"Il nuovo non è nient'altro che l'antico caduto nell'oblio e riscoperto". Questa formula manifesta piena verità nel caso di Giorgio La Pira e di questo suo scritto sulla persona umana: attraverso intuizioni e concetti di un'antica e solida tradizione siamo portati davanti a prospettive nuove e nuove applicazioni. Ciò è ancora più chiaro adesso che la questione dell'uomo e il problema antropologico sono diventati onnipresenti. Spiega Vittorio Possenti nella sua Introduzione: "Già nei primi anni '40 questo volume aveva colto con acutezza la centralità moderna della 'questione antropologica' che già allora esisteva, ma che solo vari decenni dopo assunse tale nome. Economia, diritto, cultura, politica, tecnica, bioetica e biopolitica dipendono da determinate concezioni dell'uomo: sono i grandi snodi della vita contemporanea in cui il tema della persona umana è sempre in questione". Per questo ha senso, alla vigilia del 2010, ripubblicare un testo ormai da decenni irreperibile, steso di fronte a un contesto socio-politico ben diverso dall'attuale, perché La Pira individua coordinate essenziali che vanno oltre le congiunture e toccano nuclei permanenti: lui stesso ne è consapevole.
«Iniziando a scrivere questi appunti sui bottoni, non posso non essere influenzato dalla mia vita personale in quanto totalmente trascorsa nel negozio di merceria, attività chiusa nel 2002. Mio padre ha rilevato nel 1929 un negozio, chiuso da venti anni, con merce fine '800, fra cui due pareti di scatole di bottoni. Quei bottoni sono rimasti sempre in magazzino, anzi vi erano state portate anche le rimanenze degli anni successivi, fino a quando nei primi anni 1980 ho iniziato a cucirli in maniera omogenea fra loro in base ai materiali e ai prezzi. Poi osservandoli attentamente mi sono trovato la storia dei primi 50-60 anni del '900. Da quel materiale continuare fino al 2000 è stato abbastanza facile, in quanto la rimanente materia prima era a portata di mano nel negozio, anzi, aggiornata di stagione in stagione. Nel 1995 insieme ad altri collezionisti di bottoni ho contribuito a fondare il C.I.B. (Collezionisti Italiani Bottoni) con sede a Firenze. In questo ambito mi sono arricchito culturalmente sulla conoscenza dei bottoni e ho avuto modo di entrare in possesso di molti esemplari del '700-'800». (Giorgio Gallavotti)
La ricerca psicoanalitica non solo ha definitivamente evidenziato il ruolo centrale dei fattori emotivo-affettivi nella determinazione delle varie forme del comportamento umano, individuale e sociale, ma ha anche mostrato quali sono le problematiche profonde presenti nei rapporti interpersonali e di conseguenza nei vari lavori di aiuto. In che cosa consista questo specifico angolo visuale, come contribuisca a costruire un modo di osservare e pensare di tipo psicodinamico e, soprattutto, quale contributo la conoscenza psicoanalitica possa fornire alla formazione e allo sviluppo di capacità relazionali nello psicologo e nei lavori ad alto tasso di relazionalità sono gli interrogativi ai quali questo libro risponde in maniera chiara ed esaustiva. Per farlo Giorgio Blandino mostra, attraverso la illustrazione di vari paradigmi psicoanalitici (tra quelli più importanti e interessanti per la descrizione delle dinamiche profonde che intervengono nel lavoro psicologico) cosa significa e quali implicazioni operative comporta ragionare in termini di psicologia come funzione della mente. Un'opera destinata, dunque, non solo ai professionisti dell'aiuto e agli studenti di psicologia ma anche a tutti coloro che sono interessati a riflettere sulle possibilità applicative, sociali e politiche, della psicologia.
Un volume che vuole rintracciare la presenza del "prete nel mondo" - una presenza non sempre vistosa ma molto spesso utile nel segreto delle coscienze del divenire delle relazioni sociali per capirne il senso - e rileggere la figura del prete nella sua verità originale, nel disegno divino tanto coraggioso verso l'uomo da affidargli la sua azione di salvezza.
