci prende per mano e ci guida a trovare la gioia di incontrare Gesù nella nostra vita.
8 piccoli grandi uomini alla scoperta del proprio futuro
Cosa farò da grande? Chi non si è mai posto almeno una volta nella propria vita questa domanda. Ecco, questo libro racconta 8 storie di 8 persone tra loro completamente diverse, le storie di 8 ragazzini poeticamente tratteggiate nel momento in cui ancora non sanno cosa ne sarà della loro vita ma che, per quelle strane combinazioni che talvolta definiamo fato, caso o provvidenza, messi di fronte alla realtà dei fatti, intuiscono quello che sarà il loro destino. C’è però un denominatore comune in queste storie: ognuno di loro saprà distinguersi e diventare “qualcuno”. Nonostante la giovane età, infatti, in loro c’è già il germe del loro talento, quel talento che, una volta avutane consapevolezza e coltivatolo, li farà emergere e diventare dei modelli di riferimento. Per questo, come recita il titolo, ognuno di loro è un piccolo grande uomo.
Luca Salvagno è uno dei più eclettici fumettisti italiani e spazia con grande disinvoltura dal tratto realistico a quello comico-umoristico. Del 1988 è l’inizio della collaborazione, tuttora attiva, col Messaggero dei ragazzi a cui si aggiungono poi quella a Il Giornalino e ad altre testate. Ha illustrato racconti per ragazzi nelle collane Mondadori Junior e gli aggiornamenti della Storia d’Italia a fumetti e della Storia del mondo a fumetti di Enzo Biagi. Nel 1996 diviene colorista di Franco Benito Jacovitti e, alla sua scomparsa, ne raccoglie di fatto l’eredità artistica continuando le avventure di Cocco Bill. Tra le sue opere principali Asinus, un fantasy in piena regola, e le avventure di Cacio Galilla, serie che ripercorrere le vicende dell’Italia fascista attraverso la narrazione di un ragazzino di dieci anni, i Fioretti di San Francesco.
Per Festina Lente Edizioni ha illustrato il libro Tutti pazzi per la scuola e realizzato la copertina di Didattica dell’umorismo.
Ottavio De Angelis esordisce nel campo del fumetto lavorando nello studio Giolitti, dove inizia anche l’attività di sceneggiatore. Scrive numerose storie autoconclusive per LancioStory. Insieme con il disegnatore Saudelli realizza Iberland e le storie di A nostra immagine, pubblicate su Comic Art, per la quale scrive anche Cuba 1942 e Il Gigante italiano, entrambi con i disegni di Anna Brandoli, le avventure del detective Johnson, realizzate prima da Rodolfo Torti e poi da Corrado Mastantuono. Pubblica storie brevi sull’Intrepido, L ‘Eternauta e nel volume I diritti umani.
Beppe Ramello, appassionato di storie a fumetti, comincia giovanissimo a collaborare con Il Giornalino e con le testate della Disney Italia. Per Il Giornalino scrive storie a sfondo storico, gialli e le biografie di grandi personaggi del passato nonché le storie italiane di Hanna-Barbera. Per la casa editrice Allemandi ha curato l’allestimento e i testi della collana “Cosa farò da grande”, libri illustrati per bambini inerenti i mestieri dell’arte.
L'indagine su Cirillo e Metodio induce Dvornik ad affrontare, con il metodo storico critico, la questione del Primato Romano ascoltando le ragioni della parte bizantina. L'analisi storica sulla formazione del concetto di Basileia porta l'autore a sostenere l'iniziale condivisione da parte della Sede Romana della classica posizione bizantina circa il fondamento politico del Primato nella Chiesa e a negare qualsiasi fondamento storico al ruolo dell'Apostolo Andrea nella fondazione della Sede Costantinopolitana, al punto che anche il patriarca Fozio, la cui aspra controversia con Roma viene dall'autore sottoposta a profonda revisione storica, vi rimase del tutto indifferente. Il monumentale edificio eretto da Dvornik appare un gigante dai piedi d'argilla di cui si evidenziano in quest'opera le fragilità e le contraddizioni.