"Siamo entrati in una fase della storia umana a tinte fosche: guerre ed epidemie hanno messo in crisi le false sicurezze sulle quali la società poggiava. La gente si è improvvisamente scoperta confusa e inquieta, priva di prospettive e di certezze, timorosa di essere vittima di un grande inganno. La «pandemia spirituale» di questi nostri giorni sta portando rapidamente il mondo alla catastrofe e questo avverrebbe in poco tempo, se la Madonna non avesse in tutti questi anni preparato il suo piano di salvezza che nulla e nessuno potrà fermare. Lei non si stanca di ripetere che la nostra vita è breve e che alla fine dovremo lasciare tutto. Ai confini dell'eternità conterà la sola realtà che ci appartiene, la nostra anima, creata a immagine di Dio e destinata alla gloria celeste. Fino all'ultimo istante della vita l'uomo può aprirsi a Dio o resistere alla sua grazia, è in grado di scegliere e quindi di decidere del suo destino eterno. L'istante successivo, quando l'anima si divide dal corpo, è quello in cui l'anima viene giudicata e si trova immediatamente o in paradiso o in purgatorio o all'inferno. Nell'istante prima della morte è ancora possibile una decisione. Quello della morte invece è il momento in cui tutto viene eternamente deciso dal giudizio inappellabile di Dio". (Padre Livio)
Due temi di fondo ritornano continuamente nei discorsi del Presidente Napolitano: il richiamo al «patto che ci lega», che non è puramente e semplicemente la lettera della Carta costituzionale, ma è la capacità di rinnovare questo legame facendolo rivivere nell’adesione alla storia che ci coinvolge tutti; la consapevolezza in secondo luogo che la Repubblica ha bisogno di un discorso politico pubblico che la sorregga. Il nostro paese vive una trasformazione culturale e sociale che ha fatto emergere un vuoto per quanto riguarda la pedagogia della cittadinanza. A rimediare a questo vuoto dedica il suo impegno Napolitano richiamando gli italiani a «un concorso di volontà più forte di tutte le ragioni di divisione», che si fondi sulla «grande, vitale risorsa della Costituzione repubblicana. Non c’è terreno comune migliore di quello di un autentico, profondo, operante patriottismo costituzionale. È, questa, la nuova, moderna forma di patriottismo nella quale far vivere il patto che ci lega: il nostro patto di unità nazionale nella libertà e nella democrazia». Parole forti, parole per la Repubblica.
Un'efficace strategia per combattere la dipendenza dalla pornografia e acquisire una nuova forza interiore.
Sulla scia di Poe, Lovecraft e King, Faletti scrive una storia inquietante e avvincente, che tiene col fiato sospeso fino alla fine. Primo della raccolta "Pochi inutili nascondigli", il racconto "Una gomma e una matita" - letto in questo audiolibro da Vinicio Marchioni - narra la storia di un disegnatore di fumetti che, dopo una forte delusione d'amore, si ritira in una piccola isola greca dove scopre di avere un potere particolare: quando cancella le cose che ha disegnato, esse scompaiono anche nella realtà. Che farà del suo potere?
Che cos'è il Sacrario dello Spirito di Cristo? Con questa espressione l'Autore indica la nostra anima chiamata a divenire dimora santa dell'amore di Gesù, a vivere in profonda comunione con Lui. Composta nel 1947 e frutto della profonda esperienza spirituale e catechistica di Giorgio Preca, l'opera, sulla scia dei classici di spiritualità, traccia un itinerario di ascesa spirituale in novantadue passaggi (chiamati Passus), da una prima fase di purificazione dal peccato e dell'esercizio impegnativo delle virtù alla fase ultima dell'unione mistica con Dio carità.
Convocando i ricordi di un lungo sodalizio, Giorgio Torelli – imbarcato con Montanelli fin dalla fondazione de Il Giornale (1974) – rivisita «l’Indro che fu». Durante anni di dedizione a ideali politici e morali sopraffatti dal progressivo avvizzirsi delle indipendenze di giudizio, Montanelli divenne personaggio di riferimento per tanti lettori che si consideravano naufraghi civili in gurgite vasto. Amato quanto discusso, anche aborrito e preso di mira, non indovinò tutto. Ma svettò come nessuno che avesse uso di penna. Potrebbe bastare per accreditargli il rimpianto e avvertirne la cronica assenza. Fu un solitario mai negoziabile, un anacoreta sdegnato, già allora senza delfini e più che mai senza eredi visibili e controfigure. Chissà dov’è Indro. Chissà se freme dal non poter metter becco.