Atti del Convegno del Pontificio Istituto Orientale "Violenza dove antico dolore", Roma 10-11 Ottobre 2017 Il convegno Violenza dove antico dolore. Teologia come mediazione, dal racconto alla luce della vita, di cui questo volume raccoglie gli interventi, si è svolto al Pontificio Istituto Orientale nei giorni 10 e 11 ottobre 2017. Il giorno dopo, la visita al PIO del Santo Padre Francesco chiuse ufficialmente le celebrazioni per il primo centenario dalla fondazione dell'Istituto, voluto da Benedetto XV nel 1917. Proprio in occasione di questo centenario, si volle accogliere la sfida del momento presente e proporre un tentativo di produzione teologica, in risposta a una precisa richiesta pervenuta al PIO alla persona del Rettore D. Nazar S.I. In un incontro avuto con un vescovo armeno di Siria, padre Nazar si sentì rivolgere una richiesta esplicita: aiutateci a formulare una teologia che ci aiuti a pensare una risposta davanti alla violenza di chi vuole ucciderci: dobbiamo dire alla nostra gente "porgete l'altra guancia"? Oppure "imbracciate le armi e difendetevi"?
"Para comprender la belleza de la celebración eucaristica deseo empezar con un aspecto muy sencillo: la misa es oración, es mas, es la oración por excelencia, la mas alta, la mas sublime, y el mismo tiempo la mas concreta. De hecho, es el encuentro de amor con Dios mediante su Palabra y el Cuerpo y Sangre de Jesus. Es un encuentro con el Señor".
Impegnamoci nel cercare di "frequentare il futuro", e di far uscire da questo Sinodo non solo un documento - che generalmente viene letto da pochi e criticato da molti -, ma soprattutto propositi pastorali concreti, in grado di realizzare il compito del Sinodo stesso, ossia quello di far germogliare sogni, suscitare profezie e visioni, far fiorire speranze stimolare fiducia, fasciare ferite, intrecciare relazioni, risuscitare un'alba di speranza, imparare l'uno dall'altro, e creare un immaginario positivo che illumini le menti, riscaldi i cuori, ridoni forza alle mani, e ispiri ai giovani - a tutti i giovani, nessuno escluso - la visione di un futuro ricolmo della gioia del Vangelo.
La vicenda dei monaci martiri di Tibhirine, conclusasi tragicamente nel 1996, è nota anche grazie ad una fortunata produzione cinematografica. Per la prima volta, viene tradotto in italiano un testo completo che raccoglie una serie di interventi diversi del priore di Tibhirine: pagine di diario, scritti teologici, omelie, istruzioni alla comunità, preghiere. Un materiale ricchissimo che permette di andare oltre la superficie della cronaca, per attingere il cuore di un'esperienza spirituale singolare e particolarmente eloquente per il cristianesimo nel mondo contemporaneo. La preghiera di Christian, il suo dialogo con il mondo islamico, la dedizione a Dio che arriva fino al dono della vita ci consegnano le tracce della via cristiana alla speranza. In occasione della beatificazione di fr. Christian de Chergé e dei suoi compagni, il volume colma una seria mancanza in vista di una più approfondita conoscenza del percorso di fede di questi testimoni cristiani.
Il libro raccoglie gli atti del 34° Convegno CISM dell'Area animazione della Vita consacrata svoltosi a Collevalenza dal 20 al 24 novembre 2017, dal tema "Silenzio. Ascoltiamoli! Formare i giovani correndo insieme verso il Risorto".
Tema centrale del libro è il rapporto tra i giovani e la vita consacrata.
Il volume propone per la prima volta la traduzione italiana del Discorso sulla Santa Pasqua a lungo attribuito a Giovanni Crisostomo e a lungo considerata una delle sue migliori opere oratorie. I temi trattati attingono al registro teologico sul significato che assume la risurrezione del Signore per l’umanità non senza tener conto dei riflessi etico-pratici che questo evento comporta sulla vita degli uomini: questo giorno infatti, in cui la morte è annichilita e il diavolo sconfitto, diventa per tutti «presupposto della pace, punto di partenza della riconciliazione, soppressione delle guerre» (dall’Introduzione).
Petrarca si pone sullo spartiacque e sul discrimine fra Medioevo e Umanesimo, raccogliendo da un lato le tensioni e i messaggi più vividi e duraturi del primo e prefigurando, dall'altro, quell'assiduo amore per la parola dell'antico che pervase ed animò il secondo... Al pari del Dante paradisiaco, Petrarca è capace di ascendere, con il suo pensiero poetante, dalla terra al cielo, all'eterno dal tempo.
(dal saggio introduttivo di Matteo Veronesi